Partenza per Tombouctou, attraverso il Sahara, 52 giorni di viaggio.

Questa è una foto emblematica dei contenuti di questa pagina del sito e del piacere del viaggio, della vacanza, anche dell’avventura, del desiderio di conoscere altri popoli ed altre culture, altri paesi dove si gioca il futuro del pianeta, di essere cittadini del mondo, evitando di rinchiuderci nel recinto del pregiudizio, della paura, della intolleranza ed in fondo della stupidità, come sta accadendo nell’Italia di questi tempi.    

Marco Polo (Marconato Poloni) 

Don Giorgio Morlin

 
Per ricordare Don Giorgio Morlin pubblico l’orazione funebre che ho tenuto in cimitero il giorno del suo funerale
Caro Don Giorgio
                        ti saluto prima di tutto come amico, per quell’amicizia sincera e profonda che abbiamo condiviso per una parte della nostra vita, fatta di comune passione per la storia di Caerano, per le vicende politiche di questa nostra Italia, per le valutazioni sul ruolo della Chiesa nella società italiana, per i valori etici e sociali che abbiamo ritenuto nostri.
Tu religioso, io laico, ci siamo incontrati sul terreno promiscuo della Fede e della Ragione, sulle orme di un teologo apprezzato da entrambi, come Vito Mancuso, ed anche di un frate messianico, come Davide Maria Turoldo, che tu hai conosciuto e di cui mi hai raccontato questo episodio, che ci fa capire a quale scuola sei stato educato.
Questo il racconto di Don Giorgio.
Mi ricorderò sempre la prima volta che ho incontrato Padre Davide Maria Turoldo assieme ad alcuni amici, attorno al 1968, nel suo eremo a Sotto il Monte. Io, un po’ intimidito, mi sono rivolto a lui con queste parole: Reverendo padre!” E lui, puntandomi il dito, mi rispose con determinazione: “Non chiamarmi reverendo! Solo tua madre è da riverire!“ Una semplice espressione verbale come grande lezione di vita che mi ha segnato nel profondo e guidato nel mio itinerario sacerdotale. –
Caro Don Giorgio, sei stato un prete coraggioso, come Davide Maria Turoldo, sei stato uno di quei sacerdoti e di quella Chiesa, chiamiamola pure militante, che si sono esposti sempre, che non hanno frequentato il limbo dell’indifferenza, del non schierarsi mai, spesso in contrasto con i tanti, anche tra il clero, che in passato sono stati perfino conniventi o complici con una classe dirigente italiana che spesso ha dato cattiva prova di se stessa, calpestando i valori politici, etici e sociali in cui credevi, in cui abbiamo creduto, sempre restando, per quanto ti riguarda, nell’ambito della tua profonda fede cristiana.
Hai avuto il coraggio di scrivere su diversi giornali e periodici cattolici le tue idee, le tue critiche, anche ad alcuni atteggiamenti del clero e delle gerarchie ecclesiastiche, sempre con passione e purezza di cuore. Me li mandavi in anteprima, questi articoli, non per farmi sapere che eri “bravo”, ma per instaurare con me un dialogo, un confronto ed una fruttuosa discussione. Ne hai pagato anche le conseguenze, finendo sui giornali locali e nazionali, come “Prete Rosso”, cosa che di questi tempi sembra perfino una barzelletta, e difatti ci scherzavamo su ed io ti prendevo anche in giro benevolmente.
Caro Giorgio, credimi, sei stato un grande prete ed un grande uomo! Uno dei pochi che mi hanno fatto sentire sfiorato dalla mano di Dio.
Ti saluto, poi, anche come rappresentante di questa amministrazione comunale e di tutti i cittadini caeranesi, nella tua veste di storico locale, delle nostre “microstorie”, come tu le definisci, nelle quali (sono parole tue) “…c’è una percezione soggettiva e coinvolgente dove emergono non i problemi generali ma i volti concreti degli uomini che hanno un nome ed un cognome; non l’analisi scientifica dello studioso ma l’emozione partecipante del protagonista; non le sedi ufficiali dove si firmano gli accordi politico-militari ma i luoghi umili del vivere quotidiano dove trovano spazio vitale i sentimenti positivi o negativi dell’uomo”.
Ecco allora i tuoi volti, le emozioni, i fatti quotidiani, le tue storie sull’eccidio della famiglia Stecca, sulle lettere ed i drammi dei soldati italiani in Russia, sulle vicende della Resistenza locale e della Brigata “Nuova Italia”, sulla storia della Chiesa caeranese e trevigiana e dei fratelli sacerdoti Camillo e Ferdinando Pasin.
Grazie per avermi avuto, per averci avuto tra i tuoi amici e siccome sei vissuto bene, senza pesi sulla coscienza, ti saluto come era solito fare Gianni Brera, grande giornalista italiano, con i suoi amici: “Ciao Giorgio, ti sia lieve la terra”.

