Salvinichenecco, il grande capitano di “sventura”, erede dei Lanzichenecchi, diventati famosi in altri tempi per il sacco di Roma, che rappresenterebbe 60 milioni di italiani (dice lui! Megalomane ed anche scarso in matematica. Ben che gli vada il 4 marzo, considerati i vari non votanti, ha ricevuto forse il 10% del consenso degli italiani), una volta mentore solo dei nordici, ora anche dei centrici e dei terroni, che fino a qualche tempo fa auspicava sotterrati dal Vesuvio e dall’Etna, ai quali ora regala, invece, il reddito di cittadinanza, nonché viceministro (sembrava quasi incredibile un anno fa, ma anche adesso!), detto “Ruspa” o anche Mister Felpa, uomo by wolk (cioè del popolo, populista, da non confondere assolutamente con il dialettale “bifolco”), dopo aver invitato i suoi sindaci alla disobbedienza civile contro la legge sui diritti civili ora si scandalizza se l’invito alla disobbedienza civile lo fanno altri. È un po’ schizofrenico e forse dovrebbero “internarlo” veramente, ma non al Viminale. Ma lui ha dalla sua il popolo, gli italiani. Bella questa! Gli italiani a turno hanno seguito tutti, hanno votato per politici mafiosi, hanno osannato Mussolini, hanno sostenuto Andreotti, Craxi, perfino l’adesso tanto odiato Renzi, e il loro motto è stato spesso: “Francia o Spagna, purché se magna”. Non mi sembra una grande credenziale! Poi, comunque, prima o dopo, gli italiani hanno buttato tutti quei signori giù dalla torre. Succederà anche con Salvini e presto o tardi anche il suo belante gregge lo abbandonerà. Amen.
Mauro Marconato
Contro la cattiveria
Delibera curiosa e provocatoria, ma neanche tanto, visto i tempi che corrono e l’imperversare di rancore e odio nei social e di cattiveria nel paese.
COMUNE DI LUZZARA
Provincia di Reggio Emilia
ORDINANZA N. 1 DEL 04/01/2019
Oggetto: ISTITUZIONE DEL DIVIETO A MANIFESTARE RABBIA, CATTIVERIA, RANCORE E DI OGNI ATTO FISICO O VERBALE TESO A RECARE OFFESA A SINGOLI O GRUPPI DI PERSONE (ORDINANZA ANTI- CATTIVERIA)
Il Sindaco
VISTO l’articolo 50 del Testo Unico degli Enti locali (più avanti semplicemente chiamato TUEL) che all’articolo 1 riconosce la figura del sindaco quale “organo responsabile dell’amministrazione del comune”;
VISTO l’articolo 4 del TUEL che recita “Il sindaco esercita altresì le altre funzioni attribuitegli quale autorità locale nelle materie previste da specifiche disposizioni di legge” e il successivo articolo 5 che precisa che “le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Le medesime ordinanze sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale, in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità”;
VISTO l’articolo 54 del TUEL che ancora meglio interviene sule ‘Attribuzioni del sindaco’ e al comma 4 spiega “Il sindaco adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili ed urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”. Lo stesso articolo 54 al comma 4-bis aggiunge che “I provvedimenti adottati ai sensi del comma 4 concernenti l’incolumità pubblica sono diretti a tutelare l’integrità fisica della popolazione, quelli concernenti la sicurezza urbana sono diretti a prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità”;
VISTO il diffondersi sempre più preoccupante di manifestazioni di cattiveria, rabbia, rancore, che rischiano di mettere in grave pregiudizio l’incolumità delle singole persone e la tenuta della comunità stessa. E’ ormai cronaca quotidiana, infatti, la violenza praticata verso i soggetti considerati più deboli e fragili, verso chi è portatore di differenze, la violenza di genere;
CONSIDERATO che gli ambiti in cui tali manifestazioni hanno luogo possono essere fisici o immateriali, ma che la loro pericolosità è la medesima. Che la cattiveria, la rabbia ed il rancore possono essere manifestati verbalmente o attraverso l’esercizio di atti tesi ad offendere, aggredire, perseguitare, discriminare le persone. A tal proposito basti considerare larga parte della comunicazione rintracciabile sui cosiddetti ‘social network’ in cui, complice l’assenza del confronto de visu, molte persone si sentono libere di utilizzare espressioni che incitano all’odio, a perseguitare singoli individui agitando vere e proprie campagne di linciaggio mediatico oppure intere categorie sociali praticando una differenziazione per razza, religione, orientamento politico o sessuale, censo e appartenenza;
CONSIDERATO che nel vissuto quotidiano si assiste, purtroppo frequentemente, a scambi verbali tra due o più persone in cui la prevaricazione è la cifra della relazione del momento;
CONSTATATO che questa deriva nella costruzione della cultura immanente che si genera nel rapporto tra le persone trova rafforzamento in espressioni ed atti agiti dai cosiddetti gruppi dirigenti, da quelle figure cioè che per ruolo avrebbero la responsabilità di dare un indirizzo positivo alla vita delle comunità facendo valere i principi che stanno alla base della Carta Costituzionale. Ed in particolare gli articoli:
