Abolita la povertà?

Eureka! Grande notizia! Luigino Dimaionese ha effettivamente abolito la povertà. Vi ricordate alcuni mesi fa quella che, a torto, molti hanno definito una sceneggiata napoletana, dal balcone di Palazzo Chigi, con cartelli, bandiere ed applausi e lo slogan “Abolita la povertà”? Io non ci ho creduto, ma mi sbagliavo. Oggi infatti, fonte il Fatto Quotidiano, noto giornale che per vendere ha scelto di appoggiare l’emergente pianeta grillino, afferma che il reddito di cittadinanza è stato chiesto da circa 800.000 persone e calcola che, compresi i familiari, si possa ritenere in circa 2 milioni le persone beneficiarie. Alla luce di questi numeri, possiamo quindi dire che questo governo gialloverde ed il prode Dimaionese, in pochi mesi hanno tolto dalla povertà circa 4 milioni di persone. E’ un grande successo e bisogna avere il coraggio di riconoscerlo, anche da parte di quella sinistra criticona che li avrebbe creati, secondo la propaganda quinquennale di leghisti e grillini e dei media italiani. Infatti durante i governi PD, vi ricordate, c’è stato un crescendo continuo, man mano che ci si avvicinava alle elezioni, dei poveri in Italia. Prima erano 2 milioni, poi 3, poi 4, 5,6 ecc. Crescevano come i funghi in autunno! Ora Dimaionese e il Salvinichenecco li hanno fatti quasi sparire. Infatti mancano all’appello del reddito di cittadinanza 4 milioni di poveri, a cui sembra non interessi proprio. Perfetto! A meno che, e questo è il mio dubbio, non siano tutti lavoratori in nero, nomadi vari, gente che vive di spaccio, contrabbando, criminalità varie, evasori fiscali ecc. Se non è così, allora bisogna dire che la povertà è stata veramente abolita! 

Evviva! L’Italia è diventato il paese di Bengodi! Fanno eccezione, forse, la Campania e la Sicilia che da sole raccolgono il 32% delle domande di reddito di cittadinanza e soprattutto Napoli, che da sola ha presentato più domande dell’intera Lombardia. In effetti questo è il solo grande cruccio di Dimaionese, quello di non essere riuscito nell’impresa di abolire del tutto la povertà proprio nella sua terra d’origine. Ma non si può avere tutto nella vita, e tantomeno dalla politica!

Anche Caerano si…Lega?

Sta per concludersi a Caerano il quinquennio amministrativo 2014-2019, guidato dalla sindaco Chiara Mazzocato con una maggioranza civica, prevalentemente di centrosinistra, tormentata da dimissioni a catena, che ha deluso il paese ed ha vanificato almeno in parte il buon credito che l’amministrazione Ceccato aveva acquisito e che aveva fatto vincere le elezioni del 2014 a Caerano2.com, malgrado le persistenti spaccature della sinistra caeranese, degno riflesso della cronica divisione di quella a livello nazionale.

Cinque anni pieni di luci ed ombre, in un’epoca di crisi economica e sociale dell’Italia, che ha reso molto difficile governare i comuni, compreso il nostro.

L’amministrazione uscente ha realizzato la sistemazione della scuola elementare, ha approvato definitivamente il Piano degli Interventi, ha migliorato l’illuminazione pubblica, ha messo in sicurezza la cosiddetta zona 30 (la zona delle scuole), ha implementato il servizio Pedibus e curato i verdi pubblici grazie a meritevoli gruppi di volontari, ha svolto una buona politica culturale, ha regolamentato l’uso dei fitofarmaci ed ha posto le basi per un finanziamento di 3 milioni di euro per mettere in sicurezza la scuola media.

E’ stata carente, invece, sul ruolo guida della sindaco, che ha compromesso la coesione interna, con dimissioni ripetute di alcuni suoi componenti, da una parte, e dall’altra con la delusione di altri, che pure sono rimasti in giunta o in consiglio comunale, ma che adesso non vogliono più saperne di continuare la loro esperienza politica, come hanno anche dichiarato sulla stampa locale.

Questa amministrazione ha fallito, inoltre, sulla riconversione dell’area sanRemo, la principale scommessa della campagna elettorale del 2104, e di altre aree industriali dismesse, non è riuscita a rilanciare il paese da un punto di vista economico e sociale, basti vedere lo stato del mercato cittadino, ha abbandonato la Federazione dei 7 comuni del Montebellunese, isolandosi completamente nella gestione di importanti servizi sociali e nell’accedere ai relativi finanziamenti regionali, non ha posto rimedio alle evidenti carenze di organico, soprattutto per quanto riguarda la polizia municipale e la sicurezza dei cittadini, ha avuto un rapporto conflittuale con diverse associazioni caeranesi, non ha gestito in trasparenza e collaborazione il rapporto con le opposizioni, che rappresentavano circa i 3/4 del paese, non ha coinvolto i cittadini di fronte a decisioni importanti, come i bilanci annuali o l’aumento dell’addizionale IRPEF, non ha saputo valorizzare i percorsi naturalistici di cui si parla da anni (lungo il Brentella e la Camula) e non ha favorito, se non parzialmente, le giuste esigenze di negozianti e locali publici di rilanciare il paese, soprattutto in occasione di feste o di altre ricorrenze…

D’altra parte non è che le minoranze, di destra (civiche di Lega e Forza Italia) e di sinistra (Obiettivo Comune), abbiano fatto una grande opposizione: non si sono visti volantini o manifesti, i loro siti o profili facebook, attivi in campagna elettorale, sono diventati presto muti o quasi, nessuna iniziativa di protesta o di critica costruttiva ha lasciato il segno in paese. Si sono limitati a qualche scontro verbale in Consiglio comunale.

Ma questo è ormai il passato, occorre guardare avanti e non ai limiti di questa o di precedenti amministrazioni, di maggioranze o opposizioni che siano. 

Cosa si prospetta allora, nel 2019, per Caerano?

Il vento in poppa leghista, che sta imperversando in l’Italia, si appresta quasi sicuramente a consegnare anche Caerano alla Lega. Del resto il PD locale non ha mai dato segni di vita, corroso dalle diverse e contrastanti sue anime sedute in Consiglio comunale, su fronti diversi, FI è ormai in fase di consunzione ed i 5 stelle sono come l’araba fenice “che ci sian ognun lo dice, dove sian nessun lo sa”.

Tanto più che è data per conclusa l’alleanza in paese tra Lega e Forza Italia, malgrado i mal di pancia della vecchia guardia berlusconiana locale, che mal digerisce la candidatura di Gianni Precoma a sindaco di Caerano, scelta a cui appare costretto ad adeguarsi, al di là delle dichiarazioni ufficiali a mezzo stampa, anche Marco Bonora, sconfitto nel 2014 per soli tre voti, e la sua squadra di estimatori.

