Io vi accuso

Barbara D’Urso, Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Alessia Marcuzzi e tutta la schiera della vostra bolgia infernale… io vi accuso. Vi accuso di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi. Voi, con la vostra televisione trash, i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito in prima persona e senza scrupoli al Decadentismo del terzo millennio che stavolta, purtroppo, non porta con sè alcun valore ma solo il nulla cosmico. Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di se stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo. Questo è il vostro infimo mondo, questo è ciò che da anni vomitate dai vostri studi televisivi. Avete sdoganato la maleducazione, l’ignoranza, la povertà morale e culturale come modelli di relazioni e riconoscimento sociale, perché i vostri programmi abbondano con il vostro consenso di cafoni, ignoranti e maleducati. Avete regalato fama e trasformato in modelli da imitare personaggi che non hanno valori, non hanno cultura, non hanno alcun spessore morale. Rappresentate l’umiliazione dei laureati, la mortificazione di chi studia, di chi investe tempo e risorse nella cultura, di chi frustrato abbandona infine l’Italia perché la ribalta e l’attenzione sono per i teatranti dei vostri programmi. Parlo da ex docente ed ex dirigente scolastico, che ha visto i propri alunni emulare esasperatamente gli atteggiamenti di boria, di falsità, di apparenza, di provocazione, di ostentazione, di maleducazione che diffondono i personaggi della vostra televisione; che ha visto replicare nelle proprie aule le stesse tristi e squallide dinamiche da reality, nella convinzione che sia questo e solo questo il modo di relazionarsi con i propri coetanei e di guadagnarsi la loro accettazione e la loro stima; che vede lo smarrimento, la paura, l’isolamento negli occhi di quei ragazzi che invece non si adeguano, non cedono alla seduzione di questo orribile mondo, ma per questo vengono ripagati con l’emarginazione e la derisione. Ho visto nei miei anni di uomo di scuola prima con perplessità, poi con preoccupazione, ora con terrore centinaia di alunni comportarsi come replicanti degli imbarazzanti personaggi che popolano le vostre trasmissioni, per cercare di essere come loro. E provo orrore per il compiacimento che trasudano le vostre conduzioni al cospetto di certi personaggi. Io vi accuso, dunque, perché di tutto ciò siete responsabili in prima persona. Spero nella vostra fine professionale e nella vostra estinzione mediatica, perché solo queste potranno essere le giuste pene per gli irreparabili danni causati alle nuove generazioni e a tutto il Paese. (Anonimo)

COVID: aggiornamento del Sindaco

Buonasera concittadini, i dati che mi arrivano oggi sulla questione COVID-19 per Caerano vedono 16 persone negativizzate e 3 nuovi casi rispetto a sabato, pertanto a oggi abbiamo 70 casi positivi al CORONAVIRUS dei quali 5 ricoverati. Vedere la curva dei contagiati in calo mi fa ben sperare, questo però non deve indurci ad abbassare la guardia ma continuare nell’atteggiamento di prestate molta attenzione, di usate sempre la mascherina quando siete in giro, igienizzatevi spesso le mani, mantenete la distanza di sicurezza quando incontrate altre persone.
Vi informo che il mercato settimanale di mercoledì si svolgerà come di consueto, rispettando i protocolli dell’ordinanza regionale che prevede la perimetrazione dell’area mercato separando gli ingressi e le uscite, per le persone che lo frequenteranno sarà obbligatorio l’uso della mascherina, igienizzazione delle mani, il mantenimento delle distanze di sicurezza e comunque in ogni caso evitare gli assembramenti.
Il Sindaco Gianni Precoma

Teologa caeranese all’avanguardia, ma in Svizzera. Peccato!

Conosciuta nei social come “The Squint”, ma il suo vero nome è Lara Tedesco. Trentatré anni, originaria di Caerano, è una teologa italiana che non ha paura di alzare la voce, anche in terra elvetica, per rivendicare una maggiore equità tra uomo e donna all’interno della Chiesa Cattolica.

Se nella Svezia protestante del 2020 si è registrato per la prima volta un sorpasso del numero di sacerdotesse rispetto ai sacerdoti, nel mondo cattolico il sacramento del sacerdozio è tuttora precluso agli uomini. “La parità di genere è un tema importante nell’ecclesia, è un tema caldo, perché entra in discussione la credibilità della Chiesa: – spiega Lara – da un lato predica l’uguaglianza, ma dall’altro porta avanti un modello gerarchico e maschilista“.

La giovane donna usa parole forti, frutto di uno scavo interiore: “Rispetto al mio passato, oggi sono meno disposta a chiedere scusa per quello che sono. Non devo castrare la mia femminilità se desidero lavorare in Chiesa: anch’io posso portare il rossetto e la gonna, se ne ho voglia“. Il suo è il passo deciso di chi si è messo per lungo tempo in discussione, e che ha saputo dare una risposta ferma, convinta e non per forza conforme ai dogmi e alle verità precostituite della fede cattolica.