Angelo Tetrini

Angelo Tetrini era nato a Dueville (VI) nel 1910 ed era rimasto orfano a 7 anni, in seguito alla morte del padre nel 1917 sull’altopiano di Asiago, durante la prima guerra mondiale.
Richiamato alle armi durante la seconda guerra mondiale, essendo orfano di guerra, non fu destinato al fronte, ma rimase in caserma a Padova, a riparare le calzature di soldati ed ufficiali, essendo calzolaio. Dopo l’armistizio del giorno 8 settembre 1943, i tedeschi, considerando traditori gli italiani, circondarono la sua caserma e deportarono tutti i soldati italiani catturati in Germania, dentro vagoni bestiame, per chiuderli nei campi di concentramento (lager) e farli lavorare nelle fabbriche tedesche.
Dalla Germania Angelo Tetrini non ritornò più.Un suo compaesano, compagno di prigionia, al rientro in Italia raccontò ai suoi famigliari come vivevano in quel lager e come era morto il povero Angelo.
Venivano svegliati ogni mattina alle 5.00 ed a piedi camminavano per 10 km fino ad una fabbrica di armi, dove restavano fino a sera. Tornavano in baracca alle ore 20.00 dove li aspettavano 50 gr di pane ed una scodella di brodaglia.
Per sopravvivere e riuscire a mangiare un po’ di più molti furono costretti a vendere orologi, catenine, penne ed altro ai custodi tedeschi e ad arraffare quello che riuscivano a trovare durante il cammino verso la fabbrica: scorze di patate, torzoli di verze ed altri avanzi.
Il lavoro era duro ed erano controllati da guardie senza scrupoli, che spesso li percuotevano col calcio del fucile.
Molti dimagrivano vistosamente e qualcuno arrivava a pesare anche solo 30 chili.
Quando gli americani cominciarono a bombardare la Germania, presero di mira anche la fabbrica dove lavorava Angelo e fu durante uno di questi bombardamenti che una trave gli cadde  addosso provocandone la morte. Fu sepolto in un cimitero di Amburgo.
Il figlio Adriano, dopo la fine della guerra, riuscì a rintracciare il luogo della sepoltura e chiese ripetutamente di poter portare la salma in Italia.
Si recò due volte in Germania per pregare davanti alla tomba del padre e solo alcuni anni fa ottenne il permesso di trasferire il corpo di suo padre da Amburgo al cimitero di Caerano.
Ma nel frattempo la moglie di Angelo era morta.
La Ditta tedesca incaricata di spedire il corpo di Angelo Tetrini e di altri soldati morti in Germania in Italia ebbe il cattivo gusto di collocarli dentro sei sacchi neri, simili a quelli delle immondizie, e dentro misere cassette di legno, neppure zincate, malgrado l’operazione sia costata ai familiari 500 euro.
Per fortuna, quando arrivò a Caerano la salma fu accolta anche dalle autorità municipali, per rendere onore ad un nostro concittadino tanto sfortunato.

