Lo sberleffo di Lengualonga

Anniversario: 1982-2022

Satira e politica a Caerano dal 1982 al 1982

A febbraio 1981 usciva il secondo numero di Lengualonga, con alcuni articoli seri ma anche con alcune maschere divertenti di cittadini caeranesi, con articoli satirici e vignette bonariamente provocatorie e un po’ dissacranti, nello spirito del Carnevale. Ne riporto la copertina, una vignetta che manifestava scherzosamente la contrarietà all’abbattimento del vecchio Municipio ed un’altra ironica e sexy sulla Fede del campanile.

Lo sberleffo di Lengualonga

Anniversario: 1982-2022. Satira e politica a Caerano dal 1982 al 1984. Sono trascorsi 40 anni dall’uscita a Caerano di San Marco (TV) del giornale satirico Lengualonga, ma è come se fosse passato un secolo, tanto sembrano lontani quei tempi, soprattutto a me che allora avevo solo 37 anni. Credo che ben pochi caeranesi di oggi ne abbiano sentito parlare e immagino che siano ancora meno quelli che ne hanno conservato qualche copia.Io le ho conservate tutte ed ogni tanto le riguardo, come faccio con le vecchie foto, con oggetti o documenti che mi aiutano a rivivere fatti ed avvenimenti del passato, sensazioni e sentimenti, relazioni ed esperienze della mia ormai lunga vita. Lengualonga uscì a Caerano, per circa 2 anni e mezzo, dal gennaio 1982 al giugno 1984, per un totale di 20 numeri. I giornali usciti nel 1982, con cadenza bimestrale, furono tutti numeri unici, senza un editore vero e proprio ed un po’ allo sbaraglio, per saggiare il terreno e valutare le reazioni dei caeranesi. Successivamente, anche per tutelarsi giuridicamente, la redazione diede vita, il 6 dicembre 1982, presso il notaio Parolin di Montebelluna, all’Associazione Culturale Boccaccio (mai nome fu più appropriato!), che divenne editrice e proprietaria di Lengualonga, regolarmente iscritto al Registro Stampa del Tribunale di Treviso il 29 dicembre 1982. Lengualonga, come ho già detto, era un giornale fortemente satirico che prendeva spunto dall’esperienza nazionale de “IL MALE” e che, tra il serio ed il faceto, si prendeva gioco amabilmente, ma a volte anche ferocemente, di vecchi modi di pensare, di istituzioni, di politici e di potenti locali. Ogni volta che usciva andava a ruba e c’era chi si premurava di telefonare all’amico o al compagno di partito, informandolo: “Varda che i te a mess su Lengualonga”. Prendeva di mira anche le persone, è vero, ma quasi sempre per quello che rappresentavano, per le varie forme di potere che la satira punta sempre a colpire e a ridimensionare. Peccato che la biblioteca comunale, a suo tempo, non ne abbia raccolto e conservato i numeri, ma quella preziosa istituzione culturale non è mai stata messa in grado, con opportune risorse, di diventare anche un qualificato centro di archiviazione dei documenti della nostra piccola storia caeranese. Quella di Lengualonga è stata un’esperienza giornalistica autoctona e “ruspante”, più o meno significativa, che testimonia comunque, anche attraverso il filtro della satira, quali fossero le forze politiche, i personaggi, i problemi, le realizzazioni, le pulsioni, i sentimenti di un’epoca abbastanza recente della nostra storia locale.Sfogliando i diversi numeri del giornale, negli articoli più seri ed impegnativi, si potrebbero scoprire problemi e questioni, su cui anche riflettere, che sono state e sono ancora oggi di grande attualità ed importanza, sia sullo scacchiere internazionale che per l’Italia e per il nostro Comune. Lengualonga conteneva articoli di redattori, resoconti di consigli comunali, documenti amministrativi (bilanci, piani regolatori…) ricerche, inchieste, dati elettorali, interviste a personaggi importanti dell’epoca: politici, amministratori, sindacalisti, allenatori di calcio, medici di base ed altri, che oggi costituiscono dei veri e propri documenti storici, utili per capire, come ho già sottolineato, la situazione politica, economica, sociale e culturale dell’epoca, ma anche per confrontare i progressi fatti, gli errori compiuti, i problemi ancora aperti, per conoscere e ricordare persone di quei tempi, tutte protagoniste, in diversi modi, della vita caeranese agli inizi degli anni Ottanta. Lengualonga interveniva su tutto e non si limitava a fare satira o sterile opposizione al potere costituito dell’epoca, esprimeva anche idee e proposte costruttive sulla vita e le scelte che si facevano allora in paese.A volte centrava i problemi, vedeva accolte le sue intuizioni o pressioni sugli amministratori locali, a volte veniva ignorato, a volte sbagliava e le sue critiche risultavano infondate o eccessive, come capita a tutti, ma sicuramente, nel suo piccolo, ha contribuito al dibattito ed allo sviluppo culturale e civile di Caerano. Per questo, val la pena ripeterlo, meriterebbe di trovare un posto, seppur piccolo, nella nostra storia locale.