In una lunga intervista rilasciata a Qdpnews.it, Lara racconta come tutto ebbe inizio diversi anni fa.

“Dopo la laurea a Padova in Teologia, un professore mi chiese se avessi voluto prendere parte ad una missione per aiutare i servizi parrocchiali in Svizzera. Dato che avevo delle conoscenze pregresse di tedesco, decisi di partire. Svolsi due anni in missione, dopodiché iniziai il percorso di formazione per diventare assistente pastorale. – Racconta Lara –  Allora accompagnavo gli Italiani residenti in Svizzera nel loro percorso di fede. Oggi, invece, accompagno anche e soprattutto i fedeli di lingua tedesca. Sono passati sei anni da allora: oggi mi occupo di tutto ciò che concerne la vita di un’unità pastorale svizzera, in particolare di una parrocchia”.

Conclude dicendo “Ed è proprio questo mio incarico che mi ha portata ad una seria riflessione sul ruolo della donna all’interno della Chiesa Cattolica. Diversamente dall’Italia, qui in Svizzera esistono delle unità pastorali dove lavorano laici, teologi ed esperti religiosi, uomini o donne che siano, che formano una squadra, assieme al sacerdote“.

Continua spiegando nel dettaglio: “Io qui posso celebrare la liturgia della parola e persino predicare; spesse volte le famiglie, dopo la liturgia, mi chiedono spiegazioni e prendono contatti con me, per un colloquio o per un confronto, che è la parte che più mi piace del mio lavoro. Qui posso accompagnare i ragazzi e le ragazze alla cresima e gestire la vita della parrocchia di cui in sostanza sono io la referente”.

Prosegue affermnado che “In Italia questa figura non esiste: ci sono tanti volontari che mettono a disposizione il loro tempo, ma non esistono ancora persone formate che abbiano un ruolo istituzionale e che operano accanto al sacerdote. Tant’è che la parola tedesca per definire questa figura istituzionale, “Pfarreiseelsorgerin”, non é traducibile in lingua italiana, proprio perché non esiste il concetto corrispondente“.

Lara ha fiducia nel futuro e spera che, prima o poi, anche in Italia “qualcosa si muova”.

“Inizialmente c’è stato in me uno shock culturale: non mi aspettavo certe responsabilità e mansioni e mi chiedevo se ne potessi essere all’altezza – confessa la teologa – poi però mi sono messa alla prova e ho capito che ogni Paese vive il cattolicesimo in maniera diversa, anche in base alla cultura e allo stile di vita dei fedeli. In generale, però, gli uomini e le donne di oggi non sono più disposti a dire di sì e a prendere le verità dogmatiche come oro colato, quindi sta a noi religiosi avere la capacità di rivalutare criticamente ciò che ci viene trasmesso

Lara infine chiosa: “È necessario che la Chiesa si apra al dialogo serio e informato. Quello che tento di fare, anche attraverso i social, è di mostrare che è possibile una Chiesa più inclusiva e aperta, una vera casa per tutti“.

(Fonte: Sara Surian © Qdpnews.it).
(Foto: Facebook).
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Autonomia o… caos?

