Accoglienza profughi

Due notizie di oggi, 20 dicembre, nel Corriere del Veneto, che seguono la polemica dei giorni scorsi sulla folta destinazione di profughi sul Montello.
1) Danneggiati a Padova (Arcella) appartamenti destinati ad ospitare una decina di profughi: distrutti i sanitari, strappate prese, contatori e cavi elettrici, spaccate le valvole dei termosifoni.
2) Accoglienza sempre e comunque? A questa domanda il vescovo di Treviso risponde “…Certo, non possiamo voltare la faccia dall’altra parte di fronte ai disperati che rischiano la vita per fuggire da condizioni di guerra e di violenza o perché aspirano ad un legittimo miglioramento delle loro tristissime condizioni di vita”.
Monsignor Gardin aggiunge giustamente che vanno aiutati dentro una programmazione chiara e stabile che comprenda: accordi con i loro paesi d’origine (impossibili in molti casi), solidarietà europea, (estremamente carente), regole precise, con diritti fondamentali (costituzionali, che prima di tutto dovrebbero far rispettare i tanti recenti “crociati” del NO) da garantire loro e doveri civici da rispettare, da parte loro, ed anche impiego in servizi utili alla comunità che li accoglie (ma solo poco più di 2.600 comuni italiani su circa 8.000 ne hanno accolti).
Considerazioni ovvie e condivisibili da tutti, in teoria, obiettivi sacrosanti, ma difficili da perseguire.
Intanto questi arrivano comunque.
Proprio l’altro giorno ho visto la trasmissione Islam, di Gad Lerner, sulla Nigeria e mi sono chiesto: se da noi paese democratico, ricco, civile ecc. molti giovani se ne vanno in Inghilterra, in Germania ed in tanti altri paesi del mondo, per migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita, come possiamo pensare e pretendere che quei giovani, che vivono in quelle condizioni, guerra o non guerra, non aspirino a venire in Europa e da noi?
Non possiamo accogliere sempre e tutti, d’accordo, ma in attesa di trovare le soluzioni per fermarli, occorre dominare e razionalizzare il fenomeno, con i minori danni possibili. Serviranno le parole del vescovo di Treviso?
Credo che, purtroppo, le sollecitazioni del vescovo, come quelle ripetute spessissimo del papa, resteranno lettera morta di fronte alla ipocrisia di tanti credenti che sono pronti e zelantissimi a sostenere l’obbedienza e la insindacabilità del sommo pontefice e della chiesa di fronte a temi quali l’aborto, il divorzio, i matrimoni gay ecc., mentre risultano del tutto menefreghisti ed irrispettosi quando il papa invita ad accogliere i profughi, o migranti che siano, nelle parrocchie. A questa prospettiva di “cristiana” misericordia non dovrebbero sottrarsi, di conseguenza, neanche i molti sindaci leghisti e non, strenui difensori dei simboli cristiani, dei presepi, dei crocefissi nelle aule e negli edifici pubblici, e strenui oppositori, invece, all’accoglienza dei profughi, altrettanto “cristiana”, in quanto sancita e sollecitata dal papa.
Magari questi sindaci arriveranno a nascondersi dietro alla distinzione tra stato e chiesa (quando gli fa comodo va bene, quando non gli fa comodo mescolano tranquillamente le due cose), tra valori e pratica della fede (distanza che tra i cristiani è spesso notevole) oppure dietro l’ipocrisia, apparsa chiara in alcune dichiarazioni che ho sentito a proposito della prevista e consistente destinazione di profughi a Volpago, del fatto che non accolgono 7/8 profughi a testa nei loro comuni, ma si scagliano contro l’utilizzo massivo della polveriera sul Montello, motivando il rifiuto con le condizioni “inumane” degli edifici prescelti, usando anche qui l’umanità a seconda delle convenienze.
Ora che sia assurdo concentrare molti profughi in singoli paesi o singole strutture di accoglienza è assolutamente vero e fanno bene i cittadini di Volpago a insorgere, ma distribuirli nei vari comuni, accoglierli dignitosamente, utilizzarli, finché rimangono, in servizi utili, evitando, con la gestione ed il controllo dei comuni, anche fastidiose speculazioni e business privati, sarebbe in linea con la costituzione e profondamente cristiano, nella sostanza della fede e del messaggio evangelico, non negli scontati rituali di una pratica molto spesso troppo facile ed abitudinaria.

