Asco Holding SI o NO?

ASCO HOLDING SI O NO?

Pubblico, per dare voce a tutti, anche alle opposizioni caeranesi, malgrado possa non condividere, almeno in parte, forma e contenuti, il Post di Gianni Precoma apparso su Facebook, relativo alla permanenza o meno del Comune di Caerano dentro Asco Holding e ai finanziamenti per la scuola media.

“Il nostro gruppo consigliare – ProgettiAMO Caerano – è assolutamente contrario alla decisione di questa maggioranza che vuole uscire da ASCO HOLDING. 

Contrariamente a quello che sono i vostri intenti, molti comuni stanno deliberando l’approvazione della modifica allo statuto di Asco Holding sostenendo che il passaggio da Asco Holding SPA a Asco Holding sia sufficiente per ottemperare alla legge Madia (Vedere parere PRO VERITATE redatto da studio Bonelli Erede).

Naturalmente sono amministrazioni più lungimiranti della nostra, riconoscono in Asco Holding un partner funzionale per il bene pubblico. 

Eroga servizio pubblico in questo caso METANIZZAZIONE DEL TERRITORIO in maniera qualitativamente eccellente utilizzando risorse materiali e umane del territorio.

Nel 2017 e riuscita a fare 26 milioni di euro di dividendi per i suoi soci a maggioranza comuni (a Caerano San Marco sono arrivati € 90.000, 00) che non mi sembrano proprio noccioline!!!!!!!!

Ha costruito negli anni quasi 8000 km di rete gas.

Ha1000 dipendenti, 600 dei quali diretti e 400 dell’indotto, tutti residenti nei nostri territori (quando arriverà il gestore privato da dove attingerà la forza lavoro? Sicuramente in qualche parte del mondo dove la manodopera non costa niente).

Il passaggio delle nostre azioni in ASCO PIAVE assieme a quelle degli altri comuni che come il nostro non sanno vedere aldilà del proprio naso, saranno da subito assoggettate ad un O.P.A. (offerta pubblica d’acquisto) come ha già dichiarato la ditta privata PLAVISGAS mettendo a rischio la garanzia che questa società rimanga pubblica.

Il tutto per cosa, per la vostra incapacità di amministrare? Vi ricordo che in 9 anni nonostante le promesse che avete fatto in campagna elettorale (delle quali avremo modo di approfondire più avanti) ed un governo a voi amico fino a ieri non siete riusciti a trovare un finanziamento per restaurare un plesso scolastico.

Volendo fare un confronto con altre amministrazioni di pari dimensioni a noi vicine essi su 4 anni hanno reperito finanziamenti senza intaccare il loro bilancio per finanziare 2 scuole e 1 asilo.

Voi invece siete riusciti a ristrutturarne la scuola elementare solo perché nel 2009 avete trovato le casse piene di soldi risparmiati dalla nostra amministrazione e per finire i lavori avete dovuto pure fare un mutuo indebitando il paese.

Per il resto il ZERO più assoluto!!!!!!!

FERMATEVI non dilapidate quel poco di patrimonio attivo che rimane a questo paese. Se non siete capaci andate a casa, amministrare in questo modo non è dignitoso per il nostro territorio, non vanificate i sacrifici fatti dai nostri padri, dai nostri nonni per qualche lobby (Interesse…..in questo caso elettorale) e 4 soldi!!!!!!!!! 

Finisco con una battuta in dialetto: “SIE’…… COME ….. EL PARE DE FAMEIA CHE VENDE E CAREGHE PAR TEGNAR IN PIE A FAMEIA!”

Credo anch’io che decisioni di questa portata debbano essere condivise il più possibile. Ci spiegate il ragionamento fatto per arrivare a questa soluzione?”

Gianni Precoma

Edilizia scolastica. Una buona notizia

Anche se, a parer mio, la situazione degli edifici pubblici caeranesi è stata gestita male, tenendo all’oscuro opposizioni e cittadini sull’indagine svolta a suo tempo dallo studio dell’ing. Bonora, senza aprire un serio dibattito sullo stato delle cose (che trovate in altro articolo in questo sito) e sull’ordine degli interventi (Asilo nido, scuola media ecc.), arriva una buona notizia. Dopo la scelta della maggioranza di intervenire sulla scuola media ed i passi necessari per ottenere dei finanziamenti statali, il Piano triennale regionale per l’edilizia scolastica 2018-2020 mette all’undicesimo posto (vedi DGR nr. 1044 del 17 luglio 2018) l’adeguamento sismico dell’istituto caeranese, con un importo pari a 3 milioni di euro. Meno male perché sarebbe stato impensabile e forse impossibile che il problema venisse risolto con fondi comunali.

Questo Piano rappresenta l’inizio delle procedure richieste per il finanziamento di interventi straordinari per l’edilizia scolastica previste dal Decreto Interministeriale in data 03/01/2018, in attuazione della L 13/07/2015, n. 107, art. 1, comma 160. 

