A futura memoria. Il pessimismo ai tempi del coronavirus.

In questo momento di sorprendente, violenta e tragica epidemia che sta seminando morti ovunque e che ha messo in discussione le nostre sicurezze, le nostre eccellenze sanitarie, i nostri successi economici, i nostri alti standard di vita, e che ci costringe ad una forzata clausura, sono pochi gli elementi consolanti: il silenzio quasi irreale che ci avvolge e la diminuzione drastica dell’inquinamento atmosferico. 

Altre note “positive” di questo drammatico presente sono la considerazione per i medici e gli infermieri, i volontari di varia natura e la consueta predisposizione alle donazioni degli italiani, organizzate da tv e giornali, nei momenti dei disastri. Il corona virus ha poi interrotto finalmente e quasi completamente la campagna elettorale perenne di Salvini e le sue ossessive comparsate in tutte le televisioni. Per un po’ siamo quasi salvi da Salvini.

Oltre a questi aspetti, soprattutto tragici e secondariamente positivi, aleggia anche la speranza che questa pandemia ci serva di lezione e ci restituisca, tra qualche mese, un’Italia diversa e migliore, un’Italia che investa su sanità e cultura, su scuola e ricerca, un’Italia che paghi le tasse ed elimini il lavoro nero, un’Italia che rispetti l’ambiente e combatta i cambiamenti climatici, un’Italia che invece di criticare l’Europa, la Francia e la Germania, faccia i conti con i suoi mali e con le riforme da fare, un’Italia che non scarichi sui migranti la propria incapacità di risolvere i suoi problemi sociali, il ripristino delle zone terremotate, la mancanza di lavoro ecc.

Succederà tutto questo?

Non facciamoci illusioni. Appena finito il corona virus tutto tornerà come prima. Molti politici, che anche adesso continuano a criticare tutto e il contrario di tutto, invece che fare squadra, riprenderanno le loro consuete guerre elettorali e le loro sparate irrealistiche, pur di guadagnare voti. I giornalisti li seguiranno e moltiplicheranno a dismisura le loro ingannevoli promesse.

Gli evasori fiscali, protetti dai loro sponsor politici, continueranno ad evadere Irpef, Iva e a praticare il lavoro nero. I medici continueranno ad essere aggrediti ed intimiditi per qualsiasi disgrazia che capiti negli ospedali. Come gli insegnanti nelle scuole, per qualsiasi problema dei figli. La gente continuerà ad essere insoddisfatta ed a pretendere di tornare ad avere quei livelli di vita del passato recente, che la globalizzazione e i cambiamenti epocali avvenuti nel mondo non possono più garantire agli europei e agli italiani. Torneranno al centro del dibattito politico lo slogan “Prima gli italiani” e il problema dei migranti, oggi misteriosamente sparito, a dimostrazione del bluff elettorale che è stato, soprattutto negli ultimi tempi. Seguiranno altri casi Bibbiano o simili, da strumentalizzare cinicamente, a fini politici.

Torneranno ad imperversare anche i criticoni del web, che non sono mai scomparsi del tutto, ancora più squallidi in questo periodo, pronti di nuovo a bersi e a condividere ogni cosa, dai complotti delle scie chimiche, dei Soros di turno, alla pericolosità dei vaccini, dalla tiritera dei poteri forti e dei loschi interessi di chi vuole distruggere il nostro paese e la nostra economia, alla retorica venetista, alla “filosofia” sovranista di avere sempre un nemico esterno che ci impedisce di risolvere i nostri problemi. Torneranno con il loro cinismo, la loro cattiveria e la loro ignoranza. Il tutto alimentato dalle varie “bestie” di turno, seminatrici di fake news e da certi giornali che sono delle vere e proprie organizzazioni collaterali a alcuni partiti, senza nessun pudore di obiettività e serietà professionale. Tornerà insomma la solita Italietta, in attesa della prossima pandemia.

