I risparmi delle Unioni di Comuni (da lavoce.it)

(Massimiliano Ferraresi, Giuseppe Migali e Leoncio Rizzo -23.01.2018)
L’unione di comuni -che non è la fusione- porta significativi risparmi di spesa, che potrebbero essere utilizzati per diminuire la pressione fiscale locale o per sopperire ai tagli di trasferimenti dal centro.
Quanto si risparmia?
Per rispondere alla domanda ricorriamo ai risultati emersi da un recente lavoro in cui abbiamo analizzato l’effetto “unione” sui comportamenti di spesa dei singoli comuni della regione Emilia Romagna per il periodo 2001-2011. Nel periodo 2001-2011 (figura 1) i comuni dell’Emilia Romagna che stipulano convenzioni di unioni crescono notevolmente. Nel 2001, infatti, c’era solamente un’unione che interessava 9 comuni (2,5 per cento dei comuni); nel 2011, invece, se ne registrano 31 che coinvolgono 160 comuni (circa il 50 per cento dei comuni).
Figura 1 – Evoluzione del numero di comuni in unione nel periodo 2001-2011
Nel periodo 2001-2011 la spesa corrente totale pro-capite dei comuni non in unione è sempre maggiore della spesa corrente totale pro-capite di quelli in unione e la differenza è più marcata a partire dal 2008 (figura 2), quando cioè il numero di comuni in unione raddoppia.
Figura 2 – Evoluzione della spesa pro-capite (log) tra comuni in unione e comune non in unione 
L’indagine ha dimostrato che essere membro dell’unione fa diminuire le spese del 4 per cento, che significa un risparmio di oltre 50 milioni di euro; per i comuni interessati corrisponde in aggregato al 69 per cento dell’addizionale comunale Irpef. Inoltre, l’effetto non è uniforme nel tempo, ma aumenta fino all’ottavo anno dall’entrata in unione. L’impatto sul risparmio non è quindi immediato, ma dipende dal tempo necessario a realizzare i dovuti cambi organizzativi e strutturali. Non sembra esserci poi nessuna relazione tra il risparmio conseguito e la grandezza dell’unione in termini di comuni aderenti. Infine, il risparmio di spesa non sembra essere associato a una diminuzione della qualità del servizio pubblico….
L’unione di comuni … porta dunque significativi risparmi di spesa, che potrebbero essere utilizzati per diminuire la pressione fiscale locale o per reagire ai tagli di trasferimenti dal centro.
PECCATO CHE CAERANO, INVECE DI CREDERCI E DI OPERARE PERCHE’ ANDASSE AVANTI, ABBIA ABBANDONATO LA FEDERAZIONE DEI 7 COMUNI DEL MONTEBELLUNESE!