(2) La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
(3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
RICHIAMATA la Dichiarazione universale dei diritti umani che all’articolo 1 recita “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”;
PRECISATO che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea proclama all’articolo 1 “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”; all’articolo 2 “Ogni individuo ha diritto alla vita”; e all’articolo 3 “Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”;
CONSIDERATO
che la storia di questa collettività è fatta di lotte per la Libertà, l’affermazione dei diritti in capo a ciascun individuo, la pratica dei principi di solidarietà che nel tempo hanno permesso di costruire benessere e servizi adeguati alla cura delle persone, allo sviluppo delle individualità, alla crescita dell’intera comunità e delle relazioni che l’hanno resa forte e coesa;
che è riconoscibile nel tessuto sociale luzzarese una importante presenza di esperienze associative, di impegno civico, la collaborazione tra le Istituzioni – siano essere il Comune, l’istituto comprensivo o quelle religiose – e la cittadinanza, in particolare con il cosiddetto terzo settore. Una collaborazione che ha consentito e consente tutt’ora di intervenire sulle fragilità, di ridurre le disuguaglianze, di offrire servizi di qualità in maniera universalistica e comunque favorendo per quanto possibilità l’accessibilità agli stessi;
VISTA L’URGENTE NECESSITA’ di prevenire ed eliminare i gravi pericoli derivanti da quanto argomentato in premessa che minacciano l’incolumità pubblica e l’integrità fisica dei cittadini;
RITENUTO QUINDI DOVEROSO
custodire e soprattutto garantire l’incolumità pubblica e l’integrità fisica dei cittadini che potrebbero essere messe in pregiudizio da comportamenti derivanti da esplicite manifestazioni di cattiveria, rabbia, rancore, che prima verbali possono poi degenerare in atti fisici;
preservare la comunità luzzarese dalla deriva e dai pericoli citati nelle premesse;
mantenere intatto il patrimonio valoriale della comunità;
IL SINDACO VIETA
Ogni esibizione di cattiveria, rancore o rabbia, sia essa perpetrata verbalmente – nei luoghi pubblici o nelle cosiddette ‘piazze virtuali’ dei social -, ogni atto fisico teso a recare offesa a singoli o gruppi di persone, ogni forma di violenza;
INVITA
Ogni cittadino di Luzzara o ogni persona che dovesse transitare sul territorio comunale a segnalare la violazione di tale divieto opportunamente segnalandolo alla scrivente autorità attraverso la casella di posta elettronica stopcattiveria@comune.luzzara.re.it fornendo le prove per quanto possibile della violazione (screenshot di pagine web, foto di messaggi pubblici, registrazioni audio o video, la testimonianza da parte di più soggetti che accreditino la violazione);
STABILISCE LE SEGUENTI SANZIONI, COMMINATE IN BASE ALLA GRAVITA’:
lettura della Costituzione della Repubblica Italiana;
lettura di alcuni dei seguenti libri: ‘Il dizionario della lingua italiana’; ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi; ‘Il razzismo spiegato a mia figlia’ di Tahar Ben Jalloun; ‘Il buio oltre la siepe’ di Harper Lee; ‘Le memorie di Adriano’ di Marguerite Yourcenar; ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino; ‘La solitudine dei numeri primi’ di Paolo Giordano’; ‘Il cane di terracotta’ di Andrea Camilleri; ‘Il presente non basta’ di Ivano Dionigi; ‘La linea d’ombra’ di Joseph Conrad;
visione dei film: ‘La vita è bella’; ‘Inside Out’; ‘Philadelphia’; ‘Il dubbio’; ‘Quarto potere’; ‘Il caso Spotlight’; ‘Salvate il soldato Ryan’;
visitare alcuni dei seguenti luoghi: ossario di Solferino; campo di Fossoli; Grotta del vento; Complesso di Santo Stefano; Museo Cervi;
ammirare almeno due di queste opere: Gruppo del Laocoonte presso i Musei Vaticani; Estasi di Santa Teresa presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma; Discobolo al Museo nazionale romano di Palazzo Massimo a Roma; Pietà Rondanini al Castello Sforzesco di Milano; Conversione di San Paolo nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma; Ciclo di affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova;
assistere alla rappresentazione di alcune di queste opere: ‘Edipo Re’; ‘Medea’; ‘Sogno di una notte di mezza estate’; ‘Sei personaggi in cerca di autore’;
svolgimento di almeno 10 ore di volontariato presso una delle associazioni iscritte all’Albo comunale del volontariato e operati sul territorio comunale
DISPONE
Che i divieti di cui alla presente ordinanza siano resi noti tramite la pubblicazione del presente atto all’albo pretorio del Comune di Luzzara.
