A destra furbi, a sinistra “bauchi”

28 novembre 2017. Stamattina, rispondendo a Berlusconi che ha parlato di numero e caratteristiche dei futuri ministri e che ha proposto l’ex generale dei carabinieri Gallitelli a capo del governo, dopo le elezioni, Salvini ha detto che lui non ne sa niente e che devono ancora confrontarsi sul programma, per cui è assurdo dare numeri e nomi relativi alle poltrone.
Da questo si desume che la destra ha deciso di mettersi insieme, indipendentemente dai programmi. La sinistra invece ha deciso di non mettersi insieme senza nemmeno confrontarsi sui programmi futuri. E pensare che c’è chi dice che non esiste più differenza tra destra e sinistra! Esiste e come! A destra sono cinicamente furbi, a sinistra siamo drammaticamente bauchi.

Habemus Rosatellum

·  Dopo il Mattarellum, sistema elettorale creato per favorire l’affermazione delle donne in politica, voluto soprattutto dalle donne e compagne emiliane, esperte nell’uso dell’omonimo attrezzo culinario, sia per tirare la pasta delle lasagne che per tenere a bada i loro mariti;
·Dopo il Porcellum, che già conteneva sfumature di rosa, inventato dal noto leghista Calderoli che, da allora in poi, se lo osservate attentamente, ha assunto le sembianze della sua creatura, confermando la tesi che “ogni padre assomiglia al figlio ed ogni figlio assomiglia al padre”;
·Dopo l’Italicum che, con il ballottaggio (termine che deriva da “ballotte” = castagne, con le quali a Firenze i Priori delle Arti prendevano le loro decisioni, o anche dal veneziano “balòte” = sfere dorate ed argentate con cui a Venezia si eleggevano i Dogi) sapeva troppo di maschilismo, per cui la Corte Costituzionale è intervenuta a bocciarlo, per difendere la morale pubblica;
siamo arrivati al Rosatellum, festeggiato a Caerano con l’esposizione delle lenzuola rosa davanti al municipio e con le biciclette rosa in giro per il paese, utili per andare a votare in sintonia con la nuova legge elettorale.
Grande soddisfazione anche del mio amico Bepi Rosato, che finalmente ha visto nobilitato il suo cognome, e di tutti i produttori di vino rosato, che sperano ora in un grande incremento delle loro vendite.
Unici scontenti il governatore della Toscana Rossi, che sperava in un Rossitellum, insieme a Bersani e Speranza (che è sempre l’ultima a morire) e al grillino Di Maio, che puntava sul Dimaiellum, che almeno poteva sembrare un parente del Porcellum.
Hasta la vista siempre

Da De Gasperi a Di Maio e Salvini. 

Dopo decenni di storia politica italiana che ha visto Presidenti del Consiglio come Alcide De Gasperi, Fanfani, Andreotti, Spadolini, Craxi, D’Alema, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi ed altri, tutti discussi e discutibili, soprattutto dalle anime belle dei sinistri di marca ed oggi dai “purissimi” grillini, ma sicuramente dotati, chi più chi meno, di statura culturale e politica, oggi ci troviamo come possibili Presidenti del Consiglio Di Maio e Salvini.
A parte i cognomi, che profumano di primavera e di rinascita ( Di Maggio) e di virtù salvifiche (Salvini), la pochezza dei personaggi sul piano culturale ed etico-politico è disarmante. Il primo è eterodiretto da un comico e dal proprietario di un’azienda privata ed ha seri problemi con la lingua italiana e con la storia, il secondo bara apertamente mascherando il suo razzismo nordista dietro un asmatico respiro nazionale e nazionalista, che utilizza biecamente (per solo tornaconto elettorale) il dramma dei profughi e che lo costringe perfino a rinnegare il padre fondatore della Lega Nord, quel Bossi che al suo confronto, il che è tutto dire, pare oggi uscito da una illustrazione del libro Cuore.
Di fronte alla dispersione ed al suicidio politico della sinistra, come sempre rotta in rivoli e “ghebi” che irrigano solo ambizioni personali e vanitose affermazioni di coerenza e di purezza politica, ci toccherà forse fare il tifo, alle prossime elezioni, senza per questo votarlo, per il tanto odiato Berlusconi. Buonanotte!