Dimissioni da consigliere comunale

In data odierna, dopo aver dato 2 anni fa le dimissioni da vicesindaco e dalla giunta, ho notificato le mie dimissioni anche da consigliere comunale, marcando il mio dissenso per il modo in cui continua ad essere diretta questa amministrazione comunale.
In questi anni ho verificato le seguenti lacune e/o inadempienze, rispetto al programma elettorale ed alle buone prassi, almeno secondo me, di politica amministrativa:
– il gruppo politico Caerano2.com, pur avendo scelto la sindaco ed averla fatta eleggere, visto che era residente a Montebelluna e sconosciuta in paese, è stato coinvolto raramente, non è stato messo nelle condizioni di fare “squadra” e non è stato ascoltato in merito a decisioni importanti
– è mancato un periodico e serio confronto programmatico, soprattutto all’interno di Caerano2.com, ma anche in Consiglio comunale, in occasione delle discussioni su Bilancio e/o DUP
– è stato disatteso l’impegno di ascolto della popolazione che in 4 anni si è limitato ad un incontro generale, ad uno specifico sulla zona 30 e a 2 di quartiere
– è mancata la trasparenza, sia nei confronti della popolazione, soprattutto in merito alla situazione economica ed al conseguente aumento dell’addizionale Irpef nel 2015, sia nei confronti dell’opposizione, con il reiterato rifiuto a condividere lo studio sulla situazione degli immobili comunali, da un punto di vista strutturale e sismico
– c’è stato uno scarso coinvolgimento e rispetto delle opposizioni attraverso gli strumenti deputati a questo: riunioni dei capigruppo e delle commissioni consigliari
– c’è stata una mancanza di spessore politico, manifestatosi attraverso la scarsa considerazione per gli assessori e consiglieri comunali, rispetto al ruolo soprattutto di alcuni funzionari comunali, capovolgendo la buona e logica prassi che vorrebbe la politica a decidere e la burocrazia ad eseguire, e non il contrario
– c’è stata una sistematica tendenza all’isolamento rispetto ai comuni limitrofi, culminata con l’abbondono della Federazione dei 7 comuni, fiore all’occhiello della Amministrazione Ceccato e che avrebbe potuto comportare, se ci si avesse creduto, la risoluzione, almeno parziale, di alcuni problemi, tipo quello della polizia municipale (un solo vigile) e magari anche dell’anagrafe, a seguito del recente pensionamento di Francesco Bernardi
– si è deciso, poi, di minare la memoria storica e quindi l’efficienza dell’ufficio tecnico, spostando Lievore all’anagrafe, pur sapendo che dal 1 aprile 2018 andrà in pensione anche Barichello (entrambi sono in servizio da oltre 25 anni), malgrado le preoccupazioni espresse da 35 tecnici del settore con lettera scritta alla sindaco, a cui non è stata data risposta
– c’è stata una gestione quanto meno discutibile sulla questione “count down”, osteggiato dal vigile e chiuso per un certo periodo, salvo scoprire adesso che è stato autorizzato su tutto il territorio nazionale, e sulla questione “pannello digitale”, collocato dove c’era già quello dell’impianto fotovoltaico, anche quello prima sospeso e poi spostato dove non lo vede quasi nessuno
– è mancata infine una marcata identità di centrosinistra, soprattutto per il rifiuto a far parte dei progetti SPRAR per l’accoglienza dei profughi, con un  discutibile allineamento ai comuni leghisti della provincia di Treviso, in presenza tra l’altro di alloggi liberi da 4 anni nelle barchesse di Villa Benzi.
Con questa mia comunicazione pubblica di abbandono del Consiglio comunale, intendo anche “scusarmi” con tutti i cittadini caeranesi che mi hanno votato, ma ritengo:
– la coerenza rispetto ai programmi elettorali, alle idee e ai valori ispiratori della propria parte politica
– la condivisione, partecipazione, trasparenza nell’amministrare il bene comune
– il prevalere del ruolo della buona politica rispetto alle incrostazioni burocratiche
idee e principi ai quali ho inteso e non intendo mai rinunciare.

Trasferimento per mobilità interna di Lievore Giampaolo

Con delibera del 28 dicembre 2017 si è consumato il passaggio di Giampaolo Lievore dall’Ufficio Tecnico all’Anagrafe.
A nulla è servita la lettera di 35 tecnici e professionisti, operanti a Caerano, inviata a sindaco e assessori in data 29 settembre 2017, in cui, a seguito dello spostamento “sperimentale”, per 3 giorni alla settimana, di Lievore all’Ufficio Anagrafe, per imparare, si lamentava il “rallentamento sia in merito all’evasione delle pratiche edilizie sia per quanto riguarda le risposte a domande e quesiti tecnici, nonché al reperimento di documentazione” e si paventava “il completo smantellamento dell’ufficio tecnico relativamente al settore urbanistico edilizio, con conseguenti ricadute negli altri settori dell’Ufficio Tecnico (lavori pubblici, manutenzione, commercio ecc.) e con la funesta prospettiva di perdere contemporaneamente entrambe le figure professionali aventi un’esperienza ed una memoria storica ultra ventennale”, con l’imminente pensionamento di Gabriele Barichello.
Anzi a questi tecnici e professionisti, in buona parte cittadini caeranesi, non è stata data alcuna risposta!
Tra l’altro, come risulta dal verbale visibile all’Albo Pretorio del Comune, anche via Internet, la giunta ha deliberato in presenza  solo della sindaco e di 2 assessori (Guolo e Trinca) su 4 (tra l’altro i due esterni). Infatti gli altri due assessori (Botti e Martinello, sopravvissuti rispetto al quartetto di Giunta iniziale) risultano assenti, in quanto usciti al momento del voto, a testimonianza di un loro “malessere” rispetto alle decisioni prese.
Speriamo che la situazione lamentata dai tecnici e professionisti, in sede di “sperimentazione”, non si aggravi ora e soprattutto dopo il prossimo pensionamento di Gabriele Barichello. Sarebbe un peccato vista la stima manifestata dai 35 tecnici e professionisti relativamente al funzionamento, almeno finora, dell’ufficio Tecnico di Caerano.