Sembra accertato che due siano i settori giunti oggi impreparati alla seconda ondata del virus: sanità e trasporti. Guarda caso sono due settori di competenza regionale, ma la colpa è sempre del governo.
I “governatori”rivendicano più autonomia, ma dove ce l’hanno girano a vuoto, scaricano le loro responsabilità sul governo e criticano ogni scelta, a volte in modo contrapposto, per farsi belli davanti ai loro elettori. Troppo comodo! Figurarsi cosa sarebbe successo se dipendesse da loro anche la scuola, come pretenderebbero alcuni governatori, magari incapaci di usare bene i verbi.
La propagazione attuale del virus sembra sia dovuta a due fattori principali: assembramenti e trasporti. I primi li abbiamo favoriti durante l’estate con le discoteche aperte dalle regioni, non dallo Stato, con la movida irresponsabile di moltissimi italiani più o meno giovani e con atteggiamenti di politici, personaggi e scienziati di centrodestra che sostenevano la scomparsa del virus e che se ne fregavano delle mascherine e delle regole di distanziamento. I trasporti sono ora il problema principale, più ancora degli assembramenti, ed è qui che bisognava intervenire. Come? Non potendo eliminare gli spostamenti di scolari e lavoratori, ridotti in parte con orari diluiti e lavoro a domicilio, si è cercato di ridurre altri assembramenti in autobus e metro, con chiusure dolorose ma meno “pericolose”. E’ chiaro che ogni settore colpito: bar, ristoranti, pizzerie, palestre, piscine, cinema, teatri ecc. hanno in sé ragione. Non è lì che avvengono i contagi. Ma per andarci, soprattutto nelle città, si usano autobus e metro e quindi si favorirebbero altri movimenti ed intasamenti oltre a quelli irrinunciabili per scuola e lavoro.
E’ un grande sacrificio, che va senz’altro compensato subito e bene, con soldi pubblici. Qualcuno ha proposto di bloccare gli stipendi dei lavoratori dipendenti e pensionati che non ci rimettono in questa fase. È una stupidaggine.
Primo perché spenderebbero meno ad ulteriore danno dell’economia già in crisi e poi per un altro motivo.
Tutti i soldi che lo Stato sta impiegando per ristorare tutti coloro che sono in forte crisi per la pandemia, quelli indispensabili per compensare la giusta tregua fiscale concessa ad imprese, professionisti ecc. ed i soldi che lo Stato sta utilizzando per attrezzature e misure sanitarie vengono dalle tasse dei cittadini e quindi, soprattutto in questo momento, da quelle dei lavoratori dipendenti e pensionati, che le pagano alla fonte e che quindi stanno già dando tanto… tra l’altro da molti anni, visto lo spessore dell’evasione fiscale nel nostro paese. Ultima cosa sulla didattica a distanza. Per evitarla non serve il governo, secondo me bastano organi collegiali e Comuni e Regioni, per i trasporti, che organizzino doppi turni. Ma anche qui meglio non impegnarsi, per gli enti periferici, pur intrisi di voglie autonomiste di comodo, salvo poi criticare il governo. Viva quindi l’Italia e l’autonomia regionale, provinciale e comunale…!

I grandi cervelli di casa nostra

Ma vi rendete conto! Viviamo in un paese straordinario e fortunato, che annovera tra i suoi abitanti due cervelli eccelsi, il cui acume lo si nota anche somaticamente, nei loro visi perspicaci e nello sguardo intelligente, che vediamo spessissimo in TV. Il bello è che questi grandi cervelli, Salvini e Meloni, li abbiamo solo noi, in esclusiva mondiale.Tutti i più avanzati e importanti paesi europei, con governi sia di destra che di sinistra, chiudono tutto, vanno in lockdown prima di noi, ma i nostri due luminari continuano a criticare aspramente Conte ed i suoi ministri. Non hanno fatto niente, hanno sbagliato tutto. Li definiscono incapaci o anche peggio, come se in Europa qualcuno avesse fatto meglio. Ne consegue che anche Merkel, Macron, Johnson, Sanchez, Kurz ecc. sono degli emeriti imbecilli di fronte alla acutezza dei nostri due baldi personaggi. Ma non solo sono intelligenti, sono anche… furbi, aspettano che il governo decida qualcosa e poi giù critiche. Chiedono e incentivano tutte le libertà possibili in estate e poi, quando il virus ritorna e il governo è costretto a limitare aperture e movimenti fomentano e cavalcano le proteste, sempre in cerca di voti. E i voti li prendono anche perché oggi in Italia non importa fare, importa criticare, sport preferito da tutti i giornali, i talk show, le varie corporazioni di questo paese e i tanti imbecilli del web. Tutti incapaci in Europa e nel mondo, tranne loro, i nostri due scienziati onnisapienti, eccellenze mentali che sanno sempre cosa andava fatto… e che loro l’avevano detto, neanche fossero Cacciari. È un vero peccato non avere visto all’opera proprio loro due in questo periodo pandemico, sono sicuro che adesso saremmo tutti liberi, belli e sani, con le discoteche aperte, teatri e cinema in funzione, trasporti raddoppiati e sicuri, ospedali vuoti ecc. ecc. Teniamoceli stretti e facciamo in modo che alla prossima pandemia al governo ci siano Salvini e Meloni, due cervelli incommensurabili, studiati, pratici, esperti di tutto, lavoratori indefessi, politici sempre presenti in parlamento, un vero esempio per tutti noi e un grande onore per questa nostra patria gloriosa. Per un Trump che se ne va noi avremo un Salvini ed una Meloni al governo. Cosa vogliamo di più!

Perfino Salvini e Meloni s’interessano di scuola! Il che è tutto dire!