Povera Francia! Distrutta la democrazia francese.

Un uomo solo al comando, en marche, il giovane e ruspante Macron, con una maggioranza schiacciante all’Assemblea nazionale. I partiti della sinistra francese, quello socialista e quello di Melanchon, ridotti al 10% ciascuno. I cari vecchi partiti di massa sono diventati oggi i partiti del “massa poc”.
Si stracciano le vesti i vari Rodotà, Zagrebelsky, D’Alema, Bersani, Speranza, Scotto, Fratoianni, Gotor, ma tirano anche un sospiro di sollievo. Per fortuna che noi in Italia abbiamo avuto il Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che ha bloccato sul nascere la “marcia” di Renzi e ci ha salvato dalla conseguente deriva autoritaria.
Noi finalmente (ci vuole un po’ di tempo, ma noi di tempo ne abbiamo sempre avuto tanto!) avremo una legge elettorale proporzionale, rappresentativa di tutti, anche delle indispensabili frattaglie politiche, che nasconderemo dentro liste unitarie d’occasione (per evitare la soglia del 5%), avremo dei governi partecipati e …stabili, di coalizione, con boschetti, cespugli e cespuglietti vari che, d’amore e d’accordo, come già avvenuto in passato, faranno riforme e leggi chiare, rese perfette dai vari rimpalli tra Camera e Senato,  avremo di nuovo tavoli e tavolini con le miriadi di sindacati italiani, grazie ai quali salveremo l’ILVA, Alitalia, riapriremo le miniere del Sulcis, bloccheremo lo sviluppo di FlixBus e Uber, Amazon ed eBay, concilieremo occupazione e competitività delle imprese, salari e diritti, come prima della globalizzazione, che fermeremo e domineremo. Scoveremo e metteremo in riga i poteri forti, rivolteremo l’Europa come un calzino, fermeremo le guerre e l’immigrazione, renderemo sicuri i cittadini ecc.
Questo abbiamo sempre dimostrato di saper fare e lo rifaremo, anche se il mondo è cambiato.
Le vecchie risposte, come il vino – dice Gotor – sono sempre le migliori.
Macron invece, nella povera e sfortunata Francia, governerà da solo, con lesioni gravi alla democrazia, prendendo decisioni repentine ed autoritarie, senza le necessarie garanzie che in Italia frenano lo strapotere dei governanti e che sono rappresentate da un Senato con maggioranze risicate, dai vari partiti e partitini, dagli immancabili dissidenti e trasformisti di ogni legislatura, dalle varie corporazioni sindacali, economiche, giudiziarie, sociali e religiose, da giornalisti emeriti come Travaglio, Del Debbio, Floris, Giannini, Gruber… sempre pronti a fiutare il vento, a rincorrere le vendite o l’auditel e spietati nel fare le pulci ad ognuno che governi questo paese. Questa è vera democrazia e per fortuna che siamo italiani!   

De Masi dia l’esempio 

Il nuovo guru dei 5 stelle il sociologo De Masi sta diventando famoso con l’idea che saremo costretti, finalmente – dice lui – visto la sua natura di napoletano verace, dalla tecnologia del futuro, a lavorare meno e a dedicarci all’otium latino. Meno lavoro per tutti e più lavoro, di conseguenza, anche per i giovani. Non è un’idea nuova, viaggiava a sinistra anche parecchi anni fa. Bene! Poi scopro che a 79 anni è ancora professore alla Sapienza di Roma. Cominciasse da lui!