Omaggio a Sergio Comunello

Nella seconda foto Sergio (secondo da sinistra) è con Zaffaina Callisto, Guido Badoer, Dea Rossi, Marconato Rodolfo, Turi Laura e Nedda
Nella terza foto Sergio (secondo da sinistra in alto) è con Bernardi Valerio, Don Camillo Pasin ed altri.
Questa mattina sono andato al funerale di Sergio Comunello. Sono entrato in chiesa con molto anticipo perché pensavo di non trovare posto. Sono invece rimasto sconcertato dal fatto che al funerale sia venuta poca gente, anche di Caerano. Non è che la qualità di un uomo si misuri dal numero di persone che partecipano alle sue esequie, ma certo mi pare grave e poco lodevole per il paese che un vecchio caeranese così importante ed anche generoso, per la donazione di un milione e mezzo di euro fatta al comune per la scuola elementare, sia stato dimenticato così in fretta.
Al di là delle inevitabili chiacchiere sulla loro fortuna, che di solito accompagnano tutti coloro che si sono arricchiti, i Comunello furono abili e coraggiosi imprenditori e seppero sfruttare perfettamente il nascente boom industriale ed economico degli anni 60, segnando nel bene e nel male lo sviluppo di Caerano. 
Lavoro e benessere, in cambio di un discutibile sviluppo urbanistico del paese, dovuto al fatto che la fame di abitazioni che la vertiginosa crescita della fabbrica comportava si scontrò con la scarsa disponibilità di aree edificabili, in quanto 2/3 dei terreni di Caerano erano proprietà dell’IRE ECA di Venezia. Per questo si costruirono molti condomini in centro al paese, dove c’erano le poche aree disponibili.
Brino e Sergio, i fratelli più importanti e noti dei Comunello, erano molto diversi tra loro. Dai miei ricordi, Brino era un bonaccione, non molto alto, tarchiato, meno dinamico, ma più diplomatico del fratello Sergio. 
Era un appassionato collezionista d’arte, in particolare di quadri, che m’incuriosivano molto quando andavo a casa sua, la moderna villa costruita negli anni 60 e demolita recentemente, a vedere Rin Tin Tin con suo figlio Adriano, davanti alla prima televisione privata che esistesse a Caerano.Brino lo ricordo volentieri, anche perché è stato lui a restaurare il vecchio e malandato capitello di San Marco, che ancora oggi caratterizza quello che resta del nostro vecchio borgo, dove è sorta la San Remo.
Sergio appariva più burbero e lontano, più pratico e sbrigativo. Ti dava veramente l’idea dell’imprenditore, dell’uomo d’affari, tutto preso dal suo lavoro e meno incline alle relazioni paesane. Quasi simbolicamente, visse per un po’ di tempo annidato nel lussuoso attico sopra il palazzo di vetro e dominante tutta Caerano. Probabilmente è stato la mente più lucida, il vero leader della famiglia che ha costruito la San Remo. Brino impersonava meglio l’idea dell’uomo ricco, a cui piaceva farsi vedere, trastullarsi in paese, apparire e mostrare i suoi successi. 
Sergio, più schivo ed appartato, vissuto più a lungo, rappresentava, visto anche il citato finanziamento destinato all’ampliamento della scuola elementare, l’ultimo vero legame con il paese dei Comunello, che si sono dispersi nella     provincia, ma il cui nome resterà nella nostra storia.
Ceduta la fabbrica, che ora giace come un Gulliver dormiente in centro a Caerano, in attesa di un improbabile ed incerto destino, Sergio si è dato all’agricoltura acquistando nel 1972, sulle dolci colline del Collio friulano, la tenuta di Ca’ Ronesca, con un’estensione di circa 100 ettari di terreno. 
Se Brino fu un abile “sarto”, Sergio fu più incline alla commercializzazione dei prodotti, oggi si direbbe al marketing, e seppe interpretare bene le esigenze del mercato, di una Paese in grande sviluppo e di una popolazione italiana che stava cambiando rapidamente usi e costumi. 
Si dice che fosse anche un “padrone” di allora, in un tempo in cui non esistevano i sindacati in fabbrica, i modi e tempi di lavoro erano pesanti e gli operai non avevano tutele, ma fosse anche vero, questo non giustifica, a mio modo di vedere, la scarsa partecipazione dei caeranesi al suo funerale. Un deferente saluto.

