opinioni caeranesi

Da "Sguardi dal ponte": Arias Tiberio

Cresce, come tanti caeranesi, all’interno delle organizzazioni parrocchiali e si diploma alla Scuola tecnica industriale. Quando nel 1943, diciottenne, viene chiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana, non si presenta, dandosi alla macchia, ma non entra a far parte del movimento partigiano.
Nel 1944 va a lavorare nel Canapificio di Crocetta del Montello, dove conosce Argentina Capovilla, sua futura moglie. Nel 1945 si iscrive al PCI (Partito Comunista Italiano). Nel 1947, durante il servizio militare, si ammala di tubercolosi e viene ricoverato in ospedale per circa 30 mesi. Nel 1950 è nominato segretario della Camera del lavoro di Montebelluna e nel 1952 viene eletto segretario provinciale della Federazione lavoratori dell’abbigliamento, membro del Direttivo nazionale e del Comitato esecutivo della Camera del lavoro di Treviso.
Prosegue intanto la sua militanza all’interno del PCI, anche se la vita per i comunisti di allora si fa sempre più dura, soprattutto nei paesi di campagna come Caerano, dove subiscono un vero e proprio ostracismo. In molti comuni i parroci si rifiutano di accogliere i loro figli all’asilo e, dopo la scomunica del 1949 da parte del Sant’Uffizio, li additano come peccatori e li escludono dai sacramenti religiosi, emarginandoli. Molti non riescono a trovare lavoro e sono costretti ad emigrare.
Nel 1958 Arias Tiberio diventa segretario della Federazione Comunista di Treviso.
Era un comunista aperto, amendoliano (seguace di Amendola, capo della destra comunista), e lo testimonia il suo sodalizio con il democristiano Domenico Sartor, con il quale condivise l’attenzione al mondo della campagna e quell’impresa innovativa e straordinaria che fu il CECAT (Centro per l’Educazione, la Cooperazione e l’Assistenza Tecnica del mondo contadino) di Castelfranco Veneto. Nel 1964 entra nel Consiglio comunale di Treviso. Quando vengono istituite le Regioni, nel 1970, Tiberio assume la carica di segretario del Gruppo consiliare regionale del PCI. Una delle sue doti straordinarie, che molti gli riconobbero, fu quella di essere, a quei tempi, classe dirigente, pur essendo all’opposizione. Tiberio fu anche consigliere comunale a Caerano, dal 1970 al 1980.
Furono anni di dotte lezioni di politica, di duelli duri e leali con il sindaco democristiano Piero Facin, uno dei migliori sindaci caeranesi, aiutato in questo proprio dalla presenza in Consiglio comunale, tra i banchi dell’opposizione, di un uomo come Arias, personaggio di grande competenza politica ed amministrativa, mai settario, sempre pronto a collaborare, con le sue conoscenze legislative, con le sue iniziative e proposte per il bene del paese, in un periodo in cui il Consiglio comunale aveva ancora un ruolo rilevante e c’era tra gli avversari politici un sincero rispetto, che oggi latita anche tra i membri di uno stesso partito, a causa di personalismi ed arrivismi. I sindaci di allora, i democristiani Piero Facin e Vittorio Buzzo, furono sicuramente partecipi e protagonisti della trattativa per risolvere l’annosa questione IRE-ECA, ma il personaggio sicuramente decisivo fu proprio il comunista Arias Tiberio, che convinse il Consiglio di amministrazione dell’ente benefico veneziano, a maggioranza PCI, proprietario di due terzi delle terre di Caerano, ereditate dai Benzi Zecchini, a cederle in blocco ai fittavoli caeranesi, che le lavoravano da secoli.