Povere “bubarate”

Si avvicinano Natale, Capodanno e Befana e in questa nostalgica riproposizione di feste e tradizioni si rinnova il rito dei falò.
Ricordo che una volta, in occasione dell’Epifania, tutto il borgo di San Marco, come altri borghi, si raccoglieva attorno alla bubarata”, una delle più grandi del paese, che veniva preparata nelle settimane precedenti andando a raccogliere nei campi limitrofi rovi, ramaglie, arbusti e quant’altro potesse bruciare. Noi bambini restavamo incantati dalle volute vorticose delle faville che salivano in alto e poi, i più coraggiosi, saltavamo impavidi le braci rossastre che si stavano lentamente spegnendo.
Nelle campagne i contadini traevano auspici per i raccolti futuri dalla direzione del fumo e col sacrificio della vecchia di paglia e stracci, issata in cima al falò, intendevano archiviare l’annata appena trascorsa, generalmente povera di soddisfazioni, come tutte le altre, e sperare in tempi migliori.
Per fortuna questa tradizione sopravvive ancora oggi, in qualche parte del nostro paese, anche se non ha più il fascino antico e se il notevole inquinamento atmosferico, che opprime le nostre terre, obbliga i comuni a disciplinarla ed a penalizzarla fortemente.
Le ultime volte che l’ho goduta ed assaporata, purtroppo solo per alcuni anni, è stato nel parco del Peep 1, dove il rito si ripeteva ogni 5 gennaio, grazie ad Esterino Borlina e ad altri amici del quartiere, a sua moglie, che preparava la pinza ed il vin brulè, ed ai Barbapedana (Renato Tapino, Francesco Bernardi…) che suonavano la cornamusa e cantavano “I tre lorienti”.
L’altro giorno ho sentito dire che i principali fattori di inquinamento atmosferico della pianura padana sono nell’ordine: il riscaldamento, il traffico e la produzione industriale. Fa una certa tristezza, allora, che i comuni se la prendano con i falò, arrivando a contingentarli o addirittura a vietarli.

L’ignoranza è diventata una virtù?!

Da qualche tempo va di moda prendersela con i populisti e con il populismo. Niente da dire!
Tuttavia io, da qualche tempo, comincio ad avercela anche con le ipotetiche “vittime” e/o i potenziali “adepti” di questi
signori e del loro modo di fare politica. Non sopporto:
–        chi ce l’ha a morte con mussulmani, immigrati e profughi e non vuole lo Jus soli
–        chi occupa le case abusivamente e tutti quelli che accampano diritti che non hanno
–        chi pretende di farsi giustizia da solo
–        chi non gliene frega niente di pagare le tasse ma poi pretende che tutti i servizi funzionino
–        chi crede alle baggianate di Travaglio, funzionali all’ascesa dei 5 stelle
–        chi insulta tutto e tutti sui social con un linguaggio violento ed inaudito e fabbrica notizie false
–        chi è pronto a farsi raccomandare dagli stessi politici che poi denigra ferocemente
–        chi partecipa ai giornalieri ed invadenti talk show, scovato dai conduttori per parlar male di tutto e di tutti e per trasformare spesso un problema circoscritto in un problema di massa
–        chi vuole l’ILVA competitiva ma che emetta innocui profumi e mantenga lo stesso numero di dipendenti
–        chi dice sempre di NO  a strade, ferrovie, stadi, grattacieli, expo, gasdotti ecc.
–        chi partecipa alle trasmissioni truccate delle TV dove si applaude a comando, sia chi dice una cosa, sia chi dice esattamente il contrario
–        chi continua a voler obbligare gli altri a seguire la sua morale: biotestamento ed altro
–        chi inneggia al Duce e al Fascismo con la media del 4 in storia
–        chi continua a predicare da 30 anni lavoro ed investimenti, come terapia per l’Italia, e magari fa parte o sostiene quelli che non trovano mai il momento giusto per ridurre sprechi e spese
–        chi è sempre d’accordo per togliere agli altri i privilegi e i diritti acquisiti, ma guai a toccare i propri
insomma  sono stanco dei populisti, ma anche di quel “popolo bue” che ci ritroviamo sempre più numeroso intorno e che rischia di trascinare questo paese nella ingovernabilità e nel caos, facendo riaffiorare la nostalgia dell’uomo forte, di fronte al quale Renzi farebbe la figura, appunto, del boy scout.
«Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza» disse qualche tempo fa il rettore dell’Università di Harvard, Derek Bok. Ecco in Italia, secondo me, ci stiamo provando da tempo!
Ma forse mi sbaglio e sono io che sto… piegando un poco a destra, anche se non mi sono mai sentito più a sinistra di adesso!