Luzzara, lì 04/01/2019
Il Sindaco Andrea Costa
Manovra in retromarcia
(Lettura lunga e noiosa per chi non ha nient’altro di meglio da fare in queste ore residue del 2018).
Altro che “cambiamento”, questi briosi gialloverdi sanno solo manovrare il “cambio”, ma con un uso quasi esclusivo della retromarcia, con qualche passaggio in “folle”.
Nella nostra lunga storia politica italiana abbiamo visto emergere molti personaggi: De Gasperi, Togliatti, Fanfani, Andreotti, Moro, Berlinguer, Craxi, D’Alema, Veltroni, Berlusconi, Renzi…ma finora non avevamo mai avuto una coppia come il Salvinichenecco felpato e il Dimaionese balconaro.
Per trovare altre coppie simili bisogna tornare a Gianni e Pinotto, Stanlio e Olio, Franco e Ingrassia, Cochi e Renato… cioè dobbiamo cercare nel mondo dei comici, cioè di coloro che sono “deputati” a farci ridere, inducendoci talvolta a convertire in amara risata situazioni drammatiche civili e sociali.
Cosa dire infatti dei due tronfi caporioni che per mesi ci hanno mostrato uno la mascella dura, il cipiglio da “macho” e l’altro la sogghignante maschera da “ciucciamentine”, ostentata sui balconi romani, e che si sono presi gioco del povero Tria, impedendogli più volte, come nell’omonimo gioco, di tentare subito il tris con l’Europa, ponendo l’asticella del deficit al 2,00% invece che al 2,40%.
“Mai e poi mai”, hanno giurato per mesi, uno sul vangelo, sul presepio, sulla ruspa, sulla felpa di turno, l’altro su San Gennaro, sui tarocchi e sul Napoli Calcio, oltre che sulla Onestà sua, di suo padre e di tutti i pentastellati.
Ma anche i forzuti culturisti politici e i furbi giocatori delle tre carte (abili nel farti sparire davanti agli occhi Tap, Tav…) prima o poi devono fare i conti con la realtà, che vuol dire numeri, mercati, regole…
Allora cosa fanno? Ti mandano avanti il vanesio avvocato del popolo, che fa la figura del grande mediatore (una volta si diceva “senser” ed era esperto nel mercato del bestiame), portandosi dietro il povero Tria, contento finalmente di poter fare l’agognato “tris” nel suo gioco omonimo e preferito.
A questo punto va bene tutto, l’ubriacone Juncker, befeggiato per mesi, Moscovici e Dombrovskis, derisi perchè nei loro paesi rappresentavano partiti minoritari, e si calano le braghe, mantenendo per fortuna almeno le mutande (per pudore e per evitare che il tanto decantato popolo di 60 milioni di italiani si giri dall’altra parte).
Ma la figuraccia dei due palloni gonfiati è clamorosa. Cercano di difendersi dicendo che “si erano tenuti larghi nei conti” o anche, il maninaro napoletano, che la colpa è dei tecnici.
Ma la realtà è che: o avevano sbagliato i conti prima, prevedendo più soldi del necessario, e allora sono degli incapaci, oppure hanno ceduto a quella Europa contro cui si sono scagliati per mesi, dimostrando di essere dei fanfaroni prima e di avere la coda di paglia dopo.
Non bastasse questo hanno di fatto esautorato il Parlamento, impedendogli, grazie ai loro ritardi nel confrontarsi e mediare con l’Europa, di discutere la manovra e votare gli emendamenti.
L’unica fortuna che hanno è che al loro popolo, che li vota a scatola chiusa, almeno per ora, non gliene frega niente della democrazia rappresentativa e delle sue regole, gli basta cacciare indietro i migranti, sparare ai ladri, costruire abusivamente, non pagare tasse e multe e magari lucrare denaro pubblico senza lavorare.
Ma se, come da Costituzione su cui ha giurato, il Parlamento rappresenta il popolo, che razza di avvocato del popolo è il mellifluo Conte, vera “facia de toea” di questo governo?
Se andiamo poi nel merito di questa manovra, non è che ci sia da stare allegri.