Prima copertina di Lengualonga a gennaio 1982

L’Emilia Romagna liberata, da Salvini

Bologna – Comando Supremo, 27 gennaio 2020 

Bollettino del Generale in capo Balanzone

La guerra contro i Salvinichenecchi che, sotto l’alta guida del generale Stefano Bonaccini, comandante del corpo d’armata emiliano-romagnolo, l’esercito del centrosinistra, inferiore per mezzi spargitori di fango e di menzogne, iniziò alcuni mesi fa e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima, è vinta.

La gigantesca e definitiva battaglia di Bibbiano ingaggiata negli ultimi giorni ed alla quale prendevano parte le divisioni del Partito Democratico, della Lista Bonaccini Presidente, dell’Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista Progressista, dell’Europa Verde, del Volt Emilia-Romagna, di Più Europa PSI PRI, sostenute anche dal corpo scelto dei combattenti di mare (le gloriose ed invincibili Sardine), contro le barbariche truppe degli invasori, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del nostro corpo d’armata su Bologna, sbarrando le vie della ritirata alle armate Salvinichenecche, travolte ad occidente dalle truppe dei democratici del colonnello Pizzarotti e ad oriente dalla brigata lagunare “Comacchio”, ha determinato ieri lo sfacelo del fronte avversario. Dal Po al Reno l’irresistibile slancio delle nostre armate Parma-Reggio e delle divisioni dei coraggiosi bagnini di Rimini, ha ricacciato il nemico fuggente.
Nella pianura padana il generale Bonaccini avanza ora rapidamente da Modena alla testa della sua invitta armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate in passato e da sempre controllate.
L’Esercito Salvinichenecco è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei giorni scorsi e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di ruspe e materiale elettorale di ogni sorta e pressochè per intero le attrezzature della cosiddetta Bestia, con i suoi magazzini di felpe e depositi di fango. Ha lasciato finora nelle nostre mani la Borgonzoni e circa trecentomila follower con interi archivi di selfie e di post demenziali e non meno di cinquemila macchine seminatrici di letame politico.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo virtuale risalgono in disordine e senza speranza la Padania e le valli bergamasche, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

La civile Emilia Romagna rimane libera, come è sempre stata.

Da Fregoli a “Fregali”

“Leopoldo Fregoli è stato un trasformista, attore, regista e sceneggiatore italiano. È ricordato per la sua abilità nel trasformismo scenico che gli consentiva di cambiare in pochi secondi la caratterizzazione del personaggio che andava a interpretare”.

Ora in Italia abbiamo scoperto da poco un personaggio simile, un trasformista nuovo, abilissimo nei camuffamenti. Ha cominciato alcuni anni fa a Bruxelles quando riusciva a rendersi invisibile al Parlamento europeo, lucrando ugualmente lo stipendio. Anche adesso non si smentisce, continua a sparire e al ministero degli interni non lo vedono mai. Oltre a questo suo straordinario mimetismo, quello di rendersi invisibile, che è il più difficile, eccelle anche nel trasformismo più banale e così, oplà, ad ogni apparizione nelle sue comparsate e nei tour elettorali cambia costume e si traveste da sostenitore di una squadra abruzzese di calcio, da terrone, da pastore sardo… a seconda delle convenienze elettorali, un vero e proprio Fregoli, anzi “Fregali”, nel senso che li “frega” tutti, soprattutto i molti sprovveduti che credono ancora che… “l’abito faccia il monaco”. L’apice lo raggiunge tuttavia quando si traveste da poliziotto, da pompiere, da carabiniere ecc. scambiando spesso la sostanza con la forma e mescolando, da guitto (attoruncolo) di basso livello, il valore alto, anche simbolico, di una divisa istituzionale con il suo fregarsene (sempre da Fregoli) della legge, delle regole, dei diritti e delle istituzioni. Amen.