Per inciso, fondi stanziati dai tanto vituperati governi di centrosinistra.

La Regione deve ora inviare allo Stato il Piano entro il 2 agosto ed effettuare controlli a campione sulle domande presentate e sulla relativa documentazione a corredo, richiedendo agli Enti locali la necessaria documentazione progettuale e amministrativa. Fatto questo, l’individuazione dei beneficiari dei finanziamenti sarà effettuata, con successivo provvedimento, a seguito della determinazione, con Decreto del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca, da adottare ai sensi dell’art. 2, comma 3 del Decreto interministeriale del 03/01/2018, della quota di contributo annuo assegnato alla Regione e della conseguente definizione del volume di investimento derivante dall’utilizzo della suddetta quota di contributo trentennale. Aspettiamo fiduciosi.

Bulli e pupe

Bulli e pupe
Macario, il Bullo, il dandy e i cosiddetti

Dopo il toscanaccio presuntuoso e vanitoso, abbiamo ora al governo il bullo lombardo, un po’ paccioccone e rubicondo, senza la classica mascella volitiva e quadrata, ma col tono ed il cipiglio d’antan, ed una sorta di Macario, anche lui d’altri tempi, una nuova macchietta nel palcoscenico della politica italiana.
Grazie a loro non sembra nemmeno che a presiedere il governo ci sia un dandy, un Conte con l’aria felice, che si dice sia stato un professore universitario, un avvocato, naturale rappresentante della professione prevalente tra i politici. 
Non so se questo avvenga per predisposizione professionale a complicare le cose, e quindi la vita degli italiani, o per la saturazione della categoria, che li dirotta sul facile e redditizio terreno della politica, oppure per le competenze del mestiere. Ma?!
I nostri due baldi alfieri, che sulla scacchiera della politica governativa vanno anche loro di traverso, fanno a gara, di fronte ad uno sbiadito Conte, per dimostrare di avere i cosiddetti.
Il primo sta rovesciando il cliché del ministro dell’interno, persona normalmente seria e riservata, confondendo ruolo istituzionale e palco propagandistico e parolaio. L’altro annaspa a seguire il compare nel ritagliarsi un ruolo da protagonista, sfida impari data la cinica concretezza di Salvini e lo spessore politico che va riconosciuto agli esponenti della Lega, diventata ora Nord Centro e Sud, con buona pace di Bossi e Maroni. Di fronte ai negri ed ai mussulmani, cosa volete che sia un terrone!
Al leghista va riconosciuta la determinatezza nel continuare ed intensificare la politica di Minniti, fermato a suo tempo dai troppo distinguo buonisti e caritatevoli del pianeta del centro sinistra, schieramento composito e bloccato in molte sue iniziative da residui comunisti o da scomodi rappresentanti o alleati di governo troppo sensibili ad inconcludenti principi, eticamente validi, ma politicamente inerti e controproducenti. 
Ora i migranti non sbarcano più solo in Italia, è vero, ma la mezza e sodale Europa dei compari sovranisti se ne frega del tutto e di fronte ai pochi che vengono salvati in mare (la cosiddetta invasione è stata ridotta dell’80% da Minniti) continua la falcidia di sorella Morte, che alcuni profughi, perfino mamme con i bambini, preferiscono al ritorno in Libia. 
Il tutto viene condito dal nostro bullo lombardo, asceso a salvatore della patria ed a nuovo tribuno popolare, con un linguaggio da taverna, continuando ad alimentare enfasi e/o rabbia tra i molti suoi seguaci del web, che condividono a comando i proclami di gruppi nati appositamente e cinicamente per una distorta propaganda politica, con frequenti forzature o fake news, che sta comunque pagando sul piano elettorale. 
Del resto sappiamo da tempo che “il fine giustifica i mezzi”, e più beceri sono i mezzi più facile è raggiungere il fine!
L’altro, il giovane Macario, ha scelto come terreno di propaganda i vitalizi, del resto già aboliti dal centrosinistra. Qui si tratta di una norma retroattiva che ricalcola i vitalizi degli ex parlamentari col sistema contributivo. Bene, se ci sono dei privilegiati, è giusto colpirli, soprattuto in periodi di crisi, ma allora è giusto sanzionarli tutti, senza distinzione di sorta. 
A meno che non si voglia colpirli come onorevoli, che hanno svolto una funzione socio-politica importante per il paese, al di là delle appartenenze partitiche (ma allora saremmo dentro gli schemi del fascismo), penso che si intenda colpirli per il gap tra contributi versati e vitalizio percepito. Ma se è così l’Italia è piena di privilegiati, che hanno pagato pochissimi contributi, che usufruiscono di pensioni di invalidità fasulle, che viaggiano gratis in treno (ex ferrovieri), che sono andati in pensione con pochi anni di servizio (baby pensionati), oppure con 7 anni di anticipo per crisi bancarie o altro, per non parlare dei privilegiati peggiori: quelli che non pagano le tasse, che non ti fanno mai una fattura ecc. (ce ne sono anche tanti altri, da aggiungere a piacere!).
Forza e coraggio, alfieri del cambiamento, con una misticanza di duro cipiglio da “statista” e di comico ghigno da cabaret, colpiamo tutti i privilegi presenti e retroattivi, cancelliamo il passato… e finalmente 
vero cambiamento sia!!!