Dubbiose riflessioni

Oggi mi vengono queste due “dubbiose” riflessioni.
1) Leggo su La Stampa che, negli ultimi mesi sono stati assolti Marino, Alemanno, De Luca, Capua, Cesaro, Gasparri, Mastella, Frisullo, Errani e Graziano, tutti sputtanati a suo tempo sui vari “fatti quotidiani” della Repubblica e/o da giornalisti forcaioli che vanno a farsi belli della loro interessata “intrasigenza morale” dalle varie Lilly Gruber o dai Belpietri di alcune nostre TV, dove il male, anche se circoscritto o non ancora provato diventa generalizzato o scontato a priori, prima di ogni sentenza della magistratura, parte della quale probabilmente ci sguazza pure, pronta a passare dalle toghe alla penna o al parlamento, alla prima occasione.
2) Leggo sui giornali i resoconti della trionfale prima vittoria della Raggi a Roma, sulla questione dello stadio. Intanto non capisco bene chi abbia deciso: lei, Grillo, i consiglieri, il popolo romano, i tifosi della Roma… Poi non capisco perché la zona prima fosse a rischio inondazione e si dovesse tutelare il vecchio ippodromo, per cui lo stadio si doveva costruire altrove, e adesso tutto va bene. E’ bastato eliminare i tre grattacieli ed anche il Tevere si è convinto che non deve e non può più esondare. Evidentemente anche la natura stravede per i 5 stelle!
A proposito di torri vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa ha di diverso Roma rispetto Londra, Parigi, Milano e altre, dove sono state costruite la City, la Defense ecc., dalla citta eterna, a meno che per eterna non si intenda una citta che non deve cambiare mai, anche se ogni epoca storica ha le sue architetture ed i suoi architetti, che a volte costruiscono cose belle, anche migliori di tante opere del passato, che solo la patina del tempo ci fa rietenere insuperabili. Infine vorrei capire, visto il ridimensionamento delle cubature, con finanziamenti interamente dei privati, ed il conseguente ridimensionamente del numero delle opere di pubblica utilità a carico degli stessi, chi finanzierà le restanti opere pubbliche previste dal progetto. Forse il comune di Roma che ha miliardi di debiti? Forse i 5 stelle tasseranno i romani, laziali compresi? Credo che alla fine queste opere le pagheremo tutti noi italiani, comprese magari anche altre, per par condicio, che risulteranno dalla giusta pretesa della Lazio di costruire anche lei il suo stadio, come ha già chiesto di fare Lotito.

Avanti popolo!