L’obbedienza non è più una virtù

Salvinichenecco, il grande capitano di “sventura”, erede dei Lanzichenecchi, diventati famosi in altri tempi per il sacco di Roma, che rappresenterebbe 60 milioni di italiani (dice lui! Megalomane ed anche scarso in matematica. Ben che gli vada il 4 marzo, considerati i vari non votanti, ha ricevuto forse il 10% del consenso degli italiani), una volta mentore solo dei nordici, ora anche dei centrici e dei terroni, che fino a qualche tempo fa auspicava sotterrati dal Vesuvio e dall’Etna, ai quali ora regala, invece, il reddito di cittadinanza, nonché viceministro (sembrava quasi incredibile un anno fa, ma anche adesso!), detto “Ruspa” o anche Mister Felpa, uomo by wolk (cioè del popolo, populista, da non confondere assolutamente con il dialettale “bifolco”), dopo aver invitato i suoi sindaci alla disobbedienza civile contro la legge sui diritti civili ora si scandalizza se l’invito alla disobbedienza civile lo fanno altri. È un po’ schizofrenico e forse dovrebbero “internarlo” veramente, ma non al Viminale. Ma lui ha dalla sua il popolo, gli italiani. Bella questa! Gli italiani a turno hanno seguito tutti, hanno votato per politici mafiosi, hanno osannato Mussolini, hanno sostenuto Andreotti, Craxi, perfino l’adesso tanto odiato Renzi, e il loro motto è stato spesso: “Francia o Spagna, purché se magna”. Non mi sembra una grande credenziale! Poi, comunque, prima o dopo, gli italiani hanno buttato tutti quei signori giù dalla torre. Succederà anche con Salvini e presto o tardi anche il suo belante gregge lo abbandonerà. Amen.

Educazione civica secondo Salvini.

Salvini propone l’educazione civica a scuola, che c’è sempre stata, ma vuole la sua, a cominciare da una nuova Costituzione italiana.

Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Nuovo Art.1
L’Italia è una Repubblica sovranista, fondata sul motto: “Prima gli italiani”. La sovranità appartiene al popolo, cioè ai 60 milioni di italiani che mi hanno votato.

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Nuovo Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di chi mi ha votato, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove opera: ronde armate, sgombratori con le ruspe, gruppi di fabbricatori di fake news ecc. Richiede inoltre l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, nell’ordine, ai padani, agli italiani, ai cani e, se avanza qualcosa, agli altri.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E`compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà
e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Nuovo Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, con qualche distinzione di sesso (froci e trans…), di razza (tendenti al nero e nero intenso), di lingua (qui nessuna distinzione, anche perchè molti dei miei 60.000 elettori non conoscono neppure bene la lingua italiana, di religione (mussulmani, testimoni di Geova e cattolici che seguono il Papa), di opinioni politiche (i pidiotti), di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica fare sempre un’analisi costi-benefici prima di attenuare, non di rimuovere, gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (che va attentamente monitorato) e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese, in modo da convogliare il consenso verso i partiti migliori, che godono del consenso di 60 milioni di italiani ed hanno un solo capitano.

La finanziaria del popolo

Rieccolo! 