Marciapiede di Via Montegrappa

In un recente articolo su Montebelluna Week, a proposito dello stato di degrado del marciapiede a sud di via Montegrappa, denunciato da alcuni cittadini caeranesi, il vicesindaco Botti Simone, dichiarava: “Su quel marciapiede non possiamo intervenire perché non è di proprietà del Comune. Si tratta, infatti, di una pertinenza degli edifici ora abbandonati”. Continuando, addossava quindi ai proprietari degli immobili prospicienti la strada il compito e l’onere di sistemare il marciapiede.
Ora, sentendomi chiamato in causa come comproprietario di uno degli edifici in questione, vorrei precisare, senza polemica e con spirito costruttivo, che dopo un’indagine sulle mappe catastali e sulle carte relative all’intervento urbanistico previsto per quei fabbricati, che vanno dalla piazza al ponte di Buzzo, ho verificato che quel marciapiede insiste in area demaniale, oggi in carico probabilmente alla Provincia. La cosa mi è stata confermata il giorno 10 maggio scorso dall’ufficio tecnico comunale, con tanto di ulteriore analisi delle mappe e carte disponibili e con una visita sul posto. Inoltre, essendo il marciapiede dentro il centro abitato, i tecnici comunali mi hanno precisato che la manutenzione spetta comunque al Comune.
Quanto poi all’intervento urbanistico previsto in quell’area, definita Marconato-Stocco, cioè al Piano di Recupero in centro storico, progetto di sistemazione a cui fa riferimento anche il vicesindaco, dicendo che “non ha mai avuto luogo”, vorrei aggiungere che le responsabilità
non sono dei proprietari ma piuttosto di alcune amministrazioni comunali del passato che, nel tempo, hanno:
  • definito, nel lontano 1994, centro storico quell’area, che di storico ha solo casa Stocco, dopo che erano stati distrutti precedentemente tutti gli edifici storici del centro urbano;
  • imposto, insieme alla Regione, un Piano di Recupero (mega progetto unico per tutta l’area in questione) con presupposti urbanistici sbagliati, con un sacco di vincoli ed inattuabile a causa di un rapporto costi-benefici fortemente sproporzionato;
  • costretto quindi i proprietari a richiedere alla Regione una variante al Piano che sanasse gli errori fatti e rendesse attuabile il progetto, aggiungendo però ulteriori oneri ai privati, tra cui la cessione di un’area al Comune per allargare il parco del Centro anziani.
Dopo tutto questo, i proprietari hanno firmato, finalmente, una convenzione e presentato un progetto esecutivo, approvati regolarmente dal Comune, ma intanto i tempi ed il mercato immobiliare erano cambiati ed i tecnici di riferimento dei proprietari non hanno trovato una sola impresa che fosse disponibile ad accollarsi l’onere di un intervento comunque complesso ed oneroso, in quanto previsto ed obbligatorio per l’intero comparto (dalla piazza al ponte di Buzzo)
Adesso, dopo oltre 10 anni, sono scaduti convenzione e progetto e tutto è fermo, con le conseguenze che si possono vedere, compreso il degrado del marciapiede.