Il pannello digitale

Il pannello digitale era nel programma elettorale di Caerano2.com e subito fu messo nell’elenco degli investimenti di cui al titolo secondo (elenco noto a tutti gli addetti ai lavori) del bilancio 2015 e nessuno, una volta approvato il bilancio, ha osservato o avanzato l’idea che andasse comprato dall’ufficio segreteria. Una volta acquistato, dall’ufficio tecnico, ci siamo interessati della sua collocazione io e Laura Tessaro, abbiamo parlato e studiato le possibili collocazioni ed alla fine abbiamo ritenuto, con il funzionario dell’ufficio tecnico, che fosse un pannello istituzionale informativo e non pubblicitario, per cui potesse essere collocato, per ovvie ragioni di visibilità e quindi di interesse pubblico, sulla parete nord del Municipio, vicino all’incrocio, a distanza maggiore di quanto non siano quelli presenti a Istrana, Cornuda, Valdobbiadene, Treviso (in due incroci sul PUT), Preganziol ed in moltissimi altri comuni. Del resto, nella stessa parete, c’era già il pannello digitale relativo alla resa dell’impianto fotovoltaico della palestra degli impianti sportivi.
Il vigile, richiesto di un parere, ha affermato testualmente che, secondo lui, non andrebbe collocato in quella parete, aggiungendo tuttavia che, se per il funzionario dell’ufficio tecnico era un pannello informativo, non aveva niente da obiettare.
Una volta messo in funzione il pannello ed affidata provvisoriamente la gestione all’ufficio tecnico sono successi 3 fatti:
1) Viene contestata dall’ufficio segreteria la notizia apparsa di un evento della fondazione di Villa Benzi, che sarebbe pubblicità di un ente non comunale (nel sito del comune vengono normalmente proposti!)
2) Vien fuori che il pannello doveva essere gestito dall’ufficio segreteria e quindi comprato dallo stesso
3) Il vigile, che dipende dall’ufficio segreteria, con nostra grande sorpresa, manda una lettera-denuncia all’ufficio tecnico comunale, a Veneto Strade (titolare della schiavonesca-marosticana) e alla Prefettura, in cui afferma che, secondo lui, non andava messo in quel posto perché potrebbe disturbare la circolazione stradale, paventando possa essere causa di incidenti, insieme al count-down.
A questo punto, dopo un’incazzatura generale e rimbalzi vari di responsabilità tra uffici ed una riunione dei 4 funzionari col sindaco, si decide il blocco anacronistico del pannello e di chiedere un parere al Ministero.
Io e Laura ci dichiariamo contrari: riteniamo infatti che in mancanza di una normativa chiara il Ministero (in questa Italia in cui quasi nessuno si assume delle responsabilità) darà il parere più restrittivo possibile. La stessa Veneto Strade si meraviglia molto, affermando che nessun altro comune l’ha mai interpellata sulla collocazione dei pannelli, e comunica sostanzialmente che per lei non ci sono problemi, basta che sia a 3 metri e parallelo alla strada di sua competenza. Il pannello viene riacceso con soddisfazione della sindaco, senza capire che il problema non è la statale, ma l’incrocio. Per cui, dopo una serie di pantomime ulteriori e di dubbi su chi debba pagare le spese di spostamento, il pannello viene rimosso e collocato sulla parete est del municipio, dove lo vedono sicuramente in pochi.
Resta il dubbio che a Istrana, Cornuda, Valdobbiadene, Treviso ecc. ci siano sindaci, assessori, segretari comunali, funzionari, vigili ecc. distratti o irresponsabili oppure che ci sia qualcosa che non quadra in comune a Caerano.
Se si sceglie la logica restrittiva del disturbo della circolazione, non andrebbero autorizzate, per assurdo, nemmeno le insegne d’esercizio della BCC, del Bar Centrale e non si dovrebbe autorizzare neppure il Presepio e magari tante altre cose. A volte nella vita, soprattutto nel dubbio, occorre avere un po’ di buon senso e di coraggio ma, come dice Don Abbondio nei Promessi Sposi: “… se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”.

Ho spedito realmente questa lettera a Renzi.