Enormemente ridimensionata rispetto alle promesse per allocchi della campagna elettorale (Vi ricordate? Flat tax al 15% per tutti, nessuno in Italia deve avere un reddito inferiore ai 780 euro mensili, abolizione immediata delle accise, espulsione di tutti i 600.000 immigrati irregolari, blocco dell’acquisto degli aerei militari F 35 e delle grandi opere…), la manovra è stata ulteriormente manomessa anche rispetto alle promesse fatte in questi primi 6 mesi di governo dai due imbonitori da mercato delle pulci che sono passati da un’esposizione di oggetti d’arte, promessa, a un mercato di quisquiglie, reale.
Infatti:
Sono stati tagliati molti miliardi destinati a Quota 100 e Reddito (e pensione) di cittadinanza, con la speranza che siano in pochi a chiederli (Pensa che aquile, fanno una legge sperando che non abbia successo!).
La pensione anticipata, generalizzata e non per chi si trova in situazioni particolari, viene finanziata in minima parte con il taglio alle pensioni d’oro (79 milioni nel 2019, che può anche andar bene), ma in grandissima parte (2.2 miliardi) con il blocco dell’adeguamento delle pensioni alla inflazione di tutti gli altri pensionati medi, annullando quanto previsto dalla finanziaria 2017 del tanto criticato governo PD.
La tanto declamata cancellazione della Fornero è risultata comunque un aborto, che rischia tuttavia di mettere in crisi i conti pensionistici italiani, messi in ordine faticosamente da Dini, Maroni e Monti.
E’ stata disinnescata la clausola di salvaguardia IVA di 12 milioni, per questa manovra, ma l’hanno irresponsabilmente spostata ad ipotecare le prossime due finanziarie, per un importo nettamente superiore ed insostenibile.
I pensionamenti anticipati, che, secondo loro, dovrebbero creare automaticamente, altrettanti posti di lavoro, soprattutto nella pubblica amministrazione centrale, sono contraddetti clamorosamente dal blocco per quasi tutto il 2019 delle assunzioni nella P.A. stessa. Questi nuovi “statisti” sono di fatto un po’ troppo schizofrenici!
Sono stati tagliati consistentemente gli investimenti a industria, scuola, università… con buona pace del tanto declamato carattere espansivo della manovra.
Viene confermata la sanatoria fiscale. Basta essere stati in difficoltà economiche. Bene, se non fosse che sappiamo tutti come non manchino, a molti italiani, risorse ed inventiva per dimostrarlo e continuare a gabbare, come sempre, lo Stato. In compenso, secondo l’ufficio di bilancio del Parlamento aumentano la pressione fiscale, in calo da 2 anni, di un 04%, dando inoltre ai Comuni la possibilità di tornare ad aumentare le tasse locali.
E’ stata prorogata per altri 15 anni, fregandosene dell’Europa, la messa al bando delle concessioni sulle spiagge italiane, dove è successo di tutto e dove le corporazioni dei vecchi concessionari lucrano guadagni alti e facili sul demanio pubblico e sulle tasche dei turisti, rendendo spesso problematico l’accesso libero alle spiagge.
A proposito poi di corporazioni e lobbies si continua, come del resto con i governi precedenti, a proteggere la potentissima categoria dei taxisti romani, intoccabile da decenni
E’ stata aumentata l’IRES al volontariato dal 12 al 24%, penalizzando chi aiuta i deboli e gli ultimi, proprio loro che hanno gridato la vittoria sulla povertà dai balconi di Piazza Venezia (pardon! mi sono confuso, per un attimo, con il balcone che ha visto altre mascelle ed altre prosopopee). Adesso, da perfetti incompetenti, si sono accorti di aver sbagliato e promettono di fare retromarcia, che sta diventando, appunto, la loro marcia preferita nel “cambio” che dicono di volere per l’Italia.
Colpiscono, tagliando i finanziamenti, l’editoria minore che contribuisce ad una responsabile libertà di stampa e di parola sul territorio nazionale, dopo averne goduto anche loro (La Lega Nord) per anni, con la Padania (TV), in nome della nuova (secondo loro) libertà comunicativa scalcinata ed imbecille dei social, in cui fanno passerella continuamente, perfino con la Nutella, che dovrebbero evitare, se non altro per il colore marroncino, associabile ad altri materiali, più di “scarico” che di “carico”.
Flat tax agli insegnanti per le ripetizioni. Questa sembra una barzelletta. Nessun insegnante, credo, le ha mai denunciate e probabilmente non le denuncerà neppure adesso. Tassa sul nulla, visto come vanno i controlli in Italia. Del resto perchè un insegnante dovrebbe farlo in questa Italia in cui ci sono tantissimi evasori seriali, gente che non paga le tasse o ne paga molto poche e, invece, si pensa di fare le pulci al guadagno supplettivo, e del tutto marginale, di una categoria professionale che le tasse le paga tutte alla fonte e che è sottopagata e frustrata, da decenni, da uno Stato che ha sempre trascurato, salvo poche eccezioni, la scuola e la cultura.
