Mauro Marconato
Quale futuro per Caerano
Meglio sardine che pecore
Una volta, nel mitico Bar Sport, ognuno diceva la sua, sia che si parlasse di calcio o di politica, magari stronzate, ma genuine ed autentiche, alimentate da qualche articolo di giornale o da qualche intervento televisivo. Oggi invece, che la discussione, soprattutto quella politica, ha varcato i confini del bar sotto casa e tutti si sentono liberi di esprimere le loro opinioni nei social, assistiamo al proliferare, non di un sacco di pareri, giudizi, pensieri originali, ma di un sacco di post replicati, altrui, creati dalle centrali politiche del fango, della rabbia e dell’odio, che ammaniscono polpette spesso avvelenate ad un gregge di pecore ammaestrate che seguono, muso contro culo, il grande capo di turno e le sue performance in facebook, che un giornalismo televisivo per niente coraggioso diffonde in maniera servile, senza un minimo e serio contradditorio. Ma mentre Berlusconi e Renzi sono stati torchiati come non mai, in passato, il nuovo “bullo” della politica italiana gode invece di una inspiegabile e sorprendente immunità. Qualcuno, poi, considera positivo questo irrompere dei social e delle loro nefandezze nel modo di fare politica e di procurarsi voti e confonde populismo con democrazia, ignoranza con informazione documentata e partecipata, consenso consapevole con pecorismo leaderistico. Per questo, da un po’ di tempo, mi stanno venendo molti dubbi sul concetto di democrazia, o meglio sulla brutta piega che questo nostro modello politico sta assumendo, degenerando e riproponendo schemi e situazioni che, per certi versi, ci portano indietro nel tempo, agli anni venti del secolo scorso, anticamera dei tempi bui successivi. Per questo, meglio sardine, libere e spontanee, che pecore eterodirette e controllate da cani pastori.
Decisionismo o declino?
Quattro questioni che parlano da sole: ILVA, MOSE, ALITALIA,TAV. L’Italia è il paese dove le grandi opere, ma anche molte piccole, si trascinano da anni senza soluzione. Se fossero state progettate in Cina o Arabia Saudita, solo per fare alcuni esempi, o anche in Danimarca o in Olanda, sarebbero state realizzate in pochissimo tempo. Ora che questo avvenga in paesi non democratici si può capire, del resto succedeva anche in Italia durante il Fascismo, ma non credo valga la pena barattare decisionismo con libertà politica, di pensiero, di stampa ecc. Tuttavia la rapidità di intervento e realizzazione avviene anche in paesi democratici ed allora perché in Italia questo non succede? Non è una questione di incapacità nazionale, oserei dire di indole o di “razza”, tanto è vero che in passato, in soli 8 anni, fu costruita l’Autostrada del Sole, 760 chilometri, che costò quasi 300 miliardi di lire e che fu consegnata, senza aumenti di prezzi, con tre mesi di anticipo. Unì l’Italia e divenne il simbolo del boom economico di quegli anni. Oggi, che succeda una cosa del genere è impensabile e le cause sono almeno quattro:
– la mancanza di governi autorevoli e coesi che possano contare su una maggioranza certa e su una durata quinquennale, in grado di “fregarsene” degli oppositori di turno, politici, corporativi e di mestiere, e del rischio di perdere voti;
– la presenza di mafie varie che si infiltrano nei grandi affari e nei cantieri, che hanno in mano interi territori e che lo Stato non vuole o non è in grado di contrastare decisamente;
– l’alto grado di corruzione della classe politica e la “furbizia” di molti imprenditori ed imprese che mirano quasi sempre, con sotterfugi e pretesti vari, o azioni corruttive, a sfruttare lo Stato ed a conseguire, attraverso aumenti spropositati dei costi, lauti profitti aziendali e personali;
– una magistratura caotica ed a volte anche politicizzata, una burocrazia farraginosa che allunga i tempi di ogni pratica e di ogni intervento, anche di quelli strategici per uno Stato.