Polizia locale intercomunale

Da Treviso Today del 9 dicembre 2017. Corpo Intercomunale di polizia locale per Arcade, Breda, Carbonera e Villorba 
VILLORBA “Il percorso è quello corretto – dice Marco Serena, sindaco di Villorba – il Corpo Intercomunale di polizia locale che vigila su un’area di 94 chilometri quadrati di territorio dei comuni di Arcade, Breda di Piave, Carbonera e Villorba e i loro 41.500 abitanti ha appena un anno di vita, è perfettibile, ma è sicuramente un esempio di come lavorare in squadra possa portare ottimi risultati.
Una riflessione – continua Serena – condivisa con i colleghi sindaci Domenico Presti, Moreno Rossetto e Gabriele Matiuzzo dopo aver letto il consuntivo di quanto svolto dal Corpo “Postumia Romana” nei primi 9 mesi del 2017.
Questi i numeri: 75% di attività svolta all’esterno pari a 670 postazioni di controllo che hanno determinato 21 ritiri di patente , il fermo di 51 veicoli sprovvisti di assicurazione e la contestazione di 298 omesse revisioni, l’ invio di 2.890 verbali, 1.531 accertamenti anagrafici, 69 servizi di controllo notturno, la rilevazione di 86 incidenti stradali e 157 notifiche di autorità giudiziaria. Inoltre il controllo del territorio avviene anche per mezzo di un sistema di telecamere che a Villorba, per esempio, sono 64 ” .
“Del resto – continua Marco Serena – il corpo di polizia locale tra i comuni nasce con lo specifico obiettivo di migliorare i servizi di questo settore per rispondere in maniera sempre più professionale e preparata alle varie istanze che arrivano dalla strada e non solo: ci sono infatti ordinanze, abusi, provvedimenti di cui la polizia locale ha competenza che impegnano gli agenti per il restante 25% del loro lavoro. Un numero complessivamente più alto di vigili, grazie alla convenzione intercomunale, permette di definire competenze specifiche e ulterior i servizi come le pattuglie serali e notturne. Stiamo quindi verificando, insieme con gli altri sindaci, un ulteriore sviluppo.
È noto che ci siano già stati contatti con il comune di Spresiano e che ne stiamo valutando l’inserimento in convenzione. Ma c’è di più – conclude Marco Serena – nel 2018 vorremmo verificare il possibile coinvolgimento di San Biagio di Callalta e dei comuni ad esso convenzionati: Monastier e Zenson di Piave. Il Corpo Intercomunale si trasformerebbe così in un distretto molto ampio e con differenti tipologie di servizi o in relazione al controllo del territorio con grande flusso viario (Villorba, San Biagio, Spresiano), al monitoraggio del traffico dei mezzi delle imprese addette al settore primario e, non ultimo, avrebbe titolo per la valutazione della viabilità e per la gestione dei flussi di traffico da e verso l’autostrada”. 
Caerano ha un vigile soltanto, ma nulla si muove in questo senso! Anzi si è tornati indietro, uscendo addirittura dalla Federazione dei 7 comuni del Montebellunese. I casi sono due: o abbiamo un vigile talmente bravo che basta da solo oppure abbiamo un’amministrazione comunale a corto di idee ed iniziativa, almeno in questo settore.

Guerra e pace. Israele e Palestina.