Questa volta, sicura di vincere, la Lega ha deciso di puntare non su un candidato moderato, alla Marzio Favero, sindaco di Montebelluna, per intendersi, ma su un suo “cavallo di razza”, un salviniano duro e puro, come Gianni Precoma, un leghista sanguigno e combattivo, anche se non so quanto adatto a ruoli di ascolto, di mediazione e di compromessi politici, a cui spesso devono essere inclini i primi cittadini, dovendo rappresentare l’intero paese. Mi auguro, comunque, se uscirà vincitore dalle urne, che diventi un buon sindaco.

Ma niente è scontato, soprattutto nelle elezioni locali, ed anche nel 2014 la lista ProgettiAMO Caerano, data per sicura vincente, perse inaspettatamente.

C’è una qualche alternativa?

Premesso che, come sempre, alle elezioni comunali, ogni partito si nasconde ipocritamente dietro il paravento di liste civiche, per ingannare meglio gli elettori, ma poi mette in lista quasi solo gente fidata, con la tessera, io credo che questa volta bisognerebbe cambiare veramente registro.

A Caerano, per risolvere i grandi problemi di rilancio economico, civile e sociale, rappresentati emblematicamente dallo stato dell’area sanRemo, servirebbe una lista realmente civica, che metta in campo le risorse umane e le energie migliori che ci sono e che siano disponibili a mettersi in gioco, al di là delle sempre più rancorose parti politiche, per dare al nostro comune un futuro sereno, di maggiori competenze, di esperienza amministrativa, di prevalenza della politica sulla burocrazia e di scelte innovative e coraggiose, capaci di cambiare volto e direzione al nostro paese.

Certo, non si può fare di ogni erba un fascio ed allora servono alcune discriminanti, che per me dovrebbero essere le seguenti:

– il moderatismo, il rifiuto di ogni violenza verbale, l’aiuto ai più deboli, il confronto costante con i cittadini, la trasparenza ed il buon senso;

– coniugare libertà e rispetto degli altri, diritti e doveri, sicurezza e solidarietà, uguaglianza delle opportunità e merito.

Bisognerebbe costruire una squadra che unisca l’entusiasmo dei giovani alla esperienza ed alle competenze degli adulti, che rifiuti l’imbarbarimento attuale della politica italiana, fatta di insulti e di nemici reciproci, che si richiami ai valori predicati da Papa Francesco ed a quelli di un umanesimo solidale, di uguaglianza e giustizia sociale, che riconosca e premi il merito, che sappia governare questa nostra Caerano con trasparenza e coinvolgimento della popolazione, con l’ ascolto di uomini e donne, di associazioni e categorie sociali, di chi ha bisogno e di chi vuole emergere e darsi da fare, in un mondo sempre più complesso e difficile, in cui molti cittadini, soprattutto giovani, mancano della speranza di un futuro sicuro e stabile, come era quello dei loro genitori e dei loro nonni.

Mi auguro allora che i giovani di Obiettivo Comune, che alle elezioni del 2014 avevano costruito una lista aperta, che aveva ottenuto un buon risultato, continuino la loro esperienza politica, allargando ulteriormente i loro orizzonti, partendo dalla unificazione del centrosinistra, ma senza fermarsi a questo ambito, ormai abbastanza ristretto, e coinvolgendo nuove persone, uomini e donne non schierati o impegnati politicamente, compresi i tanti sostenitori dei 5 stelle che, malgrado l’alleanza con la Lega a livello nazionale, non condividono i valori e le scelte politiche estreme di Salvini e sono disposti a costruire una proposta alternativa, innovativa e lungimirante per Caerano.

Le ultime di Capitan Fintus

L’altro giorno a Vicenza, il prode Capitan Fintus ha trovato un nuovo nemico in Banca d’Italia, che non avrebbe vigilato sulle banche venete. Se non ricordo male mi sembra che quando Banca d’Italia è intervenuta a Montebelluna, chiedendo la rimozione di Consoli, il CDA ha cambiato le cose all’italiana, mantenendo Consoli nelle stanze del potere, lo stesso Consoli che era stato sostenuto per anni dalle forze politiche locali, di sinistra e di destra, dai tanti operatori economici del territorio, piccoli e grandi, che traevano benefici dalla banca, dai vari CDA precedenti, dai soci, molti dei quali azionisti, che partecipavano alle assemblee attratti, tanti, più dai banchetti luculliani che dall’opera di controllo degli amministratori. Il tutto sulle spalle di tanti poveri ed ingenui risparmiatori veri. Dov’erano Zaia e la Lega Nord, senza dei quali in Veneto non si muove foglia? Ora scaricare tutte le colpe su Banca d’Italia mi pare la solita strumentalizzazione politica del nostro Capitan Fintus, che sta friggendo, a fuoco lento, come tanti bastoncini di pesce, gli italiani creduloni.

Ieri il nostro Capitan Fintus era impegnato a Basovizza con il ricordo delle Foibe, tragedia giustamente riportata alla luce negli ultimi anni, ma avrei voluto vedere lo stesso ministro dell’interno “celebrare” con la stessa partecipazione anche il giorno della memoria della Shoah. Ma l’Olocausto degli ebrei ormai non porta voti. Ha detto che “I bambini di Auschwitz sono uguali a quelli delle foibe” e su questo non c’è dubbio, ma credo che l’anno prossimo dovrebbe spendersi maggiormente per la Shoah, nella quale morirono circa 6 milioni di persone, in grandissima parte ebrei, tra cui anche alcune migliaia di italiani, con la complicità dei fascisti. Non avevano nessuna colpa, se non quella di non essere ariani e di controllare con le loro attività una buona fetta dell’economia tedesca e mondiale. Fu una vera e propria pulizia etnica. Nel caso delle foibe, invece, morirono circa 5.000 persone, che furono uccise non in quanto italiani, secondo “ragioni” etniche, ma in quanto italiani rappresentanti dello stato fascista o compromessi con il fascismo, che in quelle terre aveva anticipato oppressione, umiliazione, deportazione, uccisione… delle popolazioni slave, perfino l’uso delle stesse foibe, dove finirono ad opera dei fascisti, e dei loro amici ustascia, molti slavi che si opponevano al regime ed alle sue politiche tese a “deslavizzare” quelle terre, come lo stesso fascismo ha tentato di fare anche nelle terre tedesche dell’Alto Adige. Allora, caro Capitan Fintus, bambini e morti uguali, stragi entrambe efferate, ma almeno trattamento uguale per le due ricorrenze.