In una situazione del genere occorrerebbero:
– una legge elettorale che dia un chiaro vincitore, singolo o di coalizione (visto che in Italia non sappiamo rinunciare ad una pletora di partiti e partitini), con una maggioranza certa, come oggi chiede Salvini, il quale, però, quando l’ha proposta Renzi, insieme al referendum, l’ha contrastata ferocemente, a testimonianza di quanto incoerente ed opportunista sia il “prode” capitano leghista;
– uno stato che combatta il fenomeno mafioso e quello corruttivo con strumenti adeguati, anche di emergenza, e con misure socio-economiche che riscattino profondamente i contesti dove la criminalità si annida e fa continuamente proseliti;
– una legislazione, codice degli appalti ed altro, che snellisca le procedure ed i tempi di progettazione ed esecuzione delle opere, dando fiducia a burocrati, professionisti ed imprese, ma che sia poi inflessibile nei confronti di chi sbaglia o truffa lo Stato, cioè tutti i cittadini, sui quali gravano per anni i costi degli sprechi, delle corrutele e delle lungaggini legate spesso a queste opere.
Questo approccio misto, di fiducia, di controllo rigoroso e di pagamento certo delle eventuali responsabilità, dovrebbe essere una costante e la stella polare di uno Stato serio se vuole risolvere i grandi problemi che in questi giorni sono all’attenzione di tutti, ma anche tanti altri, ad esempio l’atavica evasione fiscale, che oggi rendono debole economicamente ed inaffidabile il nostro bel paese.
Oltre a questo occorrerebbe che le forze politiche avessero rispetto reciproco, indipendentemente dai ruoli di maggioranza ed opposizione, e vocazione a lavorare insieme per il bene comune, almeno di fronte a problemi strategici, come questi citati, invece assistiamo quotidianamente ad accuse reciproche, alla cagnara mediatica, allo spettacolo rivoltante di politici che continuano imperterriti, anche in tragici momenti, la loro campagna elettorale permanente, mentre il paese, che tutti, nessuno escluso, governano o hanno governato per anni, al centro o in periferia, va a rotoli. Prima gli italiani, certo, ma povera Italia!
Donatori di sangue (politico)? Basta
Poco più di un mese fa pensavo che fosse giusto fare il governo giallorosso. Speravo che si facessero le cose seriamente. Invece Di Maio fa il Salvini del precedente governo, perdendo però voti invece di guadagnarli, e la sinistra con le ulteriori divisioni di Calenda e Renzi continua a farsi male. Allora ho cambiato idea. Per una volta vogliamo smetterla di fare i salvatori della Patria, quelli che mettono a posto i conti, i responsabili che poi la prendono sempre nel deretano? Allora lasciamoli governare, via subito, che si facciano loro la manovra, anche a costo di andare in esercizio provvisorio. Se sono così bravi, come dicono, ridurranno lo spread, abbasseranno le tasse, risolveranno il problema dell’evasione fiscale, elimineranno burocrazia e sprechi, fermeranno l’immigrazione, rilanceranno l’economia, elimineranno la povertà, rivolteranno lo Stato italiano con le autonomie regionali, metteranno in riga l’Europa ecc. e sarà un bene per gli italiani. Se non ci riusciranno peggio per i molti meridionali e per la grande maggioranza degli italiani che li votano. Perché dovremmo preoccuparci noi per loro, donando il nostro sangue politico invano, e fare la figura dei fessi? Ma ci rimettiamo anche noi che votiamo a sinistra! Certo, ma la deriva è tale che se, come successo con Berlusconi, non li “proviamo fino in fondo” non ce li leveremo di torno tanto facilmente. Le sparano talmente grosse che la rabbia che alimentano tra i cittadini li travolgerà solo se proveranno a governare e falliranno. Per quanto riguarda poi la sinistra o impara a parlare con una voce sola, almeno dentro il PD, come fanno Salvini e Meloni, oppure non tornerà a recuperare consensi. Ma non è democratico! Forse, ma il confine tra democrazia e confusione è impalpabile e oggi la confusione non paga. Ipse dixit.
DUP – Documento Unico Programmatico 2020-2022
L’art. 170 del TUEL, così come modificato dal D.Lgs. n. 126/2014, ha introdotto a partire dall’anno 2015
per gli enti locali non sperimentatori, l’obbligo di adozione del Documento Unico di Programmazione
(DUP), che ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa nonché presupposto
indispensabile per l’approvazione del bilancio di previsione. Si tratta di un documento di programmazione
che riveste un ruolo centrale nella gestione dell’ente locale, per il quale è prevista una specifica
tempistica di adozione.
Entro il 31 luglio di ciascun anno la Giunta presenta al Consiglio il DUP per le conseguenti deliberazioni,
tuttavia quest’anno la data del 31.07.2019 è stata posticipata a norma del Regolamento di contabilità in
vigore.