Potrei continuare, ma credo che quanto detto e quanto successo in questi ultimi giorni del 2018 in Parlamento sia sufficiente a farci capire che Matteo la ruspa e Giggino il mandolino, ben assistiti da Conte il bifronte, ci stanno portando indietro, sul piano economico, dei diritti civili, della tutela dei deboli e degli ultimi e perfino sul lavoro.
Ma che “cavolazzo” dico!
Così vuole il popolo, che è notoriamente informato, intelligente, culturalmente preparato, attento solo ai più sani valori etici, profondamente credente, interessato solo al bene comune, rispettoso delle leggi e delle regole statali, pronto e preciso nel pagare tasse e gabelle varie ecc. ecc.
In fondo è vero, forse io e quelli come me non facciamo parte di questo nuovo popolo, ormai siamo superati, gente d’altri tempi. Non c’è più niente da fare. Così va il mondo!
Magari è giusto e bene che sia così e che i nostri tre statisti stiano diventando i nuovi tre Re Magi, dispensatori di doni e di profumi.
Ma io “Timeo danaos ed dona ferentes” (“Temo i greci ed i doni che portano”, così si esprime Laocoonte, che invita i troiani a non introdurre in città il cavallo ingannatore, lasciato loro in dono dai greci in finta ritirata).
Speriamo comunque in un 2019 migliore e tanti auguri a tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la follia di leggermi.
Da “Sguardi dal Ponte” – Brugar (Bruno Garbuio)

Parlando di satira, di umorismo, di allegria e “divertissement” a Caerano, non si può far a meno di ricordare un grande personaggio, morto da poco, che forse non ha avuto in vita tutti i riconoscimenti professionali che meritava, anche per il suo carattere ruspante e bonario, poco incline al successo sbandierato, al business a tutti i costi, all’arrivismo sociale: Bruno Garbuio, in arte Brugar. Aveva il gusto della satira, ma è stato soprattutto un grande disegnatore, un caricaturista abile e spiritoso, che riusciva a far sgorgare dai tratti sapienti della sua penna figure straordinarie ed indimenticabili.
Di Bruno Garbuio ho già parlato a proposito di Carlo Rossi e della tradizione aviatoria caeranese. Conosciuto con il nome d’arte di Brugar, ha lavorato alla Lampugnani, dilettandosi nel frattempo a disegnare con salace e popolare umorismo.
Nel periodo di grande sviluppo industriale del nostro paese ha saputo inserirsi sapientemente nel settore pubblicitario, lavorando per la Munari, per Corradi e per la Diadora, per la quale avrebbe ispirato le due ali di aereo stilizzate presenti nel marchio.
Ha lavorato anche per la Benetton, per la quale mi raccontava di aver disegnato il primo marchio, per la sanRemo e per molte altre ditte ed aziende della zona.
Nella sua lunga carriera ha creato un sacco di manifesti per eventi culturali, artistici e ricreativi e, come nostro Forattini locale, ha partorito (metaforicamente) molti papiri spiritosi ed audaci, per festeggiare tanti neolaureati caeranesi, famosissime vignette sugli alpini, sulle partite del Montebelluna calcio, sull’origine del tutto improbabile, ma fantasiosa, dei nomi dei comuni della marca trevigiana e tantissime altre caricature divertenti ed argute, originali, con un segno abile e bonaccione, direi quasi tipicamente veneto, come appariva lui stesso.
Poco prima di morire ha avuto un riconoscimento ufficiale anche dai caeranesi, grazie ad una mostra retrospettiva delle sue creazioni a Villa Benzi, curata in particolare da Paolo Bernardi.
In quella occasione mi telefonò a casa per chiedermi un parere sulla stesura di locandine ed inviti. Andai nel suo studio, dove non avevo mai messo piede, e malgrado avesse già dei problemi alla vista, una menomazione per lui molto grave e sofferta, mi mostrò con orgoglio, tra ricordi, battute e racconti di galanterie, apprezzamenti su persone che aveva conosciuto, barzellette quasi sempre spinte e proverbi o detti popolari, la sua straordinaria collezione di bozzetti, di illustrazioni, di fotografie con le Frecce Tricolori o con alti “papaveri” dell’aviazione che lui frequentava, soprattutto ad Istrana.