Non servirà a niente perchè so, e prevedo, che il trasformismo domina in italia e anche dentro il PD.
Caro Matteo nel momento della sconfitta, sicuramente più politica che “costituzionale”, mi sento di dirti che, oltre a riconoscere giustamente gli errori fatti, occorre non farne altri e prendere atto della volontà popolare. Per questo vanno bene le dimissioni da capo del governo. Per quanto riguarda le dimissioni da segretario del partito, visto il 40% dei voti ricevuto, presumo dalla grandissima maggioranza degli iscritti ed elettori del PD, io sono contrario. Devi guidare il partito al congresso e misurarti con la sinistra interna, per non lasciare il partito a coloro che predicano la democrazia all’esterno, ma non la accettano dentro le nostre fila, nostalgici di un PCI dal quale, se avessero osato divergere in questo modo, sarebbero stati inesorabilmente cacciati. Non ripetere l’errore dell’Ulivo di Prodi che nel 1988, se non ricordo male, invece di andare al voto, dopo la pugnalata di Bertinotti, complici Marini e D’Alema, fu “sostituito” dal governo D’Alema (Toh, come la storia si ripete!) e del PD di Bersani che, per salvare questo paese a rotoli, appoggio il governo Monti, invece di andare a votare, con il risultato di logorarsi e di non vincere poi le successive elezioni.
Occorre andare velocemente e coerentemente a nuove elezioni, come del resto chiedono giustamente Grillo e Salvini, i veri vincitoridi questa anomala tornata elettorale.
Come segretario del PD, senza i voti del quale non passa alcuna legge elettorale, dovresti batterti per una legge elettorale che non rinunci al principio che, alla sera del voto, si deve sapere chi ha vinto. Devi essere coerente fino in fondo. Altrimenti si vada a votare con l’Italicum o con il Consultellum.
Nel caso dell’Italicum, o di una nuova legge elettorale con vincitore sicuro, vincerebbe Grillo?
Benissimo, vuol dire che se lo merita e che se lo meritano gli italiani, in particolare quelli a sinistra che si sono alleati con lui e con Salvini.
Nel caso del Consultellum non vincerebbe nessuno? Benissimo, faremo la fine della Spagna o della Germania: grande coalizione tra un centrosinistra moderato ed un centrodestra moderato oppure un governo Grillo Salvini, sempre con grande soddisfazione delle varie sinistre “contro” di questo paese.
Perché NO? Mettiamoli alla prova! Abbiamo provato Berlusconi per vent’anni, adesso proviamo anche questi.
L’importante, purtroppo, è fare fuori sempre i nostri leader, perché non appartengono alla sinistra parolaia, ma pura e immacolata.
Prodi poi tornò a vincere nel 2006! Non si sa mai. Tieni duro!

Sinistra-sinistra: voto 4 (dicembre)

5 dicembre 2016. Al referendum costituzionale ha vinto il NO, come previsto, col contributo di parte della sinistra.
Complimenti ai sostenitori del no della “Sinistra che più sinistra non si può”, più sinistri dei comunisti, che equivale a dire più a sinistra del niente, perché oggi i comunisti non ci sono più, se non in Cina o in Corea del nord (???), quelli che sanno tutto, che sono contro tutto e tutti, che hanno sempre ragione, più cavillosi dei peggiori avvocati, i benaltristi di professione, che si trastullano con il loro 2/3 % di voti, sicuri di rappresentare il popolo, che invece preferisce di gran lunga Salvini e Grillo, come dimostra questo voto, ossessionati da Renzi e dai poteri forti. Adesso invece governeranno i poteri deboli. Auguri.
Complimenti ai sinistri del PD, che non riuscendo a farlo dentro il partito, nostalgici della loro tramontata egemonia o peggio ancora dei posti perduti, hanno colpito il loro segretario e presidente del consiglio col livore dei loro pugnali, alla CGIL che ormai difende gli operai solo nei CAF, pagata profumatamente, ai tanti giovani partigiani, non dell’ultima ora, ma dell’ultima spiaggia, perfino alleati in questa occasione dei discepoli dei repubblichini, ai vari costituzionalisti e professori tanto bravi a predicare dalle loro cattedre e dai loro scranni, profumatamente pagati come e più della casta che bacchettano quotidianamente.
Adesso? Dimissioni giuste di Renzi e come chiedono legittimamente i vincitori nuove elezioni. Vinceranno Grillo o Salvini? Bene, se lo meritano, sia loro che i nostri sinistri.
A FUTURA MEMORIA… 

Non ci resta che ridere, per non piangere!