L’avvocato del popolo

Futuro bianconero e “sinistro” presente
L’Italia volta pagina, come la Juventus, dopo Moggi e la serie B. 
Affidato il governo a Conte, che sicuramente porterà l’Italia a primeggiare per i prossimi tre anni.
Poi saremo tutti Allegri ed avremo altri quattro anni di vacche grasse.
Guardando le cose da un altro punto di vista, al di fuori della metafora calcistica, ci mancava proprio l’avvocato del popolo! Non ci bastava la pletora di avvocati, in numero esorbitante rispetto agli altri paesi europei, che in tutti questi anni hanno presidiato la grande maggioranza dei seggi in parlamento, i posti di potere, sia nel pubblico che nel privato, da quelli dei sindaci a quelli nei consigli d’amministrazione di imprese e banche, specialisti nel fare ricorsi contro ogni cosa che si muova in Italia: leggi dello stato, concorsi pubblici, gare d’appalto, trasferimenti di personale, licenziamenti dei furbetti del cartellino ecc.
E così abbiamo trovato la (s)quadra (avrebbe detto il mai tanto rimpianto Bossi!?) per risolvere i problemi degli italiani.
Col governo del cambiamento avremo un futuro roseo e finalmente, col blocco e la cacciata dei clandestini, avremo lavoro per i giovani italiani, che potranno così andare a raccogliere pomodori al posto degli africani, avremo finalmente, con la difesa armata dei privati la rinascita dell’industria delle armi e soprattutto la scomparsa dei ladri di cose private. Speriamo, tuttavia, che questo nuovo governo perseguiti anche i ladri di cose pubbliche: i corrotti, gli evasori fiscali, piccoli, medi e grandi, i tanti che lucrano sull’economia in nero, gli abusivi di ogni specie ecc.
L’avvocato del popolo, poi, chiuderà l’ILVA, bloccherà la TAV, la Pedemontana veneta (anzi no, questa no, perché è opera di Zaia!), la TAP (in pratica metterà il TAPpo a tutto). Poco importa se resteranno a casa migliaia di operai, tanto c’è il reddito di cittadinanza che, in mancanza di offerte alternative di lavoro, garantirà un sussidio a tutti per due anni, salvo rinnovi inevitabili, fino al raggiungimento della pensione. Questa poi sarà anticipata per tutti, andando a garantire, ancora una volta, i già garantiti, quelli che avranno almeno una pensione decente, sulle spalle dei giovani, sempre che questi trovino lavoro, in un mondo dove la robotica, la digitalizzazione, le nuove tecnologie, la concorrenza mondiale sono destinate a ridurlo drasticamente, non solo in Italia.
In tutto questo galleggia il “sinistro” presente di una sinistra autolesionista e atavicamente in perenne conflitto che non ha saputo dare risposte ai problemi del paese né con le suggestioni innovative di Renzi né con le risposte tradizionali di Bersani e soci, a dimostrazione che il nodo cruciale della sconfitta non sono state le diverse posizioni sul jobs act o su altro, ma le divisioni ed i continui conflitti interni. Non si possono avere 4 o 5 partiti in uno, soprattutto in un partito con un segretario eletto da migliaia di persone con le primarie, non da 4 gatti su Internet (Di Maio), da finti congressi bulgari (Salvini) o addirittura per censo (Berlusconi)!!!
La gente, il cosiddetto popolo, piaccia o non piaccia, dopo Berlusconi e la continua ed ossessiva rincorsa dei giornalisti d’assalto ad ottenere dichiarazioni immediate e sempre fresche sui problemi del paese, ha dimostrato di “gradire” partiti con le idee chiare ed univoche, monolitici, con leader che non hanno bisogno, ogni secondo minuto, di caminetti o tavoli di discussione interna e dove codici, regole e discipline non permettono faide, voti contrari, distinguo continui ecc.
I metodi del vecchio PCI, che espelleva quelli del Manifesto, e che consultava sì la base, nelle sezioni, ma formalmente, in quanto portava in periferia le decisioni di vertice, che venivano immancabilmente approvate, sono diventati oggi i metodi di 5 stelle e Lega. Niente dissidenti e soprattutto leader, veri, riconosciuti ed indiscutibili. Ripeto, piaccia o non piaccia.
Che futuro ci aspetta, dunque?
A questo punto non so se Renzi farebbe meglio a lasciare la compagnia, facendo un suo partito e favorendo la nascita di una nuova sinistra che continui a dividersi tra Vendola, D’Alema, Bersani, Emiliano, Orlando, Franceschini ecc.
Certo che così non si può andare avanti!
Come alternativa, penso che sia da seguire con interesse il nuovo partito “Italia in Comune” creato da Pizzarotti, sindaco di Parma, e da altri 400 sindaci italiani di liste civiche, parecchi anche di centrosinistra. Vedremo.
Hasta la vista siempre.

