Passaggio a sinistra

Oggi sono nati a Roma i “liberi e uguali”, sponsorizzati abilmente dalla Camusso, che si è smarcata dagli altri sindacati e che ha indetto per ieri, non uno sciopero, come dovrebbe fare un normale sindacato, ma una manifestazione di supporto alla “nuova” sinistra, guarda caso di sabato.
Ho qualche dubbio sulla parola “uguali”, in quanto non vedo in cosa siano uguali D’Alema e Vendola, Bersani e Scotto, Grasso e Frattoianni, se non nell’odio viscerale nei confronti di Renzi e del PD, non più guidato dai compagni della vecchia Ditta.
Speriamo sulla parola “liberi”, non capisco da cosa, ma siccome tutti si dichiarano per la libertà, va sicuramente bene.
Chissà perché mi è tornato in mente Don Sturzo che, nel 1919, aveva lanciato il suo proclama di costruzione del Partito Popolare. Eccolo: « A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà ».
Dopo qualche anno è arrivato in Italia il Fascismo. Speriamo bene!
Grasso candidato premier è l’uomo che porterà i “liberi e uguali”, secondo loro, oltre il 10% dei consensi. Aveva un debito con Bersani il quale, per sedurre i 5 stelle, lo aveva collocato a presiedere il Senato, ed ora l’ha saldato. Alla fine è sempre una questione di poltrone!
Ammettiamo pure che prendano il 10% dei voti. Bene!
Ma i nuovi “liberi e uguali”, il cui scopo principale è quello di recuperare gli elettori di sinistra che non sono andati più a votare, delusi da Renzi, dovrebbero spiegarmi i motivi per cui sia valida, delle due ipotesi seguenti, la loro, ossia la seconda:
1)   Ci presentiamo da soli, altro da Renzi e dal PD, ma in coalizione, con un programma concordato che riveda la politica renziana di questi anni. Poi abbiamo qualche possibilità di realizzarla, in quanto il nostro 10% sommato ai voti del PD e degli altri alleati potrebbe farci superare il centrodestra.
2)   Rifiutiamo ogni confronto preelettorale ed alleanza e ci presentiamo da soli. Prendiamo il 10% e poi trattiamo col PD per un nuovo capo del governo ed un nuovo programma.
Bella ipotesi la seconda, se non fosse che intanto, secondo tutti i pronostici, avrebbe vinto il centrodestra, con un addio definitivo allo Jus Soli, alla legge sul Testamento Biologico, alla progressività del sistema fiscale, alla riforma del Jobs Act e della Buona Scuola, con un “salutare” ritorno ai bei tempi della Gelmini.
Ma i “liberi e uguali” sostengono che prenderebbero il 10% solo andando da soli.
Ho i miei dubbi che sarebbero tanto penalizzati dal voto, nel caso della prima ipotesi, e continuo a credere che, se non ci fossero in gioco altre questioni (rancore contro Renzi, rientro dalla ibernazione o rottamazione renziana, voglia di protagonismo, posti sicuri in parlamento ecc.), la strada della coalizione preelettorale sarebbe stata comunque la migliore e l’unica con qualche prospettiva futura per il centrosinistra, come hanno capito personaggi “nobili” senza più ambizioni di “carega”, come Veltroni e Prodi, o personaggi “costruttivi” come Pisapia e Bonino.
Ma forse i “liberi e uguali” pensano di poter fare da supporto ai cinque stelle, passando dallo storico e perfino penoso streaming di Bersani, per coinvolgerli,ad un ancora peggiore sostegno “servile” nei confronti di un gruppo di spocchiosi giovanotti, eterodiretti da un’azienda privata e che scambiano quattro consensi in rete con la democrazia. E’ vero che raccolgono tanti voti, e i voti vanno rispettati, ma la democrazia, se si sostiene con voti di rabbia, di mera contestazione, di antipolitica… oppure, come in altri casi, con voti clientelari o mafiosi, non è mai una buona democrazia e prima o dopo implode.
Per questo mi sento ancora una volta in sintonia con Scalfari: se costretto, col coltello alla gola, meglio un Berlusconi, depurato da Salvini, Meloni e Casa Pound, che Grillo.
Meglio un comico per caso, che un comico professionista!
Ma probabilmente tutti questi discorsi sono inutili e più prosaicamente e meschinamente i “liberi e uguali” hanno calcolato che tanto non vince nessuno e così si tornerà a votare. Tanto vale contarsi, come è stata spesso cattiva abitudine dei tanti partiti e partitini della sinistra-sinistra in Italia. Per gli ideali e i programmi, per cambiare il paese, c’è sempre tempo!
Hasta la vista siempre!