Che bello! Molti di coloro i quali volevano, dopo il 4 dicembre 2016, le dimissioni di Renzi dal governo e da segretario del partito, che del resto aveva promesso, ora che li ha accontentati, vogliono invece che resti, anche se dimissionario, con il suo “clone” Gentiloni, fino al 2018, in modo che gli si possa imputare anche la inevitabile sconfitta alle prossime amministrative, e poi che non si candidi nuovamente a segretario e premier. 
Che splendida coerenza!
Io invece non vedo l’ora, dopo questa vergognosa scissione, che vadano presto al governo i 5 stelle o il centrodestra, così finalmente vedremo risolti i problemi del paese, grazie ai seguenti provvedimenti, diversi ovviamente a seconda di quale dei due schieramenti andrà al governo:
– chiusura delle frontiere agli stranieri (non possiamo costruire muri, ma potremmo costruire una rete di Mose lungo tutte le coste, con varchi controllati!)
– autorizzazione ai cittadini di armarsi e difendersi dai ladri sparando per leggittima difesa (modello Stati Uniti di Trump)
– uscita dall’euro e dall’Europa, per tornare “paroni a casa nostra”
– abolizione della legge Fornero e possibilità di andare in pensione prima, come una volta, a cominciare dai lavori usuranti (voglio vedere quale lavoro non è usurante per gli italiani!)
– pagamento di meno tasse allo stato e che ogni regione d’Italia “se range” (finalmente avremo l’autonomia veneta, il dialetto in tutte le scuole e prima i veneti negli asili)
– reddito di cittadinanza per tutti, misura che al sud manca dai tempi delle pensioni di invalidità fasulle, per dare un’alternativa alle assunzioni facili di guardie forestali ed impiegati regionali
– abolizione delle direttive europee per conservare i privilegi delle piccole corporazioni degli ambulanti romani, dei concessionari delle spiagge pubbliche ecc.
– difesa degli irriducibili (dai tempi di Bersani!) taxisti romani, a cui non piace la concorrenza. Magari si potrebbe tornare ai piccoli negozi ed al contingentamento ed alla compravendita di licenze, eliminando i supermercati e gli ipermercati
– messa in riga di Marchionne e della Fiat, di tutti gli industriali che delocalizzano, dei poteri forti e di tutto l’establishment… (non si sa dove sono, ma sicuramente grillini e leghisti sapranno dove scovarli e come distruggerli)
– salvataggio comunque, a prescindere, di tutte le fabbriche ed aziende decotte, con tutto il personale in esubero, tornando alla varie e ventennali casse integrazione
– blocco delle opere pubbliche che hanno un impatto ambientale negativo (praticamente tutte, in questa Italia disastrata, dove il NO è diventato endemico)
– riduzione a ceto medio impoverito dei nostri rappresentanti nei vari parlamenti, in modo che se già adesso non ci sono più operai e contadini, ci siano solo avvocati, magistrati, giornalisti ecc.
– nuovo codice dei partiti politici, che non devono avere più uomini soli al comando, come il PD di Renzi, ma devono essere partiti azienda, con un finanziatore miliardario oppure con un garante comico di professione, in cui la democrazia si esercita con quattro gatti che partecipano via internet, senza congressi e direzioni o assemblee in streaming
Potrei continuare, ma mi fermo qui, con un’ultima riflessione.
In fondo, è anche apprezzando ed inseguendo parecchie di queste misure, non solo ipotetiche, che molti operai e popolo, da almeno 20 anni, con buona pace di Landini e Camusso, ma forse anche per colpa loro, sono passati a votare Lega, ed oggi Lega e 5 stelle.
D’Alema, Rossi, Bersani ed Emiliano c’erano eccome! ma neppure loro, se c’è una logica nelle cose, hanno fatto quelle sacrosante politiche di sinistra che oggi rivendicano da Renzi (tutti ne parlano, ma nessuno le conosce o le indica chiaramente!), per trattenere o recuperare quell’elettorato e per salvare questo malandato ed ingovernabile paese dalla bancarotta.
Oggi pensano che la soluzione sia la scissione, andando ad ingrossare il mondo disgregato della sinistra radicale, cantando bandiera rossa o tornando a chiamarsi socialisti, un nome che il buon Craxi ha compromesso per sempre, almeno in Italia.
Auguri! Magari fra qualche tempo li troveremo a capo di qualche fondazione, come Pecoraro Scanio (D’Alema lo è già), o nella peggiore delle ipotesi ad ammiccare a Comunione e liberazione, come Bertinotti.

Il mondo alla rovescia.

Ieri, al Forum economico di Davos, il presidente della Repubblica popolare cinese, governato dall’ultimo grande partito comunista esistente, ha fatto un discorso da leader liberista mondiale difendendo la globalizzazione ed il mercato, accolto ed applaudito dal Gotha della finanza internazionale.Mentre il nuovo presidente degli Stati Uniti, la Tigre di carta capitalista, di vecchia memoria, diventa il leader di un nuovo fronte involutivo e protezionista, il timoniere Xi Jinping, erede del grande Mao Tse Tung, candida la Cina comunista a prendere il comando del mondo, dall’alto della sua crescita ormai trentennale e del 6,7% nel 2016.Cosa vogliamo di più? Tutti contenti i comunisti italiani, a partire da Rizzo, a cui si sono rizzati perfino i capelli che non ha, e dal sinistro italiano Scotto, il quale ha affermato testualmente: “Abbiamo pagato lo scotto di anni di sbagli e frustrazioni, ma finalmente riprendiamo la grande marcia e siamo tornati ad essere i campioni dell’internazionalismo”. Contento anche Speranza:”Finalmente è tornata la speranza di una nuova spinta propulsiva a cambiare il mondo, dopo la perdita di quella sovietica, denunciata da Berlinguer negli anni 70.
Evviva! Il comunismo ha vinto, anche se non ce ne siamo accorti! Avanti compagni, che il futuro è nostro, oltre che dei cinesi!

E’ sempre Natale.