La decrescita caeranese

I dati presenti nel recente DUP 2020-2022 (Documento Unico Programmatico) del Comune di Caerano, alla sezione “Popolazione e situazione demografica”, testimoniano una complessiva e costante “decrescita” del paese, negli anni che vanno dal 2002 al 2018. 
La popolazione di Caerano dal 2001 al 2018 (in 17 anni) è aumentata da 7.029 abitanti a 7.952, con un trend crescente, tranne che negli anni 2011, 2014, 2015, 2017 e 2018. Contemporaneamente il numero delle famiglie è aumentato da 2.584 nel 2003 a 3.070 nel 2018, con un calo, tuttavia, dei componenti per famiglia, da 2,76 a 2,59, che significa più famiglie, ma meno figli. Dal 2002 al 2018 il saldo migratorio dall’estero è stato altalenante, anche se prevalentemente in ascesa, con una punta di + 96 nel 2007 e di – 9 nel 2014 e 2016. Negli ultimi anni è calata anche l’iscrizione all’anagrafe di Caerano di persone provenienti da altri comuni. Se consideriamo il saldo migratorio totale (tra iscritti e cancellati all’anagrafe dal 2002 al 2018) esso è stato alterno, esclusivamente positivo fino al 2009, con il massimo nel 2007 (+ 171), poi è tendenzialmente sceso con punte massime (in negativo) nel 2014 (– 62) e nel 2018 (– 60). I cittadini stranieri a Caerano, che nel 2004 erano circa 500, alla fine del 2018 erano 1.042, cioè il 13,1% della popolazione (di cui il 51,5% europei, il 24,0% asiatici, il 22,6% africani e l’1,8% americani). Gli europei provengono prevalentemente dalla Romania (24,47% del totale complessivo), dall’Albania (9,21%), dalla Macedonia (8,35%), dall’Ucraina (2,50%) … Gli asiatici provengono quasi esclusivamente dalla Cina (23,61%), gli africani dal Marocco (9,98%), dal Senegal (3,45%), dalla Nigeria (2,69%), dal Ghana (2,21%) … Dal continente americano provengono in percentuali minime, la più alta delle quali è lo 0,38% degli immigrati dalla Repubblica domenicana.
In generale, le fasce quinquennali di età più numerose sono quelle che vanno dai 40 ai 59 anni (40-44, 45-49, 50-54, 55-59).
L’indice di vecchiaia, che rappresenta il grado di invecchiamento di una popolazione, cioè il rapporto percentuale tra il numero degli ultrasessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni, nel 2018, a Caerano, ci dice che c’erano 135,2 anziani ogni 100 giovani (era di 89,5 nel 2002). L’indice di dipendenza strutturale, che rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni) ci dice che nel nostro comune, nel 2018, c’erano 55,2 individui a carico, ogni 100 che lavorano (erano 40,4 nel 2002). L’indice di ricambio della popolazione attiva, che rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (60-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-19 anni) ci dice che a Caerano, nel 2018, l’indice di ricambio era di 124,1 (era 112,8 nel 2002), ad indicare che la popolazione in età lavorativa è molto anziana. La popolazione attiva, infatti, è tanto più giovane quanto più l’indicatore è minore di 100. Lo conferma l’indice di struttura della popolazione attiva, che rappresenta il grado di invecchiamento della popolazione in età lavorativa, cioè il rapporto percentuale tra la parte di popolazione in età lavorativa più anziana (40-64 anni) e quella più giovane (15-39 anni), che nel 2002 era di 94,1 risulta di 142,3 nel 2018. L’indice di natalità, che rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti e che dal 2002 ha toccato il punto massimo nel 2006, con il 13,1 è sceso progressivamente e mediamente negli ultimi anni fino al 9,3 del 2018. L’indice di mortalità, che rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni 1.000 abitanti, è abbastanza costante, con una punta massima, sempre dal 2002, di 8,9 nel 2003 ed una minima di 4,7 nel 2016. L’ età media dei cittadini caeranesi, calcolata come il rapporto tra la somma delle età di tutti gli individui e il numero della popolazione residente, da non confondere con l’aspettativa di vita, è passata dal 39,3 del 2002 al 43,3 del 2018.
Questi dati testimoniano un discreto aumento, dal 2002 al 2018, dei residenti a Caerano, che tuttavia sono diminuiti negli ultimi anni (2011-2018), probabilmente a causa della crisi economica e del conseguente ridotto arrivo o trasferimento altrove, anche in Francia, Belgio e Germania, di molti immigrati stranieri. Il numero di figli per famiglia e l’indice di natalità ci dicono poi che anche a Caerano, come in tutta Italia, le nascite sono in calo, con conseguenze probabili e ravvicinate anche sul numero di classi nella scuola primaria. L’invecchiamento della popolazione caeranese ci viene confermato anche dall’indice di vecchiaia e dalla prevalenza delle fasce quinquennali di età, quelle che vanno dai 40 ai 59 anni. Tutto questo comporta un’evidente trasformazione del contesto economico e sociale, confermato dall’indice di dipendenza strutturale e da quelli di struttura e di ricambio della popolazione attiva
Caerano sta diventando un paese sempre più vecchio, con minori opportunità di lavoro e con spese sociali sempre maggiori. Neppure l’arrivo di immigrati stranieri, normalmente più prolifici, riesce ormai a compensare questo trend negativo, che si ripercuote inevitabilmente sul mondo del lavoro e sul cosiddetto welfare: sempre meno giovani e lavoratori attivi vuol dire, infatti, sempre meno risorse per sostenere le spese sociali, ma anche meno imprese, meno negozi, quindi meno benessere e ricchezza, individuale e complessiva. Occorre intervenire con un grande progetto per Caerano, che non può prescindere dalla riconversione dell’area sanRemo, una scommessa da vincere, che dovrebbe unire maggioranza ed opposizione e che dovrebbe coinvolgere anche la Regione, soprattutto adesso che chi amministra il paese è in piena sintonia con chi governa il Veneto.

Dallo stalinismo al salvinismo

Una delle accuse che venivano rivolte a Stalin ed al socialismo sovietico era “il culto della personalità”, che veniva rinfacciato anche al vecchio PCI in Italia, quando Stalin era ancora un mito per i comunisti italiani. Ora la Lega, in Italia, oltre ad aver ereditato dal PCI sia il cosiddetto “centralismo democratico “ o la struttura di “partito chiesa”, gerarchico, in cui le direttive vengono dall’alto ed uno solo comanda, sia i servizi d’ordine, i rapporti ambigui con la Russia, le feste e le sagre di partito, l’invadente presenza o occupazione, dove amministra o governa, in tutte le associazioni, le confraternite, gli enti istituzionali e di volontariato, ha adottato anche il tanto detestato, almeno una volta, culto della personalità. Ora, senza voler minimamente elevare Salvini al ruolo storico, nel bene e nel male, di Stalin, non si era mai visto che il nome di un partito comprendesse anche quello del suo leader, se non nei simboli elettorali, per indicare l’eventuale candidato a Presidente del Consiglio. Neanche, appunto, nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao! A questo dobbiamo aggiungere, per completare il quadro del degrado politico in cui stiamo precipitando, che nessun leader di partito, neppure i tanti segretari o cavalli di razza della vecchia DC, si era mai presentato ad un congresso ostentando in modo strumentale ed opportunistico, e quindi blasfemo, il presepio. Simbolo sacro che tanti leghisti, anche caeranesi, ritengono emblema identitario, agitato contro i musulmani e che invece è contestato non dagli immigrati arabi, ma da qualche convinto laico o ateo italiano. Ma l’ignoranza non guarda mai troppo per il sottile. Quello comunque che mi fa più specie è che ad osannare l’ormai “santificato” Salvini,  ci siano oggi molti ex democristiani che conosco in paese, quindi persone di una certa età che hanno militato nella DC, hanno condiviso il suo pluralismo interno, anche eccessivo, hanno professato i valori cristiani di tolleranza e solidarietà verso i più deboli, valori che oggi continua a predicare, inascoltato da molti fedeli, Papa Francesco, che hanno difeso e portato avanti le istanze del mondo cattolico, senza mai ostentare, tuttavia, presepio, rosario e Madonna, in modo becero e pagliaccesco, come sta succedendo ora. Evidentemente, l’abitudine al potere, esercitata in tanti anni di egemonia DC, li porta a stare sempre, malgrado tutto, dalla parte dei vincitori del momento, dei più forti.
Ma, a proposito di pagliaccesco e di pagliacciate, e quindi di “putinot”, mi è venuta in mente una vecchia filastrocca, che mantiene viva, nonostante tutto, qualche speranza di riscatto del cosiddetto “popolo”.
Il paese dei Putinot
C’era una volta
una terra lontana
non cinese 
neanche africana
dove viveva
una fata morgana.
Era un paese 
di cartapesta
con personaggi
di pochissima testa
senza valore
anche di festa.
Era un paese 
di putinot 
pigri di giorno
come di not
con scarsa lettura
salvo gli spot.
Non erano uomini 
ma bamboli di pezza
senza il gusto
di una carezza
con nella mente
tanta pochezza.
Stanca di loro
un giorno di maggio
la bella fatina
si fece coraggio
organizzando per essi
un lunghissimo viaggio.
Camminarono tanto 
per valli e per monti
sui fiumi del mondo
passarono i ponti
per giungere esausti
al paese delle fonti.
Dopo un gradito riposo
la fata morgana
bagnare li fece
in una sacra fontana
dalla quale sgorgava
intelligenza umana. 
Tornarono indietro
pieni di mente 
nel nuovo paese 
diventato vivente
ed amici tra loro
con studio e lavoro
diventarono gente.

Addobbi e rotonde

Ho visto l’addobbo natalizio sulla grande rotonda di Caerano, una serie di stelle che celebrano l’arrivo del Natale. Benissimo, e direi finalmente! Quando durante la passata amministrazione, noi assessori, avevamo tentato di abbellire le rotonde caeranesi con lavori di giardinaggio in cambio di una modesta scritta pubblicitaria della Ditta coinvolta, ci siamo trovati di fronte ad un netto diniego da parte della polizia locale, perché la cosa, secondo il codice della strada, poteva distrarre gli automobilisti di passaggio, favorendo incidenti stradali. Poi, sorprendentemente, abbiamo visto appendere un grande striscione degli alpini con la scritta “Benvenuti Alpini”, in occasione di un loro importante raduno. Boh! così a volte va il mondo! Adesso vediamo le stelle natalizie. Spero che questa amministrazione riesca a far capire, a chi di dovere, che un conto sono grandi cartelli pubblicitari, con magari modelle discinte o altro ed un conto sono piccole scritte od oggetti innocui e incapaci di ostacolare il traffico stradale. Del resto molte rotonde del territorio, fin dai tempi di Zaia, sono state ed in certi casi sono ancora piene di cartelli inneggianti alla loro costruzione da parte delle amministrazioni provinciali. Altre rotonde, sempre in zona, sono piene di fontane, monumenti in ferro battuto ecc. Potremmo aggiungere, per concludere, che la legge o vale per tutti o non vale per nessuno.

Esiste ancora il Partito Democratico a Caerano?

Nel 2009 il Partito Democratico caeranese aveva 72 iscritti. Oggi, non si sa se esista ancora.
Due tornate amministrative, con personalismi vari, discriminazioni e divisioni interne hanno disintegrato gradualmente il partito, spaccato al punto che, alle elezioni amministrative del 2014, i suoi residui esponenti ed elettori si sono presentati ed hanno sostenuto liste diverse: Caerano2.com ed Obiettivo Comune. Ora, nel 2019, alle recenti elezioni comunali, si è presentata un’unica lista di centrosinistra, Nuovo Orizzonte, ma intanto la latitanza del PD è diventata cronica. C’è un problema locale, che riguarda Caerano, ma sicuramente c’è anche un problema a livello nazionale, di perdità di identità oltre che di errori di linea politica e di frammentazione interna. In questi anni, sull’ala dell’antipolitica e del mito della cosiddetta società civile, non c’è stato più verso di vedere, in moltissimi comuni e perfino in molte città, una lista di partito del PD. Tutte liste civiche, che accolgono di tutto, a volte finte e mascherate, un po’ ipocrite, che non ingannano comunque gli elettori e che, essendo in genere miste, formate da aderenti al partito o ai partiti e da gente che non vuole saperne di mettersi in gioco dentro i partiti, hanno tagliato definitivamente quel rapporto, quel cordone ombelicale che c’era una volta tra eletti nelle istituzioni e sezioni di partito, messo in crisi anche dal fatto che oggi la politica si fa più che altro in televisione e nei social. Il Partito Democratico, anche per i motivi di cui sopra, si è sempre più limitato ed orientato a fare politica solo nei centri del potere e non più nelle fabbriche, nei quartieri e tra la gente, perdendo molti consensi. L’unico partito “tradizionale” che si è sempre e dovunque presentato con il suo simbolo, con la sua identità, e che occupa oltre agli spazi istituzionali, gli spazi trascurati dagli altri e dal PD: feste di partito, mercati, fiere, associazioni ecc. è la Lega che, non a caso, trionfa nei sondaggi. Ha saputo tenere insieme il modo nuovo di fare politica e quello vecchio, sostituendo DC e PCI nel loro rapporto con le masse popolari, con la gente comune ed i risultati, anche a Caerano, si sono visti e si vedono.
Cosa fare? Come tornare ad una sinistra competitiva e di nuovo protagonista?  In generale, per contrastare la deriva e la decadenza di questa nostra Italia, incattivita e rabbiosa, occorre un riscatto della politica, delle identità, di un progetto e di una visione prospettica nuova, che sappia dare risposte ed antidoti concreti all’imperversare del populismo e dell’antipolitica, nei social network e nei media. Anche a Caerano, per rinascere, la sinistra e quindi il Partito Democratico ha bisogno di riacquistare una sua indipendenza ed autonomia rispetto alla lista di centrosinistra che è all’opposizione in Consiglio comunale. Se qualcuno ancora ci crede, torni ad organizzare il partito, ad interessarsi dei problemi amministrativi, a prescindere dai suoi eventuali rappresentanti o elettori presenti in Nuovo Orizzonte, elabori le sue proposte, sviluppi una sua politica locale, che è mancata in questi anni, e faccia sentire la sua voce. Sembra un paradosso, ma impari dalla Lega. E’ vero che la sinistra vive un momento difficile, in un contesto veneto dominato, come un tempo, da un solo partito, con consensi quasi plebiscitari, ma nessuna ipoteca politica è eterna, tutto può cambiare, a volte piu in fretta di quanto si pensi. Ma i cambiamenti vanno preparati ed alimentati da idee identitarie, proposte concrete e persone che si spendano nei territori per un chiaro disegno politico, non per un magmatico ed amorfo impegno civico o civile.
 (Da un mio articolo su Montebelluna Week di sabato 7.12.2019)

Quale futuro per Caerano

L’amministrazione di Caerano, attraverso un intervento a mezzo stampa del vicesindaco Marco Bonora, a proposito del disegno di cambiare le destinazioni d’uso di molti edifici pubblici comunali, ha confermato l’ipotesi allo studio e non ha escluso che “tutto questo diventi realtà”: Municipio a Villa Benzi, Mini-alloggi nella ex Biblioteca, sede attualmente di alcune associazioni, Asilo Nido al Centro Polifunzionale, Centro Anziani all’Asilo Nido, Municipio alle Associazioni, Biblioteca nei Mini-alloggi. Non è stato un vero e proprio chiarimento, dopo le perplessità manifestate da alcuni cittadini attraverso i social, ma piuttosto una presa di tempo, un prudente “vedremo”. L’idea tuttavia di ridisegnare il paese non è peregrina e credo che su questo l’amministrazione dovrebbe avere il coraggio di andare avanti. Come? Innanzitutto non si può e non si deve prescindere dalla riqualificazione dell’area sanRemo che si trascina ormai da oltre15 anni. E’ auspicabile che si riprendano le trattative velocemente ed in maniera ultimativa con la proprietà. Un buon accordo, potrebbe comportare sia investimenti privati, concordati col Comune e a limitato impatto ambientale, sia la cessione gratuita (per compensazione) di una parte dell’area al Comune, dove potrebbero trovare posto in futuro il mercato, dei parcheggi pubblici a servizio del centro urbano (liberando la piazza, da riqualificare) ed un parco cittadino, con servizi vari (area recintata per cani, giochi per bambini, ristoro ed altro). Un riutilizzo privato (residenziale, commerciale e altro) ed uno pubblico di quest’area cruciale potrebbe avviare un allargamento almeno parziale, non uno spostamento, del centro del paese verso sud-ovest, contribuendo ad alleggerire l’intasamento della provinciale Montebelluna-Asolo. Se poi il Comune, con sguardo sia al nostro passato storico-artistico che al nostro futuro, volesse pensare all’acquisizione di Villa Rovero, sempre chiusa, con diversi proprietari e in vendita, questo allargamento verso sud potrebbe acquistare ancora più senso. 
In che modo? Torniamo allora alla questione del cambio di destinazione d’uso degli immobili comunali, che questa amministrazione ha o aveva immaginato e proposto anche all’opposizione per averne un parere. Villa Rovero non appare in quella ipotesi ma, se venisse eventualmente acquisita, potrebbe ospitare, considerati gli strumenti tecnologici di comunicazione oggi possibili, una parte del Municipio (sindaco, segretario e segreteria, consigli comunali, matrimoni, rappresentanza…), con l’utilizzo in prospettiva anche delle barchesse, da sistemare  (futuro Centro Anziani, o altro…). 
Sarebbe una sede prestigiosa, in una villa veneta, affrescata e meno imponente, ma sicuramente più bella di Villa Benzi, che ritengo, tra l’altro, meno adatta ad ospitare un Municipio o una sua parte.
Nel vecchio Municipio potrebbero restare l’anagrafe, l’ufficio tecnico, il settore sociale, la polizia urbana, l’archivio ed eventuali locali a disposizione di associazioni o di altri servizi ai cittadini. Si potrebbe e dovrebbe scartare quindi, e comunque, lo spostamento del Municipio a Villa Benzi, perché sarebbe lontano dal centro urbano, che resterebbe sguarnito, ed andrebbe a compromettere lo stesso Centro Culturale di Villa Benzi, che va invece potenziato, applicando finalmente lo statuto della Fondazione, con il coinvolgimento di soci cooptati ed aggregati, per aprire la Villa tutto il giorno, coinvolgendo privati e associazioni del settore culturale, mantenendovi o salvaguardando spazi museali, per mostre, per laboratori creativi, per un caffè letterario, per raccolte di documentazione storica. Non converrebbe neppure lo spostamento dei Minialloggi nella ex Biblioteca. I mini-alloggi sono 8, di cui due occupati permanentemente (contro lo stesso regolamento). Si rivedano i contratti e si mantengano 4 minialloggi per le emergenze abitative di cittadini in difficoltà e 4 vengano dati gratuitamente ad associazioni culturali o ancora meglio in affitto oneroso a privati (con utili devoluti alla Fondazione). La ex biblioteca potrebbe essere lasciata alle associazioni, come adesso, o venduta, mentre la Biblioteca attuale andrebbe mantenuta dov’è, anch’essa in centro, vicina alle scuole, sistemando la terrazza e con il parco aperto effettivamente al pubblico. Per quanto riguarda il Girotondo la cosa migliore e preliminare sarebbe quella di fonderlo con l’asilo parrocchiale. Due ipotesi possibili: 1) portare tutto in centro, in via De Gasperi, allargando quello parrocchiale, sfruttando eventualmente anche la perequazione per il progetto di trasformazione commerciale e residenziale dell’ex cinema, con la conseguente vendita dell’area in Via Gramsci. Così tutto il comparto scolastico sarebbe concentrato nella zona sistemata recentemente anche da un punto di vista della viabilità; 2) portare tutto in via Gramsci, ricostruendo totalmente l’edificio, quello a più alto rischio sismico. Non si dovrebbe portare il Girotondo nel centro polifunzionale, per due motivi: 1) l’edificio è a due piani; 2) il parco va tenuto pubblico, perché è l’unico che esiste in centro e si prevede che venga allargato con l’intervento previsto nell’area Marconato-Stocco. Casomai va reso più funzionale con giochi per bambini, panchine ed altro. Al di là di queste proposte, in parte alternative, che possono piacere o meno, l’importante è che si guardi oltre i 5 anni di questo mandato, con una visione globale, che non può prescindere dalla sanRemo e/o da una nuova idea di centro urbano, e che si disegni la futura Caerano tutti insieme, senza ipoteche e forzature di parte, coinvolgendo anche i cittadini e i professionisti locali del settore che abbiano qualche competenza urbanistica. 

Decisionismo o declino?

Quattro questioni che parlano da sole: ILVA, MOSE, ALITALIA,TAV. L’Italia è il paese dove le grandi opere, ma anche molte piccole, si trascinano da anni senza soluzione. Se fossero state progettate in Cina o Arabia Saudita, solo per fare alcuni esempi, o anche in Danimarca o in Olanda, sarebbero state realizzate in pochissimo tempo. Ora che questo avvenga in paesi non democratici si può capire, del resto succedeva anche in Italia durante il Fascismo, ma non credo valga la pena barattare decisionismo con libertà politica, di pensiero, di stampa ecc. Tuttavia la rapidità di intervento e realizzazione avviene anche in paesi democratici ed allora perché in Italia questo non succede? Non è una questione di incapacità nazionale, oserei dire di indole o di “razza”, tanto è vero che in passato, in soli 8 anni, fu costruita l’Autostrada del Sole, 760 chilometri, che costò quasi 300 miliardi di lire e che fu consegnata, senza aumenti di prezzi, con tre mesi di anticipo. Unì l’Italia e divenne il simbolo del boom economico di quegli anni. Oggi, che succeda una cosa del genere è impensabile e le cause sono almeno quattro:
– la mancanza di governi autorevoli e coesi che possano contare su una maggioranza certa e su una durata quinquennale, in grado di “fregarsene” degli oppositori di turno, politici, corporativi e di mestiere, e del rischio di perdere voti;
– la presenza di mafie varie che si infiltrano nei grandi affari e nei cantieri, che hanno in mano interi territori e che lo Stato non vuole o non è in grado di contrastare decisamente;
– l’alto grado di corruzione della classe politica e la “furbizia” di molti imprenditori ed imprese che mirano quasi sempre, con sotterfugi e pretesti vari, o azioni corruttive, a sfruttare lo Stato ed a conseguire, attraverso aumenti spropositati dei costi, lauti profitti aziendali e personali;
– una magistratura caotica ed a volte anche politicizzata, una burocrazia farraginosa che allunga i tempi di ogni pratica e di ogni intervento, anche di quelli strategici per uno Stato.
In una situazione del genere occorrerebbero:
– una legge elettorale che dia un chiaro vincitore, singolo o di coalizione (visto che in Italia non sappiamo rinunciare ad una pletora di partiti e partitini), con una maggioranza certa, come oggi chiede Salvini, il quale, però, quando l’ha proposta Renzi, insieme al referendum, l’ha contrastata ferocemente, a testimonianza di quanto incoerente ed opportunista sia il “prode” capitano leghista;
– uno stato che combatta il fenomeno mafioso e quello corruttivo con strumenti adeguati, anche di emergenza, e con misure socio-economiche che riscattino profondamente i contesti dove la criminalità si annida e fa continuamente proseliti;
– una legislazione, codice degli appalti ed altro, che snellisca le procedure ed i tempi di progettazione ed esecuzione delle opere, dando fiducia a burocrati, professionisti ed imprese, ma che sia poi inflessibile nei confronti di chi sbaglia o truffa lo Stato, cioè tutti i cittadini, sui quali gravano per anni i costi degli sprechi, delle corrutele e delle lungaggini legate spesso a queste opere.
Questo approccio misto, di fiducia, di controllo rigoroso e di pagamento certo delle eventuali responsabilità, dovrebbe essere una costante e la stella polare di uno Stato serio se vuole risolvere i grandi problemi che in questi giorni sono all’attenzione di tutti, ma anche tanti altri, ad esempio l’atavica evasione fiscale, che oggi rendono debole economicamente ed inaffidabile il nostro bel paese.
Oltre a questo occorrerebbe che le forze politiche avessero rispetto reciproco, indipendentemente dai ruoli di maggioranza ed opposizione, e vocazione a lavorare insieme per il bene comune, almeno di fronte a problemi strategici, come questi citati, invece assistiamo quotidianamente ad accuse reciproche, alla cagnara mediatica, allo spettacolo rivoltante di politici che continuano imperterriti, anche in tragici momenti, la loro campagna elettorale permanente, mentre il paese, che tutti, nessuno escluso, governano o hanno governato per anni, al centro o in periferia, va a rotoli. Prima gli italiani, certo, ma povera Italia!

Donatori di sangue (politico)? Basta

Poco più di un mese fa pensavo che fosse giusto fare il governo giallorosso. Speravo che si facessero le cose seriamente. Invece Di Maio fa il Salvini del precedente governo, perdendo però voti invece di guadagnarli, e la sinistra con le ulteriori divisioni di Calenda e Renzi continua a farsi male. Allora ho cambiato idea. Per una volta vogliamo smetterla di fare i salvatori della Patria, quelli che mettono a posto i conti, i responsabili che poi la prendono sempre nel deretano? Allora lasciamoli governare, via subito, che si facciano loro la manovra, anche a costo di andare in esercizio provvisorio. Se sono così bravi, come dicono, ridurranno lo spread, abbasseranno le tasse, risolveranno il problema dell’evasione fiscale, elimineranno burocrazia e sprechi, fermeranno l’immigrazione, rilanceranno l’economia, elimineranno la povertà, rivolteranno lo Stato italiano con le autonomie regionali, metteranno in riga l’Europa ecc. e sarà un bene per gli italiani. Se non ci riusciranno peggio per i molti meridionali e per la grande maggioranza degli italiani che li votano. Perché dovremmo preoccuparci noi per loro, donando il nostro sangue politico invano, e fare la figura dei fessi? Ma ci rimettiamo anche noi che votiamo a sinistra! Certo, ma la deriva è tale che se, come successo con Berlusconi, non li “proviamo fino in fondo” non ce li leveremo di torno tanto facilmente. Le sparano talmente grosse che la rabbia che alimentano tra i cittadini li travolgerà solo se proveranno a governare e falliranno. Per quanto riguarda poi la sinistra o impara a parlare con una voce sola, almeno dentro il PD, come fanno Salvini e Meloni, oppure non tornerà a recuperare consensi. Ma non è democratico! Forse, ma il confine tra democrazia e confusione è impalpabile e oggi la confusione non paga. Ipse dixit.

DUP – Documento Unico Programmatico 2020-2022

L’art. 170 del TUEL, così come modificato dal D.Lgs. n. 126/2014, ha introdotto a partire dall’anno 2015

per gli enti locali non sperimentatori, l’obbligo di adozione del Documento Unico di Programmazione

(DUP), che ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa nonché presupposto

indispensabile per l’approvazione del bilancio di previsione. Si tratta di un documento di programmazione

che riveste un ruolo centrale nella gestione dell’ente locale, per il quale è prevista una specifica

tempistica di adozione.

Entro il 31 luglio di ciascun anno la Giunta presenta al Consiglio il DUP per le conseguenti deliberazioni,

tuttavia quest’anno la data del 31.07.2019 è stata posticipata a norma del Regolamento di contabilità in

vigore.

Entro il 15 novembre di ciascun anno, con lo schema di delibera del bilancio di previsione finanziario, la

Giunta presenta al Consiglio la nota di aggiornamento del DUP.

Per quanto riguarda la struttura ed il contenuto del DUP è lo stesso art. 170 TUEL che rinvia al principio

applicato della programmazione di cui all’allegato n. 4/1 del D.Lgs. n. 118/2011 e ne disciplina il

contenuto minimo.

Tuttavia la programmazione contenuta nel DUP non è cosa facile per innumerevoli motivazioni:

a. Incapacità dello stato centrale di organizzare un semplificato procedimento di assegnazione degli ex

trasferimenti erariali, ora confluiti nel Fondo di solidarietà, a cui si aggiunge un notevole ritardo nel

pagamento;

b. Normativa farraginosa e instabile per quanto riguarda la fiscalità locale;

c. Leggi di stabilità spesso restrittive;

d. Mancanza di chiarezza nel medio-lungo periodo nell’attribuzione delle risorse proprie all’Ente Locale, in

modo da rendere concreta ed effettiva l’autonomia finanziaria dei Comuni;

e. Difficoltà nell’assunzione del personale, soprattutto per la presenza di vincoli di bilancio che non

sempre differenziano i comuni grandi da quelli medi e piccoli;

f. Restrizioni contabili che rendono difficile la effettiva realizzazione delle opere pubbliche;

Comunque l’amministrazione comunale intende con determinazione rispettare il principio della

programmazione, più volte enfatizzato dalla riforma contabile introdotta dal D.Lgs. 118 del 2011, che si

concretizza in molteplici attività:

1. Programmazione triennale delle opere pubbliche;

2. Programmazione dei fabbisogni del personale;

3. Programmazione della politica Immobiliare sulle proprietà Comunali.Secondo la normativa vigente,

infatti, il Comune, con apposita delibera, individua con un elenco, i singoli immobili di proprietà, tra questi

devono essere evidenziati quelli non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali e quelli

suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Tale norma va letta con riferimento l’art. 58 del D.Lgs.

112/2008 che già prevedeva l’approvazione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio

pubblico;

4. Piano triennale di razionalizzazione e riqualificazione della spesa;

5. Programmazione degli acquisti di beni e servizi di importo superiore ad € 40.000,00;

6. Programma di prevenzione della corruzione e della trasparenza.

Il DUP dovrà anche essere rivisto in funzione della legge di stabilità che ogni anno viene approvata verso

fine dicembre e dalla quale deriva buona parte della politica tributaria del Comune.

IN ALLEGATO L’INTERO DOCUMENTO

DUP 2020-2022

Mercato in crisi

Ormai da troppo tempo il mercato settimanale di Caerano, che si svolge di mercoledì, soffre una crisi notevole di presenze ed appaiono sempre più spesso, tra le bancherelle, degli spazi vuoti. 
Se a questo si aggiunge il fatto che risulta diviso in due tronconi, uno in Piazza della Repubblica, destinato al settore abbigliamento, ed uno in Piazza Donatori del Sangue, destinato in particolare ai prodotti alimentari, si può affermare che risulta anche poco funzionale e scomodo per i caeranesi che lo frequentano. Sono almeno 15 anni che le diverse amministrazioni comunali si sono poste il problema del mercato, della sua collocazione fisica ed anche della sua crisi progressiva. Sono state studiate in passato sette ipotesi di soluzione, tra cui quelle di spostarlo tutto in via Don Sturzo, di concentrarlo tutto a sud della strada principale Montebelluna-Asolo, occupando anche via Kennedy e via Stocco, ed altre ancora più complicate. E’ chiaro che la soluzione migliore sarebbe quella di destinare ad esso una parte dell’area sanRemo, una volta risolta la questione, altrettanto lunga e tormentata, del risanamento e della riqualificazione di quei 75.000 mq. circa di terreno che dovrebbero e potrebbero rilanciare il paese e la sua economia. In attesa di un auspicabile accordo tra l’amministrazione comunale ed il proprietario della sanRemo, che cosa si potrebbe fare?
Si potrebbe intanto spostarlo di giorno, in quanto non si capisce perché debba svolgersi il mercoledì, in contemporanea con quello di Montebelluna. Forse la cosa era comprensibile una volta, quando la gente non si spostava facilmente da un paese ad un altro, ma oggi la concorrenza con Montebelluna risulta sicuramente deleteria e penalizzante. Un suo rilancio, in altro giorno, potrebbe essere un bel presupposto, oltre che per farlo rivivere, per giustificare un domani un suo spostamento nell’area sanRemo. L’obiezione che ho sentito fare è che non si può spostarlo di giorno perché è nato come succursale di quello di Montebelluna. Mi rifiuto di credere che nel 2019 non si possa superare questo ipotetico ostacolo ed agire di conseguenza.