Recentemente, in primavera 2017, sono stato in Israele e da un punto di vista socio-politico ho potuto verificare in loco una situazione drammatica e complicata, per non dire irrisolvibile.
Premesso che occorre distinguere tra popolo ebraico, vittima della shoah, e stato di Israele, credo sia evidente a tutti che i governi di Israele, in questi anni, se ne sono fregati delle risoluzioni dell’ONU e non hanno certo lavorato seriamente per la pace. Non sono mancate, d’altra parte, le responsabilità e le incoerenze di alcuni stati arabi e dei movimenti o partiti palestinesi.
Il territorio in questione, chiamato in tempi diversi Terre di Canaan, Terra Promessa, Israele e Palestina, si divide oggi in stato di Israele ad ovest, Cisgiordania ad est e striscia di Gaza a sud-ovest. In Israele ci sono in gran parte città e villaggi israeliani, ma anche città e villaggi arabi, abitati da arabi mussulmani (in maggioranza) e da arabi cristiani: cattolici, ortodossi o menchiti (di rito ortodosso ma di obbedienza romana). Gli arabi lavorano in genere per gli ebrei ed i rapporti sono quasi esclusivamente di lavoro. Hanno comunque passaporto israeliano e sono a tutti gli effetti cittadini israeliani. Fin qui tutto bene.
In Cisgiordania, invece, ci sono città e villaggi di arabi palestinesi, abitati da mussulmani e cristiani (pochi), ma ci sono anche molte colonie israeliane, in continua ed abusiva espansione, circondate da filo spinato e presidiate militarmente, una vera e propria invasione. La più grande, vicina a Gerusalemme, conta più di 100.000 abitanti. I palestinesi hanno un passaporto controllato dagli israeliani che tuttavia non permette loro di recarsi dove vogliono. Un vergognoso muro o rete (dove non ci sono insediamenti) di 730 km separa Israele dalla Cisgiordania. Checkpoint israeliani controllano tutte le uscite e se un palestinese vuole andare a Gaza e viceversa deve passare per Egitto e Giordania. Se un arabo abita a Gerusalemme e vuole recarsi a Ramallah, “capitale” attuale del territorio palestinese deve fare una strada più lunga di un’ora per non passare dal territorio israeliano. Per salire alla Spianata del Tempio, luogo sacro per i mussulmani, occorre passare attraverso i posti di blocco israeliani.
I palestinesi non possono recarsi all’aereoporto Ben Gurion di Tel Aviv e per andare all’estero devono passare per la Giordania e non possono andare sul Mar Morto, in territorio di Cisgiordania, se non nelle stazioni balneari controllate dagli israeliani. Molti terreni lungo il Mar Morto, coltivati a datteri, sono stati requisiti dagli israeliani. L’acqua è controllata dagli israeliani che la razionano a loro discrezione, in tutta la Cisgiordania. Una situazione di autonomia puramente formale e di libertà vigilata incomprensibile.
Le prospettive di risolvere questa situazione sono praticamente zero, per questi motivi:
  • Gli israeliani non rispettano i confini ed hanno costruito in Cisgiordania un sacco di colonie
  • Gli ebrei aspettano il messia e credono che arriverà solo dopo che avranno ricostruito il tempio sulla spianata delle moschee, avranno ripristinato il sacerdozio e i sacrifici. Ma la spianata è oggi un luogo sacro per i        mussulmani e ci sono due moschee, una delle quali è la terza di importanza dopo La Mecca e Medina.
  • Israele non permette ai profughi palestinesi che si trovano in Libano o in Giordania di rientrare in Cisgiordania
  • Gerusalemme è città sacra per le 3 religione monoteiste: gli ebrei per il Tempio, di cui resta solo il Muro del Pianto (che è solo un vecchio muro di contenimento dell’antica costruzione distrutta dai romani), i cristiani per i luoghi sacri di Gesù e i mussulmani perché dalla spianata del tempio Maometto sarebbe asceso al cielo su un cavallo bianco. Per questo il Vaticano aveva proposto di renderla città “franca”, capitale di tutti e di nessuno, nel rispetto reciproco, ma Israele si oppone.
In questa situazione arriva il signor Trump, che propone in pratica di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Ma questo si rende conto di dove vive?
Poi non lamentiamoci se continuiamo a “provocare” i mussulmani e ci troveremo con altre Intifada, Al Qaeda, Isis ed atti terroristici nelle nostre città europee.
Va bene essere amici ed alleati degli americani, ma questo non significa essere dei lacchè di un personaggio come l’attuale loro presidente.
Italia ed Europa, se ci siete, battete qualche colpo!