Anche Bruno veniva dal Borgo di San Marco, dalle cosiddette Badoere, dove viveva prima che la sanRemo si ingrandisse, con la sorella Franca, una delle prime e storiche operaie della grande azienda tessile caeranese.
Vecchio Brugar, ogni tanto ti incontravo in edicola ed allora mi fermavi: “Vien qua ceo, a satu questa…” e mi raccontavi l’ultima facezia o qualche aneddoto della tua ricca ed anche un po’ spericolata esistenza.
Mi manchi, come cominciano a mancarmi sempre di più i caeranesi poco più anziani di me, che se ne vanno portandosi dietro pezzi della mia e della nostra storia ed anche una parte di cuore.
Non so cosa ne sarà della preziosa ed abbondante documentazione del suo lavoro, sicuramente la famiglia la conserverà con cura ed affetto, ma non sarebbe male se finalmente qualche seria amministrazione comunale caeranese acquisisse la consapevolezza che un sacco di materiale, di ogni tipo, che testimonia la nostra storia, giace sparso in municipio, in biblioteca, nelle case o nei
siti web ed andrebbe, grazie anche ai potenti sussidi digitali, multimediali e di archiviazione che esistono oggi, recuperato, ordinato e salvato dalla scomparsa, dai polverosi bauli delle soffitte, dai cassetti dimenticati, sottratto all’anonimato o alla solitaria fruizione di qualche meritevoleappassionato.
Il presepio
Da qualche tempo sto assistendo ad una serie di post sul presepio, oltre che sul crocefisso, a scuola: c’è chi dice che non si dovrebbe fare (pochissimi!), per rispetto di chi non è cristiano, e chi si scatena (moltissimi!) in anatemi anti-islamici ed anti-immigrati, invitandoli a tornare ai loro paesi.
Occorre dire, intanto, che i mussulmani riconoscono le figure di Cristo e di Maria come importanti, l’uno come profeta e l’altra come esempio di virtù, tanto che il Corano le cita ripetutamente. Gli ebrei, invece, non riconoscono Gesù nè come profeta nè come messia, per non parlare poi degli atei, i buddisti, gli induisti ecc.
Nessuno però se la prende con tutti questi, molti anche italiani, ma la canea si scatena contro gli immigrati mussulmani, perchè va di moda e c’è chi la alimenta in maniera bieca e strumentale, a soli fini elettorali, agitando presepio e crocefisso, in contrasto, ipocritamente, con i richiami e le esortazioni dello stesso papa alla misericordia e all’amore fraterno.
Ma i più non percepiscono nemmeno questa contraddizione e vanno in chiesa e a confessarsi beati e contenti, come se niente fosse.
A non volere i presepi non sono i mussulmani, ma sono degli italiani profondamente laici, che vorrebbero laico lo Stato e le sue istituzioni.
In parte hanno ragione perchè uno Stato, se non vogliamo essere uno Stato teocratico, in cui si confonde e si mescolano Religione e Stato, come succede in molti paesi mussulmani, dovrebbe essere laico, cioè rispettare tutti i diritti e tutte le religioni, essere più o meno come lo aveva prospettato Cavour durante il Risorgimento, con la famosa frase “Libera Chiesa in libero Stato”.
E quindi tenere separate nettamente le due “istituzioni”.
Purtroppo, per ragioni storiche ed opportunistiche, per gli atteggiamenti del papato, dopo la breccia di Porta Pia, per le convenienze di Mussolini a raggiungere un accordo con la Chiesa ed il mondo cattolico, per la nascita in Italia di un partito cattolico, la Democrazia Cristiana, che ha governato il paese per decenni, il disegno di Cavour è stato in buona parte disatteso e la religione cattolica ha ottenuto e mantenuto alcuni privilegi, a tutti noti ed evidenti.
Quei pochi che contestano i presepi hanno invece torto, almeno secondo me, per due motivi: il primo sta nella loro intransigenza, che non riconosce la forza e l’importanza delle abitudini e delle tradizioni, anche religiose, del nostro paese. A me capita, anche se non sono credente, di frequentare le chiese in occasione di funerali, matrimoni ecc., per rispetto e condivisione di eventi con una comunità che ha le sue tradizioni e credenze. Mi limito a presenziare e non mi sento nè incoerente nè sminuito.
Il secondo motivo è che, magari in attesa di un domani più laico, invece di togliere, bisognerebbe aggiungere, parlare delle diverse fedi ed opinioni, facendone conoscere i simboli ed i valori, con rispetto e senso di fratellanza (cosa che già fanno molti insegnanti di religione intelligenti), senza dare fiato a chi mescola continuamente, in maniera squallida, queste “regole” di buona convivenza con i problemi che un’immigrazione, se massiccia e mal regolata, può provocare.