Dopo alcuni mesi di show sui migranti e sulla sicurezza, che hanno visto in scena il prode Salvini, la mascella d’Italia, un po’ pacioccona rispetto a quella ben più famosa del Benito che fu, Salvini che, a petto nudo, o al massimo con qualche maglietta o felpa, a coprirgli il vigoroso petto, ha scatenato la campagna dei porti e delle coste italiche, ergendosi a baluardo d’Italia contro l’invasione dei migranti, novello condottiero di una nuova Lega Santa, quasi pari a quella che, al comando di Don Giovanni d’Austria, sconfisse i turchi a Lepanto (più modestamente Mussolini aveva fatto la campagna del grano, ma anche lui a petto nudo), rieccolo! a diventare protagonista il sempre sorridente (risus abundat in ore stultorum) Dimaionese, l’altro viceministro, impazzito, anche lui come la maionese, di gioia e apparso al balcone di Palazzo Chigi (il già citato Benito preferiva Palazzo Venezia) al grido di “Abbiamo abolito la povertà” e “Questa è la manovra del popolo”.

Del resto è normale che, dopo l’avvocato del popolo, il Presidente Conte, questa figura evanescente che ogni tanto appare, come per caso, sugli schermi TV, quasi fosse un Carosello d’altri tempi, a interrompere le trasmissioni principali dei due dioscuri gialloverdi, novelli Castore e Polluce, fratelli inseparabili e divinità benefiche e salvatrici (i nostri sembra lo siano di un’Italia in crisi profonda), si abbia ora la finanziaria del popolo. 

A proposito di Dioscuri, il loro padre Zeus, alla morte di Castore e di fronte alla richiesta di Polluce di far morire anche lui, gli concesse di rinunciare a metà della propria immortalità in favore del fratello. Così i due, sembra ancora oggi, vivono insieme, alternativamente, un giorno nell’Olimpo e un giorno nel regno dei morti. Per ora Salvini e Di Maio vivono nell’Olimpo del consenso popolare ed elettorale. Domani si vedrà!

Il popolo, o anche plebe, che forse suona meglio, è una parola magica che imperversa da sempre nell’agone politico e che vuol dire tutto e niente. 

La sinistra ha abbandonato il popolo, a vantaggio dei poteri forti, che nel calderone generale ed indistinto sono popolo anche loro, i 5 stelle esaltano il popolo del web, che sono 4 gatti, ma che sono popolo anche loro, Salvini ha dalla sua soprattutto il popolo delle partite IVA, che sono popolo anche loro, come popolo sono anche i meridionali, i siciliani in particolare, che ad ogni elezione, ondeggiano a seconda di dove tira il vento, una volta tutti con  Berlusconi, una volta tutti con Di Maio, poi c’è il popolo dei poveri che, a seconda delle convenienze elettorali e politiche, passano facilmente da 3 a 5 a 8 milioni di italiani, a seguire c’è il popolo dei dipendenti pubblici e privati, i soli che sicuramente pagano tutte le tasse nel nostro paese, con trattenuta alla fonte, ma che accettano tranquilli, da decenni, che in Italia ci sia un’evasione fiscale gigantesca, votando anche loro per chi la favorisce con condoni vari e adesso, sembra, con aliquote di favore.

E’ un bel casino!

Ma il governo attuale ha le idee chiare. Per i nostri prodi tribuni della plebe, novelli Tiberio e Caio o Gaio Gracco (Gaio è ovviamente Di Maio) il popolo sono:

  • coloro che non avendo pagato le tasse saranno graziati e potranno, non tanto evitare di pagare interessi e more varie sulla cifra evasa, come aveva fatto il centrosinistra, ma solo il 10% di essa
  • coloro che fatturando una minima parte dei loro lavori, com’è costume diffusissimo in un’Italia dove l’evasione dell’IVA arriva a 36 miliardi e (udite, udite! ) è pari al 23,2% di quella mancante in tutti i Paesi dell’Unione, avranno un’aliquota preferenziale del 15%, che invece, in campagna elettorale, era stata promessa a tutti i contribuenti (ma secondo me questa discriminazione se la meritano tutti i dipendenti pubblici e privati, a partire dai molti insegnanti, che hanno votato per questi nuovi governanti)
  • coloro, pensionati, che pure avendo lavorato pochi anni o avendo pagato una miseria di contributi, riceveranno una aumento della pensione a 780 euro mensili, poco meno di tanti “italiani” che hanno lavorato 40 anni o che hanno pagato tutti o molti piu contributi
  • coloro che lavorando in nero, altra piaga diffusissima in Italia, continueranno a farlo, ma prendendo ora per due anni 780 euro al mese in cambio di 8 risibili ore di lavori socialmente utili, e che, alla terza offerta di lavoro (ovviamente fuori delle porte di casa e “degna”, non certo la raccolta di pomodori (lasciata ai migranti), la accetteranno, salvo dopo poco licenziarsi o farsi licenziare, come sta già accadendo in diversi casi, nell’Italia dei furbi, per usufruire della disoccupazione, e riprendere così ad avere i 780 euro mensili per altri due anni. Altrimenti che furbi sarebbero!
  • coloro che, malgrado l’aspettativa di vita in Italia sia inferiore solo alla Spagna tra i paesi europei (circa 82 anni) e malgrado che l’Italia vanti il record in Europa della spesa pensionistica (pari al 16,5% del Pil) potranno andare in pensione a quota 100 (es: 38c + 62a) e saranno mantenuti dai nuovi lavoratori, presumibilmente per 20 anni, e magari, come già avviene in buona parte, continuando a fare lavoretti in nero, azzerando magari la speranza o l’illusione che aumentino i posti di lavoro per i nostri giovani. 

Prima gli italiani quindi, ma quali?

Cari Dioscuri “gracchianti”, attenti! perchè anche i due Gracchi, a lungo andare, hanno fatto una brutta fine, sconfitti dai poteri forti di allora, ma abbandonati anche da quella plebe che li aveva tanto osannati.

Spero di sbagliarmi, ma comunque…hasta la vista siempre.

Sono contendo di non essere credente

Non sono credente, ma forse non sono neanche ateo, sono semplicemente agnostico, cioè non sento la fede come un mio problema. Tuttavia rispetto chi crede veramente e soprattutto ritengo che Gesù Cristo, se non è il figlio di Dio, sia stato un uomo straordinario, che ha lasciato un segno positivo e profetico nella storia dell’uomo, come pochissimi altri.
Ora, più stimo la sua dottrina più mi fanno incazzare, non tanto i cattolici in generale, ma i molti tra questi (che non chiamo credenti, perché credono solo in se stessi e nei loro banali interessi) che oggi ritengono di guadagnarsi il paradiso pregando, andando in chiesa la domenica e confessando periodicamente i loro peccati, fregandosene invece dei messaggi, degli insegnamenti e degli appelli del loro Papa alla comprensione, alla misericordia, alla fratellanza ecc. e praticando comportamenti e sentimenti di esclusione, di egoismo, di prevaricazione ecc.
Complice anche una Chiesa in parte ambigua, che non ha mai avuto il coraggio di scegliere, malgrado questo Papa, tra il messaggio di Cristo e il quieto vivere, le chiese affollate, i compromessi con il potere e la politica. Chi non interpreta i valori espressi dal papa, chi semina o pratica odio contro i più deboli, chi alimenta le disuguaglianze ed il razzismo, chi sottrae risorse allo stato, con l’evasione fiscale, utili ad aiutare i più poveri, i disoccupati, chi invita a farsi giustizia da soli ecc. andrebbero richiamati a risolvere l’ipocrisia che li attanaglia e che dovrebbe tormentarli, se non fossero dei “credenti per caso”, come i turisti “fai da te” di Alpitour, gente che in massima parte non capisce neppure la contraddizione che c’è tra il proclamarsi cristiani ed i loro pensieri, atteggiamenti e comportamenti del tutto profani e blasfemi rispetto alla dottrina del Cristo.
Il loro Papa è ora semplicemente un Salvini qualsiasi!
Il loro credo era una volta il Celodurismo di bossiana memoria, ora è il Sempredritti (Cambia poco! E’ uno dei tanti gruppi che seminano spazzatura nel web).
Io, da agnostico, non vivo questa contraddizione, e questo almeno mi consola. Purtroppo non la vivono neppure loro, ma del resto il mondo dei viventi è pieno di inconsapevoli. Caerano di San Marco, 2 agosto 2018

Poltrone e sofà, dilettanti della qualità (e dell’onestà)