Sempre ieri il prode Capitan Fintus che, cambiando ogni giorno casacca, interviene su tutto, anche sul Milan, rendendomi simpatico perfino Gattuso, a me che sono juventino, è intervenuto sul Festival di San Remo, incazzandosi con la giuria di “radical chic”, come lui definisce solitamente quelli di sinistra, perchè ha rovesciato il voto della cosiddetta giuria popolare, che è rappresentata in realtà da una minima parte di italiani e che non si sa bene come funzioni e come i votanti siano motivati a farlo (probabilmente non per il valore di testi o musiche, ma per i tatuaggi, le gonne attillate, i capelli alla moda, le parolacce, l’abbigliamento strampalato…). E’ lo stesso Capitan Fintus che pochi giorni fa ha dichiarato che i suoi cantanti preferiti sono De Andrè e Tenco, dimostrando con questo di non capire niente di musica, visto che i contenuti delle canzoni di questi due grandi cantautori italiani sono in netto contrasto con i valori che lui esprime continuamente nel suo operare politico. Lo conferma, indirettamete, la sua ex Isoardi, che ovviamente lo conosce bene e che ha dichiarato: “La vittoria di Mahmood è la dimostrazione che l’incontro di culture genera bellezza”. Io non so se era meglio l’italo egiziano o l’Ultimo di turno, che forse non ha fatto bene a scegliere un nome d’arte per niente ben augurante, ma almeno non mi pronucio.

Se qualche volta tacesse anche lui, forse sarebbe meglio e ci farebbe respirare un po’. 

Ma evidentemente ai suoi molti bastoncini fritti va bene così.

Dalla memoria al ricordo

Se sulla memoria della shoah (27 gennaio) non ci sono mai state polemiche, se non da parte di qualche esaltato negazionista, sul ricordo delle foibe (10 febbraio) ci sono stati prima assurdi e sbagliati tentativi di oscuramento e minimizzazione dei fatti e poi una giusta “riscoperta” di quel dramma storico, subito ed inevitabilmente strumentalizzata in funzione anticomunista, a comunismo ormai tramontato, soprattutto dai nostalgici del fascismo, e non solo.

Vediamo allora di capire come sono andate veramente le cose, per cercare di “celebrare” il 10 febbraio con spirito di verità e non di bassa propaganda politica.

Dal 1944, e soprattutto dopo il trattato di pace del febbraio 1947, avvenne l’esodo di circa 250 mila giuliano-dalmati dall’Istria e dalla Dalmazia, anche a causa dell’eliminazione di migliaia di persone, molte delle quali gettate nelle foibe. 

Ad essere uccisi barbaramente dai partigiani comunisti di Tito furono ex fascisti e repubblichini, funzionari statali, militari e poliziotti italiani, ma anche nazionalisti croati e sloveni e perfino, paradossalmente, partigiani comunisti italiani in contrasto con quelli titini. I profughi istriani e dalmati non furono trattati molto bene nell’Italia del dopoguerra e le forze politiche di allora, in particolare PCI e DC, fecero poco o nulla per salvaguardare i loro diritti, cercando di non inimicarsi il maresciallo Tito che si era smarcato da Mosca e che rivendicava una sua autonomia, utile all’occidente. Prevalse la ragion di stato.

Ma torniamo un po’ indietro con la storia.

Nel 1918, dopo la guerra e la dissoluzione dell’Impero austroungarico, i territori in questione furono spartiti tra il Regno di Jugoslavia e il Regno d’Italia, con l’impegno a rispettare i diritti delle minoranze italiane e slave presenti in entrambe le parti. 

Nella cosiddetta Venezia Giulia, annessa al Regno d’Italia, nel 1910 erano presenti (dati del censimento austrico) 480.000 slavi contro 403.000 italiani e poi, nel 1931, in pieno periodo fascista, 443.000 slavi contro 526.000 italiani. E’ evidente che gli slavi erano qualcosa di più di una minoranza.

Ma quale fu la politica dell’Italia e del fascismo nei confronti di questi slavi?

Nel 1920 avviene l’occupazione della città di Fiume e Gabriele D’Annunzio proclama: ”Nella terra di specie latina, nella terra smossa dal vomere latino, l’altra stirpe (cioè quella slava) sarà foggiata o prima o poi dallo spirito creatore della latinità…”

In che modo avvenne questo tentativo di “latinizzazione” forzata degli slavi?

A partire dal 1918 e fino al 1924 si ripeterono, ad opera delle autorità o delle squadre fasciste, in queste zone:

  • l’abolizione dell’uso del croato e sloveno nei rapporti ufficiali con la popolazione
  • la chiusura di circoli culturali slavi delle campagne, sospettati di nazionalismo
  • la tassazione al quadruplo delle insegne in sloveno e croato dei locali pubblici
  • la deportazione di intellettuali e preti slavi in Sardegna, tra questi anche il vescovo di Veglia, che si era opposto alla eliminazione dei riti cattolici in liturgia slava e protoslava
  • la ripetuta devastazione o incendio, a Trieste e a Pola, delle case del popolo slave, di loro biblioteche, circoli di cultura, giornali, associazioni operaie di mutuo soccorso, banche di credito, luoghi di ritrovo… addirittura di case e canoniche
  • il sistematico boicottaggio di liste e candidati slavi in occasione di elezioni, arrivando a non fornire i certificati o a cancellare elettori dagli elenchi elettorali

Dal 1926 si osteggia l’uso della lingua locale sia nei rapporti privati che nei canti popolari, nelle prediche in chiesa e perfino nell’uso dei telegrammi e si cacciano dalle scuole molti insegnanti di lingua slovena e croata, che continuano ad essere insegnate solo parzialmente e come lingue straniere, e si eliminano gradualmente tutte le 400 scuole slave esistenti.

Si procede anche ad espropri di terreni.

Nel 1940, con l’ingresso in guerra dell’Italia, la situazione peggiora ulteriormente ed arrivano anche i tedeschi, gli ungheresi ed i bulgari. Inizia ovviamente una lotta di resistenza slava e partigiana, con azioni di guerra e rappresaglie. Per ogni italiano morto vengono uccisi due ostaggi che, dal 1942 al 1943 sommarono a 146, e vengono compiuti saccheggi, arresti, deportazioni ecc.

Furono creati in loco ed in Italia circa una sessantina di campi di concentramento e lavoro, tra cui quello di Monigo, a Treviso, che ospitarono almeno 30.000 persone. A Monigo morirono 187 slavi, tra cui 54 bambini.

Ora è chiaro che la tragedia delle foibe, non certo giustificabile, anche se ha delle “ragioni” storiche, come succede sempre in casi di guerre, oppressioni, occupazioni, rivolte e lotte di liberazione, va ricordata in modo umanissimo e serio e come monito affinchè certi drammi non si ripetano in futuro, ma va ricordata senza le consuete strumentalizzazioni in cui è solita “grugnire” la politica italiana, soprattutto da parte degli eredi dei fascisti di allora e dei loro epigoni, soprattutto se lasciano morire ancora molti disgraziati, peraltro senza colpa alcuna, nelle foibe del Mediterraneo.

(dal libro “Deportati a Treviso. La repressione antislava e il campo di concentramento di Monigo 1942-43 – di F.Scattolin, M.Trinca, A.Manesso – Ed. Istresco)

Evasione fiscale: la virtù degli italiani.