TIR e polveri sottili

A Caerano, come in molte altre zone della provincia di Treviso e della Pianura padana, sono rilevanti e preoccupanti le polveri sottili, malgrado alcuni interventi dell’amministrazione comunale volti a limitare i falò dell’Epifania ed i fuochi utilizzati per bruciare i residui delle potature di vigneti, giardini ecc.
Sembra che non sia estraneo a questo maggiore inquinamento il passaggio dei TIR attraverso il centro urbano e la provinciale Schiavonesca-Marosticana, tornato a livelli elevati, come denunciato da diversi cittadini, che lamentano il rumore e appunto il peggioramento della qualità dell’aria. L’amministrazione ha dato mandato all’ARPAV di monitorare questa nuova situazione, per verificare la connessione eventuale tra traffico dei camion diretti all’azienda di logistica, situata lungo “el stradon de Pase”, verso Montebelluna e aumento delle polveri sottili, al fine di poter presentare alla Provincia ed al Comune di Montebelluna una documentazione acclarata, utile a risolvere il problema, dirottando almeno parte del traffico nel territorio del comune limitrofo, dove è situata l’azienda in questione.
Un tentativo con Montebelluna è gia stato fatto ma, a dire dell’amministrazione comunale, il nostro vicino ha risposto “picche”. Non so se abbia influito anche il fatto che Caerano ha abbandonato la Federazione dei 7 comuni, certo che tutti si lavano la bocca sostenendo l’urgenza e la necessità di collaborazione tra comuni e poi questi sono i risultati.

Caerano annesso a Montebelluna?

Ho letto i risultati provvisori del sondaggio di Fabio Spadetto sulla pagina Facebook “Sei di Caerano se…”: “Dal punto di vista politico-amministrativo sareste disposti all’annessione di Caerano a Montebelluna?”
41 no 11 sì, come era ampiamente prevedibile. 
Ho apprezzato l’intervento di Andrea Bianchin, ma credo che il tema non sia e non debba essere quello dell’annessione. La strada giusta era quella della Federazione, portata avanti dalla passata amministrazione e dal sindaco Ceccato. Prevedeva: 
– che i Comuni di Montebelluna, Caerano di San Marco, Crocetta del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia, Trevignano e Volpago del Montello avviassero forme di condivisione o di unione dei servizi comunali, per rendere uniforme l’offerta degli stessi nel quadro di una visione omogenea dell’area montebellunese, sia per assicurare una migliore qualità della governance, sia per realizzare economie di scala che permettano di conservare una qualità accettabile dei servizi medesimi, in un momento storico nel quale l’operatività degli enti locali risulta compromessa dalla contrazione delle entrate correnti, sia proprie che trasferite; 
– obiettivi concreti in ordine alle infrastrutture comunali, al governo del territorio, ai Servizi Informativi Territoriali, alla gestione amministrativa (appalti di servizi, risorse umane, ecc.), al distretto di polizia locale, al coordinamento dei servizi sociali, alle attività produttive e al lavoro. In particolare:
• l’adozione di un unico Regolamento Edilizio Comunale, la condivisione delle linee urbanistiche fondamentali e di applicazione uniforme delle normative; 
• l’esercizio coordinato delle funzioni nel settore delle attività culturali e turistiche ecc.; 
• lo sviluppo dell’agricoltura, per quanto di competenza degli Enti; 
• l’esercizio coordinato delle funzioni relative ai Centri Elaborazioni Dati (CED) di ciascun Comune, creando un S.I.T., anche attinente le attività produttive ed un sito internet comunale condiviso tra tutti gli enti; 
• gli interventi comuni relativi alle infrastrutture presenti nei territori delle Amministrazioni interessate ed ai lavori pubblici; 
• l’esercizio coordinato delle funzioni relative al Servizio di Polizia Locale; 
• l’adozione di una contrattazione decentrata omogenea; 
• l’esercizio coordinato delle funzioni in materia di Protezione Civile; 
• un’azione comune e coordinata tra tutti gli Enti, volta al rilancio del distretto dello Sport System ed all’armonizzazione dei regolamenti attinenti le attività produttive; 
• l’adozione di iniziative organizzative coordinate sulla fiscalità locale; 
Purtroppo tutto questo è rimasto lettera morta, anche per colpa del comune di Caerano, dove alcuni funzionari continuano ad essere contrari ad ogni ipotesi del genere, ma dove le responsabilità sono soprattutto politiche, avendo deciso questa amministrazione, con il mio voto contrario (le cui motivazioni si possono trovare alla pagina “politica locale ”del mio sito personale “opinioni caeranesi.it”), di uscire dalla Federazione dei comuni del montebellunese, per aderire ad un’altra rete di 10 comuni, tra cui Castelfranco, Montebelluna ed Asolo, su tematiche diverse e per niente incompatibili. Tanto è vero che Montebelluna e Trevignano sono oggi presenti in entrambe le aggregazioni. Questa sembra a me la strada giusta, una federazione, non l’annessione, ma nemmeno la situazione attuale, soprattutto per un comune che ha il peggiore rapporto dipendenti comunali-cittadini della provincia di Treviso e forse d’Italia.

