28 novembre 2017
sgiadmin
TIR e polveri sottili
Caerano annesso a Montebelluna?
Ho apprezzato l’intervento di Andrea Bianchin, ma credo che il tema non sia e non debba essere quello dell’annessione. La strada giusta era quella della Federazione, portata avanti dalla passata amministrazione e dal sindaco Ceccato. Prevedeva:
– che i Comuni di Montebelluna, Caerano di San Marco, Crocetta del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia, Trevignano e Volpago del Montello avviassero forme di condivisione o di unione dei servizi comunali, per rendere uniforme l’offerta degli stessi nel quadro di una visione omogenea dell’area montebellunese, sia per assicurare una migliore qualità della governance, sia per realizzare economie di scala che permettano di conservare una qualità accettabile dei servizi medesimi, in un momento storico nel quale l’operatività degli enti locali risulta compromessa dalla contrazione delle entrate correnti, sia proprie che trasferite;
– obiettivi concreti in ordine alle infrastrutture comunali, al governo del territorio, ai Servizi Informativi Territoriali, alla gestione amministrativa (appalti di servizi, risorse umane, ecc.), al distretto di polizia locale, al coordinamento dei servizi sociali, alle attività produttive e al lavoro. In particolare:
• l’adozione di un unico Regolamento Edilizio Comunale, la condivisione delle linee urbanistiche fondamentali e di applicazione uniforme delle normative;
• l’esercizio coordinato delle funzioni nel settore delle attività culturali e turistiche ecc.;
• lo sviluppo dell’agricoltura, per quanto di competenza degli Enti;
• l’esercizio coordinato delle funzioni relative ai Centri Elaborazioni Dati (CED) di ciascun Comune, creando un S.I.T., anche attinente le attività produttive ed un sito internet comunale condiviso tra tutti gli enti;
• gli interventi comuni relativi alle infrastrutture presenti nei territori delle Amministrazioni interessate ed ai lavori pubblici;
• l’esercizio coordinato delle funzioni relative al Servizio di Polizia Locale;
• l’adozione di una contrattazione decentrata omogenea;
• l’esercizio coordinato delle funzioni in materia di Protezione Civile;
• un’azione comune e coordinata tra tutti gli Enti, volta al rilancio del distretto dello Sport System ed all’armonizzazione dei regolamenti attinenti le attività produttive;
• l’adozione di iniziative organizzative coordinate sulla fiscalità locale;
Viva la Sicilia!
Loro speravano di vincere, per ipotecare il governo nazionale, io per cominciare a vederli all’opera anche in una regione particolare e quindi a intraprendere la strada del loro declino.
In Italia, infatti, ed anche in Sicilia, per vedere il ridimensionamento di un partito basta solo farlo governare, perchè viviamo in un paese pieno di contraddizioni, di resistenze conservatrici, di lobby potenti ed intoccabili, di giornali e trasmissioni tv (salvo rare eccezioni) che sputtanano tutti e creano malcontento e rabbia tra i cittadini.
Un paese in cui tutti sono in guerra contro tutti e le opposizioni non svolgono un ruolo di controllo e proposta, ma quello della sistematica ed ossessiva delegittimazione di chi governa.
La gente ogni volta ci casca e anziché riflettere sui gravi problemi del paese e sulle colpe di molti italiani, in particolare di chi evade le tasse, alimenta il lavoro nero, vive nel pianeta della corruzione e della truffa, dell’abusivismo e dei privilegi, spera sempre nel nuovo salvatore della patria: Berlusconi, Prodi, Monti, Renzi, Grillo, Salvini e magari finiremo con Casa Pound.
Ma i siciliani non si sono fidati fino in fondo dei pentastellati. “Vuoi vedere che questi fanno sul serio? Meglio puntare su Berlusconi, che conosciamo già”.
Così ha vinto il centrodestra, che sa navigare benissimo tra le placide e gattopardesche acque della società siciliana, che attenuano e nascondono i problemi di sempre: illegalità mafiosa, abusivismo, clientelismo, scarso senso civico (basti pensare ai dati sulla raccolta differenziata), pretendere sempre tutto dallo stato ecc.
Anche le grandi qualità del popolo siciliano, in particolare l’accoglienza, devono essere state messe in crisi dal continuo arrivo dei profughi, un problema drammatico che i governi di centrosinistra e l’Europa non hanno saputo affrontare efficacemente.
In effetti, come in tutta Italia, ormai il consenso ruota soprattutto intorno a due temi: immigrazione e sicurezza, anche se molti, soprattutto a sinistra, continuano ad insistere su lavoro e povertà. Altri temi, del resto, a cui la sinistra tutta non sa più dare risposte, sia in Italia che in Europa, di fronte alla globalizzazione.
Il terzo tema che farà stravincere la destra leghista nel Lombardo Veneto è quello dell’autonomia o addirittura delle nuove regioni a statuto speciale, abilmente alimentato da Zaia, proprio in funzione delle prossime elezioni nazionali.
Fa specie che la Sicilia, la più odiata delle regioni a statuto speciale italiane, si sia messa nelle mani di quel centrodestra che annovera tra i suoi componenti di spicco proprio Salvini, compare di Zaia che, se potesse e fosse sincero, la degraderebbe subito a regione a statuto ordinario.
Ma la storia si ripete ed anche ai tempi del primo centrodestra di Berlusconi, alleato al nord con Bossi ed al sud con Fini, la Sicilia votò in massa per loro.