Si avvicina la data di riapertura delle scuole. Improvvisamente su tutti i giornali, i talk sow, negli interventi dei politici, dei sindacati e di tanta altra gente che non si è mai occupata seriamente di scuola, questa preziosa istituzione è diventata il problema dei problemi.
Purtroppo, ancora una volta si affronta la questione scuola occasionalmente, senza una visione prospettica e rivolta al futuro, dopo anni di sottovalutazione e di crisi profonda del sistema istruzione in Italia. L’inquinamento del momento politico, con la pandemia e le imminenti elezioni regionali, butta tutto in “vacca”, e ci si scontra continuamente e pervicacemente su mascherine, distanze, misurazione della temperatura, banchi con le rotelle, trasporti, data d’inizio delle lezioni, test sierologici, rischi dei docenti… Il tutto corredato da vergognose strumentalizzazioni politiche, con una maggioranza divisa, come quasi sempre, e con un’opposizione impegnata ossessivamente in un lavoro distruttivo e diffamatorio, degno di una repubblica delle banane (con profondo rispetto per le banane!). Appena ieri, ad esempio, ho sentito i due principali “maramaldi” dell’opposizione attaccare pesantemente la ministra Azzolina sulla questione delle rotelle, che oggi sui primi banchi consegnati a Codogno, Alzano e Nembro non ci sono proprio. Pretesti deprimenti di personaggi che forse scarseggiano, proprio loro, di “rotelle”.
Invece di dire, tutti: “Partiamo da questa emergenza, che affrontiamo insieme costruttivamente, e progettiamo insieme il futuro sistema scuola con visione pluriennale, ripensando agli edifici e alle aule, agli spazi comuni (cortili, mense…), al numero di alunni per classe, al numero degli insegnanti, alla preparazione di tutti ( docenti, alunni…) ad affrontare altri, eventuali ed inevitabili periodi di insegnamento a distanza, a potenziare pedibus e piste ciclabili per facilitare l’andata-ritorno degli alunni a scuola, senza intasare i trasporti pubblici, a pagare più degnamente gli operatori scolastici ecc. prevale la critica di tutto e di tutti, in una deleteria gara tra partiti e partitini, tra Stato e Regioni, tra ministra e sindacati, con tutti i media che soffiano sul fuoco, alcuni per supponenza, altri per viscerale malafede, alimentando insicurezza e paure, favorendo pure atteggiamenti del tutto deprecabili, come quello ultimo dell’ipotetico e possibile forfait di molti insegnanti a fare i test sierologici o addirittura a rientrare in servizio, dandosi ammalati.
Mi rifiuto di crederci, ma se fosse così, se questa meritoria categoria non dimostrasse (anche solo in una sua parte) la stessa abnegazione e spirito di servizio e sacrificio di quasi tutti i medici ed infermieri, durante i picchi pandemici, vorrebbe dire che questo paese è proprio alla fine della sua storia civile. Se accadesse, andrebbero licenziati in tronco, loro e gli eventuali medici compiacenti, sfidando le loro corporazioni, perchè sarebbe inaccettabile che venisse compromessa la credibilità di una classe docente che, avendola ben conosciuta durante la mia carriera professionale, merita, in generale, stima e fiducia e che, anche nel periodo di lockdown, ha lavorato, nella sua maggioranza, con grande dedizione ed impegno.
La scuola, dopo le ultime sei/sette riforme tentate e tutte abortite, con rimpalli tra destra e sinistra, dovrebbe finalmente cambiare in maniera condivisa, essere al centro dell’Italia del futuro, ovviare a tutto quello di negativo che è successo negli ultimi anni, interrogandosi anche sui suoi risultati, relativamente alla crescita culturale e civile del popolo italiano. “Come è possibile – bisognerebbe domandarsi – che, dopo decenni e decenni di scuola unica obbligatoria, in cui un sacco di presidi e docenti ecc. si sono impegnati per trasmettere agli italiani valori come il rispetto per la Costituzione e le istituzioni, il senso civico, l’uguaglianza tra tutti, la solidarietà, l’onestà… ci siano nel nostro paese sacche di ignoranza sempre maggiori, scandalose ed impunite violenze verbali nei social, delinquenza spavalda e diffusa, egoismi corporativi, moltissimi furbi che non pagano le tasse, disuguaglianze sociali non solo sopportate, ma favorite ed ostentate, una classe politica autoreferenziale e che ha raggiunto, soprattutto in certi soggetti, un osceno e preoccupante squallore politico ed in altri una vocazione a distinguersi sempre, a sopravvivere in rivoli che non garantiscono rappresentanza di ceti popolari, ma solo di interessi personali, di carriera e privilegi insopportabili.
O si esce da questa fase difficile con coraggio ed un balzo condiviso in avanti, verso il futuro, o questo nostro paese continuerà a vivere di piccolo cabotaggio, irriformabile, sprecando le sue grandi risorse ed alimentando sempre più il distacco ed il livore popolare, l’anti-politica ed il populismo imperante, sintomi pericolosi, coniugati con ignoranza e scarso senso civico, di una miscela deleteria che ha già inguaiato l’Italia in altre epoche storiche e che continua a spandere i suoi miasmi nel profondo recondito (non più tanto) della nostra società.