Viva la Sicilia!

Come previsto il PD ha subito in Sicilia una grande batosta, che proietta ombre di sconfitta anche sulle prossime elezioni politiche. Io speravo che vincessero i pentastellati, per vederli all’opera, come a Roma e Torino, in una realtà ancora più complessa, piena di sprechi, di privilegi ingiustificati della classe politica locale, di ataviche incrostazioni mafiose ecc.
Loro speravano di vincere, per ipotecare il governo nazionale, io per cominciare a vederli all’opera anche in una regione particolare e quindi a intraprendere la strada del loro declino.
In Italia, infatti, ed anche in Sicilia, per vedere il ridimensionamento di un partito basta solo farlo governare, perchè viviamo in un paese pieno di contraddizioni, di resistenze conservatrici, di lobby potenti ed intoccabili, di giornali e trasmissioni tv (salvo rare eccezioni) che sputtanano tutti e creano malcontento e rabbia tra i cittadini.
Un paese in cui tutti sono in guerra contro tutti e le opposizioni non svolgono un ruolo di controllo e proposta, ma quello della sistematica ed ossessiva delegittimazione di chi governa.
La gente ogni volta ci casca e anziché riflettere sui gravi problemi del paese e sulle colpe di molti italiani, in particolare di chi evade le tasse, alimenta il lavoro nero, vive nel pianeta della corruzione e della truffa, dell’abusivismo e dei privilegi, spera sempre nel nuovo salvatore della patria: Berlusconi, Prodi, Monti, Renzi, Grillo, Salvini e magari finiremo con Casa Pound.
Ma i siciliani non si sono fidati fino in fondo dei pentastellati. “Vuoi vedere che questi fanno sul serio? Meglio puntare su Berlusconi, che conosciamo già”.
Così ha vinto il centrodestra, che sa navigare benissimo tra le placide e gattopardesche acque della società siciliana, che attenuano e nascondono i problemi di sempre: illegalità mafiosa, abusivismo, clientelismo, scarso senso civico (basti pensare ai dati sulla raccolta differenziata), pretendere sempre tutto dallo stato ecc.
Anche le grandi qualità del popolo siciliano, in particolare l’accoglienza, devono essere state messe in crisi dal continuo arrivo dei profughi, un problema drammatico che i governi di centrosinistra e l’Europa non hanno saputo affrontare efficacemente.
In effetti, come in tutta Italia, ormai il consenso ruota soprattutto intorno a due temi: immigrazione e sicurezza, anche se molti, soprattutto a sinistra, continuano ad insistere su lavoro e povertà. Altri temi, del resto, a cui la sinistra tutta non sa più dare risposte, sia in Italia che in Europa, di fronte alla globalizzazione. 
Il terzo tema che farà stravincere la destra leghista nel Lombardo Veneto è quello dell’autonomia o addirittura delle nuove regioni a statuto speciale, abilmente alimentato da Zaia, proprio in funzione delle prossime elezioni nazionali.
Fa specie che la Sicilia, la più odiata delle regioni a statuto speciale italiane, si sia messa nelle mani di quel centrodestra che annovera tra i suoi componenti di spicco proprio Salvini, compare di Zaia che, se potesse e fosse sincero, la degraderebbe subito a regione a statuto ordinario.
Ma la storia si ripete ed anche ai tempi del primo centrodestra di Berlusconi, alleato al nord con Bossi ed al sud con Fini, la Sicilia votò in massa per loro.
Non so se a perderne saranno i siciliani o i veneti. Vedremo.
Quanto al PD, io credo che sia in un cul de sac, da una parte non può sacrificare Renzi, votato alle primarie da 2 milioni di persone, dall’altra non può certo allearsi con i bersaniani e la pletora di sinistri vari, che pretendono solo di fa fuori il suo segretario. Non ho mai visto, infatti, che delle forze politiche similari non si mettano d’accordo sui programmi e noi dell’arcipelago della sinistra ne abbiamo fatti di bellissimi, addirittura di centinaia di pagine, con Prodi, Bertinotti, socialisti, verdi di turno, comunisti nostalgici ecc.
Il problema è sempre stato dopo, quello di governare, ed oggi non cambierebbe la scena consueta degli scontri e delle spaccature fallimentari, una volta al governo, con i vari D’Alema, Bersani, Pisapia, Grasso, Scotto ecc.
Penso allora che Renzi debba andare alle prossime elezioni, restando segretario del partito e candidando qualcun altro a Presidente del Consiglio, allearsi con forze politiche non impostate sull’anti-renzismo, ed accettare serenamente di perdere. Tanto i pentastellati si sgonfieranno abbastanza presto, nell’impotenza dell’opposizione e dell’arrogante isolazionismo ed il centrodestra governerà per 5 anni risolvendo ben pochi problemi degli italiani.
Anche se oggi sembra più difficile, la storia politica italiana, in particolare della DC, ma anche del PCI, ha avuto leader che sono sopravvissuti per decenni, con luci e ombre, sconfitte e ritorni, ed alla fine sono rimasti nella nostra immaginazione come politici veri ed anche statisti, rispetto ai molti putinot o burattini di oggi, gonfiati da improvvisi ed imprevisti consensi elettorali e dalla pletora di talk show compiacenti e deleteri.
In fondo, secondo me, abbiamo quello che ci meritiamo. 
Mi dispiace soprattutto per il mondo della scuola, che ha tanto criticato Renzi e si ritroverà con la Gelmini.

