opinioni caeranesi

Decisionismo o declino?

Quattro questioni che parlano da sole: ILVA, MOSE, ALITALIA,TAV. L’Italia è il paese dove le grandi opere, ma anche molte piccole, si trascinano da anni senza soluzione. Se fossero state progettate in Cina o Arabia Saudita, solo per fare alcuni esempi, o anche in Danimarca o in Olanda, sarebbero state realizzate in pochissimo tempo. Ora che questo avvenga in paesi non democratici si può capire, del resto succedeva anche in Italia durante il Fascismo, ma non credo valga la pena barattare decisionismo con libertà politica, di pensiero, di stampa ecc. Tuttavia la rapidità di intervento e realizzazione avviene anche in paesi democratici ed allora perché in Italia questo non succede? Non è una questione di incapacità nazionale, oserei dire di indole o di “razza”, tanto è vero che in passato, in soli 8 anni, fu costruita l’Autostrada del Sole, 760 chilometri, che costò quasi 300 miliardi di lire e che fu consegnata, senza aumenti di prezzi, con tre mesi di anticipo. Unì l’Italia e divenne il simbolo del boom economico di quegli anni. Oggi, che succeda una cosa del genere è impensabile e le cause sono almeno quattro:
- la mancanza di governi autorevoli e coesi che possano contare su una maggioranza certa e su una durata quinquennale, in grado di “fregarsene” degli oppositori di turno, politici, corporativi e di mestiere, e del rischio di perdere voti;
- la presenza di mafie varie che si infiltrano nei grandi affari e nei cantieri, che hanno in mano interi territori e che lo Stato non vuole o non è in grado di contrastare decisamente;
- l’alto grado di corruzione della classe politica e la “furbizia” di molti imprenditori ed imprese che mirano quasi sempre, con sotterfugi e pretesti vari, o azioni corruttive, a sfruttare lo Stato ed a conseguire, attraverso aumenti spropositati dei costi, lauti profitti aziendali e personali;
- una magistratura caotica ed a volte anche politicizzata, una burocrazia farraginosa che allunga i tempi di ogni pratica e di ogni intervento, anche di quelli strategici per uno Stato.
In una situazione del genere occorrerebbero:
- una legge elettorale che dia un chiaro vincitore, singolo o di coalizione (visto che in Italia non sappiamo rinunciare ad una pletora di partiti e partitini), con una maggioranza certa, come oggi chiede Salvini, il quale, però, quando l’ha proposta Renzi, insieme al referendum, l’ha contrastata ferocemente, a testimonianza di quanto incoerente ed opportunista sia il "prode" capitano leghista;
- uno stato che combatta il fenomeno mafioso e quello corruttivo con strumenti adeguati, anche di emergenza, e con misure socio-economiche che riscattino profondamente i contesti dove la criminalità si annida e fa continuamente proseliti;
- una legislazione, codice degli appalti ed altro, che snellisca le procedure ed i tempi di progettazione ed esecuzione delle opere, dando fiducia a burocrati, professionisti ed imprese, ma che sia poi inflessibile nei confronti di chi sbaglia o truffa lo Stato, cioè tutti i cittadini, sui quali gravano per anni i costi degli sprechi, delle corrutele e delle lungaggini legate spesso a queste opere.
Questo approccio misto, di fiducia, di controllo rigoroso e di pagamento certo delle eventuali responsabilità, dovrebbe essere una costante e la stella polare di uno Stato serio se vuole risolvere i grandi problemi che in questi giorni sono all’attenzione di tutti, ma anche tanti altri, ad esempio l’atavica evasione fiscale, che oggi rendono debole economicamente ed inaffidabile il nostro bel paese.
Oltre a questo occorrerebbe che le forze politiche avessero rispetto reciproco, indipendentemente dai ruoli di maggioranza ed opposizione, e vocazione a lavorare insieme per il bene comune, almeno di fronte a problemi strategici, come questi citati, invece assistiamo quotidianamente ad accuse reciproche, alla cagnara mediatica, allo spettacolo rivoltante di politici che continuano imperterriti, anche in tragici momenti, la loro campagna elettorale permanente, mentre il paese, che tutti, nessuno escluso, governano o hanno governato per anni, al centro o in periferia, va a rotoli. Prima gli italiani, certo, ma povera Italia!

 

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