Domenica ho sentito Dimaionese (impazzito come la maionese) annunciare il primo nome della futura squadra di governo. Essendo un annuncio rivoluzionario e quasi evangelico (nessuno l’ha mai fatto prima… e te credo, visto che non ha alcun fondamento costituzionale ed istituzionale, rappresenta uno sgarbo al Presidente della Repubblica ed una pura e semplice truffa elettorale, con buona pace della tanto decantata onestà), Di Maio non poteva che farlo dalla Annunziata.
Infatti, come l’annuncio dell’angelo Gabriele alla vergine Maria consisteva “sostanzialmente” nell’annuncio di una gravidanza che poi, concretamente, non avvenne, l’annuncio di Dimaionese alla Annunziata prefigura un governo che sicuramente non vedrà mai la luce.
Con una non banale differenza, che almeno Gesù la luce la vide, anche se in altro modo.
Ammettiamo anche che i 5 stelle risultino il primo partito e che Mattarella, che non è “mattarello”, affidi loro un incarico esplorativo, come pensano di far firmare un accordo su una serie di riforme a qualche altra forza politica, destinata a fare solo da gregaria e portaborracce? Ma anche nelle corse ciclistiche i gregari ricevono in cambio qualcosa!
Come fanno ad illudersi che altri partiti, accusati da loro di essere “poltronisti” a tutti i costi, accettino di appoggiare alcune loro proposte di riforma, senza poter discutere le poltrone… o meglio le persone che le portano avanti? Tanto più che finora le persone di qualità coinvolte da loro, soprattutto a Roma, sono tutte scappate velocemente, da ultimo il nostro conterraneo Colomban!
Non è che sono anche loro dei poltronisti, “onesti e di qualità” (!?), ma sempre poltronisti.

Habemus Papam!