Marconato Roldo

Mio zio Roldo Marconato è morto recentemente, a 93 anni. Voglio ricordarlo come uno dei tanti IMI (Internati Militari Italiani) che, dopo l’8 settembre, furono caricati sui carri bestiame e trasportati nei campi di concentramento in Germania e in Polonia.
Non subirono il terribile destino degli ebrei, ma furono costretti a lavorare nelle fabbriche e nei cantieri delle citta polacche e tedesche, tra stenti e sofferenze che lasciarono segni indelebili nella loro vita successiva, dopo il ritorno in patria.
Chiamato in servizio a 19 anni, mentre studiava al Pio X di Treviso, fu fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’armistizio e deportato in Germania, anzi in Polonia, a Kustrin, dove gli inviati di Mussolini hanno subito cercato di convincerlo ad aderire alla Repubblica Sociale Italiana e a ritornare in patria. Ma lui fu tra i moltissimi che si rifiutarono: aderirono solo 7 internati su 500.
Costretto a lavori forzati e duri, arrivò a pesare 37 chili, tanto che dopo una visita medica, gli fu concessa una doppia razione del rancio.
Trasferito poi a Berlino visse il periodo dei bombardamenti della città, a sgomberare macerie, a costruire barricate in vista dell’imminente arrivo dei russi, che giunsero a liberare il suo campo il 23 aprile del 1945.
Costretto a peregrinare per la Germania e la Polonia, sotto la sorveglianza dei soldati russi e polacchi, cominciò il viaggio di ritorno solo ai primi di agosto e dopo un breve periodo di quarantena a Pescantina (VR) arrivò a Caerano il 14 ottobre del 1945.
Pesava 39 chili ed era talmente fiaccato anche moralmente da non essere più in grado di riprendere gli studi abbandonati due anni prima, adattandosi a lavorare nel negozio di tessuti e mercerie della famiglia.
Durante questa sua esperienza, lui che veniva da una famiglia benestante, conobbe fame ed umiliazioni, solitudine, nostalgia dei familiari lontani, degli amici e conoscenti, come scrive in una delle sue molte lettere che ha conservato e che costituiscono, insieme al suo prezioso diario, un documento di storia sofferta e vissuta, vera.
Era soprattutto amareggiato per aver dovuto abbandonare gli studi, per la gioventù interrotta e forse perduta per sempre, come scrive in un’altra sua lettera:
“Io non sarò più felice, mi hanno rovinato la carriera mentre già mi sorrideva la vita, venni così stroncato nei più begli anni, gli anni della gioventù”
Per anni non ne ha mai voluto parlare, nel tentativo di rimuovere quella dolorosa “avventura”, che nascondeva perfettamente dietro alla sua allegria ed alla sua voglia di reagire, di divertirsi, di riconquistare la vita.
Solo qualche anno fa ha fatto breccia in lui il bisogno di raccontare, di lasciare testimonianza, ed il suo diario è diventato un libro, intitolato: “Anch’io portavo il numero al collo 33496”.
Credo che da quelle sue pagine venga fuori una memoria dignitosa, di un uomo semplice e buono, che forse proprio l’esperienza vissuta ha reso sempre disponibile a attento alle sofferenze ed ai bisogni degli altri.
Questa almeno è l’immagine di cui godeva a Caerano.
Dopo il ritorno, per alcuni anni, gli ex internati, non hanno avuto grande considerazione in Italia, ma poi, grazie all’A.N.E.I., la loro associazione, non sono mancati i riconoscimenti, così anche Roldo ha ricevuto la Croce al merito di guerra (1966), il distintivo d’onore di Volontario della Libertà (1977), il diploma d’onore di combattente per la libertà d’Italia (1984) e da ultimo, il 27 gennaio 2009, giorno della memoria, la medaglia d’onore, che gli è stata consegnata al Palazzo dei Trecento a Treviso, dal prefetto.