Non so se a perderne saranno i siciliani o i veneti. Vedremo.
Quanto al PD, io credo che sia in un cul de sac, da una parte non può sacrificare Renzi, votato alle primarie da 2 milioni di persone, dall’altra non può certo allearsi con i bersaniani e la pletora di sinistri vari, che pretendono solo di fa fuori il suo segretario. Non ho mai visto, infatti, che delle forze politiche similari non si mettano d’accordo sui programmi e noi dell’arcipelago della sinistra ne abbiamo fatti di bellissimi, addirittura di centinaia di pagine, con Prodi, Bertinotti, socialisti, verdi di turno, comunisti nostalgici ecc.
Il problema è sempre stato dopo, quello di governare, ed oggi non cambierebbe la scena consueta degli scontri e delle spaccature fallimentari, una volta al governo, con i vari D’Alema, Bersani, Pisapia, Grasso, Scotto ecc.
Penso allora che Renzi debba andare alle prossime elezioni, restando segretario del partito e candidando qualcun altro a Presidente del Consiglio, allearsi con forze politiche non impostate sull’anti-renzismo, ed accettare serenamente di perdere. Tanto i pentastellati si sgonfieranno abbastanza presto, nell’impotenza dell’opposizione e dell’arrogante isolazionismo ed il centrodestra governerà per 5 anni risolvendo ben pochi problemi degli italiani.
Anche se oggi sembra più difficile, la storia politica italiana, in particolare della DC, ma anche del PCI, ha avuto leader che sono sopravvissuti per decenni, con luci e ombre, sconfitte e ritorni, ed alla fine sono rimasti nella nostra immaginazione come politici veri ed anche statisti, rispetto ai molti putinot o burattini di oggi, gonfiati da improvvisi ed imprevisti consensi elettorali e dalla pletora di talk show compiacenti e deleteri.
In fondo, secondo me, abbiamo quello che ci meritiamo.
L’illusione veneta
Habemus Rosatellum
Sì o no o… non so
Dopodomani si vota per l’autonomia. La cosa non mi appassiona, come non mi ha appassionato a suo tempo il referendum sulle trivelle, strumentalizzato ed inutile, di cui nessuno conserva un qualche ricordo, se non per continuare a criticare Renzi.
Allora non sono andato a votare ed ora probabilmente farò altrettanto, credo in compagnia di tantissimi che allora dissero peste e corna di chi non andava a votare, per evitare il quorum, ed ora evidentemente si sono ricreduti, dimostrandosi campioni di… coerenza.
Avrei potuto andare a votare SI per provare a vincere ogni tanto qualcosa, visto che noi a sinistra abbiamo perso ormai da tempo il gusto della vittoria e ci prepariamo, divisi come sempre, ad altre sconfitte. Ma sarebbe poco serio!
Avrei potuto votare SI perché l’esigenza di una maggiore autonomia appare sacrosanta, soprattutto se penso ai tanti privilegi delle regioni a statuto speciale e/o ai tanti sprechi di una regione come la Sicilia. E per questo non vado a votare NO.
Dovrebbero spiegarmi cosa centrano con le minoranze linguistiche da tutelare gli abitanti di Udine e Pordenone o quelli di Trento oppure cosa centra con il separatismo siciliano del dopoguerra la Sicilia di oggi.
Un amico veneto mi ha detto: “ Magari ci fosse un nuovo separatismo siciliano. Voterei anch’io per l’indipendenza dell’isola, come in Catalogna”.
Avrei potuto votare SI per veder realizzata la vecchia proposta del PCI, risalente agli anni 70, la quale prevedeva che il 75% delle imposte restasse agli enti locali.
Avrei potuto votare SI perché lo dice una parte del PD regionale, diversi suoi sindaci e qualche parlamentare, dando prova, come sempre ormai, di un partito in confusione, dove si urla alla dittatura del ducetto Renzi, ma dove ognuno fa quello che vuole.
Avrei potuto votare SI per depotenziare il previsto successo di Zaia e della Lega, come ho sentito sostenere, non banalmente, dalla Rubinato.
Poi mi sono chiesto: “Ma che autonomia vuole Zaia?” Non è che poi voglia rendere obbligatorio il dialetto veneto (quale?) a scuola o che pretenda, qualora lo stato dovesse promulgare leggi o costruire opere di interesse nazionale, in campo energetico, della conservazione ambientale, delle vie di comunicazione, della sicurezza nazionale e dei cittadini, della salute pubblica (vedi caso vaccini) ecc. di rifiutarne l’adozione o di evitarne la realizzazione?
Non sarebbe più giusto aprire un serio discorso di riforma costituzionale, che coinvolga tutte le forze politiche e tutte le regioni, per rivedere gli statuti di quelle speciali (come previsto dal referendum perso da Renzi) ed accorciare, se non eliminare del tutto, il divario tra di esse, salvaguardando solo le minoranze linguistiche e garantendo una indispensabile solidarietà nazionale?
Mi sono interrogato per diversi giorni, poi ho saputo che anche i seguaci di Grillo e Casaleggio si sono schierati per il SI, ed allora non ho avuto più dubbi.
Anche a questo referendum non andrò a votare.
Anche tecnici e professionisti del settore contro il minacciato smantellamento dell’Ufficio Tecnico Comunale