Scuola 2020

Perfino sulla scuola si abbatte la clava dell’ignoranza e della strumentalizzazione politica.
Premesso che Salvini e Meloni mi sembrano i meno adatti a parlare di scuola e di educazione, il primo per le sue frequentazioni di ultras violenti, per le sue discutibili performance al Papeete e per la sua ossessione contro i più disgraziati del mondo, la seconda per i suoi modi da urlatrice “venosa”, mi pare che sulla scuola e sul suo funzionamento abbiano delle grandi responsabilità, pari se non superiori a quelle di tanti altri uomini politici di ogni schieramento che, salvo rare eccezioni, l’hanno sempre trascurata in passato.
Oggi molti politici destrorsi, ma anche tanta stampa “neutrale”, si lamentano per la mancanza di insegnanti.
Io sono vissuto nella scuola fin dal 1972 e mi ricordo che allora insegnavano molti studenti universitari, senza alcun titolo, me compreso, o c’erano addirittura avvocati che insegnavano lettere.
Poi non c’è stato anno, fino all’anno scorso, che non ci fossero cattedre scoperte all’inizio, anche per diverse settimane, un sacco di precari, pochissimi insegnanti di sostegno ecc.
A proposito di questi ultimi, quando era stato assegnato il compito alle Università, qualche anno fa, di gestire dei corsi di specializzazione per insegnanti di sostegno, gli Atenei si sono rifiutati di farli, hanno creato un sacco di difficoltà ed ancora oggi gli insegnanti esperti di sostegno sono pochissimi. Questa è l’Italia!
La mancanza di insegnanti, all’inizio di ogni anno, e di insegnanti di ruolo dipende poi da tanti altri fattori: poco personale e ferie estive degli amministrativi degli Uffici Scolastici Provinciali, ricorsi a prescindere, sempre e comunque, di sindacati e sindacatini vari contro graduatorie e concorsi, insegnanti che rifiutano il posto o si danno malati perché costretti a trasferirsi di regione o a restare fuori sede per 5 anni, eccessi nell’utilizzo della legge 104, in certe regioni, distacchi sindacali ecc.
E’ il bello della burocrazia di un paese in cui tutti accampano diritti, pretendono, fanno le pulci a tutto, ma peccano sul fronte dell’impegno e dei doveri. Anche questo è l’Italia!
Oggi con la pandemia e la necessità di avere più insegnanti il fenomeno della loro carenza iniziale si sta ripetendo, ovviamente. Ma gli altri anni della scuola a certi politici importava poco o niente, oggi la cagnara è grande perché si sfruttano tutte le difficoltà del momento pandemico per cercare di far cadere il governo, soprattutto adesso che ci sono da gestire i moltissimi miliardi che la tanto vituperata Europa (da Salvini e Meloni) sta elargendo all’Italia.
Ma questi due signori della destra populista dovrebbero solo stare zitti.
Infatti sono o non sono stati complici della riforma Gelmini, di qualche anno fa, che ha cercato di ritornare alla maestra unica?
Senza quella “controriforma” oggi ci sarebbero molti più insegnanti a disposizione, che potrebbero tappare i soliti buchi temporanei e gestire meglio la situazione eccezionale del Covid-19.
Tra l’altro quella riforma ha costretto tanti insegnanti di scuola primaria, che prima potevano specializzarsi in musica, educazione fisica, educazione artistica ecc. a tornare ad essere esperti di tutto, quasi impossibile, con la conseguenza che oggi molte scuole ricorrono a specialisti esterni, ad esempio di musica e psicomitricità, pagati ovviamente dai genitori.
La stessa cosa è successa nella scuola media, dove sono stati boicottati il tempo pieno ed il tempo prolungato, eliminando molte ore a disposizione, degli insegnanti, che ora avrebbero fatto comodo, in un inizio travagliato di anno scolastico, per evitare orari ridotti e ritardo nell’avviamento di rientri e tempi pieni. Limiti cronici, che si verificano comunque ogni anno, da diversi decenni.
Seconda questione, veramente misera, agitata da questi acidi “professoroni di critica distruttiva”: quella dei banchi con le rotelle. Premesso che le scuole, su invito del Ministero, hanno chiesto circa 2 milioni e mezzo di banchi nuovi e singoli (in molte scuole i banchi erano comunque malandati e vecchi) e che, tra questi, ne sono stati richiesti solo 400.000 con le rotelle, non vedo lo scandalo e le beffe di qualche giornalista “buffone” che, in diretta TV, scimmiotta un bambino che scorrazza in un’aula con il suo banco mobile. I banchi con le rotelle sono facilmente manovrabili anche dai ragazzi più piccoli che possono disporli in tanti modi per lavorare in gruppi didattici, senza bisogno delle maestre o dei bidelli. Si può obiettare sulla loro grandezza o sul fatto che le rotelle dovrebbero essere bloccabili, ma non vedo motivo per una cagnara solo “politica” sollevata tanto per dare contro al governo. Da notare poi che le suppellettili come gli interventi edilizi nelle scuola dovrebbero essere a carico di Province e Comuni ed invece è intervenuto lo Stato, e questo Governo.
Invece di riconoscere questo sforzo economico immane, ci si concentra su qualche ritardo, del resto inevitabile visto le regole italiane su bandi, gare ecc.. Squallido!
Anche il Presidente della Liguria Toti ha subito diffuso la foto di una classe con i bambini in ginocchio che lavorano su delle sedie. Scandalo, subito strumentalizzato politicamente. E’ chiaro che in tutte le scuole non saranno arrivati in tempo i banchi nuovi, ma io mi chiedo: “ E i vecchi banchi li hanno buttati via, in quella scuola? Non potevano utilizzarli nel frattempo?
Terza questione: la misurazione della febbre. Questa volta è il Presidente del Piemonte, ovviamente di destra, che rompe pretendendo che a misurare la febbre siano le scuole. Bene, così oltre a faticare con gli arrivi e le entrate scaglionate, su accessi diversi, il personale scolastico, già scarso, avrebbe dovutole fare anche questo, ritardando ulteriormente l’inizio delle lezioni e rischiando di scoprire qualche sospetto che intanto aveva viaggiato tranquillamente in scuolabus o autobus pubblico. L’importante non è il buon senso, ma creare altri problemi rispetto ai molti che già ci sono.
Quarta questione: le mascherine da tenere in classe. In prima fila ovviamente Salvini che, con pochi altri pasdaran di una libertà cretina, si è mostrato spesso senza mascherina in luoghi affollati e senza le distanze cautelative, alimentando così quei fanatici negazionisti che hanno dato un turpe spettacolo pochi giorni fa in piazza a Roma.
Poveri bambini e povere maestre, violentati dalle mascherine!
Io ho visto ieri immagini di bambini bravissimi, composti, disciplinati, che hanno capito meglio di tanti adulti i limiti alla loro libertà, e so per certo che maestre o professori, liberi dalle ossessioni politiche e non sanitarie di Salvini, troveranno il modo di alleggerire questi vincoli o limiti, con fantasia, organizzando lezioni all’aperto, momenti di pausa, occasioni in cui si potrà derogare dal portare continuamente la mascherina per ore e ore ecc.
La scuola italiana, infatti, è molto migliore di come ce la dipingono e di come se la meritano tanti politici, soprattutto di destra, che da decenni non hanno fatto niente per migliorarla, anzi l’hanno sempre umiliata ed hanno sempre tagliato fondi ed investimenti, non solo economici, ad essa destinati.