 Evasione fiscale: la virtù degli italiani.
(Fonte: Qui finanza – 13 ottobre 2018 )
– Raggiunge quota 108 miliardi di euro l’anno il totale dell’evasione fiscale in Italia. Alle casse dello Stato vengono sottratti ogni 12 mesi, in media, 97 miliardi di tasse e quasi 11 miliardi di contributi previdenziali per un totale di 107 miliardi e 933 milioni. E’ l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) la tassa “preferita” dagli evasori, con 37,8 miliardi, seguita dall’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto), con 35,7 miliardi. L’evasione dell’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) ammonta a 8,1 miliardi, mentre l’IMU (Imposta Municipale Unica) e la TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili) si fermano vicine a quota 4 miliardi. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sull’evasione fiscale che rivela tra l’altro che i balzelli sulle locazioni generano un ammanco di gettito per quasi 1 miliardo. –
Ora io non sono tanto bravo in matematica, ma 108 miliardi di evasione fiscale diviso 60 milioni di abitanti (tutti compresi, dai vecchi ai bambini) fa 1.800 euro. Cioè ciascuno di noi italiani evade in media il fisco per 1.800 euro l’anno. Il guaio è che nelle realtà, e non nella statistica, c’è chi mangia il pollo intero e chi sta a guardare; spesso impotente, ma forse anche connivente (non tutti), per ignoranza o perchè distratto ad arte da altre questioni che i furboni o malandrini della politica oggi dominante gli fanno balenare davanti agli occhi inebetiti.
Infatti sembra che in Italia il problema principale non sia l’evasione fiscale, ma quello dei migranti, ridotti peraltro a 4 gatti da Minnitti e Salvini, che continuerebbero ad impedire al governo italiano, secondo le varie bufale diffuse dagli esperti social leghisti e pentastellati e dai loro creduloni ed acritici seguaci che, da veri “bauchi”, le propagano e moltiplicano nel web, di soccorrere i nostri poveri, i terremotati al freddo ad Amatrice, di dare le case agli sfrattati ecc.
A questa enorme evasione fiscale, neppure questo governo del cambiamento, di machi e di bulli dalla mascella truce e maramalda, che promette di risolvere tutti i problemi del paese, intende porre rimedio, anzi li favorisce con condoni, mascherati da pace fiscale, e con la “liberazione” da ogni forma di controllo.
L’ultima beffa clamorosa è quella di far pagare alle partite IVA sotto i 65.000 euro un’aliquota del 15% e una almeno del doppio, a parità di reddito, ad cittadini italiani, lavoratori dipendenti, pensionati ecc.
Molti di questi, tassati il doppio, votano tuttavia per 5 stelle e Salvini, e forse allora gli sta bene: cornuti e mazziati!
Un’altra cosa interessante è che nessuna misura anti-evasione va mai bene. In almeno 50 anni di progressivo aumento del fenomeno non ho mai visto una misura di contrasto che non abbia sollevato forti obiezioni, ovviamente dai tanti evasori, che votano e che nessuno, neanche quelli che gridano onestà nelle piazze, vogliono effettivamente colpire. Nel tempo ho sentito e visto ribellioni contro gli scontrini fiscali e i bliz relativi della guardia di finanza, i registratori di cassa, gli studi di settore, il segreto bancario, l’incrocio dei dati fiscali con il sistema Serpico, il redditometro, lo spesometro, l’abbonamento RAI in bolletta, il numero di pubblica utilità della guardia di finanza, il limite all’utilizzo dei contanti, l’utilizzo del POS per le transazioni commerciali, il reverse change dellIVA e da ultima la fattura elettronica.
Questo è il vero scandalo dell’Italia, la pancia malata di questo paese: i moltissimi evasori fiscali e i criminali mafiosi, altro che pochi migranti o rom o ladruncoli di appartamento. Certo anche questi vanno regolati e/o combattuti, danno fastidio se delinquono o vengono a rubare a casa tua, ma in fondo sono solo delle pagliuzze che nascondano le vere travi su cui non si fa niente e che minano presente e futuro di questo paese.
Ma certo, per il popolino, chi ruba a casa tua è un ladro farabutto, da ammazzare sul posto, mentre chi ruba allo stato e a tutti i cittadini, o anche manovra traffici mafiosi e criminalità minore, è un furbo o addirittura, in certe zone del paese, un benefattore.
E l’alibi per non far niente continua.

Terremotati e migranti. Basta balle e ipocrisie!