Si avvicina il 4 dicembre 2016. Finalmente!
Previsioni e scenario surreale post-referendario, a consolazione di quelli che, come me, voteranno SI’.
Ha vinto il NO. Bene!
Evitato l’esproprio del voto agli italiani, il rischio dittatura di Renzi, il freno ai poteri delle regioni, l’eliminazione delle province e del CNEL, la riduzione del numero e dei costi della politica, la sottomissione all’Europa, la strapotenza dell’esthablissement, delle lobbies, delle banche, di Marchionne (che intanto ha salvato e risanato la FIAT facendo rientrare in fabbrica migliaia di operai), il furto alle vedove della pensione di reversibilità, la costruzione di una centrale atomica vicino a casa di ognuno di noi (queste ultime due sono tra le più belle che ho sentito) ecc.;
Ricuciti i rapporti col “liberale” Putin, sancita la stima e l’amicizia per il tycoon Trump (noto nemico dell’esthablissement e delle lobbies);
Accordatosi il fronte del NO sul blocco immediato di profughi ed immigrati, con la costruzione di muri lungo le coste italiane, sulle misure per tagliare drasticamente le tasse e per dare piena occupazione a tutti, a partire dai giovani;
Raggiunto l’accordo sull’abbassamento delle pensioni a 55 anni;
Concordato di far eleggere senatori a vita D’Alema, Travaglio e Crozza (visto che vanno di moda i comici!);
Abbozzata la nuova riforma della scuola (su progetto dei Partigiani della scuola!) ecc. avremo un nuovo governo e… la vecchia costituzione.
L’ANPI sarà contenta, peccato che non ci fosse in campo anche l’ANGI (Associazione Nazionale Garibaldini Italiani). Magari avrebbero proposto di tornare allo Statuto Albertino.
Ma che governo fare?
Semplice, un governo di scopo, che dovrà cambiare la legge elettorale e portare il paese a nuove elezioni.
Ma chi guiderà il nuovo governo?
Semplice, basta chiamare Tiramolla, il famoso personaggio dei fumetti, che sicuramente, tra Mattarellum, Porcellum, Regionellum, Provincellum, Comunellum e Italicum, troverà in fretta la soluzione. Tiramolla, in effetti, ci riesce ed il paese ha una nuova legge elettorale: il Tiramollum, un chewing gum che accontenta tutti: un po’ proporzionale, senza tanti sbarramenti, un po’ maggioritario, ma in modo che nessuno vinca, così si può continuare il bel gioco dei veti incrociati, del trasformismo, dei governi deboli ecc., che lascia tutti protagonisti della drammatica decadenza di questo paese.
Contenti Grillo, Salvini, Meloni e Berlusconi (ridotto al 12% non gli interessa più il maggioritario), contenti i tanti piccoli partitini, i sinistri del NO a prescindere e la sinistra PD (altrimenti cosa farebbero i vari Fassina, Civati, Scotto… e loro stessi, una volta usciti dal PD?), contenti soprattutto per le preferenze, che una volta piacevano poco alla sinistra, ma che ora sono tornate di moda.
Finalmente si vota! Ai seggi, dopo il rischio di essere espropriati del loro diritto di voto da Renzi, si recano addirittura il 90% degli italiani.
Risultati: 5 stelle al 35%,  Lega Nord 14%, Forza Italia 12%, Fratelli d’Italia 4%, PD al 31%, Altre di centro 4%.
E adesso chi guiderà il nuovo governo?
Potrebbe e dovrebbe farlo Grillo, ma lui vuole farlo da solo o niente. Che peccato? Con l’Italicum e il doppio turno avrebbe potuto farlo.
Potrebbe farlo Bersani. Ma lui vorrebbe farlo con la sinistra-sinistra, con D’Alema, Civati, Fassina, Rizzo, Scotto ecc. Potrebbe rimettere in campo Vendola e Bertinotti, magari Turigliatto. Ma non ha i numeri. Li ha già dati prima del referendum!
Potrebbe farlo con Grillo. No, gli ha già riso in faccia una volta!
Allora facciamo tentare a Salvini, amico di Trump e di Putin. Cosa si vuole di più? Ma anche qui, fatti un po’ di conti, i numeri non ci sono, anche se a Berlusconi aggiungessimo la Meloni, Storace, Casa Pound ed il KU KLUX KLAN.
E’ un bel problema davvero. Mattarella non sa più cosa fare.
Allora chiede lumi al re di Spagna, che gli suggerisce un governo Parisi, con l’astensione del PD, poi sente il collega tedesco, che gli suggerisce un governo Toti (che potrebbe sempre lanciare la stampella come ultima soluzione!) insieme al PD (la grande coalizione), infine sente la regina d’Inghilterra, che gli propone la Italexit.
Alla fine, stremato, non potendo candidare neppure Travaglio, a capo di un governo di giornalisti anti-renziani, e neppure Zagrebelsky, a capo di un governo di costituzionalisti anti-renziani, rinuncia a tentare nuove soluzioni e si torna alle urne.
Questa volta gli italiani, schifati da tutti, anche dai 5 stelle, che hanno dimostrato di meritarne solo 2, come un qualsiasi alberghetto di periferia, disertano le urne e, a sorpresa, vince di nuovo Renzi con una maggioranza bulgara.
La dittatura renziana, tanto temuta dai sostenitori del NO, è ora alle porte.
Il toscano, ispirato da Erdogan, comincia con la più grande epurazione che si sia mai vista in Italia: tutti i dissenzienti, costituzionalisti, giornalisti, professori, giudici, impiegati statali ecc. vengono confinati nelle isole, tanto che le stesse non sono sufficienti ad accoglierli, così alcuni li esporta in Grecia, da Tsipras, ed altri in Francia, dalla Le Pen. Poi fonda il Partito della Nazione con Verdini, Rossini, Bianchini, Giallini, Nerini, Celestini ed Altoatesini e a Bersani e Speranza che gli chiedono:”Podemos anche noi” risponde: “No, consolatevi con un Gotor… de vin”.
 