25 Aprile 2020

Ecco due buoni motivi per festeggiare il 25 aprile, come ho sempre fatto e continuerò a fare, tratti dal libro di Scurati citato in calce, che consiglio a tutti di leggere, anche se ha oltre 800 pagine, per conoscere e capire l’ascesa e la natura del Fascismo e per riflettere anche sull’Italia di oggi. Purtroppo non lo leggeranno mai i molti nostalgici del Fascismo e i nuovi sovranisti e nazionalisti odierni. Troppa fatica! “La libertà è una divinità nordica, adorata dagli anglosassoni… Il Fascismo non conosce idoli, non adora feticci: è già passato e, se sarà necessario, tornerà ancora tranquillamente a passare sul corpo più o meno decomposto della Dea Libertà… La libertà non è, oggi, più la vergine casta è severa per la quale combatterono e morirono le generazioni della prima metà del secolo scorso. Per le giovinezze intrepide, inquiete ed aspre che si affacciano al crepuscolo mattinale della nuova storia ci sono altre parole che esercitano un fascino molto maggiore, e sono ordine, gerarchia, disciplina”.
Benito Mussolini, “Forza e consenso”, Gerarchia, marzo 1923

“Don Minzoni era rimasto l’unico a voler educare i giovani cattolici al di fuori dell’ideologia fascista e a organizzare i lavoratori al di fuori dei sindacati fascisti… Giovedì 23 agosto 1923 don Minzioni se ne ritornava verso la canonica… per una via stretta e buia, potevano essere più o meno le 22.00. Alla curva della strada 2 uomini erano usciti dall’ombra. Un unico colpo di bastone, vibrato a tutta forza, lo aveva colpito alla nuca. Don Minzoni aveva barcollato per un istante, poi era crollato. Il cranio letteralmente fracassato… Era morto poco dopo mezzanotte”.
(Da M Il figlio del secolo di A.Scurati)