Entro il 15 novembre di ciascun anno, con lo schema di delibera del bilancio di previsione finanziario, la
Giunta presenta al Consiglio la nota di aggiornamento del DUP.
Per quanto riguarda la struttura ed il contenuto del DUP è lo stesso art. 170 TUEL che rinvia al principio
applicato della programmazione di cui all’allegato n. 4/1 del D.Lgs. n. 118/2011 e ne disciplina il
contenuto minimo.
Tuttavia la programmazione contenuta nel DUP non è cosa facile per innumerevoli motivazioni:
a. Incapacità dello stato centrale di organizzare un semplificato procedimento di assegnazione degli ex
trasferimenti erariali, ora confluiti nel Fondo di solidarietà, a cui si aggiunge un notevole ritardo nel
pagamento;
b. Normativa farraginosa e instabile per quanto riguarda la fiscalità locale;
c. Leggi di stabilità spesso restrittive;
d. Mancanza di chiarezza nel medio-lungo periodo nell’attribuzione delle risorse proprie all’Ente Locale, in
modo da rendere concreta ed effettiva l’autonomia finanziaria dei Comuni;
e. Difficoltà nell’assunzione del personale, soprattutto per la presenza di vincoli di bilancio che non
sempre differenziano i comuni grandi da quelli medi e piccoli;
f. Restrizioni contabili che rendono difficile la effettiva realizzazione delle opere pubbliche;
Comunque l’amministrazione comunale intende con determinazione rispettare il principio della
programmazione, più volte enfatizzato dalla riforma contabile introdotta dal D.Lgs. 118 del 2011, che si
concretizza in molteplici attività:
1. Programmazione triennale delle opere pubbliche;
2. Programmazione dei fabbisogni del personale;
3. Programmazione della politica Immobiliare sulle proprietà Comunali.Secondo la normativa vigente,
infatti, il Comune, con apposita delibera, individua con un elenco, i singoli immobili di proprietà, tra questi
devono essere evidenziati quelli non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali e quelli
suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Tale norma va letta con riferimento l’art. 58 del D.Lgs.
112/2008 che già prevedeva l’approvazione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio
pubblico;
4. Piano triennale di razionalizzazione e riqualificazione della spesa;
5. Programmazione degli acquisti di beni e servizi di importo superiore ad € 40.000,00;
6. Programma di prevenzione della corruzione e della trasparenza.
Il DUP dovrà anche essere rivisto in funzione della legge di stabilità che ogni anno viene approvata verso
fine dicembre e dalla quale deriva buona parte della politica tributaria del Comune.
IN ALLEGATO L’INTERO DOCUMENTO
Mercato in crisi
La Giunta Precoma vuole ridisegnare Caerano
Greta (gretina) Thunberg ed il Festival dei veri “cretini”
Oggi i giovani di molti paesi del mondo scendono nuovamente in piazza, ispirati da Greta Thunberg, la ragazzina svedese, per difendere il pianeta dai cambiamenti climatici, che stanno gradualmente, ma incessantemente, sciogliendo i ghiacciai, ingrandendo i deserti, facendo crescere gli oceani ecc. e per difendere l’ambiente da altri guasti umani (incendi in Amazzonia, inquinamento atmosferico e del suolo, plastica negli oceani ecc.).
Dovrebbe far piacere a tutti che molti giovani, invece di interessarsi solo ai concerti musicali, alle discoteche, per non parlare di alcool o droga, di essere schiavi dei cellulari e dei social network si impegnino a rivendicazioni serie che riguardano il loro futuro. Mi ricordo che quando ero un giovane liceale partecipai a delle manifestazioni contro gli esperimenti nucleari negli atolli del Pacifico. Mi sembrava una bella cosa e sono convinto che i giovani oggi facciano bene a scendere in piazza. Ma vedo che non tutti la pensano così e che in Facebok si è scatenato il Festival dei veri “cretini”. Ma chi sono questi veri “cretini”?