Perché il PD ha perso

22 marzo 2018. Perché il PD ha perso le elezioni. 
In questi tristi tempi di voluta e cercata sospensione dalle tiritere televisive sulle ipotesi di governo, sui richiami al senso di responsabilità del PD, soprattutto da parte dei giornalisti che per 5 anni lo hanno massacrato, mentre è sparito ogni riferimento all’invasione dei migranti e al problema della sicurezza dei cittadini, anche perché a continuare gli omicidi, in questi giorni, sono soprattutto degli italiani, ho riflettuto sui motivi per i quali un partito che in 5 anni di governo ha portato il paese quasi fuori dalla crisi:
con quasi tutti i dati economici in segno positivo
con risultati incoraggianti per quanta riguarda l’occupazione
con una politica culturale efficace ed innovativa
con riforme relative ai diritti civili attese da anni
con iniziative importanti a sostegno dei consumi e delle persone meno abbienti
con importanti correzioni alla legge Fornero
con finanziamenti alle imprese innovative
con recuperi consistenti dell’evasione fiscale
con la notevole, anche se tardiva, diminuzione degli sbarchi di immigrati
con la limitazione di alcuni, anche se non di tutti i finanziamenti e privilegi dei politici e della politica
con gli interventi a bloccare la deriva delle banche venete e dei crediti cooperativi vari ecc.
ha perso in maniera così pesante le elezioni.
E’ vero che:
chi governa, soprattutto in periodi di crisi, paga pegno, quasi dappertutto, per le riforme fatte
la sinistra è in crisi in tutta Europa, incapace di dare risposte alle conseguenze negative della globalizzazione
ma ci sono stati anche motivi specifici e del tutto italiani, come i seguenti:
la riforma della scuola, in buona parte positiva, secondo me, ma gestita male
Il fenomeno immigrazione, lasciato incancrenire e ingigantire a dismisura dai media “sciacalli”
Il tema dell’autonomia regionale, ripreso da Maroni e Zaia, e non da noi (a parte l’Emilia Romagna), una volta che la Lega aveva abbandonato l’idea del Federalismo
l’impressione di non voler andare fino in fondo (vedi proposta Giachetti) sulla questione privilegi
l’avere investito tardi e poco su misure di contrasto alla povertà e alla disoccupazione, contrastando meglio la volatile proposta del reddito di cittadinanza
l’eccessivo abbandono dell’attività politica tra la gente, nei quartieri e nelle fabbriche, con l’assorbimento delle energie nell’amministrazione, nella burocrazia di partito
gli errori di Renzi e della sua squadra, l’arroganza, la presunzione, reali ma anche molto ingigantiti dalle dinamiche interne, che hanno indebolito il PD di fronte all’attacco sistematico e massiccio delle opposizioni e dei media, come successo anche ai tempi di Prodi e Berlusconi, sport ormai endemico nella vita politica italiana, tanto da farmi ritenere che la casta dei giornalisti non sia migliore di quella dei politici. Assieme a quella della magistratura: giudici, PM e avvocati compresi
l’esagerazione e la incapacità di saldare il partito degli iscritti con quello liquido, degli elettori, un’idea moderna e brillante, ma forse estranea alla nostra mentalità ed alla nostra storia
Io credo però che un ruolo non secondario abbia giocato anche e soprattutto un’altra questione, quella delle continue divisioni interne e della scissione, malattia atavica e ricorrente nella sinistra.
Per anni Renzi è stato accusato di fare il padroncino, di voler costruire un PD personale, questo dentro l’unico partito veramente democratico rimasto in campo e dove tutti, espressione di minoranze interne anche marginali, hanno potuto continuamente distinguersi, criticare, pretendere modifiche alle proposte della maggioranza, ottenerle, ma poi votare ugualmente contro, al referendum o in parlamento.
Renzi è stato accusato di snaturare il PD, malgrado il sostegno bulgaro dimostrato ripetutamente dalle primarie. Snaturarlo da chi? Dal popolo democratico che lo ha sempre sostenuto alla grande? Imparassero da Corbin e da Sanders i nostri dissidenti e la smettano di imputare a Renzi, o solo a lui, il non aver mantenuto il contatto con la gente proprio loro che non hanno rispettato il contatto ed i consensi degli iscritti ed elettori al loro partito e al loro segretario.
Ora, se si riflette un po’, tutti gli altri partiti, tranne i “cugini” di LEU, sono partiti monolitici in cui non c’è nessuno che dissente, che critica, che vota contro e, se succede, magari viene espulso.
I vari capi, Berlusconi, ma pensate!, ancora di più Meloni, Salvini e Di Maio sono leader indiscussi, veri padroni del partito (Di Maio su delega di Grillo e Casaleggio) e nessuno degli emeriti giornalisti che tanto hanno criticato Renzi per il suo giglio magico e per il suo dispotismo si straccia le vesti. Che paradosso! Gli eredi del PCI, partito a suo tempo monolitico, sono diventati peggio della tanto combattuta Democrazia Cristiana (divisa in tante correnti, ma almeno sempre pronta a serrare i ranghi nei momenti difficili) e ad ereditare il vecchio centralismo democratico sono oggi gli avversari politici.
La gente ha voglia di chiarezza, di capi che possano decidere, di gruppi identitari dove non ci siano continuamente faide e lotte fratricide e noi l’abbiamo stancata oltre ogni limite.
Secondo me, molti di sinistra hanno detto basta e la prova provata sta anche nel ridicolo risultato di LEU e dei sinistri, che pensavano che bastasse la solita tiritera del lavoro, della povertà, delle periferie e degli investimenti statali per ridimensionare Renzi e il suo PD, a loro vantaggio.
Troppe discussioni, spaccature, divergenze, personalismi, correnti e torrentelli, minano da sempre il consenso e di troppa libertà rischia di morire la democrazia ed anche la libertà stessa, prova ne sia il pericoloso, almeno per me, imperversare nei social, ma anche in alcuni giornali, di accuse gratuite, insulti e falsità che nessuno denuncia, che nessuno pensa di bloccare e che si prestano perfino a falsificare il libero e sano gioco democratico.
La libertà ha bisogno del filtro dell’intelligenza, dei confini del lecito e del rispetto di quella altrui.
Diamoci una mossa e discussioni si, confronti anche, ma poi serve rispetto delle minoranze interne, ma soprattutto rispetto della maggioranza. E chi non ci sta vada pure con i 5 stelle o con Salvini, a dissentire e ad esercitare il suo concetto di democrazia e di libertà.
Post scriptum
Che il PD abbia perso non c’è dubbio, ma c’è qualcosa che non mi quadrava io non sono bravo in matematica.
Se guardiamo ai singoli partiti, come sostiene giustamente Di Maio, visto che la legge era per 2/3 proporzionale, i 5 stelle hanno vinto perché sono il primo partito. Però il secondo partito non è la Lega, che sicuramente ha fatto un grande balzo in avanti, è il PD, ridimensionato fin che si vuole, ma è il PD.
Se guardiamo alle coalizioni, ha vinto la destra, ma ha vinto solo per 1/3, la parte uninominale.
E’ un bel rebus quello che dovrà risolvere Mattarella.
Ogni tanto si sta bene anche in panchina e lasciare che la partita la giochino gli altri.