Caduto il governo Renzi, Travaglio non sa più chi criticare ferocemente. Non può prendersela con i sinistri che più sinistri non si può, che sono quattro gatti e non ne vale la pena, non può prendersela con Grillo e i grillini: è ancora presto e rischierebbe di perdere gli unici lettori del suo giornale. Allora l’altra sera, invitato come sempre da Lilli Gruber, se l’è presa, visto la vicinanza con il Natale, con Gesù Cristo. Intanto gli ha imputato, per prima cosa, di essere nato in una stalla, al freddo e al gelo, scelta evidentemente opportunistica e strumentale, per accaparrarsi il favore delle masse, poi lo ha accusato di aver accettato la visita dei Re Magi, evidenti poteri forti dell’epoca e di aver accettato i loro doni, favorendo il sospetto di una evidente corruzione dei costumi. A proposito di costumi, gli ha imputato di non aver fatto niente per impedire alla Madonna di indossare, al momento dell’arrivo dei Re Magi, un maglione di lana bianca, a girocollo e lavorato, firmato e molto costoso. Una debolezza femminile che Gesù non avrebbe dovuto consentire a sua madre. Non contento di questo gli ha imputato di essersi circondato solo di amici e conoscenti, 12 in tutto, appartenenti ad una sorta di setta, un ibisco magico, che manifesta un atteggiamento poco trasparente e democratico, un potere parentale ed esclusivo, da uomo solo al comando, circondato dai suoi sgherri. Successivamente lo ha anche incolpato di essersi fidato e speso troppo per una donna provocante, Maria (detta anche Elena) Maddalena, della famiglia Boschi, chiacchierata per i suoi abiti attillati e per le discutibili frequenze paterne con i mercanti del tempio, che fu quindi costretto a cacciare. Altra ed ultima imputazione, sostenuta davanti ad una Gruber sbigottita è stata quella di voler resuscitare a tutti i costi, malgrado il popolo e tutte le sue pance abbiano fatto chiaramente capire che di lui non vogliono più saperne. Infatti avevano scelto di salvare, al suo posto, Barabba della tribù dei cinque stelle, della stirpe di Davide (Casaleggio).
Alla fine della trasmissione Lilli Gruber, che non sapeva più cosa fare, se non nascondersi dietro il Pagliaro di turno, ha giurato che non inviterà più Travaglio ad otto e mezzo, a costo di essere licenziata da Cairo e Mentana.
 
 
 
 
 

Non ci resta che ridere, per non piangere!