Alcuni sono persone a cui non interessa niente dell’ambiente e del futuro del pianeta, che pensa solo a divertirsi, a consumare e scialacquare, egoisti ed egocentrici, senza scienza e coscienza, altri invece, e purtroppo, sono persone anche sensibili e impegnate nella raccolta dei rifiuti, che amano boschi e natura, che curano il verde, che vogliono le piste ciclabili ecc. e che, quindi, dovrebbero apprezzare Greta ed i giovani che richiamano i potenti della Terra a cambiare le loro politiche. Invece no. Quello che mi sorprende negativamente, e che mi schifa, è che entrambi questi soggetti, che dovrebbero essere ed agire diversamente, si muovono all’unisono. Sono quasi tutti leghisti o meloniani o simpatizzanti tali e quindi, basta che Salvini critichi Greta, con l’appoggio dei suoi sodali e sponsor giornalistici di bassa lega, il ghignoso Belpietro ed il bavoso Feltri, che subito si scatenano come burattini teleguidati a criticare la ragazza svedese, a considerarla viziata ed arrivista, a capo di un complotto mondiale, manovrata e strumentalizzata e, peggio di tutto, a fare indecenti confronti con i bambini denutriti dell’Africa, con quelli massacrati dalle guerre e via discorrendo, in un macabro gioco benaltrista. C’è un problema? Sì, ma ce ne sono anche altri, più o meno gravi, e così, spostando sempre il gioco altrove, non se ne risolve neanche uno dei tanti problemi del mondo. In genere, poi, sono problemi completamente diversi; quello posto da Greta, è di tipo ambientale, mentre quelli della fame, della povertà o delle guerre… sono problemi di giustizia sociale o di interessi vari, nazionalistici, di potere ecc. Sono causati, tra l’altro, tutti, dal sistema economico imperante, fondato sul profitto e sulle disuguaglianze economiche, che però a questi critici salviniani o meloniani va benissimo, ci vivono e ci sguazzano dentro. Ma c’è di più perchè, almeno in Italia, i problemi ambientali e di giustizia sociale si potrebbero risolvere, in gran parte, recuperando le risorse dell’evasione fiscale, ma questi soggetti, criticoni di Greta e dei suoi giovani seguaci, sono in genere quelli più restii a qualsiasi sistema di controllo di certi redditi e profitti ed appoggiano partiti, come la Lega, che largheggiano in condoni ed agevolazioni varie, proteggendo di fatto chi sottrae risorse allo Stato, additato sempre come ladrone, come oppressore, come un’entità nemica del cosiddetto popolo. Ora giocando sempre sul nome di Greta, subito deformato in “gretina” dagli avvoltoi dei giornali di destra, è più “cretina” Greta o quelli che la criticano per menefreghismo o per succube “pronismo” politico? Io non ho dubbi.
Viaggio nel Sulcis (Sardegna) – 11/18 maggio 2019
tadina: una cooperativa costituita dai proprietari di tutte le case in abbandono e da altri soggetti pubblici e privati, che procede al restauro delle abitazioni per poi darle in concessione a persone che vogliano stabilirsi o soggiornare a Fluminimaggiore, con agevolazioni di affitto e fiscali.
Siccome il paese si trova a 20 minuti dallo splendido mare della zona, il progetto sembra destinato a funzionare.
Il giorno dopo, malgrado il tempo problematico, con vento e pioggia, siamo partiti per visitare l’area archeologica di Antas, un sito interessante che comprende i resti di un antico villaggio e di una necropoli nuragica, quelli di un santuario punico ed infine le residue colonne del tempio romano, inserito in un contesto suggestivo, tra verdi selvatici e pecore al pascolo.
Per il pranzo siamo saliti faticosamente, lungo una strada impervia e tra boschi di splendidi sughereti, fino alle sorgenti di Pubusinu dove abbiamo pranzato, fino alle 4 del pomeriggio, in un agriturismo eremitale, gestito con i genitori da un giovane appassionato della tradizione culinaria sarda e di prodotti genuini, che abbiamo introitato in abbondanza, incerti tra il giusto desiderio di non tralasciare gusti e sapori in buona parte inediti e la preoccupazione per la cena serale che ci attendeva, dopo poche ore, altrettanto sostanziosa e promettente.
Nelle ore restanti del pomeriggio abbiamo visitato il sito minerario di Su Zrufuru, in faticosa fase di restauro, dove comunque resiste all’ingratitudine del tempo un generatore di corrente idroelettrico, connesso alla fonte di Pubusinus, il primo in Sardegna, risalente al 1985. Questa importante miniera, scoperta nel 1889, era stata data in concessione prima ad una società inglese la Victoria Mining Limited Company e poi alla Pertusola Mining Ldt, che la portarono all’avanguardia tra le miniere dell’epoca, dotandola anche di laveria con impianto di flottazione, rete ferroviaria e teleferica.
Ebbe vita alterna fino alla sua definitiva chiusura nel 1993.