Il significato della Resistenza ieri e oggi.     
Agli occhi dei più, soprattutto delle generazioni nate dopo la guerra, la Resistenza appare oggi come un evento riconosciuto certamente importante, però, tutto sommato, molto lontano e sempre più evanescente dentro una cornice celebrativa annuale molto rituale. In alcuni perdura una forma di rimozione nei confronti di vicende dolorose e drammatiche di cui è meglio non parlare e che, dopo tanti anni, bisogna dimenticare. Per altri invece la Resistenza è una parentesi sciagurata della nostra storia nazionale: un’esperienza negativa e di lotta fratricida, da cancellare per sempre dalla memoria collettiva e dai libri di scuola. Generalmente, questi giudizi molto critici provengono non solo da chi ieri ha fatto apertamente la scelta per la Repubblica di Salò, ma anche, e probabilmente sono i più, da chi ieri è rimasto opportunisticamente imboscato a guardare dalla finestra per vedere come evolvevano le cose e per uscire facilmente allo scoperto solo quando non c’era alcun pericolo, nel momento in cui si poteva comodamente salire sul carro del vincitore. Salvo poi travestirsi ipocritamente da moralisti e salire sul pulpito per condannare in blocco un’esperienza storica che conserva tuttora un alto valore unificante. Su tale base fondante, infatti, è stata elaborata la nuova Costituzione che la Repubblica italiana si è data nel 1948 dopo gli orrori di una guerra voluta esclusivamente dalla folle ideologia di due dittatori criminali che la storia ha definitivamente condannato e sepolto”.  (da “La memoria e la pietà” di G.Morlin – 1995)  

A proposito di medici di ieri e di oggi

In omaggio ai medici di oggi, riporto una delibera di giunta del 1922 che riconosce i meriti, in circostanze diverse, ma simili, di un medico di allora: Francesco Belloni.
(testo integrale, compresi gli errori)
Comune di Caerano di S. Marco
– Adunanza della Giunta Municipale
Nel giorno 22 del mese di Aprile 1922 venne, per cura del Sig. Velo Guido Sindaco, convocata la Giunta Municipale, coll’intervento del Segretario Comunale de’ Calogerà Ivo
Sono presenti i Signori:
Velo Guido Sindaco
Pozzobon Alessandro Ass. Anz.
Gallina geom. Guido Ass. Eff.
Gatto Pietro Ass. Suppl.
Il Presidente dichiara aperta la seduta e riferisce che durante le infauste giornate di Caporetto, la massima parte della popolazione del Comune per ordine delle superiori Autorità Militari fu fatta sgomberare data la immediata vicinanza del territorio alla linea del fuoco.
I componenti l’On. Giunta ricorderanno anzi che nella deliberazione per la domanda di finanziamento da parte dello Stato per il pareggio dei bilanci si prospettavano le condizioni in cui trovavasi allora il comune: il foglio di riconoscimento alla popolazione, il divieto di uscire dal tramonto all’alba, l’assoluto silenzio ed il divieto di tener accesa qualsiasi luce durante la notte, le artiglierie Italiane, Francesi ed Inglesi piazzate sulle “RIVE” ed in località “CAMPAGNA” nei pressi del Lazzaretto che battevano continuamente le posizioni avversarie, case ma in special modo persone in paese rimaste vittime dei tiri, quasi quotidiani, del nemico, tutto questo fa comprendere benissimo che Caerano era considerata prima Zona di Operazioni militari.
Il Medico Comunale che, data la sua non più giovane età e la sua corporatura obesa, avrebbe avuto serio motivo per chiedere di allontanarsi dal paese, volle rimanere al suo posto, e, per attendere maggiormente alla cura degli infermi, si recava anzi a dormire (abbandonando la sua privata abitazione, ceduta ad un comando nostro) nel Lazzaretto stesso. Più volte scorto dall’osservatorio del M. Cesen soprastante a Caerano, mentre col cavallo recavasi a compiere il suo dovere di medico, fu fatto segno al tiro avversario, ma non per questo Egli s’è mai scoraggito; anzi s’offerse anche di prestare, come fece, servizio al’ambulatorio militare per parecchi mesi, rinquorando i feriti e la popolazione spaventata dal piovere delle granate e dalle incursioni aeree, che oggi lo ricorda con affetto e con venerazione.
L’ Amministrazione poi ha sempre visto in lui il funzionario zelante, scrupoloso anzi fino all’eccesso, che non indietreggia mai davanti a nessun ostacolo, imparziale e rigido osservatore della Legge anche quale Giudice Conciliatore da oltre un trentennio.
Ed è perciò che interpretando i sensi della popolazione, chiede all’On.le Giunta di deliberare in merito ad una proposta di ricompensa che torni ad onore dei meriti del sullodato Dott. Belloni. 
LA GIUNTA
Udita la relazione dell’ill.mo Sig Presidente;
Riconosciuto che il dott. Belloni durante il periodo bellico, trascurando la sua salute ed anche i suoi privati interessi (avendo la Famiglia profuga a Milano) rimase fermo al suo posto, per parecchi mesi anche senza stipendio, rincuorando con la parola e con l’esempio militari e popolazione, incitandoli alla resistenza;
Sulla scorta di quanto è stato fatto a favore di persone di altri Comuni che si sono rese altamente benemerite verso la Patria; unanimemente, ai sensi dell’art. 140 della vigente L.C.P.
delibera di segnalare alle LL.EE. i Ministri degli Interni e della Guerra il dott. Belloni Francesco, Medico Comunale, Uff. San. E Giudice Conciliatore del Comune di Caerano di San Marco per le sue speciali benemerenze acquisite durante lo stato di guerra, proponendolo per la Croce di Cavaliere e per la Croce del merito di Guerra; pregando all’uopo l’On.le dott. Guido Bergamo, nel portare a conoscenza delle EE. i Ministri sopra accennati il presente deliberato dei Rappresentanti della popolazione caeranese, a voler dare tutto l’appoggio e del caso tutte le delucidazioni in merito affinché ciò che è nel desiderio d’ognuno venga quanto più sollecitamente è possibile, esaudito.-