Si avvicina il 4 dicembre 2016. Finalmente!
Previsioni e scenario surreale post-referendario, a consolazione di quelli che, come me, voteranno SI’.
Ha vinto il NO. Bene!
Evitato l’esproprio del voto agli italiani, il rischio dittatura di Renzi, il freno ai poteri delle regioni, l’eliminazione delle province e del CNEL, la riduzione del numero e dei costi della politica, la sottomissione all’Europa, la strapotenza dell’esthablissement, delle lobbies, delle banche, di Marchionne (che intanto ha salvato e risanato la FIAT facendo rientrare in fabbrica migliaia di operai), il furto alle vedove della pensione di reversibilità, la costruzione di una centrale atomica vicino a casa di ognuno di noi (queste ultime due sono tra le più belle che ho sentito) ecc.;
Ricuciti i rapporti col “liberale” Putin, sancita la stima e l’amicizia per il tycoon Trump (noto nemico dell’esthablissement e delle lobbies);
Accordatosi il fronte del NO sul blocco immediato di profughi ed immigrati, con la costruzione di muri lungo le coste italiane, sulle misure per tagliare drasticamente le tasse e per dare piena occupazione a tutti, a partire dai giovani;
Raggiunto l’accordo sull’abbassamento delle pensioni a 55 anni;
Concordato di far eleggere senatori a vita D’Alema, Travaglio e Crozza (visto che vanno di moda i comici!);
Abbozzata la nuova riforma della scuola (su progetto dei Partigiani della scuola!) ecc. avremo un nuovo governo e… la vecchia costituzione.
L’ANPI sarà contenta, peccato che non ci fosse in campo anche l’ANGI (Associazione Nazionale Garibaldini Italiani). Magari avrebbero proposto di tornare allo Statuto Albertino.
Ma che governo fare?
Semplice, un governo di scopo, che dovrà cambiare la legge elettorale e portare il paese a nuove elezioni.
Ma chi guiderà il nuovo governo?
Semplice, basta chiamare Tiramolla, il famoso personaggio dei fumetti, che sicuramente, tra Mattarellum, Porcellum, Regionellum, Provincellum, Comunellum e Italicum, troverà in fretta la soluzione. Tiramolla, in effetti, ci riesce ed il paese ha una nuova legge elettorale: il Tiramollum, un chewing gum che accontenta tutti: un po’ proporzionale, senza tanti sbarramenti, un po’ maggioritario, ma in modo che nessuno vinca, così si può continuare il bel gioco dei veti incrociati, del trasformismo, dei governi deboli ecc., che lascia tutti protagonisti della drammatica decadenza di questo paese.
Contenti Grillo, Salvini, Meloni e Berlusconi (ridotto al 12% non gli interessa più il maggioritario), contenti i tanti piccoli partitini, i sinistri del NO a prescindere e la sinistra PD (altrimenti cosa farebbero i vari Fassina, Civati, Scotto… e loro stessi, una volta usciti dal PD?), contenti soprattutto per le preferenze, che una volta piacevano poco alla sinistra, ma che ora sono tornate di moda.
Finalmente si vota! Ai seggi, dopo il rischio di essere espropriati del loro diritto di voto da Renzi, si recano addirittura il 90% degli italiani.
Risultati: 5 stelle al 35%,  Lega Nord 14%, Forza Italia 12%, Fratelli d’Italia 4%, PD al 31%, Altre di centro 4%.
E adesso chi guiderà il nuovo governo?
Potrebbe e dovrebbe farlo Grillo, ma lui vuole farlo da solo o niente. Che peccato? Con l’Italicum e il doppio turno avrebbe potuto farlo.
Potrebbe farlo Bersani. Ma lui vorrebbe farlo con la sinistra-sinistra, con D’Alema, Civati, Fassina, Rizzo, Scotto ecc. Potrebbe rimettere in campo Vendola e Bertinotti, magari Turigliatto. Ma non ha i numeri. Li ha già dati prima del referendum!
Potrebbe farlo con Grillo. No, gli ha già riso in faccia una volta!
Allora facciamo tentare a Salvini, amico di Trump e di Putin. Cosa si vuole di più? Ma anche qui, fatti un po’ di conti, i numeri non ci sono, anche se a Berlusconi aggiungessimo la Meloni, Storace, Casa Pound ed il KU KLUX KLAN.
E’ un bel problema davvero. Mattarella non sa più cosa fare.
Allora chiede lumi al re di Spagna, che gli suggerisce un governo Parisi, con l’astensione del PD, poi sente il collega tedesco, che gli suggerisce un governo Toti (che potrebbe sempre lanciare la stampella come ultima soluzione!) insieme al PD (la grande coalizione), infine sente la regina d’Inghilterra, che gli propone la Italexit.
Alla fine, stremato, non potendo candidare neppure Travaglio, a capo di un governo di giornalisti anti-renziani, e neppure Zagrebelsky, a capo di un governo di costituzionalisti anti-renziani, rinuncia a tentare nuove soluzioni e si torna alle urne.
Questa volta gli italiani, schifati da tutti, anche dai 5 stelle, che hanno dimostrato di meritarne solo 2, come un qualsiasi alberghetto di periferia, disertano le urne e, a sorpresa, vince di nuovo Renzi con una maggioranza bulgara.
La dittatura renziana, tanto temuta dai sostenitori del NO, è ora alle porte.
Il toscano, ispirato da Erdogan, comincia con la più grande epurazione che si sia mai vista in Italia: tutti i dissenzienti, costituzionalisti, giornalisti, professori, giudici, impiegati statali ecc. vengono confinati nelle isole, tanto che le stesse non sono sufficienti ad accoglierli, così alcuni li esporta in Grecia, da Tsipras, ed altri in Francia, dalla Le Pen. Poi fonda il Partito della Nazione con Verdini, Rossini, Bianchini, Giallini, Nerini, Celestini ed Altoatesini e a Bersani e Speranza che gli chiedono:”Podemos anche noi” risponde: “No, consolatevi con un Gotor… de vin”.