L’illusione veneta

Il referendum di Luca Zaia ha avuto un successo innegabile.
Il quesito era il seguente: “Vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”
Credo che nessun veneto, tranne forse qualche incallito meridionale trapiantato, avrebbe potuto rispondere di NO.
Sarebbe stata la stessa cosa anche se Zaia avesse proposto i seguenti quesiti:
– Vuoi che ai veneti siano abbassate le tasse?
– Vuoi che ai veneti sia aumentata la busta paga?
– Vuoi che i veneti vadano in pensione a 50 anni?
– Vuoi che i veneti…
Per questo, se fossi andato alle urne, avrei votato SI, essendo anacronistico ed impossibile votare NO.
Ma non sono andato a votare, perché non avevo chiaro che tipo di autonomia volesse Zaia.
Dopo il risultato elettorale, Zaia ha comunicato che il vero obiettivo non è la maggiore autonomia del Veneto, ma la sua trasformazione in regione a statuto speciale e la trattenuta del 90% delle tasse in Veneto.
Adesso la richiesta di autonomia di Zaia mi è più chiara e svela la sua furbata: aggirare la bocciatura del referendum sul Veneto come sesta regione a statuto speciale, decisa qualche mese fa dalla Corte costituzionale, e l’impossibilità per legge di proporre referendum di natura fiscale.
In realtà abbiamo assistito ad un falso che, secondo me, crea illusioni pericolose per gli stessi veneti ed ulteriori motivi di confusione e conflitto ad uno stato italiano già molto stressato ed in profonda crisi.
Queste dichiarazioni ed intenzioni posteriori hanno marcato una prima grande differenza tra Veneto e Lombardia, che non chiede uno statuto speciale ed anzi chiede di trattare col governo insieme all’Emilia Romagna, che il referendum non l’ha fatto, considerandolo inutile, e che ha già iniziato da tempo le trattative con Roma.
Poi ho sentito Brunetta dire che Forza Italia proporrà lo stesso referendum in tutte le regioni e Salvini dichiarare che adesso tutte le regioni potranno fare altrettanto.
Che bello! Ma cosa significa?
– Che tutte le regioni tratteranno in loco il 90% delle risorse?
E l’Italia dove va, in malora?
– Significa che diventeranno tutte speciali, come vuole Zaia?
Ma allora, se tutte le regioni diventano speciali, non diventano anche tutte normali?
Non saremo quindi punto e a capo?
Oppure significa che tutte le regioni diventeranno, mano a mano che faranno i referendum, come propone Brunetta, totalmente autonome (incamerando le 23 nuove possibili deleghe), cioè di nuovo tutte uguali?
Oppure alcune diventeranno più autonome di altre?
In questo secondo caso, in base a quali criteri: geografici, economici, storici, demografici…?
Mi pare un bel casino!
Ma vediamo come siamo arrivati a questo. Attraverso quali illusioni, come mi appare anche questa, e attraverso quali colpe o responsabilità.
Quando circa 30 anni fa la Liga Veneta portò in primo piano il tema dell’identità veneta, che ebbe la sua più colorita espressione nell’assalto al campanile di San Marco, fu la Lega Lombarda di Bossi e Maroni a fagocitare il movimento veneto dentro la Lega Nord, in nome della Padania e del Federalismo, teorizzato per un certo periodo, seriamente, dal politologo Miglio, in costruttivo dialogo anche con Massimo Cacciari.