Dedicato a tutti i mal informati che si bevono continuamente i post in malafede di chi mette a confronto i migranti con i terremotati di Amatrice.
(Dal Corriere della Sera – cronache)
Niente illusioni: avvelenano. Assieme al pasto caldo, alle tende, alle coperte per la notte, gli sfollati di Amatrice e dei borghi vicini hanno diritto alla verità. La quale, spiegò Albert Camus, «non è mai caritatevole». Anzi, può essere crudele: la storia dice che, salvo svolte radicali, ci vorranno anni, per ricostruire. Anni. Perfino il Friuli, preso a modello di ogni resurrezione, ce ne mise otto prima che le contrade distrutte sembrassero «quasi» quelle di prima. Dieci per finire i lavori. Di più ancora le chiese. 
«Nessuna bugia, è doloroso, ma va detto subito», sospira Giuseppe Zamberletti, commissario sul doppio terremoto del 1976, pioniere della protezione civile e anima di quel miracolo: «I tempi sono quelli. È importantissimo che le persone colpite dal sisma non siano illuse. Devono sapere la verità per potere fare poi le loro scelte. Se racconti loro che resteranno nelle abitazioni provvisorie, magari dignitose ma provvisorie, solo un paio d’anni, la scoperta poi della verità sarà un dolore straziante. Insopportabile. E rischierà di scatenare le proteste di chi si sentirà tradito». Ci provò Silvio Berlusconi (al governo con la Lega Nord), per vanità taumaturgica o perché convinto che la realtà dei fatti andasse data a cucchiaini come una medicina amara, a «tener su il morale» degli aquilani. Basti rileggere un Ansa del 18 aprile 2009, quando sulla base di «4659 sopralluoghi» annunciò «una bella sorpresa»: «Il 57% delle case è immediatamente agibile. Un altro 19% delle abitazioni possono invece essere rese agibili con un intervento veloce, da uno a trenta giorni». Testuale. Berlusconi all’Aquila
Ai primi di luglio cominciò a correggere il tiro: «Entro metà novembre i terremotati abruzzesi lasceranno la loro tende per abitare vere e proprie case. Purtroppo saranno molto più lunghi i tempi della ricostruzione del centro dell’Aquila. Si parla di 3-5 anni». A settembre li prolungò ancora: «Per il centro storico dell’Aquila i tempi necessari saranno dai 5 ai 7 anni, ma tutto tornerà come prima». Poche settimane e, chiedendo la rimozione delle macerie, scendeva in piazza furente il popolo delle carriole. Sono passati, quei sette anni. E risuonano come una beffa le parole dell’allora premier a Le Figaro: «A tempo di record abbiamo soccorso 65.000 vittime e ricostruito un’intera città per coloro che avevano perso le loro case. Abbiamo anche ricostruito tutte le scuole distrutte… Nessun altro governo al mondo…». «Valeva la pena di «addomesticare» la verità? Mah… Chissà se lo stesso Cavaliere la pensa ancora così…». La ricostruzione dell’Aquila, del suo centro storico, del suo patrimonio architettonico e monumentale, è ancora lontana dal completamento. E se il diluvio di leggi e leggine ha contribuito a impantanare i cantieri, va anche detto che riportare alla vita il cuore medievale o rinascimentale di un borgo italiano è ben diverso dal riparare altre strutture. 
Il Friuli. «Ricordo bene quali furono i tempi», racconta l’allora sindaco di Gemona Ivano Benvenuti, «Dopo le scosse di maggio e di settembre 1976 finimmo sfollati sulla costa. Nella primavera del ‘77, mentre il Parlamento e la regione facevano le leggi quadro, rientrammo nei prefabbricati. Nella primavera del ‘78, cominciammo finalmente i lavori di ricostruzione». Due anni solo per partire: «Capisco, perché la vivemmo sulla nostra pelle, l’ansia degli sfollati. Vorresti fare tutto subito, quando ti ritrovi in una tenda. Subito. Quella volta imparammo però che non bisogna avere fretta. Guai, ad essere precipitosi. Si rischia di sbagliare. E non si può sbagliare. Ci abbiamo messo otto anni, per tirare su quasi tutte le nostre case. Dieci per finire davvero i lavori». Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese. Il Duomo di Venzone, bellissimo, è oggi il simbolo del miracolo: ci misero diciannove anni però, i friulani teste dure, a recuperare pietra su pietra e ricostruirlo. Certo, con le esperienze del passato e le tecnologie più avveniristiche, non solo è possibile ma obbligatorio ridurre oggi drasticamente i tempi di questo calvario. Obbligatorio. Vale però la pena, proprio per quella doverosa operazione di realismo, rileggere cosa scriveva nel libro «Il modello Friuli» (a quattro mani con Rodolfo Cozzi) l’architetto Luciano Di Sopra che di quel modello fu l’artefice: «L’avvio della ricostruzione è più lento rispetto a quello della ristrutturazione antisismica degli edifici preesistenti». Per questo «le zone meno danneggiate e interessate prevalentemente da interventi leggeri, di solo riatto, concludono le attività in un arco dell’ordine del triennio. Le zone dove più elevata è l’entità delle ricostruzioni, debbono invece sottostare a tempi più lunghi, che possono raggiungere i dieci anni». 
Tutto questo per dire agli “imbecilli del web” che continuano a paragonare migranti e terremotati che non è questione di risorse o di soldi sottratti agli uni per darli agli altri e che i terremotati, in genere, non volendo allontanarsi dai loro luoghi di vita o non potendolo fare, se non per brevi periodi, negli alberghi dei centri turistici, per ovvii motivi, non hanno alternative alle baracche, alle tende o alle roulotte, come del resto è sempre successo, anche in Friuli, considerato ancora adesso come un modello di ripresa post-terremoto. Solo una bieca propaganda politica e la insulsaggine di chi se la beve può sostenere il contrario.
Ultima chicca! Il Governo degli ipocriti, per salvare capra e cavoli e le sue divisioni interne, porta sì i migranti da Malta in Italia, ma presso i Valdesi, come se questi fossero sulla Luna e non nel bel paese.

Contro la cattiveria

Delibera curiosa e provocatoria, ma neanche tanto, visto i tempi che corrono e l’imperversare di rancore e odio nei social e di cattiveria nel paese. 