Educazione civica secondo Salvini.
Salvini propone l’educazione civica a scuola, che c’è sempre stata, ma vuole la sua, a cominciare da una nuova Costituzione italiana.
Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Nuovo Art.1
L’Italia è una Repubblica sovranista, fondata sul motto: “Prima gli italiani”. La sovranità appartiene al popolo, cioè ai 60 milioni di italiani che mi hanno votato.
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Nuovo Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di chi mi ha votato, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove opera: ronde armate, sgombratori con le ruspe, gruppi di fabbricatori di fake news ecc. Richiede inoltre l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, nell’ordine, ai padani, agli italiani, ai cani e, se avanza qualcosa, agli altri.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E`compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà
e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Nuovo Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, con qualche distinzione di sesso (froci e trans…), di razza (tendenti al nero e nero intenso), di lingua (qui nessuna distinzione, anche perchè molti dei miei 60.000 elettori non conoscono neppure bene la lingua italiana, di religione (mussulmani, testimoni di Geova e cattolici che seguono il Papa), di opinioni politiche (i pidiotti), di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica fare sempre un’analisi costi-benefici prima di attenuare, non di rimuovere, gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (che va attentamente monitorato) e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese, in modo da convogliare il consenso verso i partiti migliori, che godono del consenso di 60 milioni di italiani ed hanno un solo capitano.
Da “Sguardi dal ponte”. Feste natalizie.
A dicembre arrivavano finalmente le sospirate e lunghe vacanze di Natale e Capodanno.
A quei tempi si respirava un’aria molto diversa da quella sprecona e commerciale che si respira ora, il sentimento religioso era più vero ed autentico e non si era presi e distratti, soprattutto, dai regali di Gesù Bambino.
Ci si accontentava di un pranzo diverso, succulento, del panettone rituale e, almeno a casa mia, del durissimo mandorlato bianco della ditta Granzotto di Cologna Veneta, che i rappresentanti di stoffe, fornitori del negozio di mio nonno, donavano ai miei, in quelle splendide scatole di latta bianche e blu, che non ho mai dimenticato.
Ancora oggi lo compero sempre, per il pranzo di Natale, anche se ormai devo mangiarlo con grande attenzione, per non demolire definitivamente i miei vecchi e logori denti.
Una volta erano importanti sia il presepio che l’albero di Natale.
A casa mia si facevano entrambi e nessuno allora li metteva in contrapposizione, come succede oggi, per assurde strumentalizzazioni politiche.
Era bello fare il presepio: raccogliere il muschio (lopa) nei prati, tracciare le stradine con i sassolini bianchi, creare qualche laghetto con gli specchi, qualche ruscello con la carta argentata, costruire la grotta con le pietre più grandi o con qualche tronco, collocare sullo sfondo un foglio di carta blu, stellata, ad immaginare il cielo, sistemare le statuine, che crescevano di numero ogni anno, ed infine posizionare il Bambinello nella culla e la stella cometa sopra la capanna.
Era altrettanto bello decorare l’albero di Natale: maneggiare delicatamente e collocare, distribuendoli equamente tra i rami, i fragilissimi e sfavillanti addobbi di vetro colorato, con la forma prevalente di pallina, ma anche di candela, di luna, di sole, di stella, di animale, ecc.
Sbucavano tra i fili argentati che facevamo scendere dall’alto, come le piccole lucette colorate, intermittenti, che partivano dalla filante punta, sempre di sottilissimo vetro, che non stava mai diritta.
Successivamente apparvero anche i pendagli di cioccolato, di diverse forme, vuoti all’interno e rivestiti di carta colorata, molto graditi perché si potevano staccare e mangiare uno dopo l’altro.
L’ultimo giorno dell’anno gli adulti ci sembravano tutti impazziti ed anche noi partecipavamo di riflesso all’attesa della fatidica mezzanotte, senza convinzione e pieni di sonno, aspettando il Capodanno per le mance rituali, che ci interessavano molto più della festa notturna.
Queste erano le nostre o le mie feste più sentite.
Erano tutte esperienze di vita semplice e di relazioni naturali e spontanee che l’età, il ricordo ed il confronto con le distorsioni odierne nei rapporti umani e con le moderne e tecnologiche abitudini ludiche dei nostri bambini rendono ancora più affascinanti e nostalgiche.
Il ministro in nero
Oggi, con la vicenda Di Maio, ministro del lavoro, nella cui azienda del padre, intestata successivamente alla moglie, impossibilitata a farlo perchè dipendente pubblico, e poi a Giggino stesso, per evitare di vedersi pignorare i beni a causa di una pendenza con Equitalia, si pagano, anche se lui dice “a sua insaputa”, come è tradizione consolidata tra i politici italiani colti con le mani nella marmellata, degli operai in nero, li si invita a non denunciare infortuni sul lavoro e dove lavora lui stesso in nero (qui non può dire a sua insaputa!) siamo arrivati alla solita farsa italica.