Ines Rossi: vittima del Vajont

La tragedia della diga del Vajont è stato l’avvenimento più grande e tragico nella storia di Caerano. Colpisce il paese nel 1963. Muoiono in tutto 28 caeranesi, tra questi una persona che conoscevo bene, una del mio borgo, Ines Rossi, scomparsa insieme al marito Sergio Garbuio e al loro figlioletto Alessandro.
 Ines era vissuta accanto a casa mia, al Ponte di San Marco, e si è persa in quella terribile notte di acqua e di fango, di urla e di angoscia, di sordo rumore e di silenzio tombale.
Il suo corpo non è mai stato trovato ed identificato e la sua anima forse vaga ancora tra le acque del Piave o tra quelle del Brentella, che passa a pochi metri dalla sua casa natale, ancora oggi esistente ed abitata dal nipote Ernesto. 
“il sole straripa di un nuovo giorno e
i neri sacchi luccicano al riverbero
del primo raggio.
i corpi lavati dalla melma
inondano il cielo di azzurra quiete”
(Loretta Menegon)

Questione sanRemo

Manca solo un anno alla fine di questo quinquennio amministrativo e dopo il fallimento della Federazione dei 7 comuni del montebellunese, dalla quale Caerano è uscito ingloriosamente, si prospetta ormai impossibile, salvo sorprese finali, anche una soluzione per la riconversione dell’area sanRemo, 70.000 mq. di superficie che giacciono abbandonati ed inerti, in centro al paese.
Se ne parla ormai da 15 anni. Prima ha tentato Forza Caerano, che aveva raggiunto un preliminare di accordo con Inghirami, pronto per essere portato in Consiglio comunale, ma che il proprietario ha successivamente smentito in un’assemblea pubblica convocata dal nuovo sindaco Ceccato nella sala della Biblioteca (non ricordo la data, ma penso fossimo nel 2012 o 2013).
Il presunto accordo Inghirami-Forza Caerano prevedeva un rilevante intervento residenziale e commerciale nell’area, a beneficio del proprietario, una quota modesta di verde e parcheggi realmente pubblici ed una compensazione di 1.800.000 euro circa al Comune, utili per il progetto di una nuova scuola elementare che gli amministratori dell’epoca volevano costruire accanto alla scuola media, sotto la Pignera.
Di fronte ad una pioggia di mille firme raccolte dalle opposizioni, contrarie all’operazione, Forza Caerano fece marcia indietro.
Nel quinquennio successivo, 2009-2014, la questione fu presa in mano dal sindaco Ceccato, che si spese moltissimo, coinvolgendo docenti della Bocconi di Milano, per l’aspetto economico-finanziario, e successivamente, per un’eventuale interesse a insediarsi nell’area, esponenti del sistema produttivo locale e del mondo della formazione e dell’istruzione.
L’idea era buona, anche se il nuovo sindaco avrebbe fatto bene, magari, a coinvolgere anche il mondo della ri-progettazione urbanistica di aree simili, su cui si saranno esercitati sicuramente molti architetti italiani, in questi ultimi anni, visto il proliferare nei nostri territori di zone industriali in abbandono.
Il progetto di costruire un Polo della Formazione e dell’Agroalimentare, presentato a grandi linee nella campagna elettorale del 2014, ha portato alla vittoria Caerano2.com, con Ceccato tuttavia non più in pole-position e molto preso dalle vicende della Veneto Banca.
Malgrado questo Angelo Ceccato ha portato avanti la questione con intatta convinzione, coinvolgendo anche me, sia nei rapporti con l’Alberghiero di Castelfranco (che aveva predisposto un Progetto per spostare alcune attività a Caerano), sia con il CIMBA (Ente di formazione americano a livello universitario che porta in Italia ogni anno molti studenti e che attualmente è in affitto al Filippin di Paderno del Grappa), sia con lo IOV (Istituto Oncologico Veneto) e con alcuni industriali del settore agroalimentare e sportivo.
E’ riuscito anche a coinvolgere concretamente Inghirami, il quale ha accettato che si lavorasse su un’ipotesi di soluzione urbanistica abbozzata dall’architetto Muratori di Padova.
Ma il problema non è di facile soluzione, come dimostra lo stallo attuale, per diversi motivi:
– l’area ha un valore nominale di 20 milioni di euro, anche se in realtà ne vale ormai 6/7 o poco più ed il proprietario non intende probabilmente sottovalutarla in modo consistente;
– il CIMBA era interessato a costruire una sua sede, di cui ha pronto anche il progetto, su un’area di 20.000 mq. che il Comune avrebbe dovuto mettere a disposizione, previo accordo con Inghirami, e a condizione che intervenissero nell’area altri validi soggetti economici e/o dell’ambito scolastico e formativo;
– l’Alberghiero è stato sicuramente bloccato dal fatto che Castelfranco, a guida leghista, come Provincia e Regione, non intende certo rinunciare a mollare pezzi del prestigioso Istituto scolastico, malgrado i suoi alunni siano oggi distribuiti in molti edifici abbastanza malandati e mal distribuiti nel territorio;
– l’anno scorso poi, a complicare le cose, si è fatto avanti anche il Comune di Montebelluna, che ha ospitato alcune classi dell’Istituto, e quest’anno si è candidata anche Asolo, in concorrenza con la stessa Montebelluna.
Intanto il tempo è passato, l’amministrazione Mazzocato ha attraversato crisi e defezioni e si avvicina la fine del mandato.
Presumo quindi che sia molto difficile arrivare ad una soluzione finale.
A questo punto, chiunque si presenti e chiunque vinca le prossime elezioni si troverà ad affrontare il problema che, sicuramente, resta il principale nodo da sciogliere se si vuole che Caerano riprenda a vivere e possa riscattarsi dal suo “scombinato” sviluppo urbanistico che il passato, seppur “glorioso” e pieno di benefici economici, ci ha lasciato in eredità.