COMUNE DI LUZZARA
Provincia di Reggio Emilia
ORDINANZA N. 1 DEL 04/01/2019
Oggetto: ISTITUZIONE DEL DIVIETO A MANIFESTARE RABBIA, CATTIVERIA, RANCORE E DI OGNI ATTO FISICO O VERBALE TESO A RECARE OFFESA A SINGOLI O GRUPPI DI PERSONE (ORDINANZA ANTI- CATTIVERIA)
Il Sindaco
VISTO l’articolo 50 del Testo Unico degli Enti locali (più avanti semplicemente chiamato TUEL) che all’articolo 1 riconosce la figura del sindaco quale “organo responsabile dell’amministrazione del comune”;
VISTO l’articolo 4 del TUEL che recita “Il sindaco esercita altresì le altre funzioni attribuitegli quale autorità locale nelle materie previste da specifiche disposizioni di legge” e il successivo articolo 5 che precisa che “le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Le medesime ordinanze sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale, in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità”;
VISTO l’articolo 54 del TUEL che ancora meglio interviene sule ‘Attribuzioni del sindaco’ e al comma 4 spiega “Il sindaco adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili ed urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”. Lo stesso articolo 54 al comma 4-bis aggiunge che “I provvedimenti adottati ai sensi del comma 4 concernenti l’incolumità pubblica sono diretti a tutelare l’integrità fisica della popolazione, quelli concernenti la sicurezza urbana sono diretti a prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità”;
VISTO il diffondersi sempre più preoccupante di manifestazioni di cattiveria, rabbia, rancore, che rischiano di mettere in grave pregiudizio l’incolumità delle singole persone e la tenuta della comunità stessa. E’ ormai cronaca quotidiana, infatti, la violenza praticata verso i soggetti considerati più deboli e fragili, verso chi è portatore di differenze, la violenza di genere;
CONSIDERATO che gli ambiti in cui tali manifestazioni hanno luogo possono essere fisici o immateriali, ma che la loro pericolosità è la medesima. Che la cattiveria, la rabbia ed il rancore possono essere manifestati verbalmente o attraverso l’esercizio di atti tesi ad offendere, aggredire, perseguitare, discriminare le persone. A tal proposito basti considerare larga parte della comunicazione rintracciabile sui cosiddetti ‘social network’ in cui, complice l’assenza del confronto de visu, molte persone si sentono libere di utilizzare espressioni che incitano all’odio, a perseguitare singoli individui agitando vere e proprie campagne di linciaggio mediatico oppure intere categorie sociali praticando una differenziazione per razza, religione, orientamento politico o sessuale, censo e appartenenza;
CONSIDERATO che nel vissuto quotidiano si assiste, purtroppo frequentemente, a scambi verbali tra due o più persone in cui la prevaricazione è la cifra della relazione del momento;
CONSTATATO che questa deriva nella costruzione della cultura immanente che si genera nel rapporto tra le persone trova rafforzamento in espressioni ed atti agiti dai cosiddetti gruppi dirigenti, da quelle figure cioè che per ruolo avrebbero la responsabilità di dare un indirizzo positivo alla vita delle comunità facendo valere i principi che stanno alla base della Carta Costituzionale. Ed in particolare gli articoli:
(2) La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
(3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
RICHIAMATA la Dichiarazione universale dei diritti umani che all’articolo 1 recita “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”;
PRECISATO che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea proclama all’articolo 1 “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”; all’articolo 2 “Ogni individuo ha diritto alla vita”; e all’articolo 3 “Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”;
CONSIDERATO
 che la storia di questa collettività è fatta di lotte per la Libertà, l’affermazione dei diritti in capo a ciascun individuo, la pratica dei principi di solidarietà che nel tempo hanno permesso di costruire benessere e servizi adeguati alla cura delle persone, allo sviluppo delle individualità, alla crescita dell’intera comunità e delle relazioni che l’hanno resa forte e coesa;
 che è riconoscibile nel tessuto sociale luzzarese una importante presenza di esperienze associative, di impegno civico, la collaborazione tra le Istituzioni – siano essere il Comune, l’istituto comprensivo o quelle religiose – e la cittadinanza, in particolare con il cosiddetto terzo settore. Una collaborazione che ha consentito e consente tutt’ora di intervenire sulle fragilità, di ridurre le disuguaglianze, di offrire servizi di qualità in maniera universalistica e comunque favorendo per quanto possibilità l’accessibilità agli stessi;
VISTA L’URGENTE NECESSITA’ di prevenire ed eliminare i gravi pericoli derivanti da quanto argomentato in premessa che minacciano l’incolumità pubblica e l’integrità fisica dei cittadini;
RITENUTO QUINDI DOVEROSO
 custodire e soprattutto garantire l’incolumità pubblica e l’integrità fisica dei cittadini che potrebbero essere messe in pregiudizio da comportamenti derivanti da esplicite manifestazioni di cattiveria, rabbia, rancore, che prima verbali possono poi degenerare in atti fisici;
 preservare la comunità luzzarese dalla deriva e dai pericoli citati nelle premesse;
 mantenere intatto il patrimonio valoriale della comunità; 
IL SINDACO VIETA
Ogni esibizione di cattiveria, rancore o rabbia, sia essa perpetrata verbalmente – nei luoghi pubblici o nelle cosiddette ‘piazze virtuali’ dei social -, ogni atto fisico teso a recare offesa a singoli o gruppi di persone, ogni forma di violenza;
INVITA
Ogni cittadino di Luzzara o ogni persona che dovesse transitare sul territorio comunale a segnalare la violazione di tale divieto opportunamente segnalandolo alla scrivente autorità attraverso la casella di posta elettronica stopcattiveria@comune.luzzara.re.it fornendo le prove per quanto possibile della violazione (screenshot di pagine web, foto di messaggi pubblici, registrazioni audio o video, la testimonianza da parte di più soggetti che accreditino la violazione);
STABILISCE LE SEGUENTI SANZIONI, COMMINATE IN BASE ALLA GRAVITA’: 
lettura della Costituzione della Repubblica Italiana;
lettura di alcuni dei seguenti libri: ‘Il dizionario della lingua italiana’; ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi; ‘Il razzismo spiegato a mia figlia’ di Tahar Ben Jalloun; ‘Il buio oltre la siepe’ di Harper Lee; ‘Le memorie di Adriano’ di Marguerite Yourcenar; ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino; ‘La solitudine dei numeri primi’ di Paolo Giordano’; ‘Il cane di terracotta’ di Andrea Camilleri; ‘Il presente non basta’ di Ivano Dionigi; ‘La linea d’ombra’ di Joseph Conrad;
visione dei film: ‘La vita è bella’; ‘Inside Out’; ‘Philadelphia’; ‘Il dubbio’; ‘Quarto potere’; ‘Il caso Spotlight’; ‘Salvate il soldato Ryan’;
visitare alcuni dei seguenti luoghi: ossario di Solferino; campo di Fossoli; Grotta del vento; Complesso di Santo Stefano; Museo Cervi;
ammirare almeno due di queste opere: Gruppo del Laocoonte presso i Musei Vaticani; Estasi di Santa Teresa presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma; Discobolo al Museo nazionale romano di Palazzo Massimo a Roma; Pietà Rondanini al Castello Sforzesco di Milano; Conversione di San Paolo nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma; Ciclo di affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova;
assistere alla rappresentazione di alcune di queste opere: ‘Edipo Re’; ‘Medea’; ‘Sogno di una notte di mezza estate’; ‘Sei personaggi in cerca di autore’;
svolgimento di almeno 10 ore di volontariato presso una delle associazioni iscritte all’Albo comunale del volontariato e operati sul territorio comunale
DISPONE
Che i divieti di cui alla presente ordinanza siano resi noti tramite la pubblicazione del presente atto all’albo pretorio del Comune di Luzzara.
Luzzara, lì 04/01/2019
Il Sindaco Andrea Costa