Ultime dal Comune

A) Orari Municipio 2017 e 2018 a confronto.
L’orario del Municipio è cambiato a gennaio. Al mattino tutti gli uffici ricevono un quarto d’ora in più. In compenso tutti gli uffici, tranne il settore sociale (!?) aprono al pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00.
L’anagrafe poi non è più aperta la sabato. L’anno scorso era aperta dalle 9.00 alle 11.30.
L’orario della biblioteca resta invariato. La polizia locale, come l’anno scorso, riceve solo su appuntamento (!?)
Tirando le somme, abbiamo verificato questo risultato:
Uff. Tecnico                                45’ in più al mattino       + 2 ore al pomeriggio
Att. produttive e commercio         75’ in più                      + 2 ore al pomeriggio
Sociale                                       45’ in più                      + 0 ore al pomeriggio
Anagrafe                                    75’ in più                      + 2 ore al pomeriggio  – 2,5 ore al sabato
Amministrativo contabile              75’ in più                      + 2 ore al pomeriggio
Domande
Come mai questo aumento di orario, tra l’altro disomogeneo (l’aumento) tra settori?
Come mai il sociale non ha ore al pomeriggio e neppure al sabato?
Come mai il vigile riceve solo su appuntamento? Neanche fosse il sindaco o un assessore?
Come mai è stata eliminata l’apertura dell’Ufficio anagrafe il sabato?
Magari una spiegazione, sicuramente esauriente, ai cittadini caeranesi non sarebbe male darla!
B) Mobilità interna ed esterna
E’ stato approvato recentemente il Regolamento per la disciplina della mobilita’ esterna ed interna del personale
L’art. 3, relativamente alla mobilità esterna, commi 3,4,5,6 recita:
3. La responsabilità della procedura di mobilità è attribuita ad una Commissione, da nominarsi con apposito atto del Responsabile di Settore preposto al Servizio gestione delle Risorse umane, composta da:
– il Segretario comunale, con funzioni di Presidente;
– nr. 2 responsabili di settore dell’Ente di categoria pari o superiore a quella messa a bando con possibilità di attingere all’esterno qualora i profili non risultino riscontrabili nell’Ente nel qual caso sarà corrisposta una indennità, per ogni Commissario esterno, di   euro 100,00 per ogni sessione della Commissione;
– segretario verbalizzante un dipendente di categoria non inferiore alla C in servizio presso l’Ente.
4. La Commissione ha il compito di esaminare le domande, provvedendo alle esclusioni di coloro che non sono in possesso dei requisiti di partecipazione alla procedura previsti dai bandi, di procedere all’esame dei curricula vitae e professionali e all’espletamento dei colloqui conoscitivi, attribuendo i punteggi relativi, nonché a stilare la graduatoria conclusiva.
5. La Commissione opera una valutazione dei titoli (titoli di studio e cultura, titoli di servizio e titoli vari) con le modalità previste dall’art. 4 del presente regolamento. Il punteggio massimo conseguibile nella valutazione dei titoli è di 10 punti.
6. La Commissione esaminatrice procederà alla valutazione dei candidati attraverso un successivo colloquio con coloro che saranno giudicati in possesso dei requisiti richiesti e sarà stato valutato il curriculum vitae e
professionale. Il colloquio, teso a verificare le specifiche conoscenze e competenze possedute rispetto al posto da ricoprire, verterà su tematiche attinenti le attività da svolgere anche mediante la richiesta di risposta a specifici quesiti, specifiche domande) e sull’approfondimento del curriculum presentato. Per la valutazione del colloquio la Commissione ha a disposizione un punteggio massimo di 15 punti.
Bene, non si capisce perché nella Commissione non debba figurare il responsabile dell’ufficio di destinazione del soggetto da assumere ma, genericamente, 2 responsabili di settore. Così a valutare il prossimo dipendente dell’ufficio tecnico, al posto di Lievore Giampaolo, saranno il vicesegretario e la responsabile dei servizi sociali e non il funzionario responsabile dell’ufficio tecnico stesso. Misteri della… burocrazia!
C) Stazione Appaltante
Il governo PD ha avviato una riforma delle Stazioni Appaltanti (prima ogni comune faceva gli appalti per conto suo) per ridurle drasticamente, per cui due anni fa il Comune di Caerano ha aderito a due (!) Stazioni Appaltanti: una del Montebellunese, quando ancora faceva parte della Federazione dei 7 Comuni ed una della Provincia di Treviso (melius abundare quam deficere!).
Quest’anno scopro che nel recente Consiglio comunale il nostro Comune ha stipulato una convenzione con la Stazione Unica Appaltante dell’Unione Montana Feltrina. Si vede che “con l’appalto di montagna il gusto ci guadagna!”. Cosa ci azzecca Caerano con Feltre nessuno lo sa.
Non ha funzionato la Stazione Appaltante del Montebellunese, dopo l’abbandono da parte di Caerano della Federazione dei 7 comuni? Probabilmente è fallita pure la Federazione, sicuramente per colpa anche di Caerano. Non funziona neanche la Stazione Appaltante della Provincia di Treviso? Ma allora siamo proprio presi male, nei nostri comuni, se dobbiamo ricorrere ai bellunesi! Possibile che se quella di Feltre funziona bene, noi del Montebellunese o del Trevigiano non riusciamo a fare altrettanto?
E intanto continua a Caerano l’inspiegabile idiosincrazia (o incapacità) a fare qualsiasi cosa insieme a Montebelluna, come se tutta la nostra storia, i servizi di varia natura (ospedale, scuole superiori ecc.) non ci portassero a gravitare in quella direzione. Dovremo aspettare una futura ed ormai probabile amministrazione leghista, in sintonia con Montebelluna, per superare questa impostazione anacronistica? Se siamo ridotti a questo, siamo presi ancora peggio!