Passaggio a sinistra

Oggi sono nati a Roma i “liberi e uguali”, sponsorizzati abilmente dalla Camusso, che si è smarcata dagli altri sindacati e che ha indetto per ieri, non uno sciopero, come dovrebbe fare un normale sindacato, ma una manifestazione di supporto alla “nuova” sinistra, guarda caso di sabato.
Ho qualche dubbio sulla parola “uguali”, in quanto non vedo in cosa siano uguali D’Alema e Vendola, Bersani e Scotto, Grasso e Frattoianni, se non nell’odio viscerale nei confronti di Renzi e del PD, non più guidato dai compagni della vecchia Ditta.
Speriamo sulla parola “liberi”, non capisco da cosa, ma siccome tutti si dichiarano per la libertà, va sicuramente bene.
Chissà perché mi è tornato in mente Don Sturzo che, nel 1919, aveva lanciato il suo proclama di costruzione del Partito Popolare. Eccolo: « A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà ».
Dopo qualche anno è arrivato in Italia il Fascismo. Speriamo bene!
Grasso candidato premier è l’uomo che porterà i “liberi e uguali”, secondo loro, oltre il 10% dei consensi. Aveva un debito con Bersani il quale, per sedurre i 5 stelle, lo aveva collocato a presiedere il Senato, ed ora l’ha saldato. Alla fine è sempre una questione di poltrone!
Ammettiamo pure che prendano il 10% dei voti. Bene!
Ma i nuovi “liberi e uguali”, il cui scopo principale è quello di recuperare gli elettori di sinistra che non sono andati più a votare, delusi da Renzi, dovrebbero spiegarmi i motivi per cui sia valida, delle due ipotesi seguenti, la loro, ossia la seconda:
1)   Ci presentiamo da soli, altro da Renzi e dal PD, ma in coalizione, con un programma concordato che riveda la politica renziana di questi anni. Poi abbiamo qualche possibilità di realizzarla, in quanto il nostro 10% sommato ai voti del PD e degli altri alleati potrebbe farci superare il centrodestra.
2)   Rifiutiamo ogni confronto preelettorale ed alleanza e ci presentiamo da soli. Prendiamo il 10% e poi trattiamo col PD per un nuovo capo del governo ed un nuovo programma.
Bella ipotesi la seconda, se non fosse che intanto, secondo tutti i pronostici, avrebbe vinto il centrodestra, con un addio definitivo allo Jus Soli, alla legge sul Testamento Biologico, alla progressività del sistema fiscale, alla riforma del Jobs Act e della Buona Scuola, con un “salutare” ritorno ai bei tempi della Gelmini.
Ma i “liberi e uguali” sostengono che prenderebbero il 10% solo andando da soli.
Ho i miei dubbi che sarebbero tanto penalizzati dal voto, nel caso della prima ipotesi, e continuo a credere che, se non ci fossero in gioco altre questioni (rancore contro Renzi, rientro dalla ibernazione o rottamazione renziana, voglia di protagonismo, posti sicuri in parlamento ecc.), la strada della coalizione preelettorale sarebbe stata comunque la migliore e l’unica con qualche prospettiva futura per il centrosinistra, come hanno capito personaggi “nobili” senza più ambizioni di “carega”, come Veltroni e Prodi, o personaggi “costruttivi” come Pisapia e Bonino.
Ma forse i “liberi e uguali” pensano di poter fare da supporto ai cinque stelle, passando dallo storico e perfino penoso streaming di Bersani, per coinvolgerli,ad un ancora peggiore sostegno “servile” nei confronti di un gruppo di spocchiosi giovanotti, eterodiretti da un’azienda privata e che scambiano quattro consensi in rete con la democrazia. E’ vero che raccolgono tanti voti, e i voti vanno rispettati, ma la democrazia, se si sostiene con voti di rabbia, di mera contestazione, di antipolitica… oppure, come in altri casi, con voti clientelari o mafiosi, non è mai una buona democrazia e prima o dopo implode.
Per questo mi sento ancora una volta in sintonia con Scalfari: se costretto, col coltello alla gola, meglio un Berlusconi, depurato da Salvini, Meloni e Casa Pound, che Grillo.
Meglio un comico per caso, che un comico professionista!
Ma probabilmente tutti questi discorsi sono inutili e più prosaicamente e meschinamente i “liberi e uguali” hanno calcolato che tanto non vince nessuno e così si tornerà a votare. Tanto vale contarsi, come è stata spesso cattiva abitudine dei tanti partiti e partitini della sinistra-sinistra in Italia. Per gli ideali e i programmi, per cambiare il paese, c’è sempre tempo!
Hasta la vista siempre!

A destra furbi, a sinistra “bauchi”

28 novembre 2017. Stamattina, rispondendo a Berlusconi che ha parlato di numero e caratteristiche dei futuri ministri e che ha proposto l’ex generale dei carabinieri Gallitelli a capo del governo, dopo le elezioni, Salvini ha detto che lui non ne sa niente e che devono ancora confrontarsi sul programma, per cui è assurdo dare numeri e nomi relativi alle poltrone.
Da questo si desume che la destra ha deciso di mettersi insieme, indipendentemente dai programmi. La sinistra invece ha deciso di non mettersi insieme senza nemmeno confrontarsi sui programmi futuri. E pensare che c’è chi dice che non esiste più differenza tra destra e sinistra! Esiste e come! A destra sono cinicamente furbi, a sinistra siamo drammaticamente bauchi.