Centri commerciali

A Caerano stanno proliferando i centri commerciali. Alcuni cittadini mi hanno chiesto notizie sull’intervento che si sta realizzando lungo la strada per Castelfranco, in zona Tonello, a ridosso della grande rotonda di Via Montegrappa, dove esistono già problemi di traffico per gli accessi all’area della nuova farmacia.
La questione non è di poco conto, dato che sono previsti e possibili, a breve, altri insediamenti commerciali:
– nell’area a nord del supermercato IN’S, di proprietà dei Danieli (ex Diadora)
– nell’area della ex Distilleria Gallina
– nell’area Brollo, in centro, con progettato spostamento ed ampliamento dell’attuale supermercato
– al posto dell’ex Cinema, con progettato un rifacimento ed ampliamento dell’attuale negozio gestito da cinesi
Senza contare che altri insediamenti commerciali sono probabili, in futuro, nell’area sanRemo, nell’area Pozzobon prefabbricati e nell’area Lucchese.
Per capire cosa sta succedendo occorre risalire al P.A.T.I. (Piano Assetto Territorio Intercomunale), approvato al termine dell’amministrazione Velo.
Questo documento di progettazione a medio-lungo termine del territorio comunale prevedeva, nell’A.T.O. (Ambito Territoriale Omogeneo) 2.1 – Ambito insediativo a prevalente destinazione produttiva di Caerano Ovest (zona esistente da tempo ad ovest della strada per Castelfranco) – un carico insediativo aggiuntivo di 15.000 mq di produttivo e 15.000 mq di commerciale.
Questo ambito comprendeva già un’area commerciale, quella del IN’S, che oggi è in parte completata ed in gran parte da realizzare, a nord del supermercato (area Danieli, ex Diadora)
Il PATI prevedeva poi la possibilità di inserire, giustamente, pur di riconvertirle, analoghi interventi commerciali, oltre che produttivi e residenziali, nelle aree industriali da recuperare: sanRemo, Distilleria Gallina, Pozzobon Prefabbricati, Lucchese ecc. previo accordo con i proprietari.
L’amministrazione comunale successiva, sindaco Ceccato, doveva approvare il P.I. (Piano Interventi), con respiro a breve, passando dalle indicazioni di prospettiva alle realizzazioni prioritarie.
In questa fase si è scelto di non limitare gli interventi commerciali all’area a nord del supermercato IN’S, zona D3 commerciale e terziario di completamento, e di rendere possibile anche anche un nuovo intervento in area Tonello, compresa nell’ATO 2.1, indicandola come zona D4 commerciale e terziaria di espansione.
L’amministrazione Mazzocato, con una prima variante al P.I., ha concesso poi ai Danieli, proprietari dell’area a nord del IN’S, l’ampliamento della superficie commerciale da 1.500 a 2.500 mq. per rendere economicamente conveniente l’intervento. Ha in seguito definito, con altra variante, come aree a vocazione commerciale, residenziale e del terziario, non produttive, le aree Pozzobon, Lucchese, Gallina e Brollo, definite degradate. Per l’area SanRemo resta tutto da definire.
Infine si sono precisati con Gallina (ex Distilleria) i termini dell’accordo pubblico-privato per la costruzione nell’area di un centro commerciale (o supermercato), che sarà realizzato a breve, mentre sembrano sospesi, al momento, l’intervento nell’area Brollo, per problemi di viabilità in centro, e quello riguardante l’ex cinema.
Che dire? E’ un altro bel problema per Caerano, quello della scelta tra la speranza di un incerto beneficio economico, prodotto da questi nuovi insediamenti commerciali, e la difesa dei piccoli e medi commercianti locali, in difficoltà da tempo.
Ai posteri l’ardua sentenza!?