Terminata la visita, tanto per restare in tema di vita sotterranea, ci siamo calati nelle grotte di Su Mannau. Un festival di trine e merletti carsici, con sfumature di verde, di rosso e di bianco, filtrate da magiche acque penetranti la generosa roccia, stalattiti e stalagmiti dalle forme sempre originali, che solo una millenaria natura riesce a creare.
Il secondo giorno siamo partiti per Buggerru, una cittadina sul mare, con scarse tracce del fiorente periodo minerario, dove abbiamo visitato la Galleria Henry, entrando questa volta nel ventre della terra, nelle gallerie scavate con tanta fatica dai minatori sardi ed italiani, percorse in parte con il vecchio trenino ed in parte a piedi, sfociando ogni tanto alla luce di un’alta scogliera di picchi e di rocce colorate, sferzate da un mare burrascoso, ad osservare i voli radenti dei gabbiani maschi e le pacifiche cove delle femmine, in mezzo ai fiori primaverili arrocati sulle scoscese pareti costiere.
Dopo un lauto pranzo a Portixeddu, da zi’ Maria, ci siamo goduti il mare di questa parte della Sardegna, prima a Cala Domestica, un antico centro d’imbarco dei minerali estratti dalle miniere locali, e poi a Capo Pecora, esposti, soprattutto quest’ultimo sito, alla violenza del maestrale, con flutti ricorrenti e spumeggianti, che l’opposizione di rocce solide e scure scagliavano in alto, a perdersi nel vorticoso vento occidentale.
Conclusione della giornata nella splendida casa del nostro amico Carlo, situata in una altura impervia prospiciente il lontano mare, circondata da una natura ancora incontaminata e solitaria, dove abbiamo festeggiato l’ospite con un brindisi solidale, ovviamente a sue spese.
Il quarto giorno abbiamo visitato l’area archeo-industriale delle miniere di Ingurtosu, partendo dalla chiesa di Santa Barbara, dai resti del villaggio operaio, nel quale la lungimirante società mineraria, la Pertusola, aveva costruito luoghi di svago e ritrovo, scuole e presidio medico, attenuando con slancio illuminato il duro lavoro e lo sfruttamento delle maestranze: uomini, donne e a volte anche bambini. Ammirato il palazzo Bornemann, sede della direzione, con bifore neogotiche e dopo una sosta al Pozzo Gal, dove sono conservati le gabbie, le torri ed i meccanismi giganteschi di discesa e risalita nei pozzi minerari, ed alcune foto ai resti della imponente Laveria Brassey, del 1900, intitolata al presidente della società, dove lavoravano circa 100 persone, soprattutto donne, che trattavano quasi 500 tonnellate al giorno di minerali di piombo e zinco, siamo scesi al mare, al deserto sabbioso di Piscinas, suggestiva e vecchia stazione di imbarco dei minerali, in un territorio di dune costiere tra i più belli d’Italia, dove la tortuosa e resistente macchia mediterranea sfida le vorticose sabbie sollevate dal maestrale.
Qui abbiamo pranzato in un ristorante di grande fascino, ricavato nella vecchia stazione ferroviaria dalla quale venivano imbarcati sulle bilancelle, un tipo particolare di imbarcazioni, i minerali diretti a Carloforte e poi in Nord Italia o in Francia.
Dopo pranzo, ci siamo rilassati al primo fresco sole di un insolito maggio.
Il quinto giorno abbiamo salutato Fluminimaggiore e ci siamo diretti a Carbonia, dove ci aspettava una visita alle gallerie della Miniera di Monte Sinni, da cui si estraeva un tempo il carbone, che ha dato il nome alla città. Finora avevamo visitato solo miniere da cui venivano estratti soprattutto zinco e piombo e quindi questa ultima immersione nel mondo minerario della Sardegna meridionale ci permetteva di completare il viaggio e la conoscenza di un passato, non troppo lontano, di lavoro e di vita duri e spesso disumani, dove lo sfruttamento delle persone si mescolava sorprendentemente, come abbiamo visto, ad innovazioni tecnologiche d’avanguardia che la ricerca sempre maggiore del profitto e la concorrenza spingevano a sperimentare ed a realizzare, in un contesto quasi immobile, nel tempo, di miserie e sofferenze umane.