Risultati elettorali

Riflessioni a caldo. Si fa per dire!
Non ci resta che piangere!
Con una sola consolazione. L’Italia è entrata nella Guida Michelin con ben 5 stelle, per merito di uno chef giovane ma… promettente, e soprattutto senza Grilli per la testa!
Parafrasando il titolo del film di Troisi e Benigni del 1984 occorre riconoscere una sconfitta storica dell’intera sinistra italiana, peraltro prevista, malgrado alcune riforme importanti (diritti civili) e diversi risultati positivi (dati economici) dei 3 governi PD.
E’ abbastanza scontato che chi governa, soprattutto nei momenti di crisi, perda consensi, ma qui si tratta di un tracollo. Hanno pesato sicuramente:
  • la gestione dei migranti (tardivo il modello Minniti) e il problema sicurezza, che hanno favorito la Lega, soprattutto al Nord
  • la questione dei privilegi della classe politica, che ha favorito i 5 stelle su tutto il territorio nazionale
  • il problema della disoccupazione (soprattutto giovanile), con il miraggio “assistenzialista” di risolverlo attraverso il reddito di cittadinanza, che ha favorito i 5 stelle, soprattutto al Sud
Se a tutto questo aggiungiamo il malessere della scuola e del pubblico impiego in generale, restii da sempre a qualsiasi riforma, il quadro è completo.
Ma veniamo alla sinistra.
Leu chi?
Ora, al netto delle responsabilità di Renzi, che sono tante, ricordo che Bersani aveva affermato che loro, i fuoriusciti, si erano dati il compito, “meritorio e responsabile”, di andare a recuperare i voti di coloro che a sinistra, delusi da Renzi, si erano rifugiati nel “bosco” ad aspettare che il nuovo “Soccorso Rosso” andasse a scovarli.
Peccato che, quando Bersani e soci sono arrivati nel “bosco”, questi fantomatici “sinistri”, paragonabili agli ex soldati dell’esercito imperiale nipponico, rifugiatisi nelle foreste delle montagne di Mindanao e rimasti a combattere contro invisibili nemici, a guerra finita!, se ne fossero andati via con i 5 stelle, come già i tanti operai passati a votare Lega ai tempi di D’Alema e dello stesso Bersani.
Bene, adesso siamo passati dagli opposti estremismi agli opposti populismi. Magari è un passo avanti! Il popolo ha scelto ed è giusto che adesso a governare ci pensino i vincitori: 5 stelle e Lega Nord (pardon Lega Nazionale!) con al traino Berlusconi e Meloni.
Per il PD opposizione senza se e senza ma. Non facciamoci tentare dalle solite manfrine, dai soliti richiami al senso di responsabilità. Abbiamo già dato ai tempi di Bersani e del governo Monti ed anche 5 anni fa ai tempi del governo Letta.
Credo infine che le dimissioni di Renzi siano dovute, non certo per darla vinta ai “fossili” di Leu, ma per il bene del PD. Due nomi come futuro segretario: Cuperlo o Franceschini.
Hasta la victoria siempre, la prossima, non si sa quando!