Controvento

Dopo 15 giorni di campagna elettorale, troppo indecente e pertanto troppo lunga, sono arrivato a questa conclusione.
Siccome voto ancora PD, malgrado Renzi e malgrado tutto, sono orgoglioso di perdere le prossime lezioni, come ormai appare scontato.
Macerata ha macerato le mie ultime illusioni di vivere in un paese normale e civile.
Piuttosto che vincere istigando ad improbabili ed impossibili muri o blocchi navali, al razzismo, all’odio politico, alla nostalgia del fascismo, all’evasione fiscale, al protezionismo economico…, solleticando la pancia e lisciando il pelo ad una maggioranza di italiani ammagliata da miliardari di ritorno, da comici di professione, da capipopolo che non hanno mai lavorato o amministrato neppure un condominio, oppure annebbiata da una congrega di “media distruttivi”, in parte perché finanziati o collusi con alcune parti politiche ed in parte perché abituati a criticare tutti, in primis i governi di turno, favorendo il populismo e l’antipolitica, è meglio perderle queste elezioni, restando ancorati ai propri ideali.
Siccome non possiamo rinunciare ai valori di una sinistra di governo, per correre dietro a tutte queste pulsioni demagogiche e “popolaresche”, amplificate da migliaia di cosidetti imbecilli del web, torniamo pure all’opposizione.
Meglio starci con Gentiloni, Padoan, Del Rio, Calenda, Franceschini, Orlando, Emiliano, Minniti…, anche con Renzi e Boschi, col PD insomma, che in questi cinque anni ha ottenuto diversi risultati positivi, che tutti potrebbero verificare se ci fosse ancora l’abitudine a documentarsi veramente, andando a leggersi i dati Istat o i 100 punti del programma elettorale del PD. Purtroppo non valgono i dati, i fatti, valgono e pagano elettoralmente i proclami, le invettive, le accuse infondate, le strumentalizzazioni, le criminalizzazioni delle persone e della politica.
Se poi, ai tanti che si lasciano abbindolare dal mito del cambiamento a prescindere, del nuovo salvatore della Patria con la bacchetta magica e le ricette facili, disconoscendo i miglioramenti lenti e progressivi, ma sicuri e continui di questo quinquennio a guida PD, si aggiungono i soloni della sinistra-sinistra, che di fronte all’incalzare devastante della deriva di destra sul problema dei migranti, attaccano Minniti e lo considerano responsabile di quello che succede in Libia e che hanno favorito e favoriscono con le loro scelte la sconfitta del PD e del centrosinistra, allora meglio passare all’opposizione, senza avere paura di essere minoranza.
Anzi, in questa fase, siamone pure orgogliosi, condividendo la seguente frase di Nanni Moretti:
“Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Anche in una società più decente di questa, mi sa che mi troverò a mio agio e d’accordo sempre con una minoranza”.
Quando poi ci ritroveremo al governo di questo paese chi modificherà le leggi civili recentemente approvate, chi tornerà a ribadire che “con la cultura non si mangia”, chi condonerà gli evasori fiscali e gli abusi edilizi, chi abbasserà le tasse ai ricchi (Flat tax), chi peggiorerà il tanto famigerato Jobs act… forse riprenderemo a costruire insieme un futuro civile e politico. Con quali prezzi da pagare, lo vedremo!
Hasta la vista siempre!