Manovra in retromarcia

(Lettura lunga e noiosa per chi non ha nient’altro di meglio da fare in queste ore residue del 2018).
Altro che “cambiamento”, questi briosi gialloverdi sanno solo manovrare il “cambio”, ma con un uso quasi esclusivo della retromarcia, con qualche passaggio in “folle”.
Nella nostra lunga storia politica italiana abbiamo visto emergere molti personaggi: De Gasperi, Togliatti, Fanfani, Andreotti, Moro, Berlinguer, Craxi, D’Alema, Veltroni, Berlusconi, Renzi…ma finora non avevamo mai avuto una coppia come il Salvinichenecco felpato e il Dimaionese balconaro. 
Per trovare altre coppie simili bisogna tornare a Gianni e Pinotto, Stanlio e Olio, Franco e Ingrassia, Cochi e Renato… cioè dobbiamo cercare nel mondo dei comici, cioè di coloro che sono “deputati” a farci ridere, inducendoci talvolta a convertire in amara risata situazioni drammatiche civili e sociali.
Cosa dire infatti dei due tronfi caporioni che per mesi ci hanno mostrato uno la mascella dura, il cipiglio da “macho” e l’altro la sogghignante maschera da “ciucciamentine”, ostentata sui balconi romani, e che si sono presi gioco del povero Tria, impedendogli più volte, come nell’omonimo gioco, di tentare subito il tris con l’Europa, ponendo l’asticella del deficit al 2,00% invece che al 2,40%.
“Mai e poi mai”, hanno giurato per mesi, uno sul vangelo, sul presepio, sulla ruspa, sulla felpa di turno, l’altro su San Gennaro, sui tarocchi e sul Napoli Calcio, oltre che sulla Onestà sua, di suo padre e di tutti i pentastellati.
Ma anche i forzuti culturisti politici e i furbi giocatori delle tre carte (abili nel farti sparire davanti agli occhi Tap, Tav…) prima o poi devono fare i conti con la realtà, che vuol dire numeri, mercati, regole…
Allora cosa fanno? Ti mandano avanti il vanesio avvocato del popolo, che fa la figura del grande mediatore (una volta si diceva “senser” ed era esperto nel mercato del bestiame), portandosi dietro il povero Tria, contento finalmente di poter fare l’agognato “tris” nel suo gioco omonimo e preferito.
A questo punto va bene tutto, l’ubriacone Juncker, befeggiato per mesi, Moscovici e Dombrovskis, derisi perchè nei loro paesi rappresentavano partiti minoritari, e si calano le braghe, mantenendo per fortuna almeno le mutande (per pudore e per evitare che il tanto decantato popolo di 60 milioni di italiani si giri dall’altra parte).
Ma la figuraccia dei due palloni gonfiati è clamorosa. Cercano di difendersi dicendo che “si erano tenuti larghi nei conti” o anche, il maninaro napoletano, che la colpa è dei tecnici.
Ma la realtà è che: o avevano sbagliato i conti prima, prevedendo più soldi del necessario, e allora sono degli incapaci, oppure hanno ceduto a quella Europa contro cui si sono scagliati per mesi, dimostrando di essere dei fanfaroni prima e di avere la coda di paglia dopo.
Non bastasse questo hanno di fatto esautorato il Parlamento, impedendogli, grazie ai loro ritardi nel confrontarsi e mediare con l’Europa, di discutere la manovra e votare gli emendamenti. 
L’unica fortuna che hanno è che al loro popolo, che li vota a scatola chiusa, almeno per ora, non gliene frega niente della democrazia rappresentativa e delle sue regole, gli basta cacciare indietro i migranti, sparare ai ladri, costruire abusivamente, non pagare tasse e multe e magari lucrare denaro pubblico senza lavorare.
Ma se, come da Costituzione su cui ha giurato, il Parlamento rappresenta il popolo, che razza di avvocato del popolo è il mellifluo Conte, vera “facia de toea” di questo governo?
Se andiamo poi nel merito di questa manovra, non è che ci sia da stare allegri. 
Enormemente ridimensionata rispetto alle promesse per allocchi della campagna elettorale (Vi ricordate? Flat tax al 15% per tutti, nessuno in Italia deve avere un reddito inferiore ai 780 euro mensili, abolizione immediata delle accise, espulsione di tutti i 600.000 immigrati irregolari, blocco dell’acquisto degli aerei militari F 35 e delle grandi opere…), la manovra è stata ulteriormente manomessa anche rispetto alle promesse fatte in questi primi 6 mesi di governo dai due imbonitori da mercato delle pulci che sono passati da un’esposizione di oggetti d’arte, promessa, a un mercato di quisquiglie, reale.
Infatti:
Sono stati tagliati molti miliardi destinati a Quota 100 e Reddito (e pensione) di cittadinanza, con la speranza che siano in pochi a chiederli (Pensa che aquile, fanno una legge sperando che non abbia successo!). 
La pensione anticipata, generalizzata e non per chi si trova in situazioni particolari, viene finanziata in minima parte con il taglio alle pensioni d’oro (79 milioni nel 2019, che può anche andar bene), ma in grandissima parte (2.2 miliardi) con il blocco dell’adeguamento delle pensioni alla inflazione di tutti gli altri pensionati medi, annullando quanto previsto dalla finanziaria 2017 del tanto criticato governo PD. 
La tanto declamata cancellazione della Fornero è risultata comunque un aborto, che rischia tuttavia di mettere in crisi i conti pensionistici italiani, messi in ordine faticosamente da Dini, Maroni e Monti.
E’ stata disinnescata la clausola di salvaguardia IVA di 12 milioni, per questa manovra, ma l’hanno irresponsabilmente spostata ad ipotecare le prossime due finanziarie, per un importo nettamente superiore ed insostenibile.
I pensionamenti anticipati, che, secondo loro, dovrebbero creare automaticamente, altrettanti posti di lavoro, soprattutto nella pubblica amministrazione centrale, sono contraddetti clamorosamente dal blocco per quasi tutto il 2019 delle assunzioni nella P.A. stessa. Questi nuovi “statisti” sono di fatto un po’ troppo schizofrenici!
Sono stati tagliati consistentemente gli investimenti a industria, scuola, università… con buona pace del tanto declamato carattere espansivo della manovra.
Viene confermata la sanatoria fiscale. Basta essere stati in difficoltà economiche. Bene, se non fosse che sappiamo tutti come non manchino, a molti italiani, risorse ed inventiva per dimostrarlo e continuare a gabbare, come sempre, lo Stato. In compenso, secondo l’ufficio di bilancio del Parlamento aumentano la pressione fiscale, in calo da 2 anni, di un 04%, dando inoltre ai Comuni la possibilità di tornare ad aumentare le tasse locali.
E’ stata prorogata per altri 15 anni, fregandosene dell’Europa, la messa al bando delle concessioni sulle spiagge italiane, dove è successo di tutto e dove le corporazioni dei vecchi concessionari lucrano guadagni alti e facili sul demanio pubblico e sulle tasche dei turisti, rendendo spesso problematico l’accesso libero alle spiagge. 
A proposito poi di corporazioni e lobbies si continua, come del resto con i governi precedenti, a proteggere la potentissima categoria dei taxisti romani, intoccabile da decenni
E’ stata aumentata l’IRES al volontariato dal 12 al 24%, penalizzando chi aiuta i deboli e gli ultimi, proprio loro che hanno gridato la vittoria sulla povertà dai balconi di Piazza Venezia (pardon! mi sono confuso, per un attimo, con il balcone che ha visto altre mascelle ed altre prosopopee). Adesso, da perfetti incompetenti, si sono accorti di aver sbagliato e promettono di fare retromarcia, che sta diventando, appunto, la loro marcia preferita nel “cambio” che dicono di volere per l’Italia.
Colpiscono, tagliando i finanziamenti, l’editoria minore che contribuisce ad una responsabile libertà di stampa e di parola sul territorio nazionale, dopo averne goduto anche loro (La Lega Nord) per anni, con la Padania (TV), in nome della nuova (secondo loro) libertà comunicativa scalcinata ed imbecille dei social, in cui fanno passerella continuamente, perfino con la Nutella, che dovrebbero evitare, se non altro per il colore marroncino, associabile ad altri materiali, più di “scarico” che di “carico”.
Flat tax agli insegnanti per le ripetizioni. Questa sembra una barzelletta. Nessun insegnante, credo, le ha mai denunciate e probabilmente non le denuncerà neppure adesso. Tassa sul nulla, visto come vanno i controlli in Italia. Del resto perchè un insegnante dovrebbe farlo in questa Italia in cui ci sono tantissimi evasori seriali, gente che non paga le tasse o ne paga molto poche e, invece, si pensa di fare le pulci al guadagno supplettivo, e del tutto marginale, di una categoria professionale che le tasse le paga tutte alla fonte e che è sottopagata e frustrata, da decenni, da uno Stato che ha sempre trascurato, salvo poche eccezioni, la scuola e la cultura. 
Potrei continuare, ma credo che quanto detto e quanto successo in questi ultimi giorni del 2018 in Parlamento sia sufficiente a farci capire che Matteo la ruspa e Giggino il mandolino, ben assistiti da Conte il bifronte, ci stanno portando indietro, sul piano economico, dei diritti civili, della tutela dei deboli e degli ultimi e perfino sul lavoro.
Ma che “cavolazzo” dico!
Così vuole il popolo, che è notoriamente informato, intelligente, culturalmente preparato, attento solo ai più sani valori etici, profondamente credente, interessato solo al bene comune, rispettoso delle leggi e delle regole statali, pronto e preciso nel pagare tasse e gabelle varie ecc. ecc. 
In fondo è vero, forse io e quelli come me non facciamo parte di questo nuovo popolo, ormai siamo superati, gente d’altri tempi. Non c’è più niente da fare. Così va il mondo!
Magari è giusto e bene che sia così e che i nostri tre statisti stiano diventando i nuovi tre Re Magi, dispensatori di doni e di profumi.
Ma io “Timeo danaos ed dona ferentes” (“Temo i greci ed i doni che portano”, così si esprime Laocoonte, che invita i troiani a non introdurre in città il cavallo ingannatore, lasciato loro in dono dai greci in finta ritirata). 
Speriamo comunque in un 2019 migliore e tanti auguri a tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la follia di leggermi.