Poi il sogno federalista fu sostituito dalla Secessione, che aveva il suo rito annuale  nell’altrettanto colorita cerimonia dell’ampolla d’acqua sul Monviso.
Tuttavia, nei diversi anni di governo del centrodestra, la Lega Nord, che ne faceva parte integrante, ha praticamente “tradito” il suo elettorato, attuando ben poche politiche secessioniste o anche solo federaliste.
L’unica politica, se non federalista, almeno autonomistica, l’ha fatta il centrosinistra, con la riforma del titolo quinto del 2001, che permette ora a 3 regioni di aprire, seppur con approcci diversi, una trattativa con lo stato per aggiungere ampi margini di autonomia e di autogoverno locale.
Ma dal 2001 al 2017 il centrosinistra se n’è completamente dimenticato ed oggi ne paga puntualmente le conseguenze.
Negli ultimi anni, poi, la Lega Nord, con Salvini, ha addirittura liquidato Bossi, secessione e federalismo, qualificandosi come partito nazionale, per acquistare voti anche al centro-sud, puntando su altre parole d’ordine: no ai profughi e sicurezza “armata” dei cittadini.
Adesso si apre una fase nuova?
E’ spuntato Zaia, il nuovo illusionista, mettendo l’asticella oltre i limiti del possibile, creando aspettative ed illusioni, come quella di fare del Veneto la sesta regione a statuto speciale o di trattenere il 90% delle tasse.
Spero di sbagliarmi, ma credo che sarà un nuovo e deludente gioco di prestigio, destinato a naufragare per l’alleanza di Zaia e dei leghisti, a livello nazionale, con Forza Italia e Fratelli d’Italia, che pescano tanti voti al sud ed in Sicilia in particolare.
Io credo che, più realisticamente, si dovrebbe aprire un discorso diverso e serio, al di sopra delle parti, che ha poco a che fare con il referendum veneto-lombardo: portare avanti l’esigenza di una seria riforma costituzionale che preveda, tra l’altro, la messa in discussione dell’attuale sistema regionale, superando le regioni a statuto speciale, salvaguardando in altro modo le minoranze linguistiche, il principio di solidarietà tra regioni e la garanzia di un ruolo centrale dello stato su questioni d’interesse nazionale o internazionale.
Occorre rifondare questo stato, tornare alla creazione di un serio federalismo, costruito con spirito costituente, superando lo stato attuale di protagonismo, di disfattismo collettivo e di odio reciproco tra le forze politiche, che ha caratterizzato il fallito tentativo di riforma costituzionale di Renzi e tutta questa legislatura.
Secondo me la sinistra bersaniana, ma anche quella renziana hanno le loro grosse responsabilità nel non aver raccolto l’eredità del discorso federale risalente, come dicevo, a Miglio e Cacciari e lasciato cadere dalla Lega Nord, prima con la secessione e poi con Salvini.
Ora i nodi sono venuti al pettine e occorrono coraggio ed innovazione, per evitare il peggio.