Viaggio nell’India del Sud, l’incredibile India

Sono stato venti giorni nell’India del sud, dal 13 giugno al 2 luglio 2010.
Sono arrivato a Kochi in aereo, volo Emirates da Venezia con scalo a Dubai (ottimi i servizi della compagnia aerea, unico inconveniente la lunga sosta a Dubai).
Sono rimasto incantato da Fort Cochin, dai suoi imponenti alberi della pioggia, dal lungomare con le reti cinesi e le bancarelle dei pescatori, con pesci strani e colorati, che non conoscevo.
Mi è piaciuta anche Mattancherry con il suo palazzo portoghese (belli i dipinti murali hindu) ed il quartiere ebraico.
A Fort Cochin si respira un’aria alternativa, rispetto al nostro mondo, in cui il tempo, il lavoro, il denaro, i rapporti umani hanno una dimensione completamente diversa, riposante e vera. E’ sicuramente il posto più bello dell’India del sud dove mi piacerebbe vivere, molto migliore, a mio parere, della forse più famosa Pondicherry.
Affascinante la cena al locale “Dal Roti” che esprime bene l’atmosfera suggestiva e semplice del luogo. Deludente ed un po’ caro il Salt’n’Pepper in Tower Rd.
Mi ha preso molto anche il kathakali, che merita sicuramente una serata, per i trucchi coloratissimi e pazienti, le musiche, i costumi, le decorazioni sul pavimento della sala con farina di riso e le storie popolari che propone.
Sono stato poi ad Alappuzha (Aleppey) per un’escursione in barca sulle backwaters.
Per fortuna non era periodo turistico e le barche-albergo galleggianti erano tutte ferme, così mi sono goduto le splendide lagune e le scene primitive di vita dei piccoli villaggi ed abitazioni che le animano nella più assoluta armonia.
In Kerala siamo rimasti quattro giorni e, pur essendo tempo di monsoni, abbiamo avuto pioggia solo per un giorno e mezzo. Neanche male.
Da Alappuzha siamo saliti verso il Peryar sui Ghati occidentali, dove ci siamo immersi in una natura rigogliosa ed esplosiva, ricca di foreste di teck, di piantagioni di caucciù, di caffè, di spezie e soprattutto di tè, con le loro straordinarie geometrie verdi.
Tutti i restanti giorni li abbiamo dedicati a visitare il Tamil Nadu, con un clima caldo umido, ma praticamente senza pioggia. Abbiamo visto tutti i principali templi hindu, con una full immersion nella loro architettura e cultura religiosa, che ci ha lasciato ammirati ed infine anche sazi.
Eravamo in quattro ed abbiamo viaggiato con un pullmino da dieci posti, con autista e guida indiana che parlava italiano. Una scelta forse costosa, ma felice, che ci ha permesso di conoscere profondamente il paese visitato, la sua gente, i suoi costumi.
Guida ed autista avevano capito in fretta quello che ci interessava e quasi sempre erano loro ad indicarmi foto da fare, a cogliere particolari o situazioni di cui non mi ero accorto, a scoprire che in un paese c’era una festa popolare, una bottega artigianale di piastrelle o di colorazione del cotone, un matrimonio hindu ecc. E’ sicuramente il modo migliore per visitare l’India, soprattutto se non si conosce l’inglese, com’era il nostro caso.