“Battar cassa”

E’ noto a tutti che il risparmio privato degli italiani è tra i più elevati al mondo. Da questo punto di vista siamo sagge e previdenti formiche. Le famiglie italiane sono state capaci, nel tempo, di mettere da parte un patrimonio che fa invidia a molti altri stati: al netto degli immobili, il risparmio privato di individui e famiglie supera i 4 mila miliardi di euro, due volte e mezzo il PIL (mediamente quasi 73.000 euro a persona). 
Molto bene, si potrebbe dire! Significa che in caso di emergenze noi possiamo attingere più di altri ai nostri risparmi, perchè è anche questo il motivo per cui si mettono da parte i soldi, almeno credo.
Ma adesso mi viene un dubbio. Improvvisamente sembra che in Italia molti non abbiano accumulato niente, neanche per tirare avanti uno o due mesi di inattività o di riduzione degli stipendi. 
Ho letto infatti (Positano news) che a Napoli 15.100 avvocati hanno chiesto il sussidio di 600 euro governativi, messi a disposizione per fronteggiare l’emergenza economica post corona virus. Siamo al 56 % degli avvocati del distretto di corte di appello, un dato che proietta Napoli in testa (poi ci sono Roma, Milano, quarta Bari) nella classifica legata alle richieste di aiuto. Ho letto anche in facebook, quindi non so se sia vero o sia una fake news, che tra le richieste dei 600 euro ci sarebbero, evidentemente in tutta Italia, 111.217 avvocati (45% del totale degli iscritti alla Cassa), 23.000 commercialisti (20%), 68.382 ingegneri e architetti (40%), 260 notai (5%). Se è vero, possibile che tutti questi, e magari altri, non abbiano messo niente da parte, per sopravvivere 15 giorni, un mese, in momenti di crisi?
Si sta assistendo quindi ad una esagerata corsa a “battar cassa” dallo Stato, che sicuramente andrà a danno di chi ha veramente bisogno? Tutti noi conosciamo qualche italiano, e non sono pochi, che lavora in nero, sia al Sud che al Nord, e non parlo dei migranti che raccolgono pomodori o di altri disgraziati costretti a lavorare in nero in mancanza di altro, parlo di altri lavori, esercitati volutamente in nero, in diversi settori, il cui elenco sarebbe piuttosto lungo. Li paghiamo noi rendendoci complici del loro evadere il fisco. Possibile che anche questi, in uno dei paesi più ricchi del mondo e con un altissimo tasso di risparmio, non abbiano messo via niente negli anni precedenti il covid-19? Possibile poi che tutti coloro che, lavoratori autonomi o dipendenti, per anni hanno riempito pizzerie e ristoranti, piste da sci e palestre di fitness o pilates, hanno fatto viaggi e vacanze, hanno comprato vestiti, magari firmati, automobili di buona cilindrata, hanno investito in appartamenti affittati, che producono reddito, ecc. ora non abbiano più niente da parte e chiedano l’aiuto dello Stato o addirittura la fornitura di generi di prima necessità?
Può darsi che mi sbagli, lo spero vivamente, ma ho il sospetto che, pure in questo periodo, non mancheranno i soliti furbetti che, pronti a criticare quasi tutto di quello che sta facendo questo governo, siano poi altrettanto pronti a “battar cassa” dallo Stato che tanto denigrano e del quale hanno scarsissima stima e fiducia. Spero molto di sbagliarmi, altrimenti credo che il futuro di questo Paese, che molti immaginano diverso dopo il covid-19, sarà uguale a prima.