Sì o no o… non so

Dopodomani si vota per l’autonomia. La cosa non mi appassiona, come non mi ha appassionato a suo tempo il referendum sulle trivelle, strumentalizzato ed inutile, di cui nessuno conserva un qualche ricordo, se non per continuare a criticare Renzi.
Allora non sono andato a votare ed ora probabilmente farò altrettanto, credo in compagnia di tantissimi che allora dissero peste e corna di chi non andava a votare, per evitare il quorum, ed ora evidentemente si sono ricreduti, dimostrandosi campioni di… coerenza.
Avrei potuto andare a votare SI per provare a vincere ogni tanto qualcosa, visto che noi a sinistra abbiamo perso ormai da tempo il gusto della vittoria e ci prepariamo, divisi come sempre, ad altre sconfitte. Ma sarebbe poco serio!
Avrei potuto votare SI perché l’esigenza di una maggiore autonomia appare sacrosanta, soprattutto se penso ai tanti privilegi delle regioni a statuto speciale e/o ai tanti sprechi di una regione come la Sicilia. E per questo non vado a votare NO.
Dovrebbero spiegarmi cosa centrano con le minoranze linguistiche da tutelare gli abitanti di Udine e Pordenone o quelli di Trento oppure cosa centra con il separatismo siciliano del dopoguerra la Sicilia di oggi. 
Un amico veneto mi ha detto: “ Magari ci fosse un nuovo separatismo siciliano. Voterei anch’io per l’indipendenza dell’isola, come in Catalogna”. 
Avrei potuto votare SI per veder realizzata la vecchia proposta del PCI, risalente agli anni 70, la quale prevedeva che il 75% delle imposte restasse agli enti locali.
Avrei potuto votare SI perché lo dice una parte del PD regionale, diversi suoi sindaci e qualche parlamentare, dando prova, come sempre ormai, di un partito in confusione, dove si urla alla dittatura del ducetto Renzi, ma dove ognuno fa quello che vuole.
Avrei potuto votare SI per depotenziare il previsto successo di Zaia e della Lega, come ho sentito sostenere, non banalmente, dalla Rubinato.
Poi mi sono chiesto: “Ma che autonomia vuole Zaia?” Non è che poi voglia rendere obbligatorio il dialetto veneto (quale?) a scuola o che pretenda, qualora lo stato dovesse promulgare leggi o costruire opere di interesse nazionale, in campo energetico, della conservazione ambientale, delle vie di comunicazione, della sicurezza nazionale e dei cittadini, della salute pubblica (vedi caso vaccini) ecc. di rifiutarne l’adozione o di evitarne la realizzazione?
Non sarebbe più giusto aprire un serio discorso di riforma costituzionale, che coinvolga tutte le forze politiche e tutte le regioni, per rivedere gli statuti di quelle speciali (come previsto dal referendum perso da Renzi) ed accorciare, se non eliminare del tutto, il divario tra di esse, salvaguardando solo le minoranze linguistiche e garantendo una indispensabile solidarietà nazionale? 
Mi sono interrogato per diversi giorni, poi ho saputo che anche i seguaci di Grillo e Casaleggio si sono schierati per il SI, ed allora non ho avuto più dubbi. 
Anche a questo referendum non andrò a votare.