Tiberio, uomo scomodo, protagonista per molti anni della vita politica ed amministrativa caeranese, ha guidato con intelligenza e coraggio l’opposizione alla DC locale, in un’epoca in cui il non essere allineati con il potere dominante comportava alti costi personali e sociali. In lui colpiva soprattutto la grande passione umana e civile, che contava almeno quanto la sua preparazione e maestria politica, costruite in lunghi anni di militanza e di studi autodidattici a Caerano, Treviso e Venezia. Sue importanti battaglie amministrative, che hanno ugualmente segnato lo sviluppo urbanistico e produttivo del nostro Comune, oltre a quella citata per l’acquisizione dei terreni IRE-ECA, sono state quelle per la difesa dei livelli occupazionali (crisi Lampugnani e sanRemo), per la costruzione delle zone di edilizia economica e popolare (Peep) a Caerano, uno dei primi comuni veneti ed italiani a realizzarle, e per la tutela delle Rive, impedendone lo sfruttamento edilizio, attraverso la collocazione in esse degli impianti sportivi e l’introduzione dei primi vincoli urbanistici. Le sue idee e proposte erano sempre precise, documentate, originali, comunque all’avanguardia rispetto ai tempi, comprese quelle che ebbero minore fortuna, come la creazione di un cimitero all’inglese e la costruzione di mini-alloggi per anziani, idee realizzate solo parzialmente, o il progetto di un grande municipio, che non fu mai costruito.
Dopo anni di opposizione frontale e molto dura, in un ambiente chiuso ed ostile, come era quello della lotta politica italiana e caeranese degli anni Cinquanta e Sessanta, seppe anticipare e cogliere l’importanza di una fase politica nuova e diversa, quella degli anni Settanta e Ottanta, fatta di impegno nelle istituzioni, di confronto costruttivo ed anche di collaborazione con gli antichi avversari. Furono gli anni della sua preziosa partecipazione al Comitato di gestione dell’ULSS, all’interno del quale sostenne la necessità di una medicina preventiva e decentrata, attraverso la
creazione dei distretti socio-sanitari.
Le sue ultime presenze nella vita sociale caeranese sono legate all’attività degli “Amici del cuore”, associazione di cui è stato anche presidente di zona e che ha rappresentato l’espressione finale del suo impegno umano e civile, per il quale molti lo ricordano al di là delle vecchie contrapposizioni politiche ed ideologiche.
Trasferitosi a Treviso, Tiberio si allontanò ulteriormente dalla vita politica e dal PCI, che pure lo aveva visto tra i militanti migliori, soprattutto quando vide che nessuno dei nuovi dirigenti ritenne opportuno accogliere e conservare il suo prezioso archivio di documenti, di lettere e memorie, che voleva donare al partito, non per lustro personale, ma per testimoniare la storia di un’intera generazione di “compagni” che avevano lottato per condizioni di vita migliori e più giuste delle classi popolari. Tiberio si arrabbiò molto e distrusse, purtroppo, memorie e documenti, ritirandosi a coltivare il suo amato pezzo di terra sul monte Tomba.
Buongustaio ed uomo di raffinata cultura gastronomica, fu anche attivo nell’Arci Gola, associazione da cui è nato successivamente Slow Food, di cui anticipò l’evoluzione ed i progetti attuali, coltivando e salvaguardando, nella sua oasi di pace montana, dove recuperava le sue e nostre origini contadine, alcune qualità antiche di mele e di altri frutti o piante autoctone a rischio di estinzione.
E’ stato, secondo me, un grande personaggio caeranese, per molti un avversario leale, per altri un valido esempio d’impegno sociale e politico.
Siccome questo libro vuole essere un racconto diverso, non celebrativo solo dei grandi e potenti della storia di Caerano, come è stato il premio San Marco, ma intende ricordare anche e soprattutto gli umili, i diversi, coloro che sono stati e magari continuano ad essere emarginati o discriminati per le loro idee politiche, per la loro fede religiosa, per la loro provenienza geografica, coloro che non si sono mai allineati con la mentalità dominante, in parte bigotta ed ipocrita, che ha ostacolato per anni il nostro progresso civile e sociale e che continua a soffocare ed a frenare questo paese, lo voglio dedicare con orgoglio anche a lui, a Tiberio Arias, mio maestro di vita e coerenza politica.
Credo che Caerano farebbe bene a dedicargli una via del paese, come si è fatto per don Pietro Signoretti e come sarebbe bene fare per don Oddo Stocco, riconosciuto Giusto tra le Nazioni dallo Stato d’Israele, ed anche per don Camillo Pasin, personalità controversa e discussa, ma sicuramente importante nella nostra storia locale.
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