Basta che il padre, in diretta facebook, ben orchestrata dai guru mediatici dei 5 stelle, si assuma tutte le colpe e l’Italietta dei tanti evasori fiscali, dei tanti che danno o lavorano in nero, dei tanti furbetti dell’abusivismo (perchè ci sono in ballo, a casa di Giggino, anche alcuni immobili abusivi!) fa finta di niente, “tanto al sud è così e sarà sempre così”. E dagli ai tanti meridionali onesti, messi ancora una volta nel mucchio!
Viva allora la Lega “ex nord”, che accetta tali compagnie, e “bechi” tutti coloro che, invece di predicare l’onestà dalle piazze e dai balconi, la praticano giorno per giorno, senza bisogno di padri che li difendano. Ma “le colpe dei padri non devono ricadere sui figli”, peccato che per altri non sia stato così e siano stati massacrati per anni dalla propaganda falsa e “ghiliottinara” dei 5 stelle.
Perfino la bella stampa ed i focosi media stanno usando oggi un metro buonista: “Non si deve mescolare pubblico e privato”. Finalmente, ma lo dicono dopo aver linciato Berlusconi, per decenni, per le sue orgette private, dopo aver linciato la Boschi per essersi interessata di salvare non tanto suo padre, che non ne aveva bisogno, ma la banca del suo territorio, come avrebbero fatto uno Zaia o un Bitonci qualsiasi, se si fosse trattato di salvare dal fallimento le banche venete, dopo aver linciato Renzi per vicende riguardanti il padre o addirittura un cognato. Ora tutto va bene e le secchiate di feci utilizzate in passato dai 5 stelle nella loro propaganda politica vengono sminuite e sfumano in secondo piano, adesso che sono loro a risultarne le vittime.
E l’ipocrisia leghista si accoda, attenua, fa finta di niente, alla faccia del forcaiolo Salvini, dalla mascella ducesca che, da quando è diventato protagonista e salvatore della patria, ha mimetizzato dietro la barba. Non parliamo poi del mellifluo presidente del consiglio che, da buon avvocato del popolo, difende anche questa volta i mali atavici degli italiani (non di tutti ovviamente, ma di tanti) e si tiene ben stretto il suo mandante, quando in passato altri ministri si sono dimessi per molto meno.
L’albero di Natale e gli aiuti al bellunese
Leggo che l’amministrazione comunale di Caerano rinuncia quest’anno all’albero di Natale in piazza, per finanziare con il conseguente risparmio la ricostruzione nel Bellunese. Siamo passati dai fasti del suggestivo albero di Natale sul cedro secolare davanti alla chiesa a 4 pinetti insignificanti. Ora non credo che a un comune come Caerano manchi qualche centinaio di euro per il Bellunese, senza rinunciare all’albero di Natale. Perfino il comune di Roma, indebitato fino al collo, non rinuncia all’albero di Natale. Magari bastava anche che sindaco ed assessori rinunciassero per un mese a parte della loro indennità e l’albero di Natale era salvo!
Sempre a proposito del Bellunese, alla importante ed ammirevole cena solidale di sabato 1 dicembre, da Angelo Poloniato, organizzata meritevolmente dalla Pro Loco, c’è stata la notata e meno ammirevole assenza di qualsiasi rappresentante dell’amministrazione comunale caeranese. Motivazione ufficiale il fatto che non c’erano le condizioni di sicurezza e che il Comune non aveva dato, conseguentemente, il patrocinio.
In compenso c’è stata la comparsata della Lega con la presenza del presidente della provincia e del vecchio sindaco di Treviso Gobbo, che con la comunità di Caerano e con l’evento centravano poco o niente. Invitati o meno, loro c’erano, presumo e mi auguro in forma privata e non istituzionale, fregandosene comunque delle condizioni di sicurezza del capannone.
Credo che tra le due strade possibili, per quanto riguarda la nostra amministrazione comunale, quella di vietare la manifestazione, visto che, se non sbaglio, i sindaci hanno precisi poteri e responsabilità in termini di pubblica sicurezza dei cittadini, e quella di andarci in veste privata, con qualche rappresentante, per testimoniare almeno una qualche vicinanza e solidarietà all’iniziativa, pur senza patrocinio, si sia scelto una via un po’ pilatesca. Ti lascio fare, ma io non so niente.
Io non so, invece, se sia stata la scelta migliore!