Addio “funerali”

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La casa dove ho trascorso la mia infanzia e la mia giovinezza si trovava lungo la via che porta al cimitero, come anche la casa dove abito oggi, ed io, ormai ultrasettantenne, ho perso il conto dei moltissimi cortei funebri che ho visto transitare.
Quando ero piccolo e suonava la campana “da morto”, la nonna correva a socchiudere gli scuri delle finestre, in segno di rispetto, e tutti sbirciavano al passaggio del prete, del feretro, dei parenti e degli amici e conoscenti del defunto.
Il prete era preceduto dai chierichetti, con le loro cotte bianche, merlettate, sopra la veste nera, solitamente un po’ svagati, con la testa altrove, tranne quello che teneva la croce, attento a non farla cadere.
Io ero impressionato soprattutto dagli uomini che portavano sulle spalle la cassa, come si usava una volta, e che dovevano percorrere quasi un chilometro dalla chiesa al cimitero.
Dietro di loro osservavo il dolore dei congiunti, le loro lacrime, i veli neri delle donne a coprire i volti afflitti, la fettuccina nera che ornava tristemente i risvolti delle giacche degli uomini, scure, buone sia per i giorni di festa che per quelli di lutto familiare.
Guardavo passare i bambini o i ragazzi, meno compunti dei genitori, forse inconsapevoli del significato della morte, forse impazienti di tornare ai loro giochi, ai loro incontri scolastici o parrocchiali.
Poi la gente che seguiva, in parte concentrata a seguire le preghiere del parrocco o del cappellano, soprattutto le donne, in parte intenta a chiacchierare, soprattutto gli uomini, del morto o di qualcos’altro.
Era un rito a suo modo suggestivo, con le ghirlande fiorite di parenti ed amici, anch’esse portate a braccia dagli uomini, e nei tempi più antichi con il feretro trasportato sul carro funebre, tutto rigorosamente nero, con drappi dello stesso colore, salvo qualche frangia dorata, trainato da cavalli neri, come le bardature ed i fiocchi da parata.
Oggi capita, purtroppo, che i funerali, che una volta si identificavano, forse sbagliando, più con il corteo dalla chiesa al camposanto che con la cerimonia in chiesa o in cimitero, tanto che si diceva “passa el funeral”, siano destinati a sparire, a Caerano ed altrove, come tante altre memorie della nostra storia e delle nostre tradizioni.
La parrocchia di Caerano ha deciso infatti di abolire i cortei funebri, giustificando la cosa con i seguenti motivi:
  • le strade sono più frequentate di una volta
  • la gente ha fretta e non si ferma, anzi sorpassa…
  • non c’è la possibilità che il corteo venga accompagnato da ufficiali di pubblica sicurezza
  • si chiacchiera troppo e non sussiste un clima di preghiera durante il tragitto
  • ci sono possibili rischi di veicoli contro cortei, come avvenuto in alcune città europee…
  • le misure burocratiche restrittive sia ministeriali che comunali
  • il minor valore dell’accompagnamento e della preghiera in cimitero rispetto alla cerimonia in chiesa
Io rispetto tutte le decisioni e motivazioni, sicuramente ponderate, ma credo:
  • che non la si debba dare vinta ai maleducati che hanno fretta e che non rispettano i valori e le tradizioni civili e religiose
  • che le chiacchiere ed il mancato clima di preghiera sia abbastanza diffuso anche in altre cerimonie religiose e che vada combattutto con più serietà e coerenza tra “il dire e il fare” di molti cattolici
  • che ormai, in Italia, si stia esagerando con la burocrazia, le tutele, le limitazioni, le paure delle conseguenze, gli allarmi ecc. (es: i ragazzi che non possono andare e tornare a casa da scuola da soli, certe produzioni alimentari artigianali sempre più contrastate e penalizzate ecc.
  • che a Caerano questa decisione sia anche frutto dello stato della polizia locale, ridotta ad un solo vigile, e dalla incapacità o volontà politica dei nostri amministratori di risolvere il problema attraverso la Federazione dei 7 comuni del Montebellunese, da cui il nostro Comune è uscito inspiegabilmente, o almeno attraverso una convenzione con qualche Comune limitrofo.
Mi chiedo infine se il problema non fosse risolvibile in altro modo, magari attraverso la protezione civile, che pure interviene in altre simili occasioni: giornata del 1° novembre, manifestazioni a Villa Benzi, o come si fa o si dovrà fare per altri cortei civili, a meno che non si intenda abolire anche quelli.