Trasmissioni fasulle ed ebetudine di massa

Ieri sera, dopo un vigoroso doppio a tennis, per rilassarmi un poco, sbirciando tra i vari canali televisivi in cerca di qualcosa che valesse la pena guardare, ho incrociato Piazzapulita con Bersani e l’antipatico Giordano. In genere rifiuto ormai ogni talk show politico, ma ieri sera, incuriosito da Bersani, ho resistito qualche minuto. Ora mi chiedo: ma chi sono quei pochi spettatori che una volta applaudono Bersani e subito dopo applaudono anche Giordano, che dice esattamente il contrario? Ma che credibilità può avere una trasmissione del genere? Sono burattini o sono prezzolati? Probabilmente tutte e due le cose. Il guaio è che quelle trasmissioni sono tutte così, prefabbricate e false. Costruiscono la carriera dei loro conduttori sull’andare contro, sempre e a prescindere, invitando soprattutto i contrari di professione ed i professionisti delle chiacchiere. Sono premeditatamente tendenziose. Tutte distruttive e contro chi governa o detiene temporaneamente il potere. Il gioco è chiaro: adesso che comanda il PD chiamo uno del PD e quattro, cinque avversari che, quasi inevitabilmente, lo sommergono. Governassero Berlusconi o Grillo sarebbe la stessa cosa. Ma dicono che è il pluralismo, che bisogna dare spazio a tutte le opposizioni: azzurri, leghisti, grillini, fratelli d’Italia, secessionisti, sinistri ecc.
Bene, ma allora perché non chiamare, insieme a uno del PD, anche un alfaniano, un socialista, uno di scelta civica ecc. tutti membri della maggioranza, per essere veramente pari?
Purtroppo noi italiani, credo caso unico in Europa, siamo sommersi e succubi di questo giornalismo politico estremo e da strapazzo, scambiato per critica doverosa, che ormai ha superato, nell’invadenza e nel baruffamento, anche quello sportivo-calcistico, ed intanto tutto va in malora, con responsabilità sicuramente della casta politica, ma anche della casta dei giornalisti. Per favore, cambiamo canale!

Contrordine: siamo in commedia

Avete presente quelle vecchie comiche dove uno cerca di andarsene ed un altro lo trattiene per la giacca, poi gli scappa e lo riprende per i pantaloni, poi gli sfugge ancora e lo riaggancia per un piede…?
Dopo vari tentativi, sempre rintuzzati, questa volta l’assessore Paola Martinello aveva fatto sul serio ed aveva fatto protocollare una lettera di dimissioni a metà agosto. Ma non sia mai, così sono entrati in funzione i solerti pompieri di Caerano2.com che l’hanno convinta, ancora una volta,  a soprassedere, almeno fino al 31 dicembre prossimo, senza prendere atto, realisticamente, del fallimento del progetto politico-amministrativo originario e senza avere il coraggio di un vero chiarimento autocritico in seno alla squadra di Caerano2.com, che sopravvive faticosamente. Ci si nasconde dietro al “senso di responsabilità”, all’illusione ormai scontata della risoluzione della questione Sanremo, alla paura che arrivi un commissario, lasciando marcire una situazione che porterà inevitabilmente il centrosinistra alla sconfitta nel 2019, visto lo scontento diffuso in paese nei confronti di questa esperienza amministrativa e del modo apolitico, dirigistico e burocratico con cui viene guidata, senza spirito di squadra ed ormai senza più l’entusiasmo e la partecipazione di molti suoi sostenitori iniziali.
Rebus sic stantibus, ha senso restare in una barca in palese avaria?