Ma tutto ha una fine. Quando le società minerarie, francesi, belghe, inglesi e tedesche, hanno cominciato a capire che, a causa dei primi e sacrosanti scioperi dei minatori e di nuove frontiere internazionali di approviggionamento e lavorazione dei minerali, il businnes delle miniere sarde stava tramontando, si affrettarono a cedere le loro concessioni, il destino di questo mondo era segnato e lo stesso intervento della Regione Sardegna, che aveva puntato su un salvifico processo di regionalizzazione, non ha prodotto risultati e le miniere nel giro di pochi anni sono state tutte chiuse.
Oggi appare tutto come un grande cimitero della memoria, in superficie ruderi di villaggi e di case di tecnici e direttori, laverie e stazioni marittime, nel ventre della terra infinite gallerie perse nel tempo e solo in minima parte accessibili ad un turismo di nicchia, che ci è parso più europeo che italiano, percorsi sotterranei attraverso cui quella terra gloriosa di fatiche e di morti, di sudori e di sofferenze respira ancora il suo alito di vita.
A mezzogiorno abbiamo pranzato a Carignano del Sulcis, nella Cantina Santadi, una delle più prestigiose di Sardegna, dove ci hanno servito un porceddu squisito, salumi e formaggi locali, accompagnati da ottimi vini, come il Terre brune, il Rocca rubra ed altri. Alla sera, forse per la prima volta, una cena frugale, da hotel, in chiara controtendenza rispetto alle nostre abitudini slowfoodiane e alle precedenti abbuffate di grande spessore culinario.
I due ultimi giorni li abbiamo trascorsi a Cagliari, dove siamo giunti dopo una sosta nel magico insediamento archeologico di Nola. Cagliari è stata una sorpresa, con i suoi stagni abitati da agili ed eleganti fenicotteri rosa, con la sua aria di porto marino, con i suoi palazzi ottocenteschi schierati sul mare, con le sue accoglienti vie e piazze del centro storico, con il suo castello abbarbicato tra i gabbiani in volo, con il suo prezioso museo, dove vale assolutamente la pena di vedere i giganti nuragici ed i bronzetti, che testimoniano ancora una volta l’arte creativa dell’uomo, in ogni epoca storica.
In città abbiamo mangiato in tre locali suggestivi.
Il primo è stato l’ex Convento di San Giuseppe dove la cena, non eccezionale, è stata compensata dal contesto architettonico straordinario e dall’accompagnamento musicale delle launeddas, strumento antichissimo e identitario dell’isola. Il secondo è stato il Pintaderas, dove abbiamo assaporato forse il migliore porceddu del viaggio ed ottimi formaggi. Il terzo infine è stato l’osteria Su Tzilleri e su Doge, ai bastioni, dove siamo arrivati gastronomicamente esausti e dove le ottime ed abbondanti portate sono diventate un mix serale di tentazioni all’assaggio di tutto, di mugugni di gusto, di sospiri di soddisfazione, di grugniti di sazietà, conditi dalla speranza che una lunga e fresca camminata verso l’albergo ci assicurasse una giusta ed auspicata digestione.
L’ultima mattinata è scivolata via lentamente, in pieno relax per le suggestive strade del capoluogo sardo.
Sulcis
Terra di rocce scure
antiche eredi
di sussulti epocali
scavata un tempo
da tetre miniere
antri infernali
di soffocanti polveri
e stenti disumani
in un mondo martoriato
da avidi attori
di progresso e miserie
di vita e di morte
Mare ventoso
sparso di squarci turchesi
incontro a sabbie brune
spinte su macchie mediterranee
a invadere dunosi declivi
Salvifiche torri
erte su speroni protesi
sopra acque perenni
ove albergano bianchi gabbiani
a covare il loro futuro.
Pecore brade
a brucare aromi erbosi
su resti di nuragiche pietre
e orme di popoli invasori
di lontane genti marinare
ansiose di spazi ignoti
e di altre culture
Gente temprata
da storiche sofferenze
di migrazioni pastorali
e di fatiche agresti
orgogliosa di separatezza
e di storia vera
vissuta e narrata
con umile ardore
che avverti profonda e radicata
nelle sacre sue tradizioni
Alimenti dai cento sapori
di esperienza e passione
che profumano ancora
di campagna e di ovili
e di atavici sudori
cibi autoctoni e generosi
nei loro tanti odori
di vita trascorsa e presente
offerti in deschi domestici
restii a inospitali rifiuti
Terra agra
dove il sogno inquieto
di un dovuto riscatto
insegue simboli crociati
nostalgie di vinte battaglie
su mori invasori
scelti a glorioso vessillo
per un nuovo domani.