Il ducetto e la farsa del Partito di Renzi (PDR)

Polemiche a non finire, come sempre, a sinistra. Oggi sulla composizione delle liste.
Bersaglio principale il “ducetto” Renzi, l’uomo solo al comando, che tuttavia guida l’unico partito in cui si fanno i congressi, le primarie, le assemblee e direzioni nazionali e dove, soprattutto, ognuno o quasi fa quel che vuole e vota contro la maggioranza del suo partito, anche in occasione dei voti di fiducia ecc.
Molti di questi contestatori vengono o venivano dalla militanza o dall’appartenenza ideale al vecchio PCI dove nessuno fiatava e tutti votavano uniti e compatti, secondo i voleri dei vertici. Altrimenti fuori dalle palle, come i compagni del Manifesto!
Ai tempi del PCI e della DC contavano idee e programmi, gli uomini contavano molto poco, oggi è il contrario, prevalgono i personalismi e le “carriere”, per cui ad ogni giro di candidature si scatenano recriminazioni e ribellioni.
Anche ai tempi dell’Ulivo, dei DS ecc. ti capitava di avere candidati in Veneto Luigi Berlinguer o Rosy Bindi, che veneti non erano, ma allora andava bene. Adesso no!
Il bello poi è che:
–       mentre Salvini fa fuori Fava e tutti i componenti della opposizione interna, ma nessuno si scandalizza e i leghisti non si sognano di votare per altri
–       mentre Berlusconi carica quasi tutti i peggiori centristi, campioni di trasformismo ad ogni campagna elettorale, abilissimi nell’annusare dove tira il vento, e per prendere voti sfrutta perfino i cani, ma nessuno fiata o si ribella
–       mentre i 5 stelle fanno le parlamentarie, creando una ribellione in tutta Italia, in quanto molti candidati dei primi tempi del Movimento, fedeli al motto “uno vale uno”, non digeriscono il nuovo corso e vengono fatti fuori da un direttorio “privato” e da un capo, Di Maio, che arriva addirittura a porre il proprio nome nel simbolo come futuro Presidente, ma nessuno, tanto meno Travaglio o Scanzi, minaccia di togliere loro il sostegno ed il voto, a sinistra, nel mondo PD, dove si rispettano le minoranze, anche se rifiutando criteri da manuale Cencelli, si candidano Lorenzin e Casini, che almeno si sono dimostrati più coerenti di altri, avendo sostenuto i governi del PD, si cerca di garantire l’elezione della Boschi, con una scelta di dignità, dopo il linciaggio mediatico a cui è stata sottoposta, per colpe tutto sommato veniali, ci si scatena contro Renzi e si minaccia di non votare il Partito Democratico.
Da notare che il partito di Renzi, noto uomo solo al comando, è l’unico che non ha il nome del futuro Presidente nel simbolo, che è chiaramente una truffa, visto la legge elettorale. Ce l’hanno tutti, perfino Di Maio e Grasso, ma il ducetto è Renzi!
Bene, a questo punto, non vedo l’ora che vinca il centrodestra, come da previsione diffusa, date le divisioni a sinistra e la disaffezione di molti elettori.
Sicuramente Berlusconi e Salvini risolveranno i problemi degli insegnanti, facendo la riforma giusta, dopo 6 o 7 riforme tutte stroncate dai vari sindacati della scuola, riproponendoci la Gelmini, sicuramente approveranno lo Jus Soli, sicuramente faranno andare in pensione tutti a 60 anni, sicuramente faranno pagare le tasse ai ricchi e agli evasori con la Flat Tax, sicuramente toglieranno l’articolo 18 e creeranno un sacco di posti di lavoro, tutti a tempo indeterminato e molti più dei mille creati dal PD, sicuramente aumenteranno gli stipendi degli statali, vista la loro conclamata propensione per questi lavoratori pubblici ecc. ecc. ecc.
Finalmente avremo un’Italia migliore e ci libereremo di Renzi e di tutti i suoi difetti.
Avanti il nuovo! Berlusconi. Avanti i campioni della Patria, del Cristianesimo e della Famiglia! Salvini e Meloni. Oppure, in alternativa, avanti Di Maio e Grillo che garantiranno un salario sicuro a tutti, soprattutto al sud, dove infatti prenderanno un sacco di voti.
Siamo o non siamo il paese di Bengodi!