Da ieri abbiamo un nuovo Papa che sventola Vangelo e Rosario in piazza: Matteo Salvini.
I tempi cambiano e quello che mai nessun democristiano aveva osato fare: esibire in pubblico i simboli religiosi, in chiave elettorale, ora lo fa l’erede di Bossi.
Salvini Papa subito! Non importa se mentre agita Rosario e Vangelo davanti al “nuovo” e festante popolo “cattolico” inneggia all’uso delle armi, all’esclusione e all’odio, ponendosi sullo stesso piano dell’integralismo islamico che vuole combattere.
Avremo finalmente un Papa vero, medioevale, un Papa degno delle “purghe” contro gli albigesi, i càtari, gli infedeli, gli eretici di ogni sorta, un Papa condottiero, erede dei tempi in cui il Papato schierava eserciti ed organizzava crociate.
E guerra sia! Benedetta da Rosario e Vangelo. E che ritornino i bei tempi andati!
Infatti, nella millenaria storia della Chiesa c’è stato un tempo in cui il Papato era potentissimo, si disputava con l’Impero il potere del mondo ed il Pontefice incoronava re ed imperatori, come segno e testimonianza della loro ”investitura divina”, conveniente sia al potere monarchico assoluto che a quello ecclesiastico.
Il Papato organizzava crociate, sia per liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli sia contro personaggi come Ezzelino da Romano, alleato di Federico II, lo “stupor mundi”, uno dei più grandi imperatori, uomo di lettere e costruttore di castelli straordinari, tra cui il bellissimo Castel del Monte.
Nessuno, praticamente, osava mettere in discussione il suo “potere”, anche se spesso veniva usato molto male.
Successivamente il Papato, almeno fino alla Rivoluzione Francese, ha potuto contare su straordinari protettori: i cattolicissimi re di Spagna o di Francia e l’imperatore asburgico.
Dopo la breccia di Porta Pia, benchè spogliato quasi completamente del suo potere temporale, le cose non cambiarono di molto e, sfumato gradualmente il carattere anticlericale e laico del nuovo Stato Italiano, il Papa continuò ad esercitare una notevole influenza politica, almeno in Italia, rinforzata dai Patti Lateranensi col Fascismo e alimentata dalla ancora sincera e convinta fede religiosa dei credenti cattolici.
Dopo la seconda guerra mondiale, il connubio tra Democrazia Cristiana e Vaticano ha aumentato ulteriormente il potere papale, anche a causa del pericolo comunista.
Ora che non c’è più la DC e neanche il Comunismo (malgrado gli ultimi, ma numerosi imbecilli continuino a credere che esista ancora!), ora che la fede religiosa è stata minata profondamente dal benessere diventato consumismo e poi egoismo, dalla disputa politica diventata odio, dalla tradizionale vocazione all’accoglienza ed alla misericordia diventata esclusione e razzismo, il potere del Papa sta calando continuamente e sostanzialmente, malgrado le folle che ancora lo accolgono, sia in Italia che in giro per il mondo.
Questo si nota e sta avvenendo soprattutto negli ultimi tempi, con Papa Bergoglio, che vive in un modesto alloggio, si veste da prete ed esce durante la notte per visitare e confortare i senzatetto di Roma, italiani o stranieri che siano, regolari o clandestini, aiutando le squadre di aiuto della Santa Sede nella distribuzione di cibo, abbigliamento e fondi di sostegno. 
Ma Papa Francesco, con la sua coerenza ed umanità, mette in crisi, come dovrebbe essere, molti cattolici “benpensanti”, abituati a lavare facilmente i loro peccati con il rito della confessione ed a conciliare in chiesa, ogni domenica, i loro dis-valori e comportamenti concretamente dis-vangelici con i messaggi, le sofferenze e la croce del Cristo?
A me pare proprio di no.
Una volta il Papa era “allineato” ed in sintonia, salvo rare e brevi eccezioni, con i poteri dominanti e con le masse cattoliche, sia sui dogmi che sul sociale e civile, e non si notavano grandi divergenze. La sintonia era vicendevole e l’infallibilità del Pontefice e la sua autorevolezza non venivano mai, o quasi mai, messe in discussione.
Oggi non è più così e le “nuove” masse, benchè formalmente cattoliche, aizzate da sempre nuovi demagoghi ed illusionisti, professionisti della “paura” e del tornaconto individuale, se ne stanno andando altrove, almeno per quanto riguarda la misericordia nei confronti degli ultimi e dei reietti dal mondo.
E questo Papa, molto “controcorrente”, ben pochi lo ascoltano in concreto, se non sui soliti temi dell’aborto, del fine vita e dei matrimoni gay.
Così oggi, per molti cattolici, è più importante seguire i “messaggi” di Salvini e della Meloni, strizzare l’occhio a Casa Pound o ai fascisti della cattolicissima Polonia che al Papa.
In tempi che io ricordo, di fronte a papi “tradizionali” e molto allineati con una Curia paludata e conservatrice, c’era un fervore nelle parrocchie, una vitalità anche politica che guardava al Vangelo vero, lo viveva e lo testimoniava. Oggi quel fervore è completamente assente, domina il silenzio, soprattutto in Veneto ed in altre langhe del profondo Nord. Forse per paura di disturbare i dominatori di turno, i quali sono molto abili e pronti a difendere ipocritamente le “apparenze” della fede: il presepio, il crocifisso nelle aule, sconfessando quasi sempre questi simboli con le loro quotidiane pratiche politiche.
E’ vero, ci sono la Caritas ed altre associazioni parrocchiali che si danno da fare, molto bene e complimenti, ma non c’è un movimento attivo che si esponga “politicamente” e sostenga i valori e le idee di un Papa come Bergoglio.
Almeno io non lo vedo o non lo percepisco.
In molti fedeli, più di facciata che di sostanza, prevale l’ipocrisia eretta a sistema: si va in chiesa, ma si semina odio e razzismo, si fa il presepio, si fa beneficienza, ma si ignora ogni senso civico e dello Stato, si difende il crocifisso nelle aule, simbolo della non violenza, ma si predica la difesa armata sul modello del Far West americano…
Tanto vale allora cambiare Papa!
Un nuovo conclave, un nuovo Papa e mandiamo Bergoglio a raggiungere Ratzinger. Pensioniamo anche lui e innalziamo al soglio pontificio Matteo Salvini, il nuovo “salvatore” della Chiesa e della Patria, sventolando Vangelo e Costituzione!
E così sia!