La guida ci ha assicurato un viaggio esauriente, sicuro e confortevole, in hotel anche troppo lussuosi, alcuni splendidi come lo Brunton Boatyard a Fort Cochin, il Punnamda sulle Backwaters ad Aleppey, lo Spice Village nel Periyar, l’Heritance a Madurai, il Visalam di Karaikudi nel Chettinad, l’Ideal River a Tanjore, la Maison Perumal a Pondicherry, lo Sparsa a Tiruvanamali ed il Templebay a Mahabalipuram.
Abbiamo anche mangiato, grazie a lui, in un ristorante famiglia, nel Chettinad, ed in altri locali popolari ed autentici, sulle foglie di banano, spendendo perfino 6 euro in quattro
Del Tamil Nadu mi hanno colpito particolarmente, più che Pondicherry o Chennay, la zona di Ramenshwaram, con la magica punta sabbiosa di fronte allo Sri Lanka, che separa l’oceano indiano dal Golfo del Bengala ed il contiguo villaggio di pescatori. Oppure la zona del Chettinad, con le case signorili dei geniali mercanti chettiars che mescolano e forse anticipano molti degli stili architettonici dell’Europa dei primi anni del novecento.
L’ultima tappa è stata a Chennai, da dove siamo ripartiti, una città come tutte le altre del mondo. Unica nota lieta ed un suggerimento: l’atmosfera straordinaria e riposante dell’ Amethist Cafè.
L’intero viaggio ci è costato 3.000 euro a persona: aereo, pullmino con autista e guida, pernottamenti con prima colazione. Neanche troppi, forse perché eravamo fuori stagione turistica, circostanza che ha reso anche più interessante e tranquillo il viaggio e le visite ai monumenti e luoghi religiosi.
Dell’India mi hanno impressionato soprattutto i colori (i sari femminili, i mercati di frutta e verdura, quelli dei fiori), i profumi delle spezie ed anche i sapori dei cibi, anche se molto piccanti. Mi ha colpito la sintonia straordinaria che hanno questi indiani con la terra e la ricchissima natura, evidenziata anche dal loro rapporto con gli animali e dal loro camminare a piedi nudi, almeno nei villaggi di queste zone ancora profondamente contadine. Un’altra cosa che non può lasciarti indifferente è la loro grande religiosità, una religione orizzontale, senza gerarchie ed organizzazione piramidale, senza dogmi o curie vaticane. Certo non indenne da strumentalizzazioni e profittatori e profondamente ancorata ad antiche tradizioni, che forse sono destinate ad essere presto superate, ma anche estremamente tollerante nella convivenza con mussulmani e cattolici.
Mi hanno colpito le moltissime scuole e le scolaresche di bambini o ragazzi scalzi, ma ordinatissimi nelle loro divise colorate, tra cui le ragazze con i loro ornamenti di gelsomino profumatissimo sulle trecce nere.
Un’ultima cosa. Io ho avuto l’impressione, forse sbagliata, che in queste zone del profondo sud agricolo dell’India la miseria sia più apparente che reale, che abbiano di tutto sul piano alimentare, frutta e verdura di ogni tipo, moltissime risaie ecc. e che nessuno o quasi soffra la fame, che amino vestirsi in quel modo, seminudi, come gli uomini con i loro dhoti , o vivere in abitazioni spesso miste di capanne e case fatiscenti, per abitudine, per una comodità o semplicità a noi ignota, con grande dignità
Penso addirittura che pure lo spettacolo per noi indecente delle immondizie sparse ovunque, nasconda in realtà un rapporto ed una specie di fiducia nella forza assorbente e rigeneratrice della terra e della natura, che forse è un’illusione destinata prima o poi a sparire anche in questo meraviglioso paese.