Il presepio

 

Da qualche tempo sto assistendo ad una serie di post sul presepio, oltre che sul crocefisso, a scuola: c’è chi dice che non si dovrebbe fare (pochissimi!), per rispetto di chi non è cristiano, e chi si scatena (moltissimi!) in anatemi anti-islamici ed anti-immigrati, invitandoli a tornare ai loro paesi.

Occorre dire, intanto, che i mussulmani riconoscono le figure di Cristo e di Maria come importanti, l’uno come profeta e l’altra come esempio di virtù, tanto che il Corano le cita ripetutamente. Gli ebrei, invece, non riconoscono Gesù nè come profeta nè come messia, per non parlare poi degli atei, i buddisti, gli induisti ecc. 

Nessuno però se la prende con tutti questi, molti anche italiani, ma la canea si scatena contro gli immigrati mussulmani, perchè va di moda e c’è chi la alimenta in maniera bieca e strumentale, a soli fini elettorali, agitando presepio e crocefisso, in contrasto, ipocritamente, con i richiami e le esortazioni dello stesso papa alla misericordia e all’amore fraterno. 

Ma i più non percepiscono nemmeno questa contraddizione e vanno in chiesa e a confessarsi beati e contenti, come se niente fosse.

A non volere i presepi non sono i mussulmani, ma sono degli italiani profondamente laici, che vorrebbero laico lo Stato e le sue istituzioni. 

In parte hanno ragione perchè uno Stato, se non vogliamo essere uno Stato teocratico, in cui si confonde e si mescolano Religione e Stato, come succede in molti paesi mussulmani, dovrebbe essere laico, cioè rispettare tutti i diritti e tutte le religioni, essere più o meno come lo aveva prospettato Cavour durante il Risorgimento, con la famosa frase “Libera Chiesa in libero Stato”.

E quindi tenere separate nettamente le due “istituzioni”.

Purtroppo, per ragioni storiche ed opportunistiche, per gli atteggiamenti del papato, dopo la breccia di Porta Pia, per le convenienze di Mussolini a raggiungere un accordo con la Chiesa ed il mondo cattolico, per la nascita in Italia di un partito cattolico, la Democrazia Cristiana, che ha governato il paese per decenni, il disegno di Cavour è stato in buona parte disatteso e la religione cattolica ha ottenuto e mantenuto alcuni privilegi, a tutti noti ed evidenti. 

Quei pochi che contestano i presepi hanno invece torto, almeno secondo me, per due motivi: il primo sta nella loro intransigenza, che non riconosce la forza e l’importanza delle abitudini e delle tradizioni, anche religiose, del nostro paese. A me capita, anche se non sono credente, di frequentare le chiese in occasione di funerali, matrimoni ecc., per rispetto e condivisione di eventi con una comunità che ha le sue tradizioni e credenze. Mi limito a presenziare e non mi sento nè incoerente nè sminuito. 

Il secondo motivo è che, magari in attesa di un domani più laico, invece di togliere, bisognerebbe aggiungere, parlare delle diverse fedi ed opinioni, facendone conoscere i simboli ed i valori, con rispetto e senso di fratellanza (cosa che già fanno molti insegnanti di religione intelligenti), senza dare fiato a chi mescola continuamente, in maniera squallida, queste “regole” di buona convivenza con i problemi che un’immigrazione, se massiccia e mal regolata, può provocare.

Il ministro in nero

Oggi, con la vicenda Di Maio, ministro del lavoro, nella cui azienda del padre, intestata successivamente alla moglie, impossibilitata a farlo perchè dipendente pubblico, e poi a Giggino stesso, per evitare di vedersi pignorare i beni a causa di una pendenza con Equitalia, si pagano, anche se lui dice “a sua insaputa”, come è tradizione consolidata tra i politici italiani colti con le mani nella marmellata, degli operai in nero, li si invita a non denunciare infortuni sul lavoro e dove lavora lui stesso in nero (qui non può dire a sua insaputa!) siamo arrivati alla solita farsa italica. 
Basta che il padre, in diretta facebook, ben orchestrata dai guru mediatici dei 5 stelle, si assuma tutte le colpe e l’Italietta dei tanti evasori fiscali, dei tanti che danno o lavorano in nero, dei tanti furbetti dell’abusivismo (perchè ci sono in ballo, a casa di Giggino, anche alcuni immobili abusivi!) fa finta di niente, “tanto al sud è così e sarà sempre così”. E dagli ai tanti meridionali onesti, messi ancora una volta nel mucchio!
Viva allora la Lega “ex nord”, che accetta tali compagnie, e “bechi” tutti coloro che, invece di predicare l’onestà dalle piazze e dai balconi, la praticano giorno per giorno, senza bisogno di padri che li difendano. Ma “le colpe dei padri non devono ricadere sui figli”, peccato che per altri non sia stato così e siano stati massacrati per anni dalla propaganda falsa e “ghiliottinara” dei 5 stelle.
Perfino la bella stampa ed i focosi media stanno usando oggi un metro buonista: “Non si deve mescolare pubblico e privato”. Finalmente, ma lo dicono dopo aver linciato Berlusconi, per decenni, per le sue orgette private, dopo aver linciato la Boschi per essersi interessata di salvare non tanto suo padre, che non ne aveva bisogno, ma la banca del suo territorio, come avrebbero fatto uno Zaia o un Bitonci qualsiasi, se si fosse trattato di salvare dal fallimento le banche venete, dopo aver linciato Renzi per vicende riguardanti il padre o addirittura un cognato. Ora tutto va bene e le secchiate di feci utilizzate in passato dai 5 stelle nella loro propaganda politica vengono sminuite e sfumano in secondo piano, adesso che sono loro a risultarne le vittime. 
E l’ipocrisia leghista si accoda, attenua, fa finta di niente, alla faccia del forcaiolo Salvini, dalla mascella ducesca che, da quando è diventato protagonista e salvatore della patria, ha mimetizzato dietro la barba. Non parliamo poi del mellifluo presidente del consiglio che, da buon avvocato del popolo, difende anche questa volta i mali atavici degli italiani (non di tutti ovviamente, ma di tanti) e si tiene ben stretto il suo mandante, quando in passato altri ministri